Archivio mensile:maggio 2014

coloni di catan

Giochi da tavolo: 10 titoli contemporanei per scoprire un mondo affascinante

Quando ci parlano di giochi giochi da tavolo, siamo abituati a pensare istintivamente ai grandi classici: i più conosciuti ed amati dal grande pubblico, che nei decenni scorsi hanno conosciuto una larghissima diffusione.

Così come la musica non si è fermata ai Duran Duran e il cinema non è rimasto fermo agli action movie di Schwarznegger, anche il gioco da tavolo si è evoluto negli anni, e nonostante nel circuito della grande distribuzione continuino a dominare i titoli più noti, esiste una “nuova generazione” di boardgames che presenta tempi di gioco più contenuti, regole semplici e un’infinità di temi originali.

Fra le migliaia di titoli usciti nel corso degli anni ho scelto una decina di giochi, ideali per iniziare a conoscere i giochi contemporanei: facili da imparare, divertenti, adatti a tutti. Non si tratta di una classifica che vuole in qualche modo identificare i “giochi migliori”, ma di una breve lista di giochi adatti a tutti e perfetti per iniziare a scoprire qualche gioco “nuovo”.

Coloni di Catan

coloni di catan

Coloni di Catan è un gioco che ha fatto incetta di premi, vincendo fra gli altri lo Spiel des Jahres (il massimo riconoscimento per un gioco da tavolo). Il gioco offre ai giocatori la possibilità di colonizzare un’isola, utilizzando vari tipi di risorse per costruire città e colonie; i giocatori possono anche commerciare fra loro per ottenere le materie prime di cui hanno bisogno… stando però sempre attenti ai terribili briganti!
Consigliato a chi vorrebbe un’alternativa al Monopoly.

Carcassonne

carcassonne

Carcassonne è un gioco ambientato nell’omonima cittadina francese: i giocatori sono chiamati a costruire la città e il paesaggio circostante, piazzando tessere che rappresentano strade, campi, castelli e monasteri, e ottengono punti sistemando i propri seguaci sui vari tipi di tessera. Anche Carcassonne ha vinto lo Spiel des Jahres, è veloce, semplice da imparare, visivamente molto gradevole.
Consigliato a chi vuole divertirsi senza farsi troppe cattiverie.

Super Farmer

super farmer 2

In Super Farmer ci attende l’arduo compito di far prosperare la nostra fattoria, stando bene attenti a proteggere conigli, pecore e altri animali dalle incursioni dell’astuta volpe e del lupo cattivo. Il gioco, progettato da un brillante matematico polacco e pubblicato in chiave moderna alla fine degli anni ’90, ha vinto il premio come Miglior Gioco per Famiglie a Lucca Comics & Games 2009.
Consigliato per giocare in famiglia, anche coi bambini.

Bang!

bang!

Bang! è un coinvolgente gioco di carte ambientato nel far west, ideato dall’italiano Emiliano Sciarra. Si tratta di un party game, ossia un gioco pensato per gruppi numerosi, veloce e con tanta interazione fra i giocatori. Lo sceriffo ed i suoi aiutanti si trovano ad affrontare una banda di fuorilegge; fischiano pallottole in ogni direzione e i membri delle due squadre devono stare bene attenti a colpire i bersagli giusti.
Consigliato per una serata fra amici, magari davanti a una birra.

Coloretto

coloretto

Coloretto è un semplice gioco di carte, adatto davvero a tutti. Il gioco si sviluppa su varie manche, in cui i giocatori cercano di accaparrarsi carte colorate, sapendo che più carte dello stesso colore valgono più punti, mentre prendere troppi colori diversi comporterà delle penalità. Il gioco si basa su un sistema di “gestione del rischio” che tiene sempre viva l’attenzione e rende interessante ogni partita.
Consigliato a chi cerca giochi veloci e semplici da capire.

Augustus

augustus

Augustus ha vinto il premio Gioco dell’Anno a Lucca Comics & Games 2013. Il gioco mette i giocatori nei panni di legati dell’imperatore, impegnati ad ottenere il titolo di console. Per farlo, dovranno assicurarsi il supporto dei senatori e gestire in modo accorto le province, grazie a un sistema di gioco che unisce alla semplicità del sistema di “pesca” della tombola una serie di scelte non banali che rendono ogni partita interessante.
Consigliato a chi cerca un buon mix fra tradizione e modernità.

Small World

small world

Small World è un gioco di conquista, in cui i giocatori si pongono alla guida di imperi di creature fantasy (orchi, elfi, giganti), disegnati in chiave semi-umoristica, e cambiando continuamente fazione! Il gioco si impare velocemente e, grazie alle accoppiate popoli-poteri, che cambiano a ogni partita, garantisce un’elevatissima rigiocabilità.

Consigliato agli strateghi e chi non si fa spaventare da qualche battaglia.

Modern Art

modern art

Modern Art è un gioco del celebre Reiner Knizia, probabilmente il più famoso e prolifico autore di giochi da tavolo contemporanei. I giocatori sono proprietari di gallerie d’arte moderna, in perenne competizione per assicurarsi le opere degli artisti più promettenti tramite una serie di aste: il giocatore più ricco alla fine della partita sarà dichiarato vincitore.
Conisgliato ai palati più raffinati.

Hanabi

hanabi

Hanabi è il vincitore dello Spiel des Jahres di quest’anno. Si tratta di un gioco collaborativo, in cui cioè non si gioca per battere gli altri giocatori, ma si gioca tutti insieme contro “il gioco”. La caratteristica di Hanabi è che le carte che si tengono in mano vanno tenute “alla rovescia”: noi non possiamo vederle, le vedranno però i nostri compagni che dovranno, seguendo alcune regole, riuscire a farci capire cos’abbiamo in mano. Un gioco tanto semplice quanto intrigante. Consigliato a gruppi poco competitivi.

Stone Age

stone age
Chi avesse voglia di impegnarsi in una sfida che unisca un pizzico di fortuna alla strategia, può provare ad imbarcarsi nel gradevole Stone Age. I giocatori, nei panni di valenti capo-tribù dell’età della pietra, dovranno recuperare a colpi di dado le risorse necessarie per costriure il proprio villaggio, facendo crescere la popolazione e sviluppando invenzioni e utensili.
Consigliato a gruppi in cerca di sfide “preistoriche”.

Chi fosse interessato ad approfondire questo splendido hobby, può visitare una delle numerose fiere del settore – citiamo le due più importanti, Play e Lucca Comics & Games, o visitare siti d’informazione ludica come www.gioconomicon.net.

Buon divertimento!

volkswagen ghia karmann

Le 10 migliori Volkswagen di sempre: le auto tedesche che hanno cambiato il mondo

Quando si pensa ad un’auto tedesca, un nome che inevitabilmente corre alla mente è quello di Volkswagen. Certo, non è l’unico marchio importante proveniente dal paese teutonico, ma soltanto Mercedes può tenerle testa in quanto a successo nel corso degli anni.

La storia della Volkswagen è iniziata 77 anni fa, e proprio oggi si celebra l’anniversario della sua nascita: era il 28 maggio 1937 infatti quando il governo tedesco fondava la Gesellschaft zur Vorbereitung des Deutschen Volkswagens mbH, la casa automobilistica a controllo statale che venne presto rinominata semplicemente Volkswagen.

A volerne la nascita fu Adolf Hitler in persona, allora a capo del regime nazista in Germania, con l’obiettivo di promuovere la motorizzazione di massa nel suo paese. La Volkswagen, il cui nome significa “auto del popolo”, doveva essere una vettura piccola, economica e affidabile, che larghe fasce della popolazione si sarebbero potute permettere.

Fu solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, dalla fine degli anni 40 in poi, che la Volkswagen riuscì nel suo intento di produrre la prima vera “auto del popolo”, il leggendario Maggiolino che tutti conoscono. Fu proprio con questa storica utilitaria che la Volkswagen conobbe il suo primo boom nel dopoguerra: già nel 1972 il Maggiolino, con 15 milioni di esemplari venduti, superò il record della Ford Modello T come auto più venduta di sempre.

Dagli anni 70 la Volkswagen ha saputo imporsi sul mercato, producendo un’ampia gamma di modelli che andavano oltre le classiche city car, arrivando a diventare uno dei colossi dell’automobile a livello mondiale. Dopo la fusione con Porsche del 2009, la Volkswagen è diventata una multinazionale di dimensioni imponenti, padrona tra l’altro di storici marchi di auto sportive come Lamborghini, Bugatti, e Bentley.

Ma il nome Volkswagen rimarrà per sempre legato ad alcuni leggendari modelli che hanno fatto la storia dell’automobile. Andiamo a riscoprire i 10 migliori modelli di Volkswagen di sempre, dalle istituzioni come il Maggiolino alle nuove leve, da ritrovare tutti nella sezione Auto di Kijiji.

10)   Volkswagen up!

vw up

Eletta Auto dell’Anno nel 2012, la Volkswagen up! rappresenta il modello di punta nel settore delle compact e city car della casa tedesca. Dal design compatto e agile nonostante il suo motore a 3 cilindri in linea da 999 cc per 60-75 CV di potenza, la up! pone un’attenzione particolare alle emissioni e ai consumi, ed è disponibile anche in versione elettrica.

9)      Volkswagen Scirocco

volkswagen scirocco

Lanciata nel 1974 come sostituta della Karmann Ghia, la Volkswagen Scirocco faceva parte di quel nuovo corso di vetture a trazione anteriore e con raffreddamento ad acqua lanciate dalla casa tedesca durante gli anni 70. La prima Scirocco riprendeva il telaio della Golf, ma con un design molto più sportivo e accattivante opera del nostro Giorgetto Giugiaro. Prodotta in due generazioni fino al 1992, è stata riportata in vita nel 2008 con una terza generazione.

8)      Volkswagen Jetta

volkswagen jetta

Da sempre molto più popolare negli Stati Uniti che in Europa, la Volkswagen Jetta rispondeva a un’esigenza del pubblico americano di una berlina simile alla Golf ma a tre volumi. E proprio della prima Golf Mk1 era una parente stretta, riprendendone il telaio e ponendosi essenzialmente come una sua versione a tre volumi, col design a cura sempre dell’italiano Giugiaro. Dal 1979 la Jetta ha raggiunto la sesta generazione, e nel tempo è stata commercializzata con diversi nomi tra cui Vento e Bora.

7)      Volkswagen Eos

volkswagen eos

La Volkswagen Eos è la dimostrazione perfetta della versatilità attuale delle vetture di casa Volkswagen: se ai suoi esordi le sue utilitarie erano il meglio del settore, oggi sa imporsi anche in diversi altri settori. La Eos è una sportiva coupé-cabriolet con tetto apribile in acciaio e cristallo, dalla tecnologia innovativa, in commercio a partire dal 2006. Il modello più potente disponibile è un 3.6 V6 DSG con motore da 3189 cc per 260 CV.

6)      Volkswagen Polo

volkswagen polo

Uno dei capisaldi della casa tedesca da quasi 40 anni, la Volkswagen Polo ha dominato il mercato delle supermini dal 1975, anno della sua introduzione, ad oggi. Già la prima Polo Mk1, che riprendeva essenzialmente l’aspetto della Audi 50 con motore trasversale e trazione anteriore, vendette benissimo in Germania, in Italia, e nel resto d’Europa. I modelli successivi introdussero diverse modifiche, e ne furono commercializzate versioni berlina e coupé al fianco delle classiche hatchback.

5)      Volkswagen Karmann Ghia

volkswagen ghia karmann

Unica eccezione, insieme al furgoncino T2, alla politica del modello unico promossa dalla Volkswagen fino agli anni 70, la Karmann Ghia era una stilosissima sportiva prodotta in versione coupé 2+2 e convertibile, che non sfigurava assolutamente tra le migliori auto sportive dell’epoca. Se ne ricordano principalmente due versioni: la Tipo 14 con telaio del Maggiolino e design di Luigi Segre, e la Tipo 34 basata invece sulla Volkswagen Tipo 3.

4)      Furgoncino Volkswagen T2

furgone volkswagen 2

Non è un’auto, ma il furgoncino Volkswagen T2 merita lo stesso un posto in graduatoria: è stato infatti un mezzo talmente unico e ricco di storia da godere di fama planetaria. Il “Bulli”, o “furgoncino hippie”, tanto per citare i suoi due soprannomi più famosi, è stato in circolazione dal 1949 alla fine del 2013, ed è stato di gran lunga il furgoncino più venduto al mondo. Una vera leggenda, simbolo dello spirito libero degli anni 60.

3)      Volkswagen Passat

passat 1974

La Volkswagen Passat è stato il primo esemplare di vettura familiare mid-size prodotta dalla casa tedesca, e da allora si è imposta come uno degli esemplari migliori del settore in circolazione. Come tante altre auto del nuovo corso Volkswagen anni 70, era strettamente imparentata alle Audi, in questo caso in particolare alla Audi 80, di cui non era altro che una versione fastback con design di Giugiaro. Le 6 generazioni successive hanno consolidato l’importanza della Passat tra le vetture di casa VW, oggi uno dei suoi modelli di punta.

2)      Volkswagen Golf

Una Golf Mk2

Una Golf Mk2

Se la Passat si è imposta nel campo delle familiari di medie dimensioni, la Volkswagen Golf è stata senz’altro la regina delle berline compatte a partire dalla sua introduzione nel 1974. Il successo delle sue sette generazioni e delle sue numerosissime varianti, ha fatto sì che la Golf diventasse una delle vetture più vendute di sempre, nonché in assoluto il modello di punta ad oggi per quanto riguarda il marchio Volkswagen. Storica la prima versione Mk1, una berlinetta terribile disegnata dal solito Giugiaro.

1)      Maggiolino

volkswagen maggiolino

Un Maggiolino Tipo 1 del 1953

Nonostante sia stato già omaggiato sulle pagine di questo blog, la prima posizione non può che andare a quella leggenda della storia dell’automobile che è stato il Maggiolino. La prima vera “auto del popolo” tedesca, che ha visto i natali addirittura nel 1938, ha raggiunto il successo negli anni 50, e da allora fino al 2003 è rimasta in produzione ininterrottamente con poche modifiche sostanziali, arrivando a vendere 21 milioni di esemplari. Il Maggiolino ha poi vissuto una seconda giovinezza a partire dagli anni 90, con l’avvento del New Beetle.

subbuteo

Subbuteo: il calcio da tavolo che ha segnato gli anni 70

Chiunque almeno una volta nella vita si è cimentato in un gioco da tavolo. Ma non altrettanti possono dire di aver avuto la fortuna di giocare al calcio da tavolo, il divertentissimo passatempo da tutti conosciuto come Subbuteo.

Un vero must negli anni 70, in un’epoca in cui non esistevano videogiochi come Pes e Fifa, il Subbuteo dava modo ai bambini di quegli anni di sfogare la propria passione per il calcio in un modo alternativo alla classica partita di pallone.

La passione che questo gioco cult ha saputo suscitare è qualcosa che va al di là delle semplici memorie del passato. Il Subbuteo è stato ed è ancora una vera istituzione per grandi e piccini, non solo in Italia, ma anche in Inghilterra, dove è nato, e in buona parte dell’Europa e del mondo.

D’altronde etichettarlo come un semplice gioco per bambini sarebbe estremamente riduttivo. Il Subbuteo ha tutte le carte in regola per essere considerato un autentico sport: fin dai suoi esordi sono nate associazioni dedicate e competizioni ufficiali, e richiede grandi doti di abilità e destrezza. Addirittura c’è stato chi, nel 1992, ha proposto di inserire il Subbuteo tra le discipline olimpiche.

Ma se per i reduci degli anni 70 e 80, che hanno vissuto in prima persona quelle magiche sfide tra ometti di plastica, il Subbuteo non ha segreti, lo stesso non si può dire per chi è più giovane. Ci sembra giusto presentare qui un po’ di storia e curiosità del Subbuteo, un gioco degno di essere riscoperto e amato da ogni generazione.

Introduzione al gioco

Come il suo “cugino” calcio balilla, il Subbuteo riprende l’idea di base di riprodurre una partita di calcio in miniatura. Ci sono due squadre di 11 giocatori, che in un campo di panno verde si sfidano cercando di mandare la palla in gol nella porta avversaria.

subbuteo

La differenza è che i giocatori sono delle miniature in plastica di pochi centimetri, appoggiati ad una base sferica che gli consente il movimento. Per muovere i giocatori bisogna dargli un colpetto, detto tocco a punta di dito, che gli consente di muovere la palla o di spostarsi sul campo da gioco. Anche la palla è di piccole dimensioni, anche se in proporzione molto più grande che nella realtà.

Caso particolare è il portiere, una sagoma attaccata ad un’asta di metallo agganciata alla rete della porta.

Le regole di base del gioco sono simili a quelle del calcio “reale”, anche se naturalmente adattate. Le squadre si sfidano in due tempi da 15 minuti, partendo da una posizione in campo ben definita. Ogni giocatore mantiene il possesso finché la palla, dopo aver toccato una propria miniatura, ne tocca una avversaria, o dopo aver fatto tre tocchi consecutivi.

Un’altra regola impone che si possa tirare in porta solo dopo avere oltrepassato la linea di tiro, posizionata a circa tre quarti del campo. La regola del fuorigioco esiste, ma si applica solo oltre la linea di tiro.

In generale, le regole del Subbuteo sono abbastanza semplici, ed è facile familiarizzarci con una conoscenza anche minima del gioco del calcio. Uno degli elementi di più grande fascino del gioco è pero rappresentato dalle squadre, che riprendono le maglie di diverse squadre reali, e in alcuni casi persino le caratteristiche fisiche dei giocatori.

Il Subbuteo è venduto in set comprensivi del campo e delle squadre complete. In alcuni versioni deluxe sono inclusi anche accessori di diversi tipi, dagli spalti alle panchine, dagli arbitri ai guardalinee.

La storia

La storia del Subbuteo risale al 1946, anno in cui l’ornitologo inglese Peter Adolph ebbe la geniale idea di inventare questo passatempo e metterlo in vendita, inizialmente attraverso annunci pubblicitari sui giornali.

subbuteo pubblicità

I primi Subbuteo avevano un aspetto ben più spartano dei loro successori più moderni: le sagome dei giocatori erano disegnate su un cartone da ritagliare, e nei set non era incluso un campo, ma solo un gessetto per disegnare le righe su una superficie a piacere (preferibilmente una vecchia coperta, secondo Adolph).

Anche l’origine del nome è piuttosto curiosa. Il nome prescelto da Adolph era inizialmente The Hobby, ma l’Ufficio Brevetti si rifiutò di autorizzare un nome così generico. Il termine “hobby” in inglese indica anche un uccello predatore, il falco lodolaio, il cui nome latino è Falco subbuteo. Da lì Adolph, grande appassionato di volatili, prese l’ispirazione.

Il Subbuteo arrivò in Italia negli anni 70, per merito del commerciante di giocattoli genovese Edilio Parodi. Da poco tempo il Subbuteo aveva preso la sua forma definitiva, con le sagome finalmente tridimensionali soprannominate i “Pesi Massimi”.

Dal 1981 si imposero le miniature dette “Pesi Leggeri”, più rifinite, che rimasero in auge fino agli anni 90. In questi anni il produttore ufficiale era l’inglese Waddington, che rimase sul mercato fino al 1995 quando vendette all’americana Hasbro. Nel 2003 fu la volta dell’italiano Edilio Parodi, storico importatore italiano del gioco, di prendere le redini della produzione del Subbuteo in Italia, per poi cedere di nuovo alla Hasbro nel 2005.

Le vicissitudini societarie degli ultimi anni testimoniano un periodo difficile per il Subbuteo, non più popolare come una volta e largamente abbandonato in favore dei moderni videogiochi. Eppure la passione Subbuteo non è certo svanita: nel 2012 è stata lanciata da Hasbro una nuova linea che coniuga tradizione ed alta qualità, e sta attirando grandi fette di pubblico di tutte le età. Che sia l’inizio di una rinascita per questo gioco cult?

Campionati, coppe del mondo e tattiche: il Subbuteo agonistico

Altro che giochino per bambini: il Subbuteo è uno sport che richiede grande destrezza e concentrazione, soprattutto quando si gioca ad alti livelli. Esiste infatti un gran numero di competizioni professionistiche di Subbuteo nazionali e internazionali, i cui partecipanti sono tutti adulti di grande esperienza.

Vi sembra una cosa poco seria? Forse vi ricrederete guardando cosa riescono a fare dei giocatori professionisti, ad esempio in questa finale dei Mondiali del 1990 tra Francia e Grecia:

Il primo Campionato Mondiale di Subbuteo fu organizzato a Londra già nel 1970, e vide l’Olanda vincitrice: allora il Subbuteo non era ancora nemmeno arrivato nel nostro paese.

In Italia le prime competizioni nazionali si organizzarono a partire dagli anni 70, quando nacque la prima federazione ufficiale , la FICMS. Storicamente la competizione più importante in Italia è stata il Guerin Subbuteo, organizzata dal 1978 ad Arenzano (GE) per mano della rivista Guerin Sportivo.

Oggi questa disciplina è stata ridefinita ufficialmente Table Soccer, o calcio da tavolo, per slegarla dal marchio Subbuteo. La federazione a cui fa capo lo sport in Italia è la FISCT (Federazione Italiana Sport Calcio da Tavolo).

Negli anni tanti subbuteisti italiani si sono imposti anche a livello internazionale. Quello che può vantare il palmares più importante è forse Renzo Frignani, campione del mondo nel 1982 e campione d’Europa nel 1984, oltre che vincitore di ben 6 Guerin Subbuteo. Frignani oggi si dedica spesso all’insegnamento delle tattiche di Subbuteo, e su YouTube si possono trovare diversi suoi video:

Tanti altri video con tutorial su tecniche e tattiche di Subbuteo si possono trovare in siti di specialisti come questo. In giro per il web poi le community di appassionati sono veramente numerosissime: vi invitiamo a visitare siti come questo o questo per farvi un’idea più completa di quello che è veramente il mondo del Subbuteo. Anche il sito collecting Subbuteo è una miniera di informazioni sul tema.

Se poi vi è venuta voglia di riprovare il brivido di quelle sfide così intense, non vi resta che fare un salto su Kijiji e cercare tra i tanti set di Subbuteo originali in vendita tra gli annunci!

Polaroid: alla (ri)scoperta delle istantanee

polaroid

 

Con una macchina digitale o uno smartphone oggi chiunque può improvvisarsi fotografo. Di foto ne scattiamo tante, ovunque e in ogni momento della giornata, e quando una viene male è facile realizzarne una migliore con un solo click.

Con l’analogico invece le cose erano diverse. Scattare una fotografia richiedeva tempo e concentrazione, e bisognava dosare il numero degli scatti per evitare di finire il rullino. Ma gli appassionati di fotografia lo sanno bene: le emozioni date dall’analogico sono ben diverse da quelle della fotografia digitale.

Solo pochi fortunati poi, soprattutto negli anni 70 e 80, hanno potuto provare il brivido di usare una Polaroid, le mitiche macchinette istantanee che hanno ridefinito il mondo della fotografia.

Con le Polaroid fare foto era un’esperienza unica, diversissima da quella del giorno d’oggi ma anche da tutto quello che esisteva prima: vedere la fotografia appena scattata stamparsi sotto i propri occhi, scuoterla per qualche minuto ed aspettare il risultato, era una sensazione del tutto particolare ed oggi (quasi) irripetibile.

Quella delle Polaroid è una storia particolare, fatta di periodi di grande successo e di un inesorabile declino, di grandi innovazioni tecnologiche e di un ritrovato fascino vintage. Certo è che sono state un oggetto importantissimo nella storia della fotografia, precursori a loro modo dello stile moderno di “vivere” le foto in tempo reale.

Nascita e declino delle Polaroid

Quando si parla di Polaroid, si parla del primo esempio di fotografia istantanea, ovvero la possibilità di vedere ed avere tra le mani una foto stampata subito dopo lo scatto. È facile capire come si trattasse di una rivoluzione totale rispetto al passato, in cui le foto dovevano passare attraverso un lungo processo di sviluppo in una camera oscura.

Allo stesso modo le Polaroid si pongono come precursori ideali della fotografia digitale, in cui il tempo  di attesa tra il momento in cui si scatta una foto e quello in cui si visualizza il risultato è pressoché nullo.

Una tecnologia assolutamente innovativa quindi, merito dello scienziato Edwin Land, definito lo Steve Jobs dei suoi tempi, che nel 1937 fondò in Massachusetts la Polaroid Corporation.

edwin land

Land era un inventore estremamente prolifico, capace nella sua carriera di registrare più di 500 brevetti, grande esperto soprattutto nel campo della polarizzazione. I primi prodotti della sua compagnia furono proprio degli occhiali da sole polarizzati, che utilizzavano una tecnologia innovativa.

Fu nel 1948 che apparve sul mercato la prima macchina fotografica istantanea, quella Land Camera che utilizzava originariamente un rotolo di pellicola in bianco e nero.

Bisogna arrivare però agli anni 70 per vedere il primo vero boom delle macchine Polaroid. In quel periodo la Polaroid rappresentava un vero status symbol, destinato non solo agli appassionati di fotografia, ma anche  a chi semplicemente voleva mostrare di potersele permettere.

È di questo periodo anche la battaglia legale tra Polaroid e Kodak, in cui quest’ultima fu accusata di avere copiato il brevetto delle macchine fotografiche istantanee e condannata ad un risarcimento milionario. La causa fu utile alla Polaroid anche in termini pubblicitari: dal 1976, anno in cui il processo ebbe inizio, registrò un notevole aumento di vendite.

Dagli anni 90 si è consumato un rapido declino del successo delle Polaroid, soppiantate dalla fotografia digitale e rivelatesi non più in grado di stare al passo con i tempi. Nel 2001 la compagnia originale ha dichiarato bancarotta, e da allora ha dovuto cambiare più volte proprietari.

È del 2008 l’annuncio ufficiale della fine della produzione di pellicole per le classiche Polaroid, e della chiusura dei relativi stabilimenti. Oggi la Polaroid Corporation, che può contare sulla presenza di Lady Gaga come direttore creativo, si limita a produrre macchine, videocamere, e stampanti digitali, ed una linea di occhiali da sole a tecnologia polarizzata.

I modelli più leggendari

Dopo il primo, storico modello di Polaroid del 1948, quello che ha avuto più grande successo è stato la Folding Pack, compatibile con pellicole di tipo 100 e dal caratteristico design a soffietto:

Polaroid_900

Il modello più famoso è però senz’altro la SX-70, una vera leggenda risalente agli anni 70, dalla tecnologia estremamente avanzata per l’epoca. Ideata per un uso professionale, aveva la caratteristica di poter essere richiusa e infilata comodamente in tasca, e grazie ad un gioco di specchi interno si poteva considerare una vera e propria reflex.

polaroid SX-70

credits GFDL

Un altro storico modello è senz’altro la Land Model 1000, grazie soprattutto al design inconfondibile entrato ormai nell’immaginario collettivo. Vi ricorda qualcosa? Forse il logo di una famosa applicazione per smartphone?

Polaroid 1000

credits: Giacomo Favilla

Altri modelli storici di macchine Polaroid sono state le Spectra, le Mio, e quelli della serie 600. Non dimenticate che su Kijiji si trovano macchine Polaroid di tutti i tipi, dalle ultime creazioni ai modelli più vintage.

La rinascita delle Polaroid: una missione “impossibile”

Pensare che l’uso delle Polaroid oggi sia definitivamente scomparso sarebbe un grave errore. Non solo gli appassionati di fotografia analogica più incalliti, ma anche tanti amanti del vintage sono dediti al recupero di questi ed altri oggetti di altri tempi, in maniera analoga a quella che nel mondo della musica è la riscoperta di vinili e musicassette.

Ma se in tanti posseggono ancora macchine fotografiche d’epoca, la cosa più difficile resta recuperare delle pellicole adatte, soprattutto dopo la cessazione della produzione da parte di Polaroid nel 2008.

Per fortuna ci hanno pensato alcuni ex-dipendenti dell’azienda, che già nel 2009 hanno rilevato lo stabilimento di Enschede, in Olanda, e hanno dato vita all’associazione The Impossible Project. Questo progetto si propone di mantenere vivo l’uso delle macchine istantanee, producendo pellicole in versione riveduta e corretta.

impossible project

Ad oggi Impossible rimane l’unico produttore di pellicole per i vecchi modelli Polaroid in circolazione, e dal 2013 ha lanciato Instant Lab, che coniuga gli iPhone alla fotografia analogica. Per ritrovare queste rare pellicole, anche su Kijiji è possibile entrare in contatto con appassionati che hanno deciso di metterle in vendita.

Usare una Polaroid: alcuni consigli

Se le macchine Polaroid mantengono tuttora inalterato il loro fascino, è anche vero che usarle richiede un’attenzione particolare, ben diversa da quella che si potrebbe avere con una digitale o uno smartphone.

Prima di tutto bisogna ricordare che si stampa su pellicola, la quale ha un costo e prevede una quantità limitata di scatti. È necessario quindi scegliere con molta cura quali foto vale la pena scattare, facendo attenzione a soggetti, inquadrature, luci e tempo di esposizione per non rischiare di sprecare pellicola con una foto mediocre.

Le foto poi una volta stampate saranno nella loro versione definitiva: impossibile ritoccare le imperfezioni con Photoshop!

È da ricordare poi che con le moderne pellicole Impossible non si usa più scuotere la fotografia appena stampata, ma si deve coprire subito l’istantanea con apposite pellicole dette “frog tongue” o con un cartoncino nero. Qui potete trovare alcuni consigli utili per scattare istantanee con una Polaroid usando pellicole Impossible, sul loro sviluppo e la loro conservazione più adeguata.

 

boxe

Tra boxe e leggenda: i 10 migliori pugili della storia

Jab, diretto, uppercut, left hook, pesi welter, Dempsey punch, knock-out: ai più questi termini sono sconosciuti, ma se fossimo negli anni 70 forse sarebbe diverso.

Il pugilato ha vissuto in passato epoche gloriose in tutto il mondo. Tra gli appassionati vi erano le persone più diverse: dal nababbo in prima fila al Madison Square Garden, alla famiglia di Harlem attaccata alla radio.

La boxe, definita dal leggendario James Figg la Noble Art, non è solo una scusa tra due gentiluomini per prendersi a scazzottate, ma è uno sport che richiede tutte le principali doti dell’atleta: forza, resistenza, velocità, capacità di studiare l’avversario, saper incassare i colpi, e soprattutto cervello.

A rendere il pugilato così epico sono senza dubbio i protagonisti: i grandi della boxe sono personaggi unici nel panorama dello sport. I pugili sono solitamente sopra le righe, strafottenti e sicuri di sé dentro e fuori dal ring, con un passato di miseria e ghettizzazione.

Non è un caso che quasi tutti provenissero da minoranze segregate: Irlandesi, Afro-Americani, Italo-Americani; per via delle loro origini diventavano eroi nelle loro comunità,  simboli di riscatto sociale e rivincita dalle ingiustizie della povertà.

I 10 pugili che noi di Kijiji abbiamo scelto sono le leggende che per sempre hanno cambiato il volto di questo sport, personaggi indimenticabili e icone di altre epoche.

10-James Figg

james figg

Senza dubbio il fondatore del pugilato moderno, colui a cui dobbiamo l’esistenza di questo sport.

Quando parliamo di James Figg, dobbiamo tornare molto indietro nel tempo: nacque nel 1695 a Thame, a nord di Londra, e passò molto tempo della sua vita a girovagare per Inghilterra sfidando i contadini di Sua Maestà nella Nobile arte della difesa. Figg ebbe infatti la geniale intuizione di dare maggiore importanza alla difesa che all’attacco, con un approccio più simile alla scherma.

Quando decise di appendere i guantoni (che ancora non esistevano) al chiodo, Figgs fondò a Londra il primo anfiteatro adibito solo a questo scopo e la prima Accademia della boxe, che presto ebbe un successo enorme. Dalla sua scuola nacquero grandi artisti della lotta, come Jack Broughton, che per primo ne scrisse le regole e inventò la divisione per pesi.

9- Mike Tyson

Alzi la mano chi non conosce Iron Mike: senza dubbio il pugile più famoso degli anni 80 e anni 90, fece riscoprire la boxe al grande pubblico in un’epoca di declino. Più volte campione del mondo dei pesi massimi, ha vinto 50 incontri ufficiali su 56, di cui 44 su KO.

Spesso ricordato più per i fatti di cronaca, piuttosto che per il suo alter-ego Drederick Tatum nei Simpson, che per i suoi successi sportivi, Tyson possedeva una forza devastante, accompagnata a riflessi e una capacità di schivare i colpi che tuttora impressionano.

Il video qui sopra riporta la scena della sua carriera che tutti noi ricordiamo meglio: il secondo incontro contro Holyfield, in cui al terzo round Iron Mike gli strappa a morsi un pezzo dell’orecchio destro. L’incontro verrà interrotto solo dopo altri due tentativi di Tyson di strappargli il resto del moncherino attaccato alla testa.

8-Jack Dempsey

Jack Dempsey è senza dubbio uno dei pugili più famosi della storia. Di origini irlandesi, fa parte di quell’antica tradizione di ragazzi di strada che combatteva nelle bettole del Midwest per soldi, e la fame lo condusse in California dove i match erano meglio retribuiti.

Ben presto entrò nel circolo agonistico, mostrando le sue doti migliori: un’impressionante velocità, unita a un agonismo senza pari, indole ottenuta combattendo per pane. Nel 1919 il “picchiatore di Maulassa” ebbe la sua opportunità di sfidare il detentore del titolo mondiale Jess Willard, un colosso da 15 cm e 20 kg in più del nostro amato picchiatore da taverna. Ciononostante, riuscì a battere Willard, e per ben 7 anni difese il titolo a suon di denti saltati e knock-out. Jack perse il titolo nel 1926 contro un altro irlandese, l’astuto e tenace Gene Tunney.

Quando tornò a casa e la moglie gli chiese perché avesse perso il titolo, rispose: “tesoro, mi sono dimenticato che dovevo schivare i suoi colpi”.

Il filmato è tratto dal suo incontro più celebre, contro l’argentino Firpo: dopo essere stato buttato fuori dal ring da un destro devastante, ricambiò il favore, confermandosi campione del mondo.

7- Henry Armstrong

http://www.youtube.com/watch?v=SKac32d9eDo

“Hank l’omicida” è l’uomo dei record: fu il primo e unico boxer a difendere il titolo mondiale in tre categorie diverse. Sarebbe arrivato al quarto, se la sfida contro Ceferino Garcia non fosse terminata con un controverso pareggio. Ottenne 27 vittorie di fila, tutte con knock-out dell’avversario. Nessuno nella storia eguagliò tale record.

6-Jack Johnson

Jack Johnson non fu solo un pugile, fu anche un simbolo del riscatto sociale degli Afro-Americani. Fu il primo pugile nero a vincere il titolo mondiale, nel lontano 1903. Istrionico, volutamente sprezzante contro la stampa che lo etichettava con termini razzisti, fu detestato da tutti. Per allontanare questo talento nero da uno sport fino ad ora per bianchi, venne convinto l’ex detentore del titolo James Jeffries a combattere contro il nuovo talento nero, e ristabilire l’ordine nella boxe.

“L’incontro del secolo” avvenne il 4 Luglio del 1910 davanti a 20.000 mila persone. Johnson umiliò il vecchio campione, sconfiggendo definitivamente tutti i suoi detrattori.

Negli anni 60, divenne un’icona delle Pantere Nere. Nel filmato rivivete la “sfida del secolo”.

5- Jake LaMotta

Il tosto “toro scatenato” viene ricordato da molti dall’omonimo e straordinario film di Martin Scorsese, interpretato dal magistrale De Niro. Giacobbe LaMotta nacque nel quartiere di Bronx (New York) nel 1921, passò la sua gioventù nella dura vita della strada, e a poco a poco si fece strada nel professionismo.

Grande furia agonistica e volontà di ferro sono alcune delle sue caratteristiche più note. Il suo grande talento però fu la sua incredibile capacità di incassare. Baricentro basso e fisico tarchiato, resisteva a interi round di jag, aspettando lo sfinimento dell’avversario e mandarlo al tappeto.

Riesce a conquistare il titolo nel 1949, e lo perderà nel 1951 contro Sugar Ray Robinson in un uno dei match più belli della storia, il celebre “Massacro di San Valentino”, combattuto il 14 Febbraio. LaMotta non andò al tappeto, ma resistette alla furia di Robinson con eroica tenacia, non dandogli la soddisfazione del KO.

Nel video si vede il “toro del Bronx” sempre più provato dai colpi micidiali, senza però andare al tappeto. Il vero vincitore del “massacro di San Valentino” fu in fondo questo piccolo italo-americano.

4-Rocky Marciano

Rocky Marciano, proprio come Jake LaMotta, era di origini italiane, ed è noto ai più per aver ispirato il celeberrimo personaggio di Stallone, Rocky Balboa. La sua storia però è molto diversa. Nato a Brockton, nel Massachussets, Marciano prestò servizio all’esercito in Galles. Fu qui che con un solo pugno stese un nerboruto Australiano in una rissa da pub, e fu quindi convinto dagli amici ad avvicinarsi alla boxe.

Lento e dotato di scarsa tecnica, possedeva però grande tenacia e uno dei più potenti destri della storia. Nel 1952 riuscì a prendersi il titolo mondiale battendo il temibile Jersey Joe Walcott. Difese il suo titolo per 3 anni, e nel 1955 si ritirò dalle scene.

Rocky Marciano possiede anche un impressionante record: nella sua carriera professionistica ha collezionato 49 vittorie (43 su KO) e ZERO sconfitte. Chissà se qualcuno arriverà mai ad eguagliarlo…

3- Joe Louis

Noto come “il bombardiere nero”, Joe Louis divenne un’icona Afro-Americana. Originario dell’Alabama, sotto minacce del Ku Klux Klan dovette emigrare con la famiglia a Detroit. Per anni nascose la sua passione per la boxe alla madre,nascondendo i guantoni dentro alla custodia del violino.

Entrando nella categoria professionistica, scelse un manager nero, destando grande sorpresa nella boxe benpensante degli anni 30, ed ottenne il titolo mondiale nel 1937 battendo James Braddock.

Sguardo pigro e annoiato, Joe Louis era in realtà imbattibile. Fu sconfitto solo dal tedesco Max Schmeling, a cui però ristrappò il titolo andando a sfidarlo in Germania. Davanti a tutto l’apparato nazista, che riteneva impossibile che un africano potesse battere un ariano, Joe Louis rispose mandando Schmeling KO al primo round.

Quando si ritirò dal pugilato, la sua vita prese una brutta piega: sobbarcato dai debiti e dipendente dall’eroina, morì solo nel 1981. Il funerale fu pagato da Max Schmeling, diventato dopo la guerra suo grande amico.

2- Muhammad Ali

In ogni aspetto della sua vita, Ali era un personaggio unico: sul ring scherniva i suoi avversari, fingeva di tirare pugni e li disorientava con i suoi velocissimi movimenti di gambe.

A 18 anni iniziò la sua carriera stellare, in cui vinse anche l’oro alle Olimpiadi di Roma. Nel ’64 si prese il titolo dei pesi massimi, sconfiggendo Sonny Liston.

Celeberrima la foto dell’incontro con Liston del ’65: Ali, con rabbia agonistica e strafottenza, urla a Liston di rialzarsi, dopo averlo messo al tappeto con uno dei colpi più famosi della storia: il “pugno fantasma”, sferrato a velocità supersonica e a distanza ravvicinata.

Ali era un guerriero con gli avversari e i giornalisti, ma era anche uomo di pace.  Si vide togliere il titolo, e l’obbligo di non partecipare a gare per 3 anni, dopo aver rifiutato la chiamata alle armi nella guerra in Vietnam. “Io non ho nulla contro i Vietcong, nessuno di loro mi ha mai chiamato negro”.

Si riprese il titolo solo nel 1974, battendo a Kinshasa George Foreman. Non il più dotato a livello di forza, Muhammad Ali (nato come Cassius Clay, ma una volta convertitosi all’Islam cambiò il suo nome, perché simbolo della schiavitù dei suoi antenati schiavizzati nelle piantagioni del Sud) è stato forse il pugile più veloce della storia: irraggiungibile nel gioco di gambe, era devastante una volta che accelerava:una vera valanga umana.

1- Sugar Ray Robinson

La storia della boxe non ha mai conosciuto un talento così cristallino: Sugar Ray Robinson era un atleta perfetto. Possedeva un’elegantissima fluidità di movimenti (dote acquisita con la danza,sua grande passione), tecnica mostruosa, riflesso, cervello, un jab veloce e la potenza del knock-out. Volteggiava senza sosta sul ring, togliendo ogni punto di riferimento all’avversario.

A lui si deve (secondo molti esperti) il “colpo perfetto”, un gancio sinistro che rifilò a Gene Fullmer al 5° round, mentre difendeva il titolo mondiale. Il suo grande avversario fu Jake LaMotta, che sfidò nel già celebrato “massacro di San Valentino”.

“Ho combattuto così tante volte con Sugar che mi è venuto il diabete”, dirà più avanti LaMotta. Ancora oggi possiamo ammirare le sue gesta e il suo stile inconfondibile in questo filmato.

Vuoi essere un ballerino come Sugar Ray, un ribelle come Muhammad Ali, o un incassatore come Jake LaMotta? Su Kijiji trovi di tutto per la boxe e per tanti altri sport!

 

Kijiji non ha prodotto questi video e non è affiliato coi suoi produttori. Kijiji non garantisce e non è responsabile per l’accuratezza e l’affidabilità di qualsiasi affermazione fatta o implicata nei video. Ogni riferimento a individui, prodotti commerciali o marche non costituisce o implica un supporto, affiliazione o sponsorizzazione da parte della marca verso Kijiji.

Rinnova con l’usato (e risparmi di brutto)

L’infografica di Kijiji di oggi è incentrata sul tema dell’arredamento, sezione in crescita sul nostro portale, si stima infatti un aumento delle inserzioni del 25% anno su anno. Notiamo inoltre come la regione con il maggiore numero di annunci di arredamento è la Lombardia con circa 100 mila annunci, seguita dalla Campania 63 mila e dal Piemonte con 43 mila inserzioni.

L’infografica mette in luce il rapporto tra nuovo e usato simboleggiando la quotidianità delle azioni tipiche di compra arredo nuovo, rappresentato, nel lato sinistro del palazzo, da dei simpatici facchini che portano i pacchi, e chi compra l’usato, lato destro del palazzo, simboleggiato da una giovane coppia che si affida al fai-da-te anche per il trasporto e montaggio dei mobili.

Ma vediamo insieme qualche dato:

Cucina: Risparmi il 51%

Un risparmio notevole se si pensa al costo degli elettrodomestici, su Kijiji ad esempio una lavastoviglie in ottimo stato costa in media sui 380€ rispetto ai 417€ del nuovo, con un risparmio del 9%.
Il costo stimato per arredare una cucina con Kijiji (parliamo di frigorifero, lavastoviglie, piano cottura, microonde, cappa, lavabo con miscelatore e lampadari) acquistando i pezzi separatamente è di 1.340€ mentre gli stessi arredi nuovi costano introno ai 2.768€ con un risparmio totale del 51%.

Ma c’è anche chi vende il pacchetto completo, l’intera cucina con elettrodomestici inclusi la si può trovare dai 200€ ai 1.300€!

Soggiorno: Risparmi il 33%

I due arredi indispensabili per un soggiorno confortevole sono senza dubbio il divano e il televisore, anche in questo le inserzioni su Kijiji sono sicuramente più vantaggiose rispetto all’acquisto del nuovo. È possibile acquistare infatti un divano angolare da tre posti a 350€ una con un risparmio del 22% rispetto al costo di listino dello stesso arredo. Mentre una televisione LED 32 pollici al prezzo di 290€ anziché 329€, con un risparmio del 12%.
Per l’arredamento di un salotto semi completo (divano, TV, mobile porta TV, pensile e lampadario di design) il costo medio complessivo su Kijiji è di 940€ mentre nuovo è di 1.376€ con un risparmio del 33%.

Camera da letto: Risparmi il 47%

Un letto confortevole e un armadio spazioso sono due elementi dei quali la maggior parte degli italiani sente il bisogno. Un letto matrimoniale completo di rete, materasso e guanciali potete trovarlo usato a circa 900€ al posto di 1.200€. Il costo per arredare una camera da letto completa su Kijiji va dai 1.000€ ai 2.400€.

Bagno: Risparmi il 46%

Non solo arredo ma anche sanitari, il risparmio sui sanitari è di circa il 28% mentre per i più sofisticati si possono selezionare ampie e confortevoli docce multi getto a soli 350€, con un risparmio del 58% rispetto allo stesso oggetto su listino. Anche gli elettrodomestici non son da meno, una lavatrice usata ad esempio costa intorno ai 200€ rispetto ai 350€ del nuovo.

Giardino: Risparmi 42%

Spesso per l’arredamento da giardino ci si affida all’usato e anche in questo caso la convenienza è notevole. Un set composto da tavolo da giardino con sei sedie si aggira intorno ai 99€ a dispetto del nuovo 149€. Sui barbecue invece abbiamo un risparmio del 28% tra nuovo e usato. Infine potete trovare una coppia di sdraio usate a 30€ anziché 78€ con un risparmio del 62%.

Per arredare un giardino con attrezzatura usata si risparmia quindi il 41%!

Vi lasciamo dunque con la nostra nuova infografica e buon risparmio!

Hai un sito o blog e sei interessato a pubblicare l’infografica?
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mr t baracus

Buon compleanno Mr. T! I migliori momenti di un’icona anni 80

Cosa pensereste se vi dicessimo che oggi è il compleanno di Laurence Tureaud? E se invece vi dicessimo che a compiere 62 anni proprio oggi è quella grande icona anni 80 di Mr. T?

L’attore e wrestler americano, portato alla ribalta dall’A-Team, è rimasto nel cuore e nella memoria di tutti i giovani degli anni 80, grazie alla sua aria da duro ma soprattutto al suo aspetto inconfondibile. Muscoli d’acciaio, barba, cresta alla mohawk sulla testa, e abbondanti dosi di collane e catene d’oro sul corpo: questi i tratti distintivi di un personaggio che ha fatto del suo look la sua arma vincente, ma che si fa ricordare anche per il suo carisma e per la sua simpatia.

 

(image: Marco Antonio Torres)

(image: Marco Antonio Torres)

 

Laurence Tureaud è nato a Chicago il 21 maggio 1952, e dopo un passato nell’esercito americano negli anni 70 iniziò a lavorare come buttafuori facendosi conoscere tra gli ambienti della sua città. È qui che sviluppò per la prima volta il personaggio di Mr. T: le catene d’oro erano i gioielli sequestrati ai clienti cacciati dai locali dove lavorava, mentre la capigliatura era ispirata ai guerrieri africani Mandinka.

In seguito la reputazione di Mr. T iniziò a crescere quando intraprese la carriera di guardia del corpo, ingaggiato da celebrità del calibro di Muhammad Ali e Michael Jackson. Nel 1980 partecipò e vinse alla trasmissione TV “America’s Toughest Bouncer”, una gara tra buttafuori: fu qui che Sylvester Stallone lo notò, e lo volle all’interno del suo film Rocky III.

Era nata una stella: dopo la sua partecipazione a Rocky Mr. T divenne una vera celebrità, protagonista di film, serie TV, spot, e apparizioni televisive di ogni tipo durante tutti gli anni 80. Dagli anni 90 in poi la sua fama è un po’ scemata, anche a causa di problemi di salute, ma la sua immagine rimane sempre viva come simbolo di un duro senza compromessi ma capace di offrire grandi messaggi di vita.

Andiamo quindi a riscoprire i migliori momenti della carriera di Mr. T, attraverso dei divertenti video d’annata che ci dimostrano la caratura di questo grande personaggio.

Rocky III – “I pity the fool”

È nel film Rocky III di Sylvester Stallone del 1982 che nasce definitivamente la leggenda di Mr. T. Qui il nostro eroe interpreta il principale antagonista di Rocky, il giovane pugile James “Clubber” Lang che gli contende il titolo di campione dei mesi massimi. La scena più importante per Mr. T è quella sopra, in cui Lang intervistato afferma: “I don’t hate Balboa…but I pity the fool!”, ovvero “Non odio Balboa…ma quello scemo mi fa pena!”. La frase “I pity the fool” diventerà un vero tormentone per Mr. T, il suo marchio di fabbrica per l’intera carriera.

A-Team

Il ruolo che più di tutti ha dato la gloria a Mr. T è stato senz’altro quello di Bosco “P.E.” Baracus nell’A-Team. In quello che è stato uno dei migliori telefilm anni 80, tra i 4 protagonisti Baracus, manco a dirlo, è il duro del gruppo, come dimostra il suo soprannome P.E. che sta per Pessimo Elemento. Il personaggio di Mr. T era caratterizzato anche dalle sue doti di meccanico e dalla sua paura di volare, ma è rimasto impresso soprattutto per il suo look con cresta, orecchini di piuma, e catene d’oro in bella mostra, oltre che per la sua frase tipica “zitto scemo!”.

Il cartone animato

All’apice del suo successo nel 1983 Mr. T fu anche protagonista di una serie a cartone animati dal poco originale titolo di Mister T. La serie andò in onda negli USA fino al 1986, e sbarcò anche in Italia per un breve periodo negli anni 80 su Italia 7. Nel cartone Mr. T era il proprietario di una palestra in cui si allenavano dei giovani atleti, come dimostra la divertente sigla italiana nel video sopra.

Il wrestling

Il fisico imponente di Mr. T e la sua fama di gran personaggio non potevano che proiettarlo anche nel mondo del wrestling, sport che in realtà aveva praticato anche in gioventù diventando campione cittadino. Il suo debutto ufficiale fu con WrestleMania del 1985, in cui era in coppia con un’altra leggenda anni 80 del calibro di Hulk Hogan: l’improbabile duo vinse quell’edizione scontrandosi con “Rowdy” Roddy Piper e Paul Orndorff. In seguito Mr. T partecipò ad alcuni match in qualità di lottatore ma anche di arbitro.

I video motivazionali

Tra le tante apparizioni di Mr. T durante gli anni 80 spicca anche questo video motivazionale uscito nel 1984 in VHS, dal titolo Be Somebody…or Be Somebody’s Fool! Nel video Mr. T dispensa saggi consigli ai bambini su come aumentare la propria autostima, affrontare i bulli, rispettare gli adulti, e tante altre lezioni di vita. Nel corso del filmato si contano tanti intermezzi musicali che vedono protagonista Mr. T: è il caso del video sopra in cui canta la canzone “Treat your mother right”, che insegna il rispetto verso le proprie madri.

L’album rap

Dimostrandosi ancora una volta un vero modello di comportamento per i più piccoli, Mr. T nel 1984 incise persino un album rap intitolato Mr. T’s Commandments (“i comandamenti di Mr. T”). L’album era destinato al suo giovane pubblico e conteneva tanti messaggi positivi tra cui quello, importantissimo, di stare lontani dalla droga.

Le pubblicità

Oltre agli esempi già citati, Mr. T negli anni è stato anche protagonista di un film e di una serie TV a lui dedicati, di un reality show del 2006 dal titolo I Pity The Fool, e di tantissimi spot pubblicitari. Soprattutto dagli anni 90 in poi è apparso in tanti spot indimenticabili, tra cui uno per dei cereali a suo nome, uno per il videogioco World of Warcraft, ed alcuni per le barrette di cioccolato Snickers. Il video sopra è proprio uno degli spot originali per gli Snickers, in cui Mr. T punisce “a modo suo” un simulatore in una partita di calcetto.

Mr. T è un personaggio unico, una vera icona anni 80 che ha mantenuto intatto il suo carisma ancora oggi. Se volete ricrearne il mito, magari potete iniziare ad allenarvi cercando dei guantoni da boxe in vendita su Kijiji, o quantomeno provare a ripescare le sue inconfondibili catene d’oro tra i gioielli presenti sul nostro portale…

 

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I Simpson: 10 ragioni per cui sono entrati nel mito

simpsons personaggi

I Simpson, la serie animata americana creata da Matt Groening nel 1989 e giunta alla ribalta durante gli anni 90 sono diventati in circa due decenni di onorata carriera  uno dei cartoni animati più popolari di sempre.

Amati da ragazzini, adolescenti e adulti di almeno due generazioni, le avventure della gialla famiglia di Springfield nell’arco di 25 anni di programmazione sono state un fenomeno planetario, dal successo senza precedenti e capaci di battere ogni record.

Per dare un’idea della portata del successo dei Simpson, basti pensare che ormai 7 anni fa, il 20 maggio 2007, la Fox trasmetteva l’episodio numero 400 della serie, cementandone di fatto lo status di sitcom americana più longeva di sempre.

La serie è giunta ormai alla sua 25esima stagione, per un impressionante totale di 552 episodi trasmessi ad oggi, e la sua popolarità non accenna a calare. Numeri da capogiro per una serie che definire leggendaria è riduttivo: non solo è stato il migliore cartone animato degli anni 90 e probabilmente di sempre, ma una serie divertentissima e allo stesso tempo complessa, capace di lasciare un segno indelebile sulla società e sulla cultura popolare di tutto il mondo.

Eppure ai suoi esordi in pochi avrebbero scommesso che quella strana famiglia mal disegnata e di colore giallo avesse le carte in regola per sfondare in maniera così eclatante. Merito questo di tanti fattori, dalla creatività dei suoi autori alla ricchezza dei suoi contenuti: abbiamo raccolto qui 10 motivi per cui i Simpson sono diventati un mito, una piccola selezione di quelli che sono stati e sono tuttora i segreti del loro successo.

1)      La formula

simpson1

Ormai chiunque è familiare con la formula di base su cui sono costruiti i Simpson: una tipica famiglia “disfunzionale” americana, di colore giallo, composta dal padre Homer, dalla madre Marge, e dai figli Bart, Lisa e Maggie. A far loro da cornice la città di Springfield e una miriade di personaggi di contorno che rappresentano diversi tipi umani. Ma questo da solo non basta a spiegarne il successo: il vero marchio di fabbrica è l’umorismo assolutamente unico, che mischia gag fisiche a parodie, citazioni colte, e ad una satira della società americana nel suo insieme. I temi trattati sono i più disparati e non mancano di controversie, e anche per questo i Simpson sono una serie che può essere apprezzata da giovani e adulti allo stesso modo.

2)      La creatività di Matt Groening

matt groening

Il creatore dei Simpson è il fumettista Matt Groening, che nel 1987 si fece notare dal produttore televisivo James L. Brooks per la sua striscia Life in Hell. Brooks decise di scritturare Groening come autore di alcuni corti animati per il Tracey Ullman Show: nacque così la famiglia Simpson. Come ispirazione, Groening prese la propria famiglia, usando gli stessi nomi dei suoi componenti e sostituendo il proprio con Bart (anagramma di “brat”, “marmocchio”). I corti ebbero tale successo che dal 1989 si guadagnarono uno show tutto per loro: era nata la prima serie dei Simpson, quella che continua ancora oggi.

3)      La gag del divano

Anche i fan meno affezionati dei Simpson non possono non ricordare la mitica sigla iniziale, vero e proprio marchio di fabbrica di una serie che fa dell’originalità il suo punto di forza. A parte per la musica composta da Danny Elfman, la sigla dei Simpson si ricorda anche e soprattutto per le variazioni sul tema che compaiono in ogni puntata, la “gag della lavagna” e la “gag del divano”. Nella prima, Bart scrive sempre una frase diversa sulla lavagna della scuola come punizione; nella seconda, la famiglia Simpson corre per sedersi sul divano di casa e accendere la TV. La gag del divano soprattutto ha prodotto negli anni anche tanti risultati divertentissimi, a volte con la collaborazione di artisti famosi come Banksy nel video sopra.

4)      Bartmania

Il successo dei Simpson esplose definitivamente nei primi anni 90. L’America e il mondo intero furono letteralmente invasi da gadget, magliette, libri, dischi e via dicendo legati ai gialli di Springfield, in particolare a Bart Simpson, che almeno all’inizio era il vero volto della serie. Questo fenomeno fu definito Bartmania e scatenò non poche polemiche, dato che il giovane ribelle era considerato un cattivo esempio per i più piccoli: scuole, famiglie, e persino il presidente Bush sr. si scagliarono contro i Simpson. La Bartmania diede vita anche ad un singolo di grande successo, “Do the Bartman”, scritto da Michael Jackson in persona.

5)      Le citazioni e la pop culture

simpson citazione

Come detto, una parte importantissima dell’umorismo dei Simpson è data dalle tante citazioni e parodie di film e telefilm famosi, e di elementi della pop culture in generale, presenti nella serie. Da Shining a 2001: Odissea nello Spazio, da Cape Fear a Il Padrino, il numero di citazioni filmiche presenti nei Simpson è veramente incalcolabile, e spesso rappresenta una vera sfida per i più accaniti fan della serie. Un caso particolare è dato poi dalle puntate speciali “La paura fa novanta”, in onda ogni anno il giorno di Halloween: si tratta di episodi a tema horror-fantascientifico che nella maggior parte dei casi fanno la parodia a classici del genere.

6)      Le guest star

mccartney simpsons

Un altro motivo per cui i Simpson sono ben radicati nella pop culture è la presenza nella serie fin dagli inizi di numerosissime guest star, ovvero celebrità anche di caratura mondiale che prestano la voce e il volto (in versione rigorosamente “gialla”) in alcuni episodi. La lista delle guest star apparse sui Simpson è lunghissima: da rockstar come Paul McCartney a politici come Tony Blair, da attori come Danny DeVito a calciatori come Ronaldo. Menzione speciale meritano comunque anche i doppiatori regolari della serie: in Italia gran parte del successo è merito anche di gente come Tonino Accolla, voce di Homer, o Liù Bosisio, voce di Marge.

7)      Il mistero di Springfield

springfield

Come capita spesso per le serie TV più popolari, i fan più accaniti hanno cercato di svelare tutti i suoi misteri più nascosti. Uno che ha tormentato la mente degli appassionati per anni è stato la vera location di Springfield, la città in cui hanno luogo le avventure dei Simpson. Il nome Springfield è comunissimo tra le città americane, e ne esistono diverse in vari stati. In realtà la Springfield dei Simpson è una città immaginaria, e non corrisponde a nessuna città reale: gli autori hanno pensato che sarebbe stato divertente far dannare i fan per scoprire la sua vera ubicazione.

8)      Record di lunghezza

simpson stagione 25

Negli anni i Simpson hanno battuto diversi record di longevità per una serie di televisiva, testimonianza di una popolarità che non ha mai accennato a diminuire. Nel 1997 hanno superato i Flintstones come serie a cartoni animati di prima serata più longeva, mentre nel 2009 hanno ufficialmente battuto il record mondiale di sitcom dal più alto numero di episodi, oltre a quello di serie TV americana trasmessa per più stagioni. Oggi, tagliato ormai il traguardo dei 500 episodi e della 25esima stagione, riesce difficile immaginare una fine alla leggenda dei Simpson.

9)      Il film

Il punto di più grande successo nella vita dei Simpson è stato rappresentato forse dall’uscita di I Simpson – Il film a luglio 2007, la prima e unica pellicola ufficiale sui gialli di Springfield. Se da tanto tempo si faceva un gran parlare della possibile uscita di un film sui Simpson, ci sono voluti ben 18 anni per vederlo effettivamente nelle sale, grazie allo sforzo congiunto di tutti i principali autori della serie. Il film non ha tradito le aspettative dei fan e lo spirito della serie, ed è stato un enorme successo al botteghino con 527 milioni di dollari di incassi.

10)   I figli dei Simpson

futurama

Merito dei Simpson è stato anche quello di aver sdoganato un certo tipo di umorismo “adulto” in un formato come il cartone animato da sempre considerato destinato ai bambini, spianando la strada a sitcom animate come I Griffin o South Park. Tra i figli dei Simpson, il più simile all’originale è certamente Futurama, serie creata dallo stesso Matt Groening ed ambientata nella New York dell’anno 3000.

 

Anche voi siete dei devoti fan di Homer, Bart, e di tutti gli altri gialli di Springfield? Su Kijiji potete trovare un’infinità di gadget sui Simpson, dai fumetti ai DVD, fino a orologi e peluche!

 

cubo di Rubik

Il cubo di Rubik: storia e curiosità del rompicapo più venduto al mondo

cubo di Rubik

A tutti noi è capitato almeno una volta nella vita di mettere le mani su un cubo di Rubik. Tutti abbiamo provato quell’enorme frustrazione che segue il primo tentativo di risolvere il cubo: a prima vista sembra un innocuo giocattolo di semplice risoluzione, ma pian piano si trasforma in un’impresa impossibile, un rompicapo nel vero senso della parola.

È proprio questo il segreto del successo del cubo di Rubik: la sua struttura all’apparenza semplice, che nasconde in realtà un enigma complesso. È un gioco che travalica i confini dell’età e della cultura personale, molto popolare tra i ragazzini, ma allo stesso tempo capace di affascinare matematici e studiosi di ogni parte del mondo.

Proprio oggi questo affascinante rompicapo festeggia il suo 40° anniversario: nel 1974 infatti l’ungherese Erno Rubik inventò il primo esemplare del cubo che prese in seguito il suo nome, capace negli anni 80 di imporsi come uno dei giochi più importanti del periodo.

In 40 anni di vita, il cubo ha conquistato i cuori di tantissimi. Tra record, curiosità, e soluzioni al rompicapo quella del cubo di Rubik è una storia che merita di essere riscoperta.

Un po’ di numeri

Il cubo di Rubik si è imposto fin dai suoi esordi come un cult assoluto, ed è quindi facile comprendere come oggi questo rompicapo detenga il record di giocattolo più venduto al mondo, con più di 300 milioni di esemplari.

La sua struttura è ben nota a tutti: si tratta di un cubo con un lato di 5,7 cm, in cui ognuna delle 6 facce è composta di 9 caselle. Ogni faccia ha un colore diverso (in genere bianco, rosso, blu, arancione, verde e giallo), ed il cubo è composto da 26 piccoli cubetti che possono cambiare di posizione.

Scopo del gioco è quello di “risolvere” il cubo, ovvero arrivare a mettere ogni casella dello stesso colore sulla stessa faccia, partendo da una situazione in cui le caselle sono in disordine.

Spiegato così il gioco sembra semplice, in realtà non lo è affatto: sono possibili infatti 43 quintilioni di combinazioni delle caselle di un cubo, di cui solo una è quella corretta. Per dare un’idea, se avessimo un cubo di Rubik diverso per ogni possibile combinazione, potremmo ricoprire 275 volte la superficie della Terra.

Storia del cubo

Anche la storia di questo rompicapo è decisamente curiosa e affascinante. La sua invenzione si deve all’ungherese Erno Rubik, professore di architettura all’Università di Budapest, che nel 1974 ideò il cubo come esperimento, per capire come muovere le parti strutturali di un edificio indipendentemente l’una dall’altra, senza far crollare l’intera struttura.

Rubik non progettò il cubo come un gioco appassionante, ma capì che poteva diventarlo quando, dopo aver girato le caselle la prima volta, non riuscì più a riportarle nella posizione di partenza.

Dopo aver impiegato un mese a risolverlo, Rubik capì il potenziale della sua invenzione, e affidò al piccolo rivenditore ungherese Politechnika il compito di vendere il “cubo magico”. I primi esemplari andarono in vendita a Budapest nel 1977, ma fu solo dal 1980, quando la multinazionale Ideal Toy Corporation si appropriò dei suoi diritti, che il cubo di Rubik si affermò come successo planetario.

La cubo-mania che esplose nei primi anni 80 andò oltre ogni più rosea aspettativa. Se i bambini di tutto il mondo si spremevano le meningi su come risolverlo, presto il cubo affascinò anche illustri matematici, che iniziarono a studiarne combinazioni e algoritmi di risoluzione.

Nel frattempo il cubo di Rubik appariva in film e videoclip, ispirava libri, canzoni, opere d’arte, e persino la serie TV Rubik, the amazing cube del 1983, che aveva un cubo parlante come protagonista.

Erno Rubik grazie alla sua invenzione divenne tra i più ricchi e famosi cittadini magiari, ed ottenne la presidenza dell’Accademia di Ingegneria Ungherese.

Il cubo ha avuto il suo periodo di più grande successo durante gli anni 80, ma ancora oggi si può dire che rimanga un passatempo molto popolare. Come ha dimostrato di recente un articolo della BBC, sono ancora tanti quelli che nel mondo si dicono “dipendenti” dal cubo di Rubik, dai fenomeni che partecipano ai campionati del mondo, fino alle persone comuni che lo portano sempre con sé per tirarlo fuori nei momenti di noia al posto del cellulare.

Competizioni e record

Come tutti sanno, risolvere un cubo di Rubik non è cosa affatto semplice: il muratore britannico Graham Parker ad esempio ci ha messo 26 anni, guadagnandosi il poco invidiabile record di soluzione del cubo di Rubik più lenta del mondo.

Ma naturalmente c’è anche chi il cubo tenta di risolverlo nel minor tempo possibile. È questo il caso degli appassionati della disciplina dello speedsolving, ovvero l’arte di risolvere un cubo di Rubik il più velocemente possibile.

Il primo campionato mondiale ufficiale di risoluzione di cubi si è tenuto a Budapest nel 1982, ed è stato vinto dal vietnamita Minh Thai con un tempo di 22,95 secondi. Dal 2003 il campionato del mondo di speedsolving si tiene ogni due anni, e oggi include diverse varianti, come la risoluzione del cubo bendati, a squadre, con i piedi, o con una mano sola.

Nello speedsolving “tradizionale” il record del mondo appartiene al giovane olandese Mats Valk, capace all’ultimo Mondiale nel marzo 2013 di risolvere un cubo in appena 5,55 secondi. Persino nel mondo dei robot c’è chi si impegna per costruire tecnologie all’avanguardia nella risoluzione del cubo: il record appartiene al robot CubeStormer III, che a marzo 2014 è riuscito a risolvere un cubo in soli 3,25 secondi.

cubestormer

La soluzione del cubo di Rubik

A questo punto la domanda a molti può sorgere spontanea: ma come si può risolvere un cubo di Rubik?

Premettiamo che non esiste un metodo univoco di risoluzione del cubo, considerando anche i miliardi di combinazioni possibili di facce e colori. Nel tempo questo rompicapo ha affascinato diversi matematici, che si sono ingegnati a ideare diversi algoritmi di soluzione del cubo di Rubik, ovvero una serie di mosse prestabilite da effettuare in ordine ben preciso.

Per i principianti, ed in generale per chi ha tanta pazienza e tempo a disposizione, il più adatto è il cosiddetto metodo a strati, ideato da David Singmaster già nel 1980.

Il metodo a strati consiste prima di tutto nell’individuazione di tre categorie diverse di caselle del cubo, ovvero i centri (al centro di una faccia e con un solo colore), gli spigoli (ai lati e comprendenti due colori su due facce adiacenti), e gli angoli (comprendenti tre facce di colori diversi).

Bisognerà poi procedere a risolvere passo dopo passo le diverse parti del cubo, partendo da una “croce” su una faccia del cubo, e proseguendo poi tra i diversi strati e tra le diverse facce. Per una spiegazione dettagliata può essere utile visitare pagine come questa, o affidarsi ad un tutorial su YouTube come quello qui sotto:

Il metodo a strati ha lo svantaggio di non essere troppo veloce e quindi non è adatto alle gare di speedsolving. Esistono algoritmi creati appositamente per questo tipo di competizioni, mentre altri ancora sono stati ideati per trovare la soluzione del cubo di Rubik con il minor numero di mosse. Nel 2010 un team di ricercatori di Google ha stabilito che il “numero di Dio”, ovvero la perfetta soluzione dell’enigma, è di 20 mosse.

 

Il cubo di Rubik è un gioco veramente unico, capace di far divertire i bambini e di impegnare gli adulti per ore. Se anche tu vuoi provare a trovare la sua soluzione, cerca un cubo tra gli annunci di Kijiji!

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Mille Miglia: viaggio tra le 5 edizioni più indimenticabili

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foto: Mirko Zammarchi

È partita proprio oggi l’edizione 2014 della Mille Miglia, il consueto appuntamento con la rievocazione storica di una gara automobilistica che definire leggendaria è dire poco. Come ogni anno, auto d’epoca provenienti da tutto il mondo si sfideranno dal 15 al 18 maggio lungo quello storico percorso che ha segnato la storia dell’automobilismo.

L’edizione di quest’anno vede 435 equipaggi al via provenienti da 34 nazioni diverse, di cui 143 italiani: tra i partecipanti si registrano anche VIP del calibro degli attori Jeremy Irons e Adrien Brody. Tutte le vetture in gara sono rigorosamente antecedenti al 1957, l’anno in cui si è disputata l’ultima edizione.

Ma più che una gara di regolarità, la Mille Miglia sarà anche quest’anno una vera festa, una celebrazione di un’epoca d’oro dell’automobilismo e di una competizione amata da tutti.

La storica, originale Mille Miglia disputata tra il 1927 e il 1957 è stata infatti un’istituzione del mondo delle corse automobilistiche, una gara leggendaria a cui oggi non si può che guardare con nostalgia.

Nata dalla passione e dall’ingegno di alcuni pionieri del mondo dei motori, provenienti da Brescia e detti “i 4 moschettieri”, la Mille Miglia alla sua nascita rappresentava una vera impresa per coraggiosi e spericolati, in un’epoca in cui le condizioni di strade e automobili non erano neanche lontanamente al livello di quelle odierne.

Il nome della corsa deriva dalla lunghezza del suo percorso, di 1600 km, pari appunto a circa 1000 miglia. Punto di partenza è la città di Brescia, vera e propria culla della tradizione automobilistica, per raggiungere Roma e poi tornare nella città lombarda.

Tutto quello che riguarda la nascita e i primi anni di questa competizione è ammantato da un’aura di leggenda. Se si considerano le difficoltà nell’organizzare una corsa di tale portata nell’Italia dell’epoca, non si può ammirare la tenacia e l’ambizione dei suoi promotori.

La Mille Miglia fu interrotta due volte: la prima dal 1941 al 1946 per la Seconda Guerra Mondiale; la seconda volta, quella definitiva, nel 1957, in seguito ad un incidente mortale che portò il governo a varare una legge che vietava le gare di velocità su strada.

Ma la leggenda della Mille Miglia rimase impressa nella memoria collettiva per molti anni a venire, tanto che dal 1987 la competizione fu ripresa ufficialmente come gara di regolarità per auto d’epoca a tappe. Anche il grande Lucio Dalla ha dedicato una canzone alla Mille Miglia e al leggendario Tazio Nuvolari:

La storia della Mille Miglia è affascinante e si può leggere in dettaglio nel suo sito ufficiale. Noi qui ci limiteremo a ricordare 5 delle più grandi imprese di sempre nella Mille Miglia, quelle che hanno contribuito a scolpire per sempre il nome di questa corsa nella leggenda.

1927 – La prima Mille Miglia

Dopo mille difficoltà, scetticismo, e un grande sforzo organizzativo, la prima Mille Miglia prese ufficialmente il via il 26 marzo 1927. All’epoca in pochi credevano fosse possibile completare il percorso di 1600 km in meno di due giorni; gli stessi piloti partecipanti alla gara caricarono le macchine di bagagli prevedendo una notte all’addiaccio. I risultati furono strabilianti: i vincitori Nando Minoja e Giuseppe Morandi tagliarono il traguardo in 21 ore, 4 minuti e 48 secondi, mantenendo una media oraria di circa 77 km/h, qualcosa di incredibile per le auto degli anni 20. Minoja e Morandi erano a bordo di una OM 665 Superba, un marchio storico proveniente, guarda caso, proprio da Brescia.

1940 – Il Gran Premio di Brescia

Il primo anno in cui la Mille Miglia fu interrotta fu il 1939, dopo che nell’edizione precedente una Lancia Aprilia aveva provocato un grave incidente. Per ovviare al divieto imposto dal governo, gli organizzatori escogitarono una variante, il cosiddetto Gran Premio di Brescia che ebbe luogo nel 1940. Il percorso prevedeva un triangolo compreso tra le città di Brescia, Cremona e Mantova, da ripetersi per nove volte per arrivare a una distanza di 1000 miglia. Già in quest’occasione la vettura vincitrice, marchiata Touring Milano, era in grado di raggiungere i 220 km/h. Storicamente poi questa corsa segnò il debutto della prima auto costruita da Enzo Ferrari, un’Auto Avio 815.

1948 – Tazio Nuvolari torna a correre

Gli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale furono difficili per la Mille Miglia, come per il paese intero. Tra strade dissestate dal conflitto, carenza di carburante, e un’industria in difficoltà, fu necessaria ancora una volta la passione per l’automobilismo per far rinascere la Mille Miglia. Nonostante tutto, le edizioni di questi anni sono tra le più leggendarie. Indimenticabile quella del 1948, in cui un Tazio Nuvolari ormai vecchio e debilitato da malattia e tragedie personali, decise di tornare al volante per un’ultima, storica gara. A bordo di una Ferrari 166 SC, il “Nivola” rimase in testa fino a Bologna, per poi essere costretto al ritiro a Reggio Emilia, con l’auto ormai in panne, e a lasciare la vittoria a Clemente Biondetti.

1950 – Marzotto vincitore inaspettato

Gli anni 50 furono quelli di più grande successo per la Mille Miglia, ormai un’istituzione di livello internazionale, frequentata dai più grandi piloti da corsa e dalle vetture più all’avanguardia. In questo scenario, è curiosa la storia del Conte Giannino Marzotto, rampollo di una delle più importanti famiglie nobili italiane. Il giovane aristocratico partecipò alla Mille Miglia nel 1950, presentandosi a bordo di una Ferrari 195 S berlinetta, in un impeccabile abito completo di cravatta e doppiopetto. Questo suscitò l’ilarità dei piloti da corsa professionisti, tutti rigorosamente in tuta: peccato che Marzotto riuscì alla fine a vincere la corsa con un tempo di 13 ore.

1955 – Record di velocità

Nell’edizione del 1955, la terzultima della storia, si registrò un record di velocità che rimarrà per sempre imbattuto. Negli ultimi anni di vita della Mille Miglia le vetture iniziarono a far registrare velocità decisamente elevate, che da molti venivano considerate troppo alte per le strade regolari: purtroppo il culmine verrà raggiunto con la tragedia di Guidizzolo nel 1957, che darà fine alla gara in maniera definitiva. Il record fu effettuato da un inglese, il famoso pilota Stirling Moss alla guida di una Mercedes-Benz 300 SLR, con una media oraria di 157,65 km/h. Celebre fu l’idea del suo copilota, il giornalista Denis Jenkinson, di tracciare una mappa dettagliata del percorso prima della gara: un’idea oggi diventata una consuetudine nel mondo del rally.

 

Quante storie incredibili, quante imprese leggendarie fa tornare alla mente la Mille Miglia! Se anche a voi quegli storici bolidi riaccendono la passione e l’entusiasmo, non vi resta che andare a cercare una mitica auto d’epoca tra quelle presenti su Kijiji!