Archivio mensile:settembre 2014

nike air jordan xi

Le sneakers anni 90: viaggio tra tiri a canestro e film di Spike Lee

Nei primi anni Novanta le classifiche di vendita dei dischi (già, quando i dischi ancora vendevano…) erano piene di artisti hip-hop, su MTV o Videomusic i video dei rapper erano in heavy rotation e accendendo la tv non era raro trovare trasmesse alcune partite dell’NBA (in chiaro!), con la telecronaca di Dan Peterson, o il mitico NBA Action su Telemontecarlo.

Cosa avevano in comune tutte queste cose, a parte il fatto di venire direttamente dall’America? Le sneakers, o – per i non anglofoni – le scarpe da ginnastica.

È proprio negli anni Novanta che questi oggetti di abbigliamento diventano diffusissimi anche da noi: il modello da guardare erano gli Stati Uniti, con le loro culture giovanili e urbane legate appunto al mondo dell’hip-hop e del basket, in cui le sneakers erano un capo obbligatorio. Non che le scarpe da ginnastica non esistessero anche prima, sia chiaro: già nel 1964 il cantautore milanese Enzo Jannacci cantava El portava i scarp del tennis.

Ma con le sneakers degli anni Novanta entriamo in un’epoca diversa: vengono prodotti tantissimi modelli, dalle linee accattivanti e dai colori sgargianti, adatte alle più diverse esigenze sportive e quotidiane. I creatori delle sneakers spesso sono direttamente dei campioni dello sport o grandi designers: il caso esempleare è quello della fortunatissima serie Air Jordan della Nike, il cui proprietario e ispiratore è il grande campione del basket Michael Jordan.

Di queste scarpe sportive sono uscite ben 29 edizioni; le più famose sono state create dal leggendario designer statunitense Tinker Hatfield.

Ripercorriamo in parte la storia delle sneakers anni 90, attraverso dieci modelli che hanno rappresentato un’epoca.

 

REEBOK PUMP (1990)

reebok pump

Queste scarpe avevano un meccanismo rivoluzionario che permetteva di gonfiare aria dentro alle scarpe, premendo un inconfondibile disco arancione. Un momento iconico nella storia delle scarpe da basket: Dee Brown (Boston Celtics) che in diretta tv si ferma per gonfiare le proprie Reebok Pump, prima di andare a schiacciare alla Slam Dunk Competition del 1991 (vincerà proprio lui). per saperne di piu’, abbiamo trovato questo interessante articolo sulle Reebok Pump.

NEW BALANCE 998 (1993)

new balance

Un classico delle scarpe da corsa: le linee e i colori della New Balance sono inconfondibili e le hanno permesso di mantenere un successo costante fino a oggi

NIKE AIR FOAMPOSITE ONE (1997)

L’uscita di questa scarpa scatenò la curiosità e la sopresa degli appassionati; le linee erano infatti rivoluzionarie, così come le tecnologie usate dalla Nike nei materiali e nella progettazione.  Il modello fu consacrato definitivamente dal cestista Penny Hardaway.

nike air foamposite

REEBOK KAMIKAZE II (1995)

Oggi la Reebok ha perso l’appeal che aveva fino a un paio di decenni fa e il suo successo è molto calato (nel 2005 la società è stata acquistata interamente dal gruppo Adidas). Negli anni Novanta, tuttavia, alcune delle sue scarpe se la giocavano alla pari con quelle Nike in termini di popolarità: è il caso delle Kamikaze, dalle caratteristiche strisce bianche e nere.

reebok kamikaze

ADIDAS EQT ELEVATION (1996)

adidas eqt elevation

Anche queste scarpe sono legate indissolubilmente a un cestista e una gara di schiacciate in particolare: si tratta di Kobe Bryant e della sua partecipazione allo Slam Dunk Contest del 1997. Bryant, allora solo 19enne, vinse la gara con ai piedi un paio di Adidas Eqt dai colori gialloviola come quelli della sua squadra, i LA Lakers.

https://www.youtube.com/watch?v=t5q8v_e3TBs

VANS HALF CAB (1991)

half cab

Le Half Cab rimangono probabilmente le scarpe da skating definitive, ancora più di tutti gli altri modelli Vans e delle altre marche. Il loro successo presso la comunità degli skater (e non solo) deriva dalla funzionalità e dalla linea semplice, oltre che dall’endorsement del grande Steve Caballero.

NIKE AIR MAX 95 (1995)

nike air max 95

La linea Nike Air Max è talmente ricca di titoli che hanno fatto la storia, che scegliere un modello solo dovrebbe essere impossibile. Eppure, tra tante scarpe di successo, le Air Max 95 vincono per distacco, uguagliate forse solo dalle Air Max 97 (note anche come “Silver”).

ASICS GEL LYTE III (1990)

asics gel lyte

A oggi ancora tra le scarpe Asics che hanno più venduto, le Gel Lyte (parenti dirette delle Onitsuka Tiger) rimangono un classico grazie al loro confort elevato e alle tante colorazioni. Ancora oggi la Asics continua a produrre questa scarpa in tante varietà diverse, soprattutto per il mercato europeo.

REEBOK QUESTION (1996)

reebok question

La storia delle Question è legata a quella di “The Answer”, ovvero il grande Allen Iverson. Nel 1996 la Reebok sottoscrisse un contratto di sponsorizzazione di ben 50 milioni di dollari per 10 anni con l’allora esordiente Iverson. La prima scarpa prodotta, la Question Mid, diventò un classico istantaneo, grazie anche al suo testimonial eccezionale.

NIKE AIR JORDAN XI (1995)

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Per molti è la scarpa migliore di sempre. Difficile dare loro torto: questa scarpa ha stile e tecnica da vendere, ed è stata indossata dal migliore giocatore di sempre all’apice della sua carriera. Non può mancare nella collezione di uno sneakerhead che si rispetti e nell’armadio di ogni appassionato.

Le Mini 4WD Tamiya: le macchinine più veloci della nostra infanzia

mini 4wd

Tra i tanti giocattoli automobilistici, le leggendarie Mini 4WD Tamiya sono un pezzo piuttosto particolare: nella loro semplicità, le piccole macchinette a pile hanno fatto esplodere in molti bambini la passione per le corse automobilistiche e per le auto elaborate, a cavallo tra anni 80 e 90.

Le Mini 4WD non erano certo delle comuni macchinine o semplici riproduzioni in scala: erano degli autentici gioiellini di meccanica, facili da assemblare, ma su cui allo stesso tempo era possibile apportare modifiche anche molto avanzate.

Le caratteristiche dei modellini

La più geniale idea dei progettatori Tamiya era stasta quella di dotare le macchinette di un motore elettrico alimentato a pile, che permetteva di far sfrecciare le Mini 4WD a velocità incredibili e di farle competere in appassionanti gare.

Visto e considerato che la velocità massima delle Mini 4WD su circuito può sfiorare i 65 km/h, è facile capire che i loro motori sono dei veri e propri gioiellini in miniatura, di cui potete scoprire tutte le caratteristiche in questa lista.

motori mini 4wd

Oltre al motore a pile, le caratteristiche principali delle Mini 4WD sono rimaste sempre le stesse fin dalle origini: la trazione integrale a 4 ruote motrici (da cui il nome Mini 4WD, che sta per “wheel drive”, ovvero trazione integrale), e le dimensioni in scala 1:32.

Altra caratteristica fondamentale delle Mini 4WD era la facilità di assemblaggio. Tutti i componenti in plastica si potevano assemblare tra loro semplicemente usando le istruzioni incluse nella scatola, senza usare alcun tipo di collante. Una caratteristica, questa, che ha contribuito a rendere le mitiche automobiline molto popolari e ad alimentare la mania delle elaborazioni artigianali, fatte per migliorarle sotto diversi aspetti.

Proprio la quantità di elementi modificabili nelle elaborazioni ha attratto e stimolato gli appassionati, a cominciare dalle ruote disponibili in vari materiali, tra cui gomma…

ruote gomma mini 4wd

Spugna (più leggera delle ruote in gomma, ma con grip minore)

ruote spugna mini 4wd

E spugna Reston, ambitissima perché ancora più leggera delle regolari ruote in spugna, ma con un grip migliore:

ruote reston mini 4wd

Nell’elaborare una Mini 4WD è importante trovare un giusto bilancio tra velocità, accelerazione, stabilità della macchina e consumo di batteria, anche a seconda del tipo di tracciato che si andrà ad affrontare.

Tra gli altri fattori importanti nell’elaborazione, vi è il diametro delle ruote, coi diametri più piccoli che permettono maggiore maneggevolezza e risposta alle curve, mentre quelli più larghi assicurano velocità più alte.

Allo stesso modo, i rapporti del motore sono fondamentali e hanno diverse conseguenze: un rapporto 11.2:1 significa che il motore compie uno sforzo massimo, assicurando più velocità di un rapporto 4:1, ma anche rischiando di finire energia al più presto.

Sul sito Tamiya potete comunque trovare una precisa descrizione dei rapporti per i motori Mini 4WD e come questi influenzano la performance.

Inevitabile, poi, una menzione per i roller, le rotelle che servono a guidare le vetture nei tracciati: come potete osservare nell’immagine a seguito, avere diametri uguali tra rotelle anteriori e posteriori aiuta le vetture a proseguire in traiettoria dritta, mentre le rotelle più larghe davanti aiutano le vetture nei percorsi con molte curve. Infine, con delle rotelle posteriori più larghe si ottiene maggiore stabilità ma anche maggiore lentezza in uscita di curva.

rotelle mini 4wd

Corse nella storia

Oltre che per l’aspetto tecnico, le Mini 4WD si distinguono per la loro storia e la diffusione capillare in Asia in primis e nel resto del mondo, tra cui l’Italia.

L’origine delle Mini 4WD è in Giappone, dove nel 1982 la Tamiya, una casa produttrice di modellini, lanciò sul mercato una variante delle classiche auto radiocomandate. L’intuizione geniale fu quella di dotare le macchinine di un motore per renderle autonome: questa innovazione, unita ai prezzi bassi e alla facilità di assemblarle, fu il segreto del successo delle Mini 4WD.

Presto si iniziarono a capire le potenzialità delle automobiline nel campo delle corse, e vennero organizzate le prime gare ufficiali.

Durante i primi anni le Mini 4WD venivano fatte competere principalmente per strada, e dato che non potevano sterzare autonomamente, venivano accompagnate per il percorso da un “bastone di guida” simile ad una mazza da hockey, che ne indirizzava i movimenti.

Col tempo si iniziarono poi ad affermare le gare su piste costruite appositamente, tracciati pieni di salite, discese e curve, che le Mini 4WD potevano affrontare dotandosi delel inconfondibili rotelline montate sui paraurti anteriore e posteriore.

Oggi sono proprio di questo tipo le gare ufficiali in cui competono le Mini 4WD Tamiya in tutto il mondo, a partire dall’Italia in cui gli appassionati si sfidano in tornei divisi tra le categorie “Let’s&go!”, “Expert” e “Top class”.

Non solo corse…

Naturalmente le macchinine che sfrecciano nei tracciati da gara non sono modelli appena usciti dalla scatola, ma richiedono una serie di modifiche per aumentarne le prestazioni.

Ma il tuning delle Mini 4WD può essere fatto anche per motivi puramente estetici: esistono anche “gare di bellezza” di macchinine per i modelli elaborati in maniera più originale, per non parlare di competizioni stravaganti come le gare di velocità di montaggio.

Molto diffusa è anche la costruzione di piste fatte in casa con materiali artigianali, come cartone, metallo e polistirolo. Il record per la pista più lunga mai realizzata è di 1074 metri, un percorso creato dalla Nichi World Company in Thailandia nel 2011, che potete ammirare in questa foto.

È comunque anche grazie ad un cartone animato che le Mini 4WD hanno avuto un tale successo, specialmente in Italia. Il cartone in questione è “Automodelli – Mini 4WD”, un anime giapponese trasmesso per la prima volta nel 1991 in cui i protagonisti si sfidavano in epiche competizioni tra automobiline. Ve lo ricordate?

Fu proprio il successo di questo anime (il cui titolo originale è Dash! Yonkuro) a consacrare la passione per le Mini 4WD anche in Italia, l’unico paese al di fuori dell’Estremo Oriente in cui queste macchinine si sono imposte; come spesso accade, il cartone deriva da un manga omonimo, pubblicato in Giappone a partire dal 1987.

Automodelli veniva trasmesso su Junior Tv (per un breve periodo nel 2004 fu ritrasmesso sul satellite su Italian Teen Tv); il suo successo fu tale che molti modellini della Tamiya venivano progettati proprio sulla base di quelli disegnati in origine per il manga. Una piccola curiosità: come usava allora, i nomi dei protagonisti venivo italianizzati; è per questo che abbiamo infatti, oltre a Ted e Alan, anche Francesco, Davide e Ciccio Sprint.

Una passione anche italiana

Dato l’enorme successo delle Mini 4WD nel nostro paese, sono numerose le comunità di appassionati. Il punto di riferimento è il forum Italian Racers, mentre per quanto riguarda tutte le informazioni e curiosità su questi modellini c’è il sito in italiano Mini4WD.it.

Su questi siti, oltre alle notizie e aggiornamenti sulle tante gare in giro per il paese, è anche possibile vedere coi proprio occhi la passione per queste macchine, e la loro fantasia nelle elaborazioni e nella creazione di piste.

pista mini 4wd

Inutile dire che una cosa ottima per cominciare è farsi un giro su Kijiji, dove ci sono tante cose interessanti: questo splendido modello di una Zenquish Progress o questa pista da sogno.

 

Se anche voi siete degli appassionati, o vi è venuta voglia di diventarlo, iniziate cercando tra i tanti modelli di Mini 4WD in vendita su Kijiji!

I migliori film di Paul Newman: dieci titoli memorabili a sei anni dalla scomparsa

paul newman

Oggi, 26 settembre, ricorre il sesto anniversario della morte di Paul Newman, il grande attore statunitense. È una buona occasione per ripercorre insieme le tappe di una vita per certi versi straordinaria, che ha visto Newman non solo eccellere nel cinema in alcuni ruoli memorabili, ma anche rendersi protagonista nello sport e nell’impegno sociale.

Newman è considerato unanimemente uno dei più grandi attori di Hollywood: una manciata di titoli a cui ha partecipato come attore spesso protagonista (La gatta sul tetto che scotta, La stangata, Butch Cassidy) ha fatto la storia del cinema. È nota inoltre la sua passione per le macchine da corsa, nata dopo una parte nel film Indianapolis pista infernale del 1969. Partecipò a numerose corse, soprattutto di tipo endurance, con alcuni risultati davvero prestigiosi per un pilota non professionista: un secondo posto alla 24 Ore di Le Mans nel 1979 e un terzo posto alla 24 Ore di Daytona nel 1995. Newman era anche una persona sensibile a temi di interesse sociale: aveva infatti fondato numerose associazioni di beneficienza, per lo più con scopi educativi e terapeutici per bambini.

Il campo in cui eccelleva il “divo dagli occhi di ghiaccio” era però il cinema: Newman fu protagonista di una carriera straordinaria, lunga cinque decenni, che lo ha portato ad aggiudicarsi i più importanti premi per un attore: dieci nomination e una vittoria agli Oscar (per Il colore dei soldi del 1986), e undici nomination e due vittorie ai Golden Globe, solo per citare i più importanti.

Newman appartiene a una generazione irripetibile di divi hollywoodiani, tutti bravissimi, carismatici e affascinanti: assieme a lui ricordiamo Marlon Brando, Steve McQueen, Robert Redford e James Dean, coi quali ha spesso lavorato in pellicole memorabili. Scegliere una decina di titoli nella vasta filmografia di Newman non sarà facile, ma vale davvero la pena farlo, per ricordare nel migliore dei modi uno dei grandi miti del cinema americano a sei anni dalla scomparsa.

 

1) LA LUNGA ESTATE CALDA (THE LONG, HOT SUMMER – 1958)

la lunga estate

Ispirato dai lavori di William Faulkner, il film racconta la storia di Ben Quick (Newman), un perdigiorno incline all’ira, che viene assunto in una grande proprietà terriera nel sud degli Stati Uniti, alle dipendenze del burbero Willy Varner. Fu il primo grande ruolo da protagonista per Newman, che vinse per questo film il premio per la migliore interpretazione maschile al Festival di Cannes del 1958.

 

2) LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA (CAT ON A HOT TIN ROOF – 1958)

gattatettoscotta

Dramma familiare tratto da un opera teatrale di Tennessee Willliams, ambientato in Mississippi: un padre di famiglia malato di cancro festeggia il 65° compleanno facendo i conti con due figli problematici, tra conflitti di gelosia e di eredità. Nel cast, oltre a Newman, c’era anche Liz Taylor.

3) EXODUS (1960)

exodus

È la storia vera di un gruppo di immigranti ebrei in viaggio sulla nave Exodus, verso quello che di lì a un anno (siamo nel 1947) diventerà lo stato di Israele. Newman interpreta Ari Ben Canaan, un membro del gruppo paramilitare dell’Haganah.

 

4) LO SPACCONE (THE HUSTLER, 1961)

lo spaccone

Eddie Nelson (lo stesso Newman) è un abilissimo giocatore di biliardo, che ottiene soldi e fama grazie alla propria bravura, ma che andrà incontro alla rovina professionale e umana a causa della propria eccessiva ambizione. Il film è entrato nella storia del cinema, grazie al grande successo di pubblico e critica, che gli valse nove nomination agli Oscar (due vinti).

5) BUTCH CASSIDY (BUTCH CASSIDY AND THE SUNDANCE KID, 1969)

Butch

È la storia di due celebri banditi del West, Butch Cassidy (Newman) e Sundance Kid (Robert Redford), specializzati negli assalti ai treni, e della loro fuga – finita male – in Bolivia. Nel film è presente la celebre canzone “Gocce di pioggia su di me” (Raindrops keep fallin’ on my head) di Burt Bacharach. In poche parole, un classico immortale del cinema.

 

6) LA STANGATA (THE STING, 1973)

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La coppia formata da Paul Newman e Robert Redford si riforma per questo altro grande successo. Questa volta i due interpretano due truffatori di strada nell’America degli anni Trenta, alle prese con un tentato colpo grosso che potrebbe cambiargli la vita. A rendere famosissimo il film contribuì anche la colonna sonora ragtime, con la nota “The entertainer” di Scott Joplin.

 

7) IL VERDETTO (THE VERDICT, 1982)

il verdetto

Qui Newman interpreta un ex avvocato di successo, diventato alcolizzato, alle prese con una grossa causa contro un ospedale e con gli alti bassi umani e professionali che ne conseguiranno. Il film, diretto dal grande Sidney Lumet, ottene ben dieci nomination tra Oscar e Golden Globes, pur senza vincerne alcuno.

 

8) IL COLORE DEI SOLDI (THE COLOR OF MONEY, 1986)

il colore dei soldi

Vent’anni dopo “Lo spaccone”, Newman è di nuovo Eddie Nelson, l’orami ex campione di biliardo, che decide di rientrare nel giro dopo aver visto l’astro nascente Vincent Lauria (interpretato da Tom Cruise). Questo film, diretto da Martin Scorsese, valse a Newman il primo e unico Oscar come miglior attore; curiosamente non si presentò a ritirarlo di persona, in polemica con l’Academy per le tante nomination sfumate.

 

9) LA VITA A MODO MIO (NOBODY’S FOOL, 1994)

la vita a modo mio

In una tranquilla cittadina fuori New York vive Sully, un carpentiere sessantenne “che non ha fatto buon uso della vita che Dio gli ha dato”, come dice in una battuta Newman; ha infatti abbandonato la famiglia, ed è considerato da tutti un padre, marito e cittadino irresponsabile. Il film racconta la faticosa ricerca di riscatto e di serenità di Sully, in una grande interpretazione ancora una volta di Newman.

 

10) ERA MIO PADRE (ROAD TO PERDITION, 2002)

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Tratto da un’opera a fumetti di Max Allan Collins e diretto da Sam Mendes, fu l’ultima apparizione cinematografica di Paul Newman. È una storia di gangster nell’America del proibizionismo (anni Trenta), in cui alle dipendenze del boss John Rooney (Newman) incontriamo Mike Sullivan (Tom Hanks), amorevole padre di famiglia e allo stesso tempo killer efferato.

 

Tre secoli di bicimania: dieci biciclette da non perdere

È un dato di fatto che al giorno d’oggi le biciclette siano qualcosa di più di un semplice mezzo di trasporto. Oggetto da collezione, feticcio di moda, rivendicazione ecologista, strumento di benessere e sport: la bicicletta rappresenta tutte queste cose per un pubblico di appassionati sempre più vasto. Se dalla sua invenzione (sul finire del XIX secolo, in Francia) hanno sempre goduto di un certo successo, è negli ultimi anni che si è assistito al vero e proprio boom di questi oggetti. Sulla scia di una moda nata nel decennio scorso nelle principali città del mondo (New York su tutte), e arrivata con un po’ di ritardo anche nelle città italiane, oggi la bici è il mezzo di trasporto urbano per eccellenza, vuoi per la moda, vuoi per una crescente preoccupazione per la salute (e per il portafoglio). Oltre alla passione per le diffusissime fixed (o bici a scatto fisso), c’è anche tutta una sottocultura di recupero e diffusione di vecchi modelli, che spesso trova sfogo nel collezionismo vero e proprio. Dall’altro lato sono sempre di più gli appassionati della bicicletta come sport, per cui sui siti specializzati si assiste alla continua compravendita di bici da corsa e mountain bike, di tutti i modelli e di tutti i prezzi.

Vediamo dunque, tra gli articoli in vendita su Kijiji, quali sono le bici più eleganti, più lussuose o più bizzarre: insomma, il meglio che il mondo della bicicletta ha da offrire.

1) Umberto Dei – Imperiale

Tra le tante bici da strada italiane, questa è una delle più iconiche e, a parere di chi scrive, la più elegante. La linea di questo modello – addirittura del 1956 – è inconfondibile, così come l’eleganza dei dettagli (basti vedere la sella in cuoio Brooks).

umberto dei

2) Patelli Supercorsa

Questa splendida bici da corsa è una piccola gemma (come testimonia anche il prezzo); prodotta dalla Patelli (piccola casa bolognese), è un perfetto esemplare di bici da corsa vintage (è del 1983) ed è ancora in ottimo stato.

patelli

 3) Chopper custom a tre ruote

Una bici unica – letteralmente. Si tratta di un oggetto fatto a mano da un appassionato, in un unico esemplare: ricorda le moto chopper, col caratteristico manubrio altissimo, ha due ruote posteriori e una anteriore e un seggiolino per i bimbi.

chopper custom

4) Graziella Carnielli

Oggi queste biciclette pieghevoli sono per lo più considerate bici “da vecchi” e vittime per ciò di qualche ingenerosa battuta e di sorrisini; una volta, in un tempo non lontano, erano dei veri e propri status symbol. Commercializzate con lo slogan “la Rolls Royce di Brigitte Bardot”, negli anni Sessanta furono qualcosa di irrinunciabile per i giovani; oggi gli originali rimasti sono oggetto di culto per una ristretta cerchia di collezionisti.

graziella

5) Prinetti & Stucchi

Un vero e proprio pezzo da collezione: questa bici fu prodotta infatti dalla Prinetti & Stucchi, una casa milanese che produceva veicoli a motore, bici e macchine da cucire e che chiuse prima della Seconda Guerra Mondiale.  Non occorre aggiungere che si tratta di un’inestimabile bici da collezione; troppo pericolosa lasciarla in giro per la città legata a un palo…

prinetti

6) Bici Poste Svizzere

Proprio così: questa bicicletta era utilizzata dal servizio postale svizzero per recapitare la posta. Originale in tutto e per tutto, dagli accessori alle due borse portalettere, la bici è del 1947 ed è per veri collezionisti

bici poste

 7) Tandem Vintage a Motore

È la volta di un rarissimo tandem a motore di costruzione francese, degli anni ’60. Il venditore ci fa sapere che probabilmente si tratta di un pezzo unico in Italia e che si trova in buono (ma non buonissimo) stato. Sufficiente, comunque, per stuzzicare la nostra curiosità.

tandem vintage

8) Tandem Bibici

La Bibici è una vecchia casa specializzata nella produzione di biciclette a due posti. Questo ne è un classico esempio: le linee sono davvero bizzarre e le dimensioni ridottissime. Alzi la mano chi non vorrebbe provarne uno.

tandem bibici

9) Biciclo Susta

La definizione di “bicicletta vintage” va stretta a questo incredibile oggetto, vero e proprio antenato delle moderne biciclette. Questo biciclo, di marca Susta, risale infatti agli ultimi anni dell’Ottocento; se pensate di acquistarlo, probabilmente prima dovreste farvi dare alcune lezioni di guida dal proprietario.

bibiclo susta

 10) Riscio’ Pedalpub

Ok, qui siamo decisamente fuori categoria. Con le biciclette che abbiamo visto fino a ora questo modello ha in comune solo i pedali; di unico ha i 16 posti a sedere, uno spillatore di birra con capienza di 25 litri, e predisposizione per l’autoradio. Non c’è da preoccuparsi per il test alcolemico: è previsto un posto per un autista/barman, con l’incarico di riportare tutti a casa quando finisce la birra.

riscio

 

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duck hunt

NES: i giochi e il mito dell’indimenticabile consolle anni 80

Questa è la storia di quella che per molti è la console più importante di tutti i tempi, il Nintendo Entertainment System (per tutti, più semplicemente, NES), e di come ha cambiato per sempre l’industria dei videogiochi e il nostro modo di giocare.

Il NES appartiene ormai a un’altra epoca, e di solito chi è nato nella prima metà degli anni ’80 o chi aveva un fratello maggiore può dire di averci giocato. Per fortuna sono tanti gli (oramai ex) appassionati che hanno un vecchio NES e decidono di liberarsene, e non è difficile trovare qualche occasione imperdibile.

Ma esattamente da dove viene la fama e il successo di questa console? Da un tempo e un luogo lontano – il Giappone del 1983.

NES nintendo

All’inizio degli anni Ottanta, il mercato delle console era in grossa crisi: c’era un’offerta nettamente superiore alla domanda, con decine di titoli e modelli immessi sul mercato. Inoltre si stavano diffondendo presso molte famiglie (soprattutto in America) i primi personal computer, gli antenati di quelli di oggi. Le vendite dei videogiochi crollarono e intere case produttrici ne risentirono duramente: celebre l’episodio che vide decine di autoarticolati della Atari riversare centinaia di migliaia di cartucce invendute in una discarica di Alamogordo, New Mexico.

Fu nel 1983 che la giapponese Nintendo lanciò sul mercato nazionale una nuova console più potente delle altre (con processore a 8 bit), completamente diversa da tutte le altre, grazie a un design innovativo e a una serie di videogiochi (in esclusiva per Nintendo) rivoluzionari per l’epoca. Il Famicom (questo il suo primo nome) ebbe un discreto successo in tutto il Giappone e a partire dall’ottobre 1985 fu commercializzato negli Stati Uniti con il nome di Nintendo Entertainment System, al prezzo iniziale di 249,99$ con la pistola Zapper, il robottino R.O.B. e i giochi Gyromite e Duck Hunt, oppure di 199,99$ con due controller e Super Mario Bros. Il successo planetario del NES arrivò nei primi mesi del 1986 e durò almeno fino al 1990, quando si imposero le console di quarta generazione.

La vera forza del NES era il catalogo di giochi: era composto infatti da una serie di titoli che hanno fatto la storia del videogioco, capitanati dall’immortale Super Mario Bros.

Vediamo insieme quali erano i dieci videogiochi per NES che hanno fatto la storia di questa console.

Punch-Out!!

Questo gioco di pugilato vedeva come protagonista Little Mac, un pugile dilettante che deve crescere e affrontare avversari sempre più forti. L’edizione per NES del 1987 vedeva come avversario finale niente meno che la star di allora del pugilato, Mike Tyson (per cui il gioco passò alla storia anche come Mike Tyson’s Punch-Out)

punch out

Final Fantasy

Uscì proprio per NES il primo titolo di questa serie importantissima e dall’enorme successo (Final Fantasy XV, l’ultimo capitolo, uscirà tra qualche mese). Prodotto dalla giapponese Square, è un gioco di ruolo dall’ambientazione fantasy, che ha contribuito a rendere popolare in tutto il mondo questo genere.

final fantasy

Kid Icarus

Troviamo in questa lista un altro titolo fantasy/adventure, uscito nel 1987, ambientato in una sorta di Olimpo degli dei. Tra i suoi punti di forza c’erano la storia avvincente e gli effetti sonori, tra i migliori all’epoca.

kid icarus

 

Metal Gear

E’ il capostipite dell’omonima serie d’azione, che vede al suo interno altri titoli celeberrimi come i vari Metal Gear Solid. Il gioco, uscito anch’esso nel 1987, era ambientato in un futuristico 1995; il Metal Gear era la potentissima arma di distruzione di massa in mano ai mercenari dello Outer Heaven, che andavano per questo fermati.

metal gear

Ducktales

Realizzato dalla Capcom insieme alla Disney, questo gioco vede come protagonista Zio Paperone, in giro per il mondo (e non solo, vedi foto…) alla ricerca continua di nuovi tesori

ducktales

 

Mega Man 2

Assieme al suo predecessore, ha dato vita a una serie di enorme successo (tra videogiochi, cartoni animati e merchandising vario): tra sequel ufficiali, spin-off e sottoserie, ne furono realizzati ben 117 seguiti! Mega Man, il protagonista, è un androide che deve combattere contro altri robot per difendere il mondo e salire di livello.

mega man 2

The Legend of Zelda

Un gioco davvero rivoluzionario, nella realizzazione e nell’idea alla base: un complesso fantasy medievale, un misto di azione, avventura e rompicapo, che dal suo arrivo in Occidente nel 1987 ha avuto un successo di critica e di pubblico impressionante.

legend of zelda

Super Mario Bros & Super Mario Bros 3

Questi due non hanno bisogno di ulteriori presentazioni. Difficile misurare la loro popolarità e il loro impatto nella cultura di tutto il mondo, se non in termini di vendite: 40 milioni il primo episodio, 20 milioni il 3, ed è forse il titolo che più di ogni altro ancora oggi associamo alla casa giapponese Nintendo e al mondo dei videogiochi in generale.

duck hunt

 

Duck Hunt

Il fascino di questo gioco era dato – oltre che dalla sua semplicità – dalla Zapper, pistola ottica che, collegata alla console, permetteva di abbattere anatre che comparivano sullo schermo. Inconfondibile anche il cane da caccia che andava a raccogliere le anatre abbattute e che derideva il giocatore quando sbagliava un colpo.

schede telefoniche

Le schede telefoniche Telecom: tra telefonate anni 90 e collezionismo

schede telefoniche

Quanti di noi in tempi recenti hanno utilizzato una cabina telefonica? Sicuramente non molti. Nell’era degli smartphone le cabine sono un oggetto sempre più raro nelle strade delle nostre città, ormai un ricordo del passato che viene sistematicamente rimosso o perlomeno abbandonato.

Ma fino ai primi anni 2000 le cabine telefoniche erano parte della vita quotidiana di tutti, e con esse altri due oggetti ormai andati in disuso, ma necessari per effettuare le chiamate: i gettoni e le schede telefoniche.

Queste ultime in particolare sono state molto più di un semplice strumento per telefonare, ma una vera e propria mania che soprattutto chi è stato giovane negli anni 90 non può dimenticare.

schede telefoniche

Quando si ricordano le schede telefoniche oggi, si pensa soprattutto al collezionismo: una passione che è esplosa e ha toccato il suo apice proprio negli anni 90. All’epoca tanti, soprattutto tra i più giovani, riempivano interi album di schede telefoniche, e facevano a gara ad accaparrarsi gli esemplari più rari in circolazione.

Ma il collezionismo di schede telefoniche non è certo svanito insieme alle cabine: ancora oggi gli appassionati di tutta Italia sono tantissimi, grazie anche a quel fascino vintage che rende le schede telefoniche un ricordo un po’ nostalgico di un’epoca che non c’è più.

Breve storia delle schede

L’invenzione delle schede telefoniche si deve ad una tecnologia tutta italiana: quella della SIDA, società produttrice di distributori automatici che nel 1975 venne incaricata dalla SIP di ideare un metodo per diminuire le frodi che avvenivano regolarmente con i telefoni a gettone.

Nacque così nel 1976 la prima carta telefonica prepagata, all’inizio niente più che un prototipo che funzionava solamente in alcune cabine installate appositamente nella zona di Villa Borghese a Roma. Oggi la cosiddetta SIDA zero è considerata un esemplare rarissimo per i collezionisti, con un valore di mercato che arriva a toccare i 1000 euro.

scheda telefonica sida zero

Tutte le carte telefoniche risalenti al primo periodo in cui entrarono in commercio, chiamate in gergo le “SIDA”, mantengono un valore molto alto. Queste schede avevano un design molto semplice ed erano contraddistinte dalla banda magnetica verticale.

Verso la metà degli anni 80, l’uso delle schede telefoniche iniziò a prendere piede grazie soprattutto alla sostituzione dei vecchi telefoni a gettone con i più moderni Rotor, che potevano accettare anche le carte.

Si diffuse così la nuova generazione di schede URMET, dal nome della società che ne detiene il brevetto, oggi relativamente più diffuse. Si trattava delle prime schede ad introdurre la banda magnetica orizzontale, e ne furono prodotte due serie, la “Bianca” e la “Rossa”.

scheda urmet rossa

Fu soltanto nel 1994 però, con il passaggio da SIP a Telecom, che si ebbe un boom del collezionismo di schede telefoniche. La Telecom finalmente capì le potenzialità commerciali delle schede derivanti dal collezionismo, e iniziò a produrre le prime serie personalizzate pensate appositamente per questo scopo.

Negli anni 90 tutti i telefoni pubblici installarono definitivamente i lettori a scheda magnetica, e si stabilirono ufficialmente i tre tagli principali da 5.000, 10.000 e 15.000 lire: è l’inizio del boom delle schede telefoniche.

A testimonianza dello straordinario successo raggiunto dalle schede, basti sapere che solo nel 1998 più di 130.000 persone contattarono la Telecom per ricevere mailing-list e cataloghi con gli aggiornamenti sulle ultime schede in uscita.

Tipi di schede telefoniche e gli esemplari più rari

Le prime schede illustrate emesse per il mercato dei collezionisti furono le cosiddette turistiche, raffiguranti alcuni importanti monumenti e luoghi di interesse artistico delle diverse regioni d’Italia.

Di questa serie sono oggi ricercatissimi dai collezionisti i primi prototipi, realizzati come prove di sviluppo della serie: la più rara e più ambita a tutt’oggi è quella raffigurante la Torre di Pisa.

scheda telefonica torre di pisa

È con la produzione della serie di queste schede, dedicate alle bellezze turistiche d’Italia, che la diffusione di questi oggetti diventa capillare. L’idea era semplice e geniale: dare visibilità ai principali monumenti e località di interesse storico, e allo stesso abbellire e rendere uniche schede altrimenti un po’ anonime. Oltre che per i già citati prototipi, le schede turistiche sono di interesse per i collezionisti perché per ogni soggetto esistevano almeno due o tre varianti, lievemente difformi l’una dall’altra ma tali da rendere questi oggetti ancora più appetibili per i cacciatori di schede di oggi.

scheda duomo monreale

I soggetti raffigurati erano in tutto quaranta, due per ogni regione; i bozzetti venivano discussi e approvati dagli Assessorati al Turismo delle regioni, e per la scelta delle località da rappresentare scoppiarono vere e proprie polemiche tra i singoli enti locali, ciascuno alla ricerca di visibilità sulle schede telefoniche.

Con questa serie si entra negli anni Novanta, in cui le schede telefoniche diventano un oggetto assai diffuso in tutta Italia.

 

Altre schede considerate molto rare sono quelle della serie dei Numeri Utili, dette le “Svegliette”, prodotte in tiratura molto limitata e risalenti addirittura al 1986.

schede telefoniche numeri utili

Tra le schede telefoniche Telecom, la più rara è senza dubbio la Labirinto, di cui esistono soli 6.500 esemplari perché le giacenze di magazzino andarono distrutte.

scheda enigmistica

Altri esemplari particolarmente richiesti dai collezionisti sono le schede bilingue in italiano e tedesco prodotte appositamente per l’Alto Adige, e le schede omaggio che venivano date da aziende private in regalo ai propri clienti, di cui esistono una miriade di esemplari diversi e difficilmente catalogabili.

Ma le schede di quegli anni non erano soltanto rare, e spesso quelle di cui ci si ricorda meglio sono quelle a tiratura maggiore. Tra esse, ad esempio, la trottola di Seat:

scheda telefonica trottola

 

Piuttosto che della serie “La scheda è una cosa meravigliosa”, col caro vecchio squattrinato che affermava: “non ho più monete, per fortuna c’è la scheda”.

scheda cosa meravigliosa

In genere, comunque, le schede telefoniche da collezionare si possono dividere in alcune grandi categorie: le schede pubbliche precursorie, ovvero le prime carte prodotte dalle origini fino alla fine del dominio Urmet; le schede ordinarie, prodotte da Sip/Telecom e di più ampia tiratura; le schede pubblicitarie commissionate dalla Telecom ad aziende private per scopi promozionali; e infine le schede tematiche e speciali, prodotte in tiratura limitata e dedicate a temi specifici o eventi particolari, come quelle dei Mondiali di Italia ’90.

Gli introvabili Panini

C’è un caso in cui il collezionismo di schede telefoniche si intreccia con quello di un altro oggetto di culto, le figurine dei calciatori Panini. La Telecom decise di produrre una serie di schede che raffiguravano otto calciatori del campionato italiano, la cui figurina era assente nell’album Panini (la maggior parte di essi avevano infatti cambiato squadra a stagione in corso). Si trattava di Maurizio Ganz (Milan), Edgar Davids (Juventus), José Antonio Chamot (Lazio), Alvaro Recoba (Inter), Edmundo (Fiorentina), Faustino Asprilla (Parma), Carlos Antonio Zago (Roma) e Giancarlo Giannini (Lecce). La serie ottenne subito un’enorme popolarità, grazie anche a una tiratura imponente.

schede calciatori

E all’estero?

La mania di collezionare schede telefoniche non è ovviamente una specialità tutta italiana. Ogni paese ha messo in circolazione nei decenni scorsi tantissimi oggetti di questi tipo e ovunque ci sono collezionisti pronti ad allargare la propria raccolta con oggetti provenienti dall’estero, oggi grazie soprattutto a internet. Nei siti specializzati si trova di tutto, con cataloghi in grado di registrare ben 172 schede di Antigua e Barbuda o a 211 di Città del Vaticano, per non citare le migliaia dei grandi paesi. Tra le più celebri a livello internazionale ci sono le schede della British Telecom – la Gran Bretagna fu uno dei primi paesi assieme all’Italia a mettere in circolazione le schede telefoniche.

scheda telefonica bt

Valutare la propria collezione

Pensare che oggi il collezionismo di schede telefoniche sia scomparso insieme alle cabine o, ancor peggio, sbarazzarsi di una vecchia collezione, sarebbe un grave errore. Al contrario, chi ne conserva ancora potrebbe avere tra le mani una piccola fortuna.

Il commercio e lo scambio di schede rare e d’annata è ancora vivo e florido: tanti sono i siti internet dove è possibile comprare e vendere schede, e reperire informazioni sul valore della propria collezione.

schede telefoniche 2

Valutare la propria collezione non è facile, in quanto non esistono criteri di valutazione univoci ma è necessario esaminare caso per caso. Naturalmente alcuni criteri importanti sono l’età e la tiratura delle schede: più vecchie e più rare sono, più alto il valore.

Non è sufficiente però essere in possesso di una scheda particolarmente vecchia o rara: è necessario che vi sia anche un buono stato di conservazione, e in particolare che la banda magnetica non sia smagnetizzata. Una scheda usata può avere un valore anche di molto inferiore rispetto ad una intatta.

Per farsi un’idea più dettagliata del valore delle schede in proprio possesso, può essere utile dare uno sguardo ai prezzi presenti in portali di annunci come Kijiji, dove lo scambio di schede è molto florido.

Per una corretta valutazione, anche il parere di alcuni esperti può rivelarsi utile, possibilmente più di uno per avere un quadro completo. Siti di specialisti come questo o questo offrono valutazioni personalizzate delle collezioni di schede telefoniche.

Una volta che avrete valutato la vostra collezione, sarete pronti per metterla in vendita, magari inserendo un annuncio su Kijiji. Oppure potreste cercare qualche scheda da collezione tra i tanti annunci presenti sul nostro portale

Auto d’epoca: un viaggio nel tempo tra dieci rarità che hanno fatto la storia

Un viaggio nel vintage che si rispetti non può prescindere dagli oggetti che forse più di ogni altro dettano il gusto, il lusso e l’identità del loro tempo: le auto d’epoca. È impossibile, specialmente per un appassionato, non sentire un tuffo al cuore quando una di queste auto passa per strada e lascia dietro di sé la scia di rumore del proprio motore rombante.

Comprare una di queste auto per molti è un sogno; i più fortunati l’hanno ereditata dalla propria famiglia e l’hanno conservata gelosamente fino a oggi. Con un po’ di attenzione è possibile però trovare la giusta occasione; c’è sempre qualcuno che è costretto a vendere il proprio gioiellino, e spesso non è neanche necessario svenarsi. Tra i tantissimi annunci di auto in vendita su Kijiji si nascondono alcuni pezzi davvero pregiati; andiamo a vedere quali sono le dieci rarità più interessanti in vendita in questo momento, rigorosamente andando a ritroso nel tempo

 

1) MANTA MONTAGE (1980)

manta montage

Questa auto è uno dei pezzi più curiosi su Kijiji: è un veicolo rarissimo prodotto da una casa californianaa – la Manta Cars – a cavallo tra i ’70 e gli ’80 e questo esemplare in vendita è, secondo il proprietario, l’unico in tutta Europa. C’è dell’altro: questa macchina era la Coyote X di un telefilm ormai dimenticato (almeno in Italia), Hardcastle & McCormick.

 

2) FERRARI 400i GT (1980)

ferrari 400i GT

È una delle coupé di Maranello più eleganti, e con un designer come Pininfarina non poteva essere altrimenti. Prodotta per un decennio scarso (dal 1976 al 1985), fu la prima Ferrari ad avere il cambio automatico: questo esemplare è una rara versione col cambio manuale.

 

3) PUMA GTV (1980)

Puma GTV

Prodotta da una piccola casa automobilistica romana, la Gtv è un modello dalle linee molto sportive: è alta solo 110 cm e, cosa avveniristica per l’epoca, per entrare occorre sollevare il padiglione (tetto e parabrezza) e ruotarlo in avanti.

 

4) FIAT 850 SIATA (1968)

FIAT 850 SIATA

 

Questa spider a due posti è una vera rarità: è stata infatti prodotta in 3.500 esemplari e venduta in Italia, Francia, Germania e Stati Uniti; il telaio è quello di una Fiat, ma la produzione originale era della Siata, piccola casa automobilistica poi assorbita dal gigante torinese.

 

5) FIAT JUNGLA (1967)

 

Fiat Jungla

Questa piccola vettura, ormai dimenticata, fu prodotta dalla Fiat in un breve lasso di tempo tra gli anni Sessanta e Settanta (per un totale di circa 3.200 esemplari), per volere diretto di Gianni Agnelli. Dotata di un piccolo motore di cilindrata 600, raggiunge al massimo di 95 km/h e il proprietario attuale giura che è “un vero divertimento per chi vive in campagna o in vicinanza del mare”

 

6) BENTLEY T1 (1966)

Bentley T1

 

Una vettura davvero splendida: uguale in tutto e per tutto alla cugina Rolls Royce Silver Shadow, questa speciale versione a due porte fu prodotta in soli 114 esemplari, di cui solo 18 hanno la guida a sinistra (è una vettura inglese dopotutto) come questa in vendita. Una perla rara, insomma.

 

7) LANCIA FULVIA 2C (1965)

Lancia Fulvia

Questa berlina ha fatto la storia della casa torinese, grazie anche alle linee particolari ma eleganti e all’indiscusso comfort. Sempre dallo stesso venditore, si trova anche la versione sportiva di questa macchina, la Lancia Fulvia Sport Zagato.

 

8) FIAT 1500 S (1962)

fiat 1500S

 

È la versione fuoriserie della celebre Cabriolet disegnata da Pininfarina all’inizio degli anni ’60. Questa macchina ha infatti un motore bialbero Osca, freni a disco e una aerodinamica aggressiva, che ne facevano una macchina molto potente e ambita dagli amanti della velocità, oggi come allora.

 

9) FIAT 500 TOPOLINO (1953)

 

fiat 500

 

Non ci sarebbe neanche bisogno di soffermarsi sull’importanza della Topolino all’interno della storia della Fiat ma anche del costume e degli usi degli italiani. L’utilitaria, progettata dal grande ingegnare Dante Giacosa, fu un successo che attraversò tre decenni, anche se a oggi purtroppo ne rimangono pochi esemplari.

 

10) LANCIA AUGUSTA (1935)

lancia augusta

 

Questo è davvero il pezzo forte della nostra collezione. È una berlina fuoriserie, prodotta dalla casa torinese tra il 1933 e il 1936 in circa 18.000 esemplari, tantissimi per l’Italia di allora in cui l’auto era un lusso per pochi. E questa, in un certo senso, è un lusso per pochi ancora oggi.

 

 

 

Motorini anni 80: uno sguardo alla preistoria degli scooter

Negli anni ’80 tutto sembrava possibile, o almeno così credevamo. In Italia, così come nel resto dell’Occidente, si impongono l’ottimismo e i consumi di massa, l’edonismo e lo svago, dopo un decennio tra i più difficili e cupi. Tra i simboli di libertà e di indipendenza più amati c’era sicuramente il ciclomotore, o se preferite il motorino: tutti, giovani o meno giovani, salgono in sella e percorrono a tutta velocità le vie della città o del paese, possibilmente con dietro un amico o la fidanzata, con il vento tra i vestiti e i capelli (già, l’obbligo di indossare il casco ancora non esisteva).

Negli anni ’80 il ciclomotore era un vero e proprio gesto di ribellione allo strapotere delle “sardomobili”, il nome con cui la pubblicità di allora chiamava le automobili, dipinte come opprimenti scatole per sardine

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A rileggere i nomi delle marche e dei modelli di allora viene da sorridere e da chiedersi che fine abbiano fatto. Alcuni, come la Vespa o il Ciao (entrambi della Piaggio) esistevano già da molti anni e non è strano vederli ancora in giro. Molti altri sono scomparsi nel decennio successivo, lasciando spazio ai più moderni scooter.

Parente stretto del Ciao era il Piaggio Si (“il tuo ciclomotore solare”, diceva una pubblicità…), spesso dall’inconfondibile colore rosso; entrato in produzione nel 1978, la Piaggio ha smesso di produrlo solo nel 2001, tanto è stato il suo successo.

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Ma i veri protagonisti degli anni ’80 sono stati i cosiddetti “tuboni”. Non ne avete mai sentito parlare? Quasi sicuramente i vostri genitori o vostro fratello (o sorella) maggiore ne aveva uno. I tuboni erano ciclomotori dal caratteristico telaio tubolare, nella cui cavità si celava un piccolo serbatoio, di solito equipaggiati con un motore 50cc e quattro marce. Insomma, erano perfetti per l’uso cittadino e furono il mezzo di trasporto preferito da migliaia di ragazzi e ragazze in tutta Italia.

Il più famoso forse è il Malaguti Fifty, punta di diamante della casa bolognese, il “tubone” per eccellenza.

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Ma non era l’unico: a fargli concorrenza c’era anche il Ciclone della Garelli, prodotto dalla casa di Sesto San Giovanni dal 1977 fino agli anni ’90, prima del fallimento

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E sempre parlando di tuboni, come non citare quelli della Motron? La Motron (nata a Modena sulla fine degli anni ’50 come “Romeo”, per contrapporsi alla rivale “Giulietta”) era tra le case di ciclomotori una delle più popolari dell’epoca. Tra i modelli più famosi, c’erano i “cugini” GTO e SV3-R, dalle linee più sportive e accattivanti

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Un altro nome che farà suonare un campanellino nell’orecchio dei nostalgici è quello del Peripoli Oxford, un tubone dalle linee e colori decisamente più “arditi” rispetto alla media, diventato col tempo un oggetto di culto. Il suo successo fu tale che la Peripoli arrivò a mettere in commercio una bicicletta che riprendeva le fattezze del cinquantino (meglio soprassedere sul risultato).

 

oxford

 

Anche la slovena Tomos produsse il suo tubone; era l’Automatic 3, prodotto a Capodistria e molto diffuso anche oltreconfine, dal Friuli in giù.

tomos

Obbligatorio ricordare anche il Master, che assieme al Califfone rappresentava il top di gamma dell’Atala, l’azienda brianzola che li produceva.

atala

Per chi invece cercava un motociclo più sportivo, la scelta spesso ricadeva sul Fantic Caballero (che includiamo in questa lista anche se è passato fuori produzione nel 1981) o su una vera e propria moto 125cc, lo storico Cagiva Elefant, mito trasversale tra anni ’80 e ’90.

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cagiva

Tutti questi modelli hanno fatto la storia del costume italiano; molte delle case che lei producevano sono purtroppo scomparse o assorbite da grandi gruppi internazionali. Nei forum specializzati e nei siti di annunci sono ancora oggi tantissimi gli appassionati alla ricerca  di un pezzo di ricambio o di consigli su come riportare all’antico splendore il proprio ciclomotore. Ognuno con una storia da raccontare, ognuno con il proprio carico di chilometri e di ricordi.

Collezionismo, una passione che non passa mai di moda.

Da piccoli eravamo tutti collezionisti: per qualcuno erano le figurine dei calciatori, per qualcun’altro le schede telefoniche, per altri ancora le bambole o le sorpresine degli ovetti di cioccolata. Ci sembrava che la nostra collezione fosse la migliore di tutte, e ne eravamo tutti davvero gelosissimi. Il mondo del collezionismo dei “grandi”, quello vero, non è così diverso: il collezionista seriale è sempre alla ricerca dell’oggetto proibito, dell’ultimo tassello per completare la propria collezione, costruita meticolosamente in anni e anni di ricerche. È vero, con internet è più facile reperire anche le cose più introvabili, e proprio su Kijiji i collezionisti di tutta Italia trovano un mercatino virtuale in cui possono dare sfogo alla propria passione.

Ma ci sono anche quelli che decidono di vendere collezioni intere, magari perché hanno deciso di smettere una volta per tutte, perché hanno bisogno di liquidità, o più semplicemente per far spazio a nuove collezioni. E allora è facile trovare, oltre ai soliti fumetti, figurine, schede telefoniche, anche le collezioni più impensabili, quelle che ti chiedi come sia possibile che qualcuno dedichi tempo e soldi a raccogliere oggetti così assurdi.

È sufficiente sfogliare le pagine della sezione “collezionismo” per rendersi conto delle stranezze e curiosità di cui è pieno questo mondo: guardiamo insieme quali sono le dieci collezioni più strane in vendita su Kijiji in questi giorni.

La prima riguarda un oggetto all’apparenza banale: è una collezione di francobolli, come tante altre in vendita sul sito. Questa però è speciale: sono tutti francobolli provenienti dal Giappone e dall’Estremo Oriente, dell’epoca 1871-1940. C’è da chiedersi come abbia fatto il proprietario a entrarne in possesso.

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Poi ci sono delle banconote, speciali anch’esse: sono i Paperdollari della Disney, raffiguranti i personaggi di Paperopoli, che si trovavano in omaggio assieme ai Biscotti di Nonna Papera (proprio così) venduti dalla Accornero a fine anni Ottanta. Chi li ha mangiati giura che erano buonissimi.

 

paperdollari

C’è anche chi vende una vastissima collezione di chiavi davvero “vintage”, a guardarne l’aspetto. Proprio così: delle chiavi, anche se non è dato sapere quali portoni o quali forzieri aprissero una volta.

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Oggi, quando vogliamo imparare una lingua straniera come l’inglese, ci affidiamo a uno dei tanti corsi esistenti, anche online, mentre i più navigati magari ricorrono a film o letture in lingua originale, e chi se lo può permettere va a trascorrere qualche mese in una città britannica o statunitense. Una volta era diverso: bisognava ricorrere a quello che la tecnologia dell’epoca permetteva. Ad esempio, c’era questo corso di inglese della BBC (la tv nazionale britannica), composto da quattro dischi in vinile da 33 giri, per un totale di 52 lezioni di conversazione. Forte, no?

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C’è chi vende la propria collezione di specchi da bar di una volta, quelli che ancora oggi sopravvivono in qualche caffè nostalgico. Bellissimi, davvero, anche se di non facile sistemazione sulle pareti di casa.

specchi da bar

E sempre a proposito di bar, potete anche acquistare una collezione unica di ben 3.500 bustine di zucchero, tutte diverse, provenienti da tutto il mondo. Guai a voi se le userete per zuccherare il vostro caffè!

zucchero

Un vero tifoso vende la propria collezione di biglietti di tutte – ma proprio tutte e 52 – le partite dei mondiali di Usa ’94, per chi volesse in questo modo lenire il dolore per quel rigore calciato da Baggio…

partite mondiali

 

Oggetti da tenere ben chiusi a chiave in bacheca: sono questi pugnali, in vendita insieme o singolarmente, tra cui figura anche un coltello in osso proveniente dalla Sardegna e un pugnale pakistano.

pugnali pakistani

 

Questa collezione invece è per veri intenditori: è possibile acquistare in un colpo solo ben 300 brocche da whisky, vere e proprie chicche di design che venivano usate una volta per degustare correttamente il distillato, aggiungendogli acqua a piacere.

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