Archivio mensile:aprile 2014

Gli sport più strani del mondo: la top 10

Tra le Olimpiadi Invernali di Sochi, i Mondiali di Calcio in Brasile, e i tanti altri eventi sportivi in programma quest’anno, il 2014 verrà sicuramente ricordato come un anno importante nella storia dello sport.

Ma se ad attirare davanti al televisore grandi masse di pubblico in tutto il mondo sono sport popolarissimi come il calcio, il basket, o il rugby, esistono anche una miriade di piccole e sconosciute discipline che non possono vantare lo stesso seguito di appassionati.

Stiamo parlando degli sport più pazzi del mondo, che nei meandri più nascosti del pianeta sono organizzati in vere competizioni che riescono spesso ad appassionare e coinvolgere come quelli più conosciuti.

A volte frutto di una lunga tradizione, a volte nati semplicemente da fantasie in bilico tra genio e follia, certo è che per partecipare a queste competizioni ci vuole spesso coraggio, faccia tosta, ma anche una buona dose di ironia.

Ecco quindi una classifica dei 10 sport più strani e incredibili del mondo. E se dopo aver visto questi video vi verrà voglia di provarli, potrete sempre iniziare cercando dell’attrezzatura sportiva tra gli annunci presenti su Kijiji!

10)      Stiratura estrema

L’unico sport al mondo a combinare “il brivido dell’attività sportiva estrema all’aria aperta con la soddisfazione di una camicia ben stirata”, secondo la definizione ufficiale. I coraggiosi partecipanti a questa disciplina estrema portano le loro tavole da stiro nelle postazioni più impensabili, dalle foreste alle cascate, dal fondo del mare al bel mezzo di un’autostrada, con l’obiettivo di stirare al meglio i propri vestiti.

9)      Braccio di ferro

Incredibile a dirsi, ma questa attività che quasi tutti abbiamo provato almeno una volta nella vita può vantare una lunga tradizione di competizioni ufficiali. Fin dagli anni 50 infatti è esistita una federazione ufficiale che organizza campionati e tornei internazionali. Lo sport ha avuto un picco di popolarità negli anni 80, grazie al film Over the Top con Sylvester Stallone dedicato al mondo del braccio di ferro agonistico.

8)      Sepak takraw

Originario della Malesia e popolarissimo in tutto il Sudest Asiatico, il sepak takraw è in realtà uno sport affascinante da vedere, e che richiede grandi doti tecniche e atletiche. Si gioca in modo molto simile alla nostra pallavolo, con l’eccezione che la palla può essere colpita con tutto tranne che con le mani. Questo dà luogo a grandi acrobazie da parte dei giocatori per non far cadere la palla per terra, in uno spettacolo veramente unico.

7)      Trasporto della moglie

Questa divertentissima competizione si svolge ogni anno in Finlandia nel mese di luglio, ed ha origini che risalgono addirittura all’Ottocento. La spiegazione è piuttosto semplice: gli uomini devono portare la propria compagna in spalla attraverso un percorso di 253 metri a ostacoli, tra cui un corso d’acqua. Il vincitore riceve in premio una quantità di birra pari al peso della moglie, che per regolamento non può essere meno di 49 kg.

6)      Lotta di cuscini

Sono riservate solamente alle donne le gare ufficiali di lotta di cuscini, uno sport che dal 2004 può vantare una federazione ufficiale (la PFL) con sede a Toronto, in Canada. Secondo le fondatrici, la lotta di cuscini permette loro di “essere creative, fare qualcosa di diverso e un po’ folle”, mostrando con orgoglio la propria forza. In passato nei match si sono registrati lesioni e concussioni anche piuttosto gravi.

5)      Scacchi Boxe

Avete sempre pensato che la boxe non abbia niente di intellettuale? O al contrario che le partite di scacchi non siano molto avvincenti? Lo sport che fa per voi potrebbe essere la scacchi boxe, l’unica disciplina che unisce queste due attività completamente diverse tra loro. I combattenti si sfidano in diversi round in cui alternano scazzottate coi guantoni e mosse sulla scacchiera, e la vittoria può essere decisa sia da un KO tecnico che da uno scacco matto.

4)      Joggling

Un altro affascinante ibrido tra discipline diversissime è il joggling, ovvero un misto tra il juggling (la giocoleria) e il jogging. L’idea di fondo è che i partecipanti debbano percorrere una distanza a piedi facendo roteare in aria costantemente delle palline da giocoliere, con l’obiettivo di percorrere la maggior distanza possibile o di fare il minor numero di errori. Alcuni joggler hanno anche partecipato a maratone, arrivando a un tempo record di 2 ore e 50 minuti.

3)      Polo in monociclo

Creato da un gruppo di appassionati di monocicli dell’Oregon, gli Unicycle Bastards, questo sport combina in modo molto fantasioso il polo con la capacità di guidare un monociclo. Secondo le regole ufficiali, i giocatori sono incoraggiati a “dire frequenti e colorite parolacce”, e a consumare “almeno una bevanda alcolica prima di ogni match”. Al di là dell’atmosfera goliardica comunque, questo sport non è per niente facile e richiede grandi doti di coordinazione.

2)      Zorbing

Riesce difficile capire quali doti atletiche siano necessarie per eccellere nella disciplina dello zorbing, eppure il risultato è veramente spassoso da vedere. Lo sport consiste nel posizionarsi all’interno di una grande palla di plastica simile a una ruota da criceti, e rotolare giù per un pendio cercando di totalizzare il miglior tempo possibile. Lo sport ha avuto origine nel 1994 in Nuova Zelanda, e da allora ha raggiunto anche picchi di insperata notorietà.

1)   Calcio bici

Immortalato anche da Mai Dire Gol in una delle loro trasmissioni, il calcio bici è una pazza disciplina che unisce elementi del calcio e dell’hockey al ciclismo artistico. Le due squadre partecipanti si fronteggiano in formazioni da due persone in sella ad una bicicletta a scatto fisso: scopo del gioco è fare gol nella porta avversaria usando le ruote della bici. Anche questo sport ha una lunga tradizione, risalente addirittura alla Germania del 1893.

 

 

Kijiji non ha prodotto questi video e non è affiliato coi suoi produttori. Kijiji non garantisce e non è responsabile per l’accuratezza e l’affidabilità di qualsiasi affermazione fatta o implicata nei video. Ogni riferimento a individui, prodotti commerciali o marche non costituisce o implica un supporto, affiliazione o sponsorizzazione da parte della marca verso Kijiji.

lamborghini veneno

Le migliori Lamborghini: top 10 di un marchio da sogno

Arriva il momento di celebrare uno dei marchi di auto italiane che più ha dato lustro al nostro paese nel mondo. Proprio oggi infatti ricorre l’anniversario della nascita di Ferruccio Lamborghini, avvenuta il 28 aprile 1916 a Cento, in provincia di Ferrara.

Ferruccio ha dato vita negli anni 60 ad una delle case automobilistiche italiane di più grande prestigio internazionale, la Automobili Lamborghini SpA, che ha prodotto alcune tra le supercar più veloci, lussuose e leggendarie nella storia.

È curioso però notare come le origini di questo storico marchio non abbiano niente di glamour. L’azienda fu fondata infatti nel 1948 per produrre trattori e macchine industriali, e solo dal 1963 partì la produzione di auto sportive, che si imposero da subito come vetture ambitissime.

Ancora oggi Lamborghini è un marchio che fa sognare gli appassionati di motori di tutto il mondo e di tutte le età. Diretta rivale della Ferrari fin dagli anni 60, le Lamborghini si distinguevano per l’approccio più selvaggio e incentrato sulle performance, e per essere pensate per la strada prima che per le competizioni.

Negli anni, tanti sono stati i modelli prodotti dalla casa del toro che hanno fatto la storia. Oggi vogliamo ricordare le 10 migliori Lamborghini prodotte nel corso degli anni, tutte accomunate da quell’aura di esclusività che le rende un vero privilegio per pochi.

Lamborghini 350 GT (1964 – 1968)

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Il primo modello prodotto in serie dalla casa di Sant’Agata Bolognese è stata la Lamborghini 350 GT, erede della 350 GTV presentata come prototipo nel 1963, e seguita dalla 400 GT nel 1966. Obiettivo dichiarato del patron Ferruccio era fare concorrenza alla Ferrari: per questo la 350 GT non voleva essere rivoluzionaria, ma perfetta dal punto di vista tecnico. Degno di nota il motore V12 con due alberi da camme, capace di sprigionare una potenza di 320 CV.

Lamborghini Miura (1966 – 1973)

lamborghini miura

Esemplare unico ed esclusivo all’interno del panorama delle auto sportive, la Lamborghini Miura non è stata solo una delle migliori auto italiane anni 60, ma anche un modello davvero rivoluzionario. Questo grazie all’innovazione portata dal motore centrale, che diventerà uno standard delle auto sportive da lì in avanti, ma anche grazie al suo avveniristico design firmato da Marcello Gandini, e alla produzione in soli 763 esemplari che rendono la Miura una preda oggi ambitissima dai collezionisti.

Lamborghini Urraco (1971 – 1979)

lamborghini urraco

Negli anni 70 la Lamborghini si dovette adeguare alla tendenza generale dell’epoca, producendo un modello come la Urraco di potenza più contenuta. Abbandonato il motore V12 in favore di un V8 da 220 CV, la prima Urraco P 250 mantenne il motore centrale e il design firmato Bertone, ma fu una mezza delusione per via della prestazioni ridotte. La successiva Urraco P 300 aumentò la potenza a 265 CV, mentre la P 200 per il solo mercato italiano ne offriva una versione ancora più contenuta.

Lamborghini Countach (1974 – 1990)

lamborghini countach

Se la Urraco si rivelò un parziale insuccesso, il vero modello di punta della casa bolognese dalla metà degli anni 70 e per tutti gli anni 80 fu la Lamborghini Countach. Si trattava di un modello unico, che ha influenzato tutta la successiva produzione di auto Lamborghini, soprattutto grazie al suo inconfondibile design “a cuneo” targato Bertone e alle portiere con apertura verso l’alto. La Countach segnò anche il ritorno al motore V12, che nella prima versione LP400 permetteva di raggiungere una velocità record di 315 km/h.

Lamborghini Jalpa (1981 – 1988)

lamborghini jalpa

Meno appariscente rispetto alla Countach, la Lamborghini Jalpa fu comunque un ottimo prodotto del marchio del toro durante gli anni 80. La Jalpa riprendeva meccanica e motore della Urraco, con un nuovo design della carrozzeria e diverse rifiniture tecniche che la rendevano la migliore tra le vetture Lamborghini di fascia “bassa”. Della Jalpa furono prodotti 416 esemplari, tutti dotati di motore V8 per 255 CV di potenza e 234 km/h di velocità massima dichiarata.

Lamborghini Diablo (1990 – 2001)

diablo

Non poteva esserci miglior successore della Countach che la Lamborghini Diablo, l’auto che ha infiammato la passione e alimentato i sogni degli appassionati di motori per tutti gli anni 90. Un mostro di prestazioni e stile, la Diablo si colloca esattamente a metà strada tra tradizione e modernità delle vetture Lamborghini. Già la prima versione del 1990 raggiungeva una velocità di 325 km/h, il record di allora per una vettura da strada, e i successivi modelli come la esclusivissima Diablo GT spostarono l’asticella ancora più in avanti.

Lamborghini Murcielago (2001 – 2010)

lamborghini murcielago

Prima auto prodotta nel nuovo corso Lamborghini sotto la proprietà del gruppo Volkswagen, la Murcielago è stata una vera hypercar, ancora una volta dalle prestazioni monstre, che ha fatto registrare picchi di vendite molto rari per una vettura di questo livello. La Murcielago poteva vantare un imponente motore V12 6,2 L da 580 CV di potenza, con un sistema di trazione integrale a giunto viscoso denominato “viscous traction”. Prodotta inizialmente solo come coupé, si è imposta dal 2006 soprattutto come roadster.

Lamborghini Gallardo (2003 – 2013)

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Contemporaneamente alla Murcielago, l’altro grande modello della casa bolognese dei primi anni 2000 è stato la Lamborghini Gallardo, vettura di categoria entry level, fatta per affrontare anche la guida in città e soprannominata “baby Lambo”. La Gallardo offriva comunque un motore V10 caratteristico della categoria da 500-520 CV di potenza, e può vantare il record per il maggior numero di esemplari venduti per una vettura Lamborghini, poco più di 14.000.

Lamborghini Aventador (2011 – oggi)

lamborghini aventador

Ad oggi la vettura di punta della casa di Sant’Agata è la Lamborghini Aventador, introdotta nel 2011 come sostituta della Murcielago. Le innovazioni principali riguardano il motore V12, con un angolo di 60° e montato in posizione longitudinale e posteriore, e il telaio monoscocca in fibra di carbonio che ne alleggerisce di molto il peso. Anche a causa della recente politica di riduzione delle emissioni, la Aventador non è l’auto più veloce né la più costosa di casa Lamborghini, ma ne mantiene inalterato lo stile unico.

Lamborghini Veneno (2013 – oggi)

lamborghini veneno

L’ultima grande novità di casa Lamborghini è la Veneno, una fuoriserie prodotta in edizione limitatissima da lasciare letteralmente a bocca aperta. Oltre ad essere stata definita l’auto più costosa del mondo, al prezzo di 4 milioni di euro, la Veneno è stata prodotta in soli 15 esemplari dalla sua presentazione al Salone di Ginevra nel 2013. Questo mostro di prestazioni può vantare un motore V12 da 6388 cc, capace di sprigionare 755 CV per 350 km/h di velocità massima.

 

La grande musica italiana anni 70: 10 cantautori che hanno segnato un’epoca

lucio battisti

Nonostante qualcuno tra i nostri confini possa non essere d’accordo, l’Italia vanta una grande reputazione internazionale per la bella musica e il bel canto. Merito soprattutto dell’opera e della grande lirica italiana, che hanno saputo imporsi a livello europeo dal XVI secolo.

Negli ultimi decenni è stata però la musica leggera a farla da padrone, producendo tanti artisti di fama mondiale. Un fenomeno unico, particolare e importantissimo è stato quello dei cantautori italiani, che dagli anni 60 hanno dato vita al filone musicale più prolifico del ‘900 italiano.

Il termine cantautore indica generalmente un interprete di musica leggera, che oltre a cantare scrive da sé i testi e le musiche delle proprie canzoni. All’interno di questo filone comunque non mancano le eccezioni, con artisti definiti come cantautori che però si avvalgono della collaborazione di altri per comporre le musiche o i testi.

La musica italiana anni 70 si riflette nel testamento di cantautori senza tempo.

A volte politicamente impegnati, a volte allegri e scanzonati, a volte cupi e malinconici, sempre poetici: tante sono state le diverse anime dei cantautori italiani anni 70, in un decennio che ha cambiato la storia della musica e non solo.

Qui di seguito vogliamo citare 10 cantautori italiani degli anni 70 che hanno segnato quell’epoca: questa non vuole essere una lista definitiva, bensì un omaggio a vari artisti talentuosi, che hanno rappresentato in pieno lo spirito del periodo.

Lucio Battisti

Forse l’artista più rappresentativo del fenomeno dei cantautori anni 70 è stato il reatino Lucio Battisti, uno degli interpreti italiani più iconici e amati di sempre. Con il suo stile delicato e sensibile, unito a una grande tecnica musicale fatta di sperimentazioni e fusioni tra generi, Battisti ha impresso il suo nome nella storia della musica. Da ricordare la sua lunga collaborazione con il paroliere Mogol, autore dei suoi testi mai banali di stampo sentimentale, lontani da qualunque tema politico.

Fabrizio De Andrè

Cantautore unico nella storia della musica italiana, intellettuale e poeta, cantore degli emarginati e degli sconfitti, massimo esponente della scuola cantautoriale genovese: Fabrizio De Andrè è stato tutto questo e molto di più. Se è vero che i testi delle sue canzoni oggi si trovano nei libri di scuola, allo stesso tempo parlano un linguaggio poetico ma accessibile a tutti, con uno stile unico che ha contribuito ad alimentarne il mito. Una vera leggenda anche per la sua personalità unica, protagonista di quattro decenni di musica italiana.

Lucio Dalla

Grande interprete e performer adorato dal pubblico ed esaltato dalla critica, il bolognese Lucio Dalla ha raggiunto il successo e la maturità artistica negli anni 70, dopo un passato da jazzista e da autore “sanremese”. Personalità unica sia nella sua musica che nella vita, eccentrico, sopra le righe, e buffonesco, ma capace anche di spaziare nella poesia e nell’impegno politico. Un musicista di talento e dalla formazione solida, capace di passare con naturalezza dalle melodie più leggere alla musica colta e d’avanguardia.

Rino Gaetano

Antitesi del cantautore politicamente impegnato, il calabrese Rino Gaetano occupa un posto unico nel panorama dei cantautori anni 70. Con il suo stile da giullare allegro e scanzonato,e i testi imbottiti di ironia e nonsense, Gaetano nascondeva in realtà una forte attenzione ai temi sociali, soprattutto legati al meridione e all’emarginazione, arrivando spesso anche a suscitare censure e controversie. Di lui si ricorda anche la tragica fine, avvenuta a poco più di trent’anni in seguito a un incidente stradale.

Paolo Conte

L’autore che più di tutti è riuscito a contaminare il mondo dei cantautori con il jazz e lo swing, i generi musicali che costituiscono il tratto più distintivo della formazione e dello stile del piemontese Paolo Conte. Anche la sua storia è piuttosto curiosa: avvocato di professione, per Conte inizialmente la musica era un secondo lavoro, a cui si è dedicato stabilmente solo dal 1974 a 37 anni. Oltre al suo talento da pianista, Conte è noto anche per la sua attività di paroliere, con cui ha firmato in passato diversi successi.

Francesco Guccini

Uno degli autori che più hanno incarnato lo stereotipo del cantautore “politico”, in un periodo di grande subbuglio sociale come gli anni 70, è stato Francesco Guccini. In realtà il cantautore modenese, nonostante sia generalmente associato all’area della sinistra, è difficilmente ascrivibile ad un singolo partito e si definisce anarchico. Nelle sue canzoni Guccini ostenta forti influenze folk, unite ad una grande ricerca linguistica, capace di mischiare citazioni letterarie e linguaggi alti a toni semplici e popolari.

Roberto Vecchioni

https://www.youtube.com/watch?v=6WwUqnAa1Dc

Uno dei tanti cantautori italiani famosi per aver alternato con successo la carriera musicale ad una professione “seria”. In questo caso il brianzolo Roberto Vecchioni ha svolto per anni l’attività di insegnante di greco e latino presso un liceo classico, guadagnandosi il nomignolo di “professore”. Musicalmente, Vecchioni inserisce spesso il suo amore per il mondo dei classici all’interno delle sue canzoni, imbottite di citazioni storico-letterarie con intento simbolico.

Francesco De Gregori

Un altro cantautore che dagli anni 70 ad oggi ha potuto godere di un successo immutato e di grande considerazione da parte della critica è stato il romano Francesco De Gregori. A caratterizzare la sua lunga carriera è stata la ricerca di soluzioni musicale innovative, unita ad uno stile nei testi spesso ermetico ed esistenzialista, che toccava temi storici e politici visti però sotto una luce personale. Da non dimenticare le sue ricorrenti collaborazioni con altri grandi della musica italiana, da Dalla, a Vecchioni, a Venditti.

Enzo Jannacci

Artista a tutto tondo, grande esponente del filone comico e demenziale tra i cantautori italiani dagli anni 60 in poi, il milanese Enzo Jannacci è uno di quei nomi forse meno conosciuti ma non per questo meno importanti. Oltre ad una solida formazione da pianista jazz, Jannacci ha potuto vantare trascorsi da cabarettista e un’importante collaborazione con un’altra leggenda come Giorgio Gaber, in una carriera inframmezzata da pochi, grandi successi. Anche Jannacci per tutta la sua vita non ha mai abbandonato la sua professione “seria”, quella di medico.

Antonello Venditti

Emblema unico della romanità tra i cantautori italiani, Antonello Venditti è conosciuto oggi soprattutto per aver cantato le lodi della Città Eterna, in cui è nato e cresciuto, in diverse occasioni. Naturalmente pensare a Venditti solo in questo modo sarebbe riduttivo: dal suo debutto negli anni 70 ha saputo unire le influenze del folk e della musica leggera ad un uso particolare ed intenso del pianoforte, trattando nei suoi testi temi che spaziano dai racconti biografici ad un’attenzione particolare per il proletariato urbano.

 

Quelli nella lista sono stati o sono tuttora dei grandissimi artisti, tra i più importanti di sempre per la musica italiana. Naturalmente ce ne sono molti altri che non abbiamo citato: quali sono i tuoi preferiti? Scrivicelo nei commenti, ed intanto puoi recuperare tutti i migliori album dei cantautori anni 70 rigorosamente in vinile tra gli annunci di Kijiji!

 

 

Kijiji non ha prodotto questi video e non è affiliato coi suoi produttori. Kijiji non garantisce e non è responsabile per l’accuratezza e l’affidabilità di qualsiasi affermazione fatta o implicata nei video. Ogni riferimento a individui, prodotti commerciali o marche non costituisce o implica un supporto, affiliazione o sponsorizzazione da parte della marca verso Kijiji.

I 5 migliori film di Jack Nicholson: omaggio ad un grande del cinema

Facciamo gli auguri ad un gigante del cinema americano, il grande Jack Nicholson che proprio oggi compie 77 anni. Non ci sono dubbi che Jack Nicholson sia stato uno dei più grandi attori di sempre, che ha scolpito il suo nome nella storia con una serie di interpretazioni a dir poco memorabili.

Nato il 22 aprile del 1937 a Neptune City nel New Jersey, fin dalla giovane età Jack Nicholson ha avuto ben chiaro in mente il suo obiettivo di vita, quello di diventare un famoso attore. La sua carriera iniziò negli anni 60, con una serie di ruoli in film horror e western a basso budget prodotti dal re del cinema di serie B Roger Corman.

Fu con la sua partecipazione a Easy Rider nel 1969 che la fama di Jack Nicholson esplose, facendogli guadagnare la prima di una lunga serie di nomination agli Oscar. Negli anni 70 Nicholson si impose definitivamente come uno dei più grandi talenti della sua generazione, interpretando tanti ruoli divenuti leggendari.

Il marchio di fabbrica di Jack Nicholson è da sempre la sua incredibile versatilità e capacità espressiva. Non è un caso che nella sua carriera Nicholson abbia interpretato spesso personaggi pazzi, disturbati e psicopatici: il suo folle e inconfondibile ghigno è qualcosa di unico, capace di far venire i brividi soltanto a guardarlo.

jack nicholson

Ma naturalmente negli anni Jack Nicholson ha dimostrato di saperci fare con ruoli di qualsiasi tipo. A testimonianza del suo enorme talento basti dare uno sguardo alla sua bacheca di premi: Nicholson detiene il record per il maggior numero di nomination all’Oscar per un attore uomo, e con tre statuette quello di maggior numero di premi vinti, alla pari di Walter Brennan e Daniel Day-Lewis.

Ci sembra giusto quindi omaggiare questo maestro del cinema con una selezione dei 5 migliori film di Jack Nicholson, tutti da recuperare nella sezione DVD di Kijiji.

5)      The Departed (2006)

Uno dei suoi ultimi, grandi ruoli in ordine di tempo, in cui l’attore ormai anziano torna a fare quello che sa fare meglio, ovvero interpretare un personaggio al limite della follia. In questo caso Jack Nicholson si cala nei panni dello psicopatico e cruento boss della mala irlandese Frank Costello, donando un’incredibile aura di imprevedibilità e terrore al personaggio. Per The Departed Nicholson ha ricevuto una delle tante nomination all’Oscar, in un film che annovera un cast a dir poco stellare.

4)      Chinatown (1974)

Un’altra nomination all’Oscar per Jack Nicholson è arrivata per l’interpretazione del detective privato Jake Gittes nel noir anni 70 Chinatown. Il film è considerato uno dei capolavori del regista Roman Polanski, grazie alle atmosfere ciniche e cupe che rievocano la grande tradizione del noir, unite alla presenza di un Nicholson in ottima forma e con uno spirito da mattatore. Un thriller imperdibile che ha cementato lo status di Jack Nicholson come mostro sacro del cinema.

3)      Qualcosa è cambiato (1997)

Anche in una commedia romantica come Qualcosa è cambiato Jack Nicholson è stato in grado di imprimere la sua caratteristica vena di follia. Nel film interpreta il protagonista Melvin Udall, uno scrittore misantropo e affetto da disturbo ossessivo-compulsivo che pian piano impara a superare le sue fobie e a trovare l’amore. L’interpretazione intensa e sfaccettata di Jack Nicholson gli è valsa uno dei suo tre premi Oscar come Miglior Attore.

2)      Qualcuno volò sul nido del cuculo (1975)

Se Qualcuno volò sul nido del cuculo è largamente acclamato come un capolavoro, non è solo per la sua trama toccante o per il suo messaggio positivo di fondo, ma anche per la presenza di un Jack Nicholson in una delle sue migliori interpretazioni. Nei panni di Randle Patrick McMurphy, piccolo delinquente che sconta la sua pena in un manicomio, Nicholson trasmette quello spirito anarchico e anti-autoritario che costituisce il cuore del film. Con questo ruolo Jack Nicholson ottenne il suo primo Oscar come Miglior Attore.

1)      Shining (1980)

Più volte sulle pagine di questo blog abbiamo incluso Shining nelle classifiche dei nostri film preferiti. Questo perché l’opera di Stanley Kubrick è un capolavoro senza tempo, non solo per la sua maestria registica o per l’atmosfera da brividi, ma anche per la magistrale interpretazione di Jack Nicholson. Nei panni dello scrittore Jack Torrance, Nicholson ci regala una discesa negli abissi della follia senza paragoni, condita da tanti dei suoi caratteristici ghigni malefici e da tante scene memorabili che lo vedono protagonista.

 

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mustang prova di morte

Ford Mustang compie 50 anni: le 7 migliori apparizioni al cinema

Uno degli esemplari più iconici di auto sportiva americana degli anni 60 festeggia oggi il suo 50esimo compleanno. La prima Ford Mustang fu presentata al pubblico dell’Esposizione Universale di New York da Henry Ford II il 17 aprile del 1964.

Fin da subito la Ford Mustang si è imposta come prototipo della macchina sportiva americana veloce, aggressiva, e dalle linee inconfondibili. Insieme ad altri leggendari modelli come la Chevrolet Corvette o la Dodge Challenger, che spopolavano negli anni 60 e 70, la Mustang ha portato alla ribalta lo stile e il carattere delle auto sportive a stelle e strisce.

Il successo della Ford Mustang tra il pubblico americano fu esplosivo fin dal primo momento. Nel suo primo anno di produzione ne furono venduti più di 400.000 esemplari, e nel giro di 18 mesi la milionesima Mustang uscì dagli stabilimenti Ford.

La sua storia di successo è continuata inalterata fino ai nostri giorni: dopo diversi restyling e più di 9 milioni di esemplari venduti, oggi la Ford Mustang è ancora in produzione, con la sesta generazione pronta a vedere la luce nel 2015.

Un modello di automobile così leggendario e tipicamente americano non poteva che trovare posto anche in tante produzioni di Hollywood. Nel corso degli anni la Ford Mustang è apparsa spesso al cinema: abbiamo raccolto qui 7 film da non perdere in cui compare questo bolide senza età.

7)      Grindhouse – A prova di morte

mustang prova di morte

Tutto il film di Quentin Tarantino è un omaggio alle auto sportive degli anni 60 e 70 e ai “car movies” del periodo. Tra le varie Dodge e Chevrolet guidate dalle bellezze fatali di A prova di morte non poteva mancare una Ford Mustang Grande del 1972, uno dei modelli più imponenti della prima generazione. Da notare il colore giallo acceso con strisce nere con cui è dipinta la carrozzeria, ispirato alla tuta di Uma Thurman in Kill Bill.

6)      Non è mai troppo tardi

non è mai troppo tardi

I due “grandi vecchi” del cinema americano Jack Nicholson e Morgan Freeman in Non è mai troppo tardi interpretano due malati terminali che decidono di realizzare tutti i loro più grandi desideri prima di morire. Tra i sogni di Freeman c’è anche quello di “guidare una Shelby Mustang”: e così l’anziano protagonista si metterà al volante di una Shelby Mustang GT350 del 1966 per un’ultima, folle corsa, con tanto di salto da una rampa.

5)      Io sono leggenda

Che auto scegliereste di guidare per le strade di New York se foste l’ultimo uomo rimasto sulla Terra? Tanti probabilmente sarebbero d’accordo con Will Smith nello scegliere una nuova fiammante Shelby GT500 Mustang del 2007, appartenente alla quinta generazione del modello statunitense. In Io sono leggenda è il veicolo che lo scienziato protagonista usa per fuggire dagli zombi e per cacciare cervi, come nel video sopra.

4)      Drive

Nonostante Drive sia la storia noir di un pilota-stuntman, nel film non ci sono molte scene di inseguimento. Una delle poche è quella del video sopra, dove Ryan Gosling, alla guida di una Ford Mustang GT 5.0 del 2011, e inseguito da una Chrysler 300, dimostra tutta la sua abilità nella guida in poche, incredibili manovre. L’auto in questione è uno dei modelli più potenti della quinta generazione, con un motore V8 da 5 litri per una potenza di 412 CV.

3)      Fuori in 60 secondi

Remake di un classico car movie degli anni 70, Fuori in 60 secondi vede il ladro in pensione Nicolas Cage costretto a rubare 50 macchine in 24 ore. Il pezzo più ambito è Eleanor, una stilosissima Shelby Mustang GT500 del 1967 customizzata, protagonista di una scena di inseguimento mozzafiato che vedrà l’auto planare sopra un ingorgo stradale. Una delle Mustang usate per questo film è stata venduta all’asta nel 2013 per 1 milione di dollari.

2)      Agente 007 – Missione Goldfinger

Nel terzo film della saga di James Bond compare uno dei primissimi modelli mai prodotti di Mustang. Si tratta della cosiddetta Ford Mustang convertibile modello 1964 ½, soprannome che identifica le prime auto in vendita precedenti all’uscita del modello 1965. In Goldfinger l’auto è guidata dalla Bond girl Tania Mallet, e viene coinvolta in un inseguimento con l’Aston Martin DB5 dello 007 Sean Connery, in qui quest’ultimo avrà la meglio.

1)      Bullitt

In questo classico con Steve McQueen è possibile assistere ad una delle migliori scene di inseguimento nella storia del cinema. L’ispettore Bullitt è alla guida di una Ford Mustang GT390 Fastback del 1968, con cui insegue dei sicari su una Dodge Charger 500, per 10 minuti di pura adrenalina. Curiosità: Steve McQueen era veramente alla guida della Mustang durante le riprese, essendo un appassionato di corse sportive.

 

Se vedere queste clip ha risvegliato in voi la passione per le auto sportive americane, non esitate a cercare tra le tante Mustang usate presenti nella sezione Auto di Kijiji!

50 anni di Nutella: 10 deliziose curiosità tra storia e pazzie

Che mondo sarebbe senza Nutella? Siamo sicuri che per tutti noi il mondo non sarebbe più lo stesso: la Nutella non è solo una deliziosa crema di cioccolato e nocciole, è un’istituzione.

Difficile trovare qualcuno che non ami questa delizia al sapore di cioccolato. L’amore per la Nutella è qualcosa che non conosce età né confini, ed è sicuramente uno dei prodotti italiani più conosciuti e apprezzati nel mondo.

E proprio quest’anno la Nutella compie 50 anni. Era il 20 aprile 1964 infatti quando il primo barattolo di Nutella come lo conosciamo oggi uscì dalla fabbrica della Ferrero di Alba, in provincia di Cuneo, iniziando così una lunga e strabiliante storia di successi.

Per un anniversario così importante, in un periodo in cui grazie alle uova di Pasqua il cioccolato abbonda sulle nostre tavole, è giusto riscoprire insieme la storia della crema al cioccolato più buona del mondo con 10 curiosità sulla Nutella che forse non conoscevate.

10)   Ladri di Nutella

ladri di nutella

La Nutella è talmente buona che verrebbe voglia di rubarla. Questo devono avere pensato i ladri tedeschi che nel 2013, nel paese di Bad Hersfeld, hanno rapinato nella notte un carico di Nutella da un camion parcheggiato. La dolce refurtiva consisteva in 5,5 tonnellate di crema al cioccolato, per un valore complessivo di circa 20.000 dollari. Senza dubbio i proprietari avranno avuto un colpo al cuore!

9)      Colazione da record

colazione nutella

Una buona fetta di pane spalmata di Nutella è quello che ci vuole per iniziare bene la giornata. E proprio la Nutella detiene il Guinness dei Primati per la più grande colazione continentale di sempre. Per il 40° anniversario di Nutella, più di 27.000 persone si sono riunite a Gelsenkirchen, in Germania, per una colazione a base di yoghurt, succo di frutta, burro, e naturalmente pane e Nutella.

8)      Spalmate in omaggio

spread nutella

La Nutella fin dai suoi esordi ha conquistato grandi e piccini, ma da sempre ha usato anche idee di marketing all’avanguardia. Se nel 2009 la sua pagina Facebook era la terza al mondo per numero di fan, al suo lancio sul mercato italiano era accompagnata da una simpatica strategia promozionale, detta “la spalmata”: tutti i bambini che si presentavano in un punto vendita con un pezzo di pane potevano ricevere una spalmata di Nutella gratis.

7)      Il giorno della Nutella

nutella day

Non tutti sanno che ufficialmente il 5 febbraio di ogni anno è la Giornata Mondiale della Nutella. L’idea è stata lanciata in maniera non ufficiale nel 2007 dalle blogger Sara Rosso e Michelle Fabio, come un giorno in cui in cui provare nuove ricette, condividere foto sui social network, e naturalmente mangiare quintali di Nutella. Lo slogan dell’ultima edizione è stato: “Avevamo un sogno. E un cucchiaio”.

6)      Barattoli da collezione

abat jour nutella

Un’altra famosa strategia promozionale della Nutella è stata quella di usare barattoli di vetro per il prodotto, in modo che potessero essere collezionati. I barattoli fin da subito erano decorati con immagini multicolore, e dal 1990 con personaggi dei cartoni animati. I barattoli vuoti possono essere utilizzati come bicchieri o, con un po’ di creatività, anche per altri usi, come questo abat-jour alla Nutella che abbiamo trovato in vendita su Kijiji…

simpsons nutella

 

5)      Un’idea di successo

ferrero giandujot

L’invenzione della Nutella si deve al pasticcere di Alba Pietro Ferrero, che nel 1946 creò la “Pasta Giandujot”, ovvero una pasta gianduia di cioccolato e nocciole. La gianduia, già in uso in Piemonte da tempo, era nata in seguito all’aumento del prezzo del cacao, per trovare un’alternativa al cioccolato tradizionale. Anche nel dopoguerra il cioccolato scarseggiava, e così Ferrero ebbe l’idea di mischiarlo alle nocciole che abbondavano nella zona delle Langhe, aggiungendo anche burro di cocco.

4)      Dai blocchi alla crema

supercrema ferrero

La Pasta Giandujot era inizialmente venduta in blocchi da tagliare. Leggenda vuole che un giorno d’estate i blocchi si sciolsero, dando vita ad una deliziosa crema da spalmare: nacque così nel 1951 la Supercrema. Fu il figlio di Pietro Ferrero, Michele, a cambiare il nome in Nutella prendendo spunto dal termine inglese “nut”, cioè “nocciola”, e a fare della Ferrero una multinazionale conosciuta in tutto il mondo.

3)      Un dolce segreto

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Come per la Coca-Cola, la ricetta originale della Nutella è custodita gelosamente: per questo la crema al cioccolato ha avuto tanti imitatori ma nessun vero rivale. Gli ingredienti poi variano da paese a paese: in Italia è composta principalmente da zucchero, olio di palma, nocciole, cacao magro, e latte scremato in polvere. Oggi la Nutella viene identificata principalmente come “crema di nocciole”, anche se la loro quantità è molto diminuita rispetto alla ricetta del gianduia originale.

2)      I fan più famosi

nanni moretti nutella

La Nutella negli anni è stata spesso protagonista al cinema, nella musica, e nel teatro, e può contare una platea sterminata di fan tra i VIP. Il regista Nanni Moretti ad esempio è un vero patito della Nutella, e nel suo film “Bianca” lo si può vedere affogare i suoi dispiaceri in un barattolo di proporzioni extralarge. Il cantautore Ivan Graziani le ha poi dedicato la canzone “Lanutella di tua sorella”, mentre il comico Corrado Guzzanti ha messo in scena a teatro lo show “Nutella amara”.

1)      Numeri da capogiro

formati nutella

Non c’è dubbio che la Nutella sia ormai uno dei dolci più amati nel mondo. Lo testimoniano i numeri da capogiro della sua produzione: la Nutella viene venduta in 75 paesi del mondo, e se si mettessero in fila tutti i barattoli prodotti in un anno, si potrebbe coprire 1,4 volte la circonferenza della Terra. Si calcola che nel mondo venga venduto un barattolo di Nutella ogni 2,5 secondi, un bel ritmo se si calcola che sul nostro pianeta nasce un bambino “solo” ogni 8 secondi!

 

Quanta dolcezza e quante curiosità si nascondono all’interno dei barattoli di Nutella! Se volete ritrovare bicchieri e tanti simpatici gadget targati Nutella date un’occhiata agli annunci presenti su Kijiji!

Matrimonio all’italiana

Sulla scia di quanto fatto in Gran Bretagna, Kijiji Italia ha ideato un sondaggio sulle usanze dei matrimoni in Italia.
Quali sono gli abiti da sposa più amati dalle italiane? Quali le mete più ambite per andare in viaggio di nozze? Dopo quanto si presenta il partner alla propria famiglia?

Sono proprio queste le curiosità che vogliamo scoprire!

8 semplici domande per capire quali sono gli usi e le abitudini dei neo sposi, e grazie alle vostre domande Kijiji creerà un’infografica interattiva.

Se sei sposato/a o stai per sposarti e vuoi condividere con noi la tua esperienza…

Partecipa al sondaggio e diventa protagonista della nostra prossima infografica!

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I Librigame: avventure anni 80 tra le pagine di un libro

La magia dei libri consiste nel renderci protagonisti di avventure incredibili, e di farci visitare luoghi da sogno semplicemente stimolando la nostra immaginazione. Ma un tipo molto particolare di libri, i librigame che spopolavano negli anni 80, facevano molto di più: ci permettevano di scegliere di quali avventure essere protagonisti.

I librigame non erano semplici romanzi. L’idea alla loro base era che il lettore potesse scegliere come sviluppare la trama del racconto, trovandosi davanti a dei bivi nel corso della narrazione in base ai quali la vicenda si poteva sviluppare in modi diversi.

In pratica, si trattava di un ibrido tra libro e videogioco. In un’epoca in cui i videogiochi non erano ancora così diffusi tra i più piccoli, i librigame già permettevano di decidere in autonomia lo sviluppo della storia, in base alle proprie scelte.

Ed infatti, furono proprio i videogiochi e il boom delle consolle casalinghe tra i principali responsabili del declino del fenomeno librigame a metà anni 90. I librigame conobbero però una stagione di massima gloria in Italia tra gli anni 80 e i 90.

E chi ha avuto la fortuna di possederne uno in quegli anni, li ricorda ancora con entusiasmo. I librigame hanno avuto il merito di avvicinare tanti bambini al mondo della lettura, rendendo i libri un vero gioco interattivo da scarabocchiare con matite e gomme.

Tipi di librogame

librogame

Se il concetto di fondo è comune a tutti, non tutti i librogame si leggono (o meglio, si giocano) allo stesso modo. Esistono essenzialmente tre tipi principali di librogame, tutti ugualmente popolari.

Il primo tipo di librogame mai creato è il classico racconto a bivi. Si tratta della tipologia più semplice di librogame: nel corso del racconto, alla fine di un capitolo o di un paragrafo, il lettore incontra un “bivio” dove deve operare una scelta. In base alla scelta, dovrà poi proseguire la lettura in un altro paragrafo indicato.

Il secondo tipo di librogame è il modulo di avventura in solitario per un gioco di ruolo. Questi librogame riprendono alcune caratteristiche di giochi di ruolo come Dungeons & Dragons e Tunnel e Troll: il protagonista ha una serie di abilità e punti di forza, e il risultato delle sue scelte è deciso anche in base al lancio dei dadi. Per giocare con questi librigame è necessario l’acquisto di un manuale di gioco separato.

L’ultima tipologia è quella dei librigame d’avventura, una via di mezzo tra le due categorie precedenti. Anche qui ci sono delle regole prestabilite che determinano i risultati delle scelte, in base anche al lancio dei dadi, ma sono molto semplificate rispetto alle avventure in solitario.

Nelle ultime due tipologie si possono raggiungere risultati positivi o negativi a seconda del percorso intrapreso, e se si fallisce è possibile tornare indietro e riprovare un percorso diverso. Nel racconto a bivi invece, solitamente non si vince né si perde, ma si ha a che fare con diversi finali della storia.

In ogni tipologia di librogame il protagonista è sempre il lettore, ed infatti la narrazione è in seconda persona. I temi principale riguardano spesso il mondo del fantasy, ma a volte anche il romanzo storico, poliziesco, o horror.

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Le origini

Non esiste un vero e proprio inventore del librogame. Fin dagli anni 40 diversi autori cominciarono a sperimentare con le forme narrative per creare una nuova forma di romanzo che permettesse scelte multiple. Tra questi l’argentino Jorge Luis Borges, il collettivo francese OuLiPo, e il nostro Gianni Rodari con “Tante storie per giocare”.

Negli anni 50 l’americana TutorText cominciò a pubblicare dei racconti a bivi a scopi educativi, per insegnare agli studenti alcune materie in autonomia.

Furono invece gli americani Edward Packard e R. A. Montgomery a pubblicare il primo librogame come lo conosciamo oggi, destinato ad un pubblico giovane. Si trattava di “Sugarcane Island”, scritto da Packard nel 1969, ma pubblicato solo nel 1976 dalla Vermont Crossroads Press, non avendo trovato nessuno per 7 anni a cui interessasse l’idea dei librigame.

Packard e Montgomery pubblicarono diversi titoli della prima, storica serie di librigame con la Bantam, la collana Choose Your Own Adventure, destinata ad avere enorme successo per tutti gli anni 80.

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In quel periodo si svilupparono le diverse tipologie di librigame che abbiamo descritto, e iniziarono ad emergere altri autori, come Joe Dever, ideatore della serie Lupo Solitario che avrà grande successo in Italia, e R. L. Stine, il futuro autore della serie Piccoli Brividi.

I librigame in Italia

I librigame arrivarono in Italia a metà degli anni 80, grazie ad alcune case editrici che cominciarono a tradurre le collane degli autori americani. Tra queste, la Arnoldo Mondadori, che dal 1986 pubblicò 32 titoli della serie Choose Your Own Adventure con il titolo Scegli la tua avventura.

Ma la più prolifica fu senza dubbio la casa editrice Edizioni EL, che dal 1985 al 1999 pubblicò un gran numero di colane di librigame, sia tradotte dall’inglese che di autori originali italiani.

A loro si deve la pubblicazione della serie Lupo Solitario, di gran lunga la più popolare in Italia, creata dallo scrittore inglese Joe Dever e pubblicata da EL in 28 capitoli. A partire dal primo libro “I signori delle tenebre”, la collana Lupo Solitario vendette un gran numero di copie, tanto da rimanere in pubblicazione ben oltre il declino del fenomeno librigame.

lone wolf 1

I librigame oggi

Se dalla metà degli anni 90 i librigame conobbero un declino in termini di vendite, non si può dire che la loro memoria sia andata scomparendo. Lo testimoniano i tanti tentativi fatti di recente per riportare in auge il fenomeno librigame.

È notizia recente l’uscita di un nuovo capitolo della saga Lupo Solitario in formato digitale, grazie alla collaborazione tra Joe Dever e gli sviluppatori italiani Forge Reply. Al contempo sono uscite recentemente ristampe su carta della serie originale, mentre community di appassionati come Librogame’s Land promuovono tuttora la produzione di nuovi librigame.

Non dimentichiamo poi che i librigame originali sono ancora popolarissimi nel mercato dell’usato: su Kijiji in particolare se ne trovano tantissimi a ottimi prezzi!

 

bicicletta vintage

Biciclette da leggenda: la storia in 8 modelli e curiosità

La bicicletta è un mezzo che per molti rappresenta un hobby. Per altri invece le due ruote sono una vera e propria passione, non un semplice mezzo di trasporto ma una filosofia di vita.

L’esercito delle due ruote in un paese come l’Italia è ora in continuo aumento, complice anche la crisi economica che spinge molti a rinunciare all’auto. Ma naturalmente i benefici della bicicletta sono molteplici: si tratta di un mezzo ad impatto zero sull’ambiente e che aiuta a mantenere uno stile di vita attivo.

La bicicletta è ormai una presenza fissa per le strade delle nostre città, e coinvolge larghe fette di popolazione, dai ciclisti “della domenica” ai veri professionisti. Ma la bicicletta è anche un mezzo con una storia affascinante e tutta da riscoprire.

Nel corso del tempo le biciclette hanno subito una grande evoluzione, dai primi progetti di Leonardo da Vinci ai buffi modelli dell’Ottocento. Seppur la prima corsa ciclistica ebbe luogo in Francia nel 1865, il nostro paese (come per altre grandi invenzioni) ha avuto un ruolo di primo piano nella storia della bicicletta e del ciclismo, con aziende importanti del calibro di Legnano, Olympia, Taurus, Colnago e Bianchi. 

Ecco quindi viaggio lungo la storia della bicicletta, attraverso 8 leggendari modelli che hanno segnato le rispettive epoche.

1)      La draisina

L’invenzione della bicicletta è generalmente attribuita al barone tedesco Karl von Drais, che nel 1817 mise a punto un curioso mezzo a due ruote chiamato draisina. Questo veicolo non aveva pedali né freni, ma necessitava della spinta dei piedi per muoversi: tuttavia grazie alla sua ruota anteriore sterzante è considerato il primo vero antenato delle moderne biciclette. Solo nel 1839 lo scozzese Kirkpatrick MacMillan ebbe l’idea di installare dei pedali su una draisina.

draisina

2)      Il biciclo

Intorno al 1860 a Parigi iniziarono a diffondersi una serie di veicoli detti velocipedi, con pedali in movimento rotatorio e la ruota di diverse dimensioni. Un modello di velocipede particolarmente fortunato fu il biciclo, inventato dall’inglese James Starley intorno al 1870. Il biciclo aveva un’enorme ruota anteriore e una piccola ruota posteriore, per aumentare l’ampiezza della pedalata: nonostante non fosse semplice da guidare, ebbe grande successo.

biciclo

3)      La Rover Safety bicycle

Fu John Kemp Starley, nipote di James, a dare vita nel 1884 al primo modello di bicicletta paragonabile a quelle in uso oggi. La sua invenzione fu inizialmente detta safety bicycle, ovvero “bicicletta di sicurezza”, perché molto più sicura se paragonata al biciclo, e fu soprannominata Rover. Si trattava della primi bici dotata di trasmissione a catena, oltre ad avere le ruote di dimensioni uguali e un telaio simile a quelli delle biciclette moderne.

bici rover

 

4)      La Legnano di Gino Bartali

Nel Novecento le bici si diffusero sempre di più tra la popolazione, e con esse anche la passione per il ciclismo, testimoniata dalla popolarità di gare come Tour de France e Giro d’Italia, fondate rispettivamente nel 1903 e nel 1909. Le bici da corsa fino agli anni 60 erano i modelli più ambiti, contrapposte alle bici “povere” della gente comune. Aziende italiane come Legnano contribuirono al successo delle bici da corsa italiane all’estero, grazie anche all’impulso di una leggenda come Gino Bartali che su Legnano si aggiudicò i Tour de France del 1938 e 1948. A testimonianza del fascino senza tempo di queste biciclette, su Kijiji sono tuttora presenti modelli ispirati alla mitica Legnano di Bartali.

legnano bartali

5)      La Graziella

Negli anni 60 si fece largo una nuova ondata di biciclette, viste come accessorio alla moda e status symbol per una certa fetta di popolazione. Un modello iconico del periodo era la Graziella, prodotta dal 1964 dalla Carnielli di Vittorio Veneto. Di piccole dimensioni e facilmente smontabile per essere portata comodamente in giro, la Graziella fu pubblicizzata all’epoca come “la Rolls Royce di Brigitte Bardot”, ed oggi è un oggetto di culto. In occasione del 50° anniversario ne è addirittura stata prodotta una versione speciale placcata in oro.

graziella barca

6)      Olandesina e Bici da Fornaio

Evoluzione delle bici “povere” usate dal popolo nel dopoguerra sono oggi le city bike, dette anche “bici da città” o “bici da passeggio”. Come il nome fa intuire, si tratta di biciclette pensate per un uso urbano, che privilegiano la comodità, spesso sprovviste di cambio e dotate di tanti accessori come cestino o portapacchi. Tra i modelli più classici, sono rimasti celebri bici da donna come l’olandesina, e da uomo come la fornarina. Due marchi italiani storici di fornarine e olandesine sono la Mara di Busto Arsizio e la Collalti di Roma.

fornarina

7)      Le mountain bike

L’ultima grande innovazione nel campo delle due ruote è stata l’invenzione della mountain bike, che a partire dagli anni 80 ha rivoluzionato il mondo delle biciclette. La mountain bike ha visto la luce alla fine degli anni 70 in California, e da allora si è imposta come il modello di bicicletta di gran lunga più popolare a tutt’oggi. Pensata in particolare per il ciclismo su salite, discese, e strade sterrate, è caratterizzata da una particolare robustezza, sospensioni complesse, ed un cambio ad ampia escursione.

La prima mountain bike messa in commercio, Lawwill Pro Cruiser (1978)

La prima mountain bike messa in commercio: Lawwill Pro Cruiser (1978)

8)      Le bici a scatto fisso

Un caso particolare nel mondo delle due ruote è rappresentato dalle biciclette a scatto fisso, di cui abbiamo parlato anche in passato. Le cosiddette “fixies” sono bici con un solo rapporto e la trasmissione collegata direttamente alla ruota.  Se negli ultimi anni sono diventate un oggetto culto per hipster e fanatici di design, le bici a scatto fisso sono usate da tempo per le gare su pista.

La storia più incredibile a riguardo ha a che fare con la rivalità tra Francesco Moser e lo scozzese Graeme Obree, che addirittura utilizzò parti di una lavatrice per assemblare la bicicletta con cui nel 1993 superò il record di inseguimento individuale di Francesco Moser. In seguito, Obree rivelò: “Il più grande rimpianto della mia carriera è stato dire a un giornalista che avevo assemblato una bici con una parte di lavatrice. Ora sarò sempre ricordato come quel tizio della lavatrice…”

graeme obree

Graeme Obree

E tu quale modello di bici preferisci, vintage o moderna? Qualunque sia la tua scelta, cerca la bicicletta più adatta a te tra le migliaia di annunci presenti su Kijiji!

moto anni 70

Moto anni 70: i 10 migliori bolidi d’epoca

moto anni 70

Le moto anni 70 hanno portato una svolta nella storia del motociclismo. Se fino al decennio precedente a farla da padrone erano le moto italiane ed inglesi, che all’epoca non avevano grande fama di affidabilità ed alte prestazioni, negli anni 70 una nuova generazione di moto giapponesi si impose sul mercato.

Le nuove superbike giapponesi, a partire dalle mitiche Honda CB, erano sicure, dai bassi consumi e dalle alte prestazioni. Presto si imposero di prepotenza sul mercato, venendo incontro all’esigenza dei centauri dell’epoca di sacrificare la comodità in nome delle prestazioni.

Ma le case motociclistiche italiane, tedesche, e anglosassoni, ci misero poco ad adeguarsi al nuovo standard delle moto anni 70, con linee rinnovate e adeguamenti tecnologici. Oggi vogliamo ricordare 7 indimenticabili moto anni 70, i migliori bolidi di quel mitico decennio che sono ancora oggi ambitissime dagli appassionati, da ritrovare tutte nella sezione Moto di Kijiji.

1)      Honda CB750

honda cb750

La prima superbike della storia: l’impatto della Honda CB750 sul mondo del motociclismo dalla sua prima apparizione nel 1969 in poi fu devastante. Tante le innovazioni tecniche che la CB750 portava in dote, una su tutte il motore trasversale a 4 cilindri con albero a camme in testa, che poi divenne lo standard per le superbike. Aggiungete a questo novità come l’accensione elettrica, il freno a disco anteriore, e un cambio a 5 marce, unito a una potenza del motore di 67 CV per circa 200 km/h di velocità massima, ed avrete una delle moto più rivoluzionarie della storia.

2)      Yamaha RD350

yamaha rd350

Una superbike giapponese di dimensioni più ridotte, legata indissolubilmente all’immaginario degli anni 70, a quel filone di moto dalle linee agili, ma grintose e aggressive allo stesso tempo. La Yamaha RD350, lanciata nel 1973, poteva vantare un motore a due tempi bicilindrico, raffreddato ad aria e con valvola lamellare, con una potenza di 39 CV e una velocità massima di 160 km/h. Abbastanza per competere alla pari con i modelli dotati di motore a 4 tempi dell’epoca, anche in virtù del prezzo contenuto che ne faceva una moto adatta a tutte le tasche.

3)      Kawasaki Z1 900

kawasaki z1 900

Tra i titani delle moto anni 70 giapponesi non può che figurare anche la mitica Kawasaki Z1, la principale rivale della Honda CB750. Già dagli anni 60 infatti la Kawasaki lavorava ad una moto con motore da 750 cc a 4 tempi, ma fu battuta sul tempo proprio dalla Honda. La casa giapponese decise allora di puntare su una cilindrata ancora più grande, portando il motore a 903 cc. La moto, uscita nel 1972, aveva sempre un motore 4 cilindri a 4 tempi con doppio albero a camme in testa, con una potenza di 82 CV e 210 km/h di velocità massima, ed un’accelerazione pari a quella di una Corvette Z06.

4)      BMW R75/5

bmw r75

La risposta della casa bavarese all’invasione delle moto giapponesi, e alla nuova mania che si stava diffondendo in Europa delle moto sportive. Uscita nel 1970 in contemporanea ai modelli R50/5 (da 500 cc), e R60/5 (da 600 cc), la BMW R75/5 da 750 cc di cilindrata ebbe il merito di riportare in auge la gloriosa tradizione delle moto BMW. Si trattava del modello più potente e poderoso del trio, e anche quello dal’impatto più forte, capace di rivaleggiare con le altre superbike grazie al suo motore due cilindri boxer da 57 CV, ripreso per intero dal suo predecessore, la BMW R69/S.

5)      Harley-Davidson XLCR1000 “Café Racer”

harley xlcr 1000

La “pecora nera” nel panorama delle moto Harley-Davidson: se la casa di Milwaukee è infatti conosciuta soprattutto per i suoi imponenti cruiser, con la XLCR tentò l’esperimento di lanciare una moto dalle linee chiaramente ispirate alle sportive europee e giapponesi. Il nome stesso rimandava al fenomeno dei “café racer”, gli appassionati di moto sportive da modificare. Disponibile solamente in nero, la XLCR univa linee agili ad un motore V-twin da 997 cc per circa 60 CV, alimentato da un carburatore Keihin da 38 mm. Lanciata nel 1977, fu prodotta in poco più di 3000 esemplari, ed è per questo oggi un modello raro e ricercatissimo.

6)      Ducati 750 SS

ducati 750 ss

Tra le moto sportive italiane degli anni 70, la Ducati 750 SS è stata senza dubbio uno dei modelli più iconici e performanti, vero simbolo dell’eccellenza italiana nel campo dei motori come tanti altri modelli della casa bolognese. Questo modello nacque come versione da strada della 750 Sport, la moto da corsa con cui la Ducati nel 1972 realizzò la storica doppietta alla 200 miglia di Imola, con Paul Smart e Bruno Spaggiari rispettivamente primo e secondo. La versione da strada uscì nel 1973 e fu prodotta in soli 1200 esemplari, rendendola un esemplare rarissimo a tutt’oggi. Il motore, ripreso dalla GT 750, era un bicilindrico a V a 4 tempi da 72 CV, a distribuzione desmodromica.

7)      Moto Guzzi V7 Special

guzzi v7 special

Questa Gran Turismo lanciata nel 1969 è probabilmente il primo modello che salta alla mente pensando alle moto anni 70 prodotte dalla casa di Mandello del Lario. La V7 Special altro non era che l’aggiornamento della vecchia V7, a cui fu aumentata la cilindrata da 700 a 757 cc per un incremento di potenza a 60 CV. Per il resto, il motore era lo stesso bicilindrico a 4 tempi a V con angolo di 90°, il marchio di fabbrica della Moto Guzzi. La V7 Special riscosse grande successo anche negli Stati Uniti, dove riuscì a dare filo da torcere al dominio delle Harley-Davidson, presentandosi come la più “americana” tra le moto italiane.

8)      Laverda 750 SF

laverda

La casa produttrice veneta, oggi scomparsa, ha conosciuto la sua più grande stagione di gloria proprio negli anni 70, soprattutto grazie al suo modello di punta, la Laverda 750 SF. Fin dal suo lancio nel 1970, la Laverda si guadagnò la fama di moto indistruttibile: merito soprattutto del pesante motore 4 tempi bicilindrico parallelo da 60 CV, che poteva vantare ben cinque cuscinetti principali. Altra caratteristica peculiare erano i freni a tamburo con ventola per il raffreddamento, da cui derivava la sigla SF (Super Freni). La Laverda fu esibita anche al museo Guggenheim di New York nel 1999 come una delle moto anni 70 più iconiche.

9)      Triumph Trident T160

triumph trident t160

La Trident T160 fu l’ultima grande moto prodotta dalla casa inglese Triumph prima della crisi e della successiva rinascita negli anni 80. Lanciata nel 1974 come ultimo tentativo di insidiare il primato delle moto giapponesi, la T160 vendette poco più di 7000 esemplari prima della fine della produzione nel 1976, ma si ritagliò comunque un posto nella leggenda. Si trattava essenzialmente di un aggiornamento della T150V, ridisegnata con linee più accattivanti, accensione elettrica, freni a disco, e con il motore da 740 cc con i cilindri inclinati in avanti per migliorare la distribuzione del peso.

10)      Suzuki GS750

suzuki gs 750

Sebbene lanciata solo nel 1977, la Suzuki GS750 riuscì a contendere il primato di regina delle moto giapponesi alla Kawasaki Z1 900 e alla Honda CB750. Nonostante la potenza di 68 CV, minore delle rivali dell’epoca, la GS750 si distinse per un migliore controllo, unito ad affidabilità e leggerezza. La GS750 fu il primo esemplare a 4 tempi della casa giapponese, con un motore a 4 cilindri in linea che poteva raggiungere la velocità massima di 193 km/h, e riuscì nel tempo ad imporsi come lo standard per le moto giapponesi.