Archivio mensile:febbraio 2014

michael jackson costa d'avorio

Michael Jackson: 10 curiosità tra mito e pazzie

Quando si parla di Michael Jackson, si parla di molto più che di un semplice musicista. Michael Jackson è stato il re incontrastato della musica pop per almeno due decadi: un cantante, performer, e ballerino leggendario il cui successo ha abbattuto ogni confine.

Tutta la vita del King of Pop è stata dedicata alla musica: dai suoi inizi a soli 5 anni con i Jackson 5, in compagnia di 4 dei suoi fratelli maggiori, al successo planetario di “Thriller” e “Bad” negli anni 80, fino alla tragica morte avvenuta nel 2009.

Come tutti sanno, non sono certo mancate le controversie nell’arco della sua lunga carriera. Ma quel che rimane oggi nella memoria dei milioni di suoi fan sparsi per il globo, è il ricordo di un artista straordinario, capace di incantare e di unire persone e popoli diversi con i suoi messaggi di solidarietà e con il suo stile unico.

Anche noi oggi vogliamo quindi omaggiare Michael Jackson, ricordando 10 fatti poco noti sul leggendario Re del Pop.

1)      Il suo album “Thriller” è stato il più venduto della storia

michael jackson thriller

Questo è solo uno dei tanti record conquistati da Michael Jackson nella sua carriera. Il suo fondamentale album del 1982 vendette circa 50 milioni di copie nel mondo, ed è ancora oggi il più venduto nella storia. Oltre a questo, il singolo di punta “Thriller” rimase per 37 settimane al numero 1 nella classifica dei più venduti, ed anche i suoi album successivi sono tra le prime posizioni dei record di vendite di tutti i tempi. Ma la lista dei suoi primati potrebbe essere ancora molto lunga…

2)      Deteneva i diritti di pubblicazioni di quasi tutte le canzoni dei Beatles

Michael+Jackson++Paul+McCartney

Ebbene sì: proprio su consiglio di Paul McCartney, nel 1985 Michael Jackson acquistò i diritti di pubblicazione del catalogo musicale di ATV Music, che comprendeva quasi tutte le canzoni dei Beatles, per 47,5 milioni di dollari. In questo modo Michael si assicurò un guadagno costante dalle royalties dei Fab Four: nel 1995 ne rivendette il 50% alla Sony per 95 milioni.

3)      Ha sposato la figlia di Elvis Presley

JACKSON PRSLEY

La prima moglie del Re del Pop è stata la figlia del Re del Rock’n’roll Elvis Presley. Michael Jackson ha sposato Lisa Marie Presley nel maggio 1994, in una cerimonia in gran segreto nella Repubblica Dominicana. I due si incontrarono per la prima volta nel 1975, quando Lisa Marie aveva solo 7 anni, e rimasero amici da allora. Il loro matrimonio finì dopo 19 mesi con un divorzio da entrambi definito “amichevole”.

4)      Aveva una collezione incredibile di animali domestici

Photo of Michael JACKSON

Michael Jackson era decisamente un amante degli animali, e nel suo ranch di Neverland si era fatto costruire uno zoo privato. La sua scelta di animali domestici era però piuttosto sopra le righe: il suo preferito era lo scimpanzé Bubbles, adottato all’età di tre anni da un laboratorio di ricerca sul cancro. Oltre a lui, Michael possedeva i lama Louis e Lola, il montone Mr. Tibbs, il pitone Crusher, e il boa constrictor Muscles.

5)      È stato incoronato re in un villaggio della Costa d’Avorio

michael jackson costa d'avorio

Oltre ad essere stato per tutti il Re del Pop, Michael Jackson ha avuto anche una vera nomina regale. Durante una sua visita in un villaggio della Costa d’Avorio nel 1992, per sponsorizzare la ricerca contro l’AIDS, Michael fu incoronato King Sani da un capo tribù locale. Dopo l’incoronazione con tanto di documenti ufficiali, Michael sedette su un trono d’oro per assistere alle danze cerimoniali.

6)      È stato il primo artista di colore a comparire su MTV

Nonostante MTV abbia smentito categoricamente le accuse di razzismo, sembra che prima di “Billie Jean” nel 1982 l’emittente musicale non avesse mai trasmesso videoclip di un artista di colore. Michael Jackson contribuì a superare questo pregiudizio razziale, sdoganando la presenza dei musicisti neri in televisione. Inoltre il famosissimo video di “Thriller” e le altre sue creazioni, furono decisivi per portare MTV al successo mondiale.

7)      Ha brevettato la scarpa anti-gravità

Vi siete mai chiesti come faceva Michael Jackson a piegarsi di 45 gradi nel video di “Smooth Criminal”? Merito di una scarpa anti-gravità brevettata da Michael e da un team di designer, che si ancorava al terreno permettendo  a chi la indossava di piegarsi ben oltre il suo centro di gravità. Con esse MJ poteva mettere in atto la sua tipica mossa che lasciava il pubblico a bocca aperta.

8)      Ha comprato l’Oscar per il film “Via col Vento”

via col vento

Tra le tante cose folli acquistate da Michael Jackson grazie alla sua immensa fortuna, c’è anche la statuetta dell’Oscar vinta dal film “Via col Vento” nel 1939 come Miglior Film. Michael pagò 1,54 milioni di dollari nel 1999 per aggiudicarsi la statuetta, appartenuta in passato al produttore David O. Selznick. L’Oscar era in vendita all’asta presso Sotheby di New York, e sembra che fosse un desiderio di Michael fin dalla sua infanzia.

9)      Alla sua morte, Internet è impazzito

michael jackson google

La notizia della morte di Michael Jackson è stata tragica per milioni di fan in tutto il mondo. Dopo l’annuncio, diversi siti internet andarono in crash per l’enorme numero di utenti che cercavano informazioni sul loro beniamino. Tra questi Google, che bloccò le ricerche pensando di essere sotto attacco hacker, Wikipedia, che registrò il record di visitatori in una singola pagina nell’arco di un’ora, e Twitter, secondo cui il 15% dei tweet di tutto il mondo erano dedicati a Michael Jackson il giorno della sua morte.

10)   C’era una sua statua di fronte allo stadio del Fulham

statua michael jackson

Nonostante Michael Jackson fosse dichiaratamente un tifoso dell’Exeter City, nel 2011 il proprietario del Fulham Mohamed Al-Fayed, milionario egiziano amico personale del Re del Pop, gli dedicò una statua davanti all’ingresso dello stadio Craven Cottage. La statua fu rimossa nel 2013, in seguito alle proteste dei tifosi che non ritenevano il gesto appropriato.

fiat dino

Auto italiane degli anni 60: Top 5 delle auto sportive

Gli anni 60 sono stati sicuramente un periodo d’oro per gli amanti delle automobili. Con il boom economico, le auto italiane anni 60 di grandi e piccole dimensioni, adatte a tutte le tasche e a tutte le esigenze, cominciarono  ad invadere le strade.

Nel nostro paese poi gli anni 60 furono tempi particolarmente floridi per i costruttori di auto sportive, che lanciarono tanti splendidi modelli entrati nella leggenda. Se all’estero automobili come le Chevrolet Corvette o le Jaguar E-Type facevano sognare, le nostre Ferrari, Lamborghini, Maserati, e via dicendo non sfiguravano di certo in termini di design e prestazioni.

Merito anche della grande tradizione italiana nel design di automobili, con firme come Bertone, Pininfarina, e Giugiaro che già in quegli anni avevano una solida reputazione. Le auto sportive italiane degli anni 60 erano bolidi da sogno, che incantavano allora così come adesso: ecco la nostra top 5, tutta da riscoprire tra gli annunci di Kijiji.

Alfa Romeo Spider Duetto

alfa duetto spider duetto

Vero e proprio simbolo dello stile unico delle auto sportive italiane anni 60, l’Alfa Romeo Spider, soprannominata “Duetto”, è stata una vettura iconica di quegli anni. Firmata da Pininfarina nel design, la vettura della casa del Biscione fu lanciata sul mercato nel 1966 con un motore 1600 ripreso dalla Giulia. La prima serie dell’Alfa Romeo Spider Duetto era soprannominata “osso di seppia”, per la sua forma che richiamava una conchiglia. Della prima serie erano disponibili anche le versioni con motore 1750 “Spider Veloce”, e 1300 Junior.

Ferrari Dino 246

Ferrari Dino

Evoluzione stradale dell’omonima vettura da competizione, la Ferrari Dino 246 incarnava appieno l’eleganza e le linee mozzafiato delle auto della casa di Maranello. La Ferrari Dino 246 fu prodotta in circa 3700 esemplari a cavallo tra gli anni 60 e 70, ed ebbe grande successo nonostante il prezzo non certo per tutti. Il design era firmato da Aldo Brovarone per Pininfarina, e poteva vantare un motore posteriore a 6 cilindri a V con una cilindrata da 2500 cc. Un’auto sportiva veramente da sogno, prodotta in versione spider e coupé.

Lamborghini Miura

lamborghini miura

È dell’eterna rivale della Ferrari quella che è stata forse l’auto sportiva anni 60 più desiderata di sempre, ovvero la Lamborghini Miura. Un mostro di prestazioni grazie al suo motore V12 da 3.9 litri di cilindrata, con un design affascinante realizzato da Marcello Gandini per Bertone. La Lamborghini Miura era una vettura sportiva sontuosa, ambita dai VIP dell’epoca così come dai collezionisti di oggi. Fu prodotta in circa 700 esemplari tra il 1966 e il 1973, nelle tre versioni Miura, Miura S, e Miura SV.

Maserati Ghibli

maserati ghibli

Maserati Ghibli photo: Mr Choppers

Una rivale diretta della Miura era la Maserati Ghibli, una delle vetture sportive di punta della casa modenese. Sul piano delle prestazioni, la Ghibli non aveva nulla da invidiare alle sue concorrenti con il suo motore V8 da 4.7 litri di cilindrata alimentato da 4 carburatori. Per quanto riguarda il design, la Maserati Ghibli vantava le linee aggressive ideate da Giorgetto Giugiaro per Ghia. Prodotta in poco più di 1200 esemplari dal 1967 al 1973, riuscì a battere la Miura a livello di vendite, ed era disponibile nelle versioni coupé, spider, e Ghibli SS.

Fiat Dino

fiat dino

Foto: Ligabo

Forse non sarà stata una vettura da sogno quanto le precedenti, ma vale la pena citare anche la Fiat Dino, uno dei pochi esemplari di auto sportiva prodotti dalla casa torinese. Nata da una partnership tra la Fiat e la Ferrari, che necessitava di produrre in massa i suoi motori “Dino”, la piccola coupé ne poté approfittare montando un motore V6 da 1987 cc, che garantiva un’ottima potenza. La Fiat Dino fu prodotta in versione coupé e spider tra il 1966 e il 1972: la prima spider era disegnata da Pininfarina, mentre la coupé da Bertone. Nella seconda serie del 1969 la cilindrata del motore fu portata a 2418 cc.

Passione comics: i 10 migliori fumetti italiani di sempre

fumetti italiani diabolik

L’amore per il mondo dei fumetti italiani è da sempre fortissimo e rimane ancora oggi ad alti livelli, dentro e fuori dai nostri confini. Merito di una tradizione di tutto rispetto, risalente agli inizi del XX secolo col Corriere dei Piccoli, seguito poi negli anni da opere mitiche e indimenticabili entrate nella storia culturale di questo paese a pieno diritto. Questo ovviamente anche grazie a istituzioni del mondo del fumetto, come la mitica Sergio Bonelli Editore o la Editoriale Corno.

Oggi vogliamo ricordare quelli che secondo noi sono i 10 migliori fumetti italiani di sempre, serie di grande successo e vere e proprie opere d’arte che da anni mantengono un enorme seguito di fan in tutta Italia. E se siete alla ricerca di qualche numero raro non dimenticate di dare uno sguardo ai tanti fumetti presenti su Kijiji!

Tex

Tex più che un fumetto è un’istituzione. Nessuna serie a fumetti in Italia ha avuto una storia di successi tanto lunga e florida come quella creata da Gian Luigi Bonelli e Aurelio Galleppini, che ha visto i natali addirittura nel 1948. Un’epica saga western in cui il protagonista, il duro ranger tutto d’un pezzo Tex Willer, incarna i valori di coraggio, lealtà ed integrità morale tipici dell’immaginario del vecchio West. Le avventure di Tex hanno appassionato diverse generazioni e hanno avuto grande successo anche fuori dall’Italia: la serie continua regolarmente a tutt’oggi ed ha raggiunto ormai il numero 639.

collezione tex

Tutto Tex, collezione in vendita su Kijiji

Alan Ford

Uno dei risultati più alti di sempre nel genere del fumetto comico-satirico in Italia, Alan Ford narra le vicende di un gruppo agenti segreti improbabili e poveri in canna, il Gruppo TNT. Del fumetto sono rimasti leggendari molti personaggi, dall’ingenuo Alan che dà il nome al serie all’irascibile Bob Rock, fino al pluricentenario Numero Uno e al cleptomane Conte Oliver. Ma Alan Ford è da sempre anche una grande satira della società italiana, dai toni cinici e grotteschi e dai dialoghi fulminanti. Creato dal duo Magnus & Bunker nel 1969, esce da allora con regolare cadenza mensile ed ha raggiunto il numero 533.

Diabolik

Un altro caposaldo della storia del fumetto e grande successo internazionale, Diabolik ha lanciato il filone del fumetto “nero” italiano che ha spopolato negli anni 60 e 70. L’inafferrabile e spietato ladro Diabolik, contraddistinto dall’inconfondibile tuta nera e dall’abilità nei travestimenti, e accompagnato dall’inseparabile compagna Eva Kant, è da 50 anni un’icona dell’immaginario noir e gode tuttora di grande fama. Creato dalle sorelle Giussani nel 1962, Diabolik è arrivato addirittura al numero 802, e ha ispirato un film cult del 1968 e una serie TV di prossima uscita.

Sturmtruppen

Sturmtruppen è un altro grande esempio di satira all’italiana, questa volta indirizzata alla guerra e al militarismo. Le Sturmtruppen sono un reparto di truppe d’assalto tedesco della Seconda Guerra Mondiale, composto da soldati e ufficiali dallo stereotipico accento e tutti uguali nell’aspetto fisico, un simbolo della spersonalizzazione dell’individuo provocata dalla guerra. La satira di Bonvi, autore delle strisce dal 1968 al 1995, anno della sua morte, è diretta comunque anche a tutti i tipi di autorità, ed è mista a elementi surreali e demenziali che ne arricchiscono il contenuto.

fumetto sturmtruppen

Rat-Man

Rispetto ai fumetti precedenti, Rat-Man è di un’altra generazione, eppure è riuscito nel giro di pochi anni ad acquisire lo status di cult alla pari dei mostri sacri citati sopra. Nato nel 1989 per mano di Leo Ortolani, e pubblicato in una serie regolare dal 1987, è diventato un vero e proprio fenomeno di costume grazie al suo umorismo accattivante e innovativo. Nato come parodia di Batman, Rat-Man è infarcito di citazioni ai più famosi fumetti di supereroi e alla pop culture in generale, oltre che di battute esilaranti. Nonostante Ortolani abbia affermato in passato che la serie si sarebbe conclusa con il numero 100, è in uscita il numero 101, e sembra che le pubblicazioni proseguiranno ancora per molto.

giornalino rat-man

Dylan Dog

dylan dog

Pur avendone già parlato in passato sulle pagine di questo blog, non si può non inserire l’indagatore dell’incubo Dylan Dog all’interno di questa classifica. Il personaggio creato nel 1986 da Tiziano Sclavi per la Sergio Bonelli Editore ha avuto una lunga storia di successi, ispirando ben due film e portando alla ribalta il genere del fumetto horror. Dylan Dog è un investigatore privato di base a Londra, dove con l’aiuto dell’inseparabile assistente Groucho indaga su fenomeni paranormali inspiegabili. È attualmente in edicola il numero 329 della serie regolare.

Lupo Alberto

il grande lupo alberto

Lupo Alberto, oltre ad essere un fumetto popolarissimo da 40 anni a questa parte, è stato una vera e propria icona della pop culture soprattutto negli anni 90. Un classico del fumetto di genere comico, creato da Silver nel 1974, in cui Lupo Alberto e gli altri animali che popolano la fattoria McKenzie rappresentano uno spaccato della società italiana. Lupo Alberto in passato ha ispirato un gran numero di gadget, ed è stato protagonista di campagne sociali destinate ai più giovani. Pubblicato in una serie regolare dal 1985, ha raggiunto il numero 344.

Martin Mystere

martin mystere

Se Dylan Dog è l’indagatore dell’incubo, il suo collega della scuderia Bonelli Martin Mystere si fregia del titolo di Detective dell’impossibile. Le avventure dello studioso francese hanno come filo conduttore gli enigmi e i misteri dell’umanità, dalle antiche civiltà leggendarie come Atlantide agli sbarchi extraterrestri sulla Terra. Ad accompagnarlo è il fido assistente Java, un vero uomo di Neanderthal ritrovato in Mongolia. Creato da Alfredo Castelli nel 1982, la serie regolare di Martin Mystere ha raggiunto attualmente il 330° numero.

Kriminal

kriminal fumetto

Il primo grande successo del leggendario duo Magnus & Bunker, Kriminal è un altro fortunato esponente del fumetto noir italiano che ha spopolato negli anni 60 e 70. Chiaramente ispirato a Diabolik, il cinico e crudele ladro Kriminal, alter ego di Anthony Logan, se ne differenzia però per una vena più grottesca e perversa nelle sue storie. Kriminal diede scandalo negli anni 60 per il suo cinismo e per le tinte erotiche di alcune storie, ma ebbe comunque grande successo come testimoniano i due film di quegli anni a lui dedicati. La serie rimase in vita per 10 anni: dal 1964 al 1974 ne uscirono 419 albi.

Corto Maltese

corto maltese

Capolavoro dell’arte fumettistica italiana, Corto Maltese si può considerare il primo esempio di graphic novel, ovvero romanzo a fumetti, in Italia. Invece che nei classici albi, le avventure del marinaio Corto Maltese sono narrate in “racconti”, cioè pubblicazioni a sé stanti. Ambientate in un dettagliatissimo scenario di inizio Novecento, le storie di Corto Maltese vedono il misterioso marinaio navigare per i mari di tutto il mondo, spesso alla ricerca di tesori nascosti. Creatore della serie è stato Hugo Pratt, che tra il 1967 e i primi anni 90 sfornò diverse avventure di quello che è rimasto il suo personaggio più indimenticabile.

I migliori costumi di carnevale: Top 10

Con il tradizionale Volo dell’Angelo di domenica 23 febbraio in Piazza San Marco a Venezia, il Carnevale 2014 è ufficialmente iniziato. Maschere tradizionali ed originali costumi di Carnevale si preparano ad invadere come ogni anno le città d’Italia, in una settimana all’insegna dell’allegria, dell’eccentricità, e del divertimento.

Da Nord a Sud, tante sono le tradizionali feste di Carnevale che varrebbe la pena visitare: dall’elegante e libertino Carnevale veneziano ai carri allegorici di Viareggio, dalla Battaglia delle arance di Ivrea alle meravigliose sfilate di Putignano e Manfredonia.

Dovunque vi troverete a passare il sabato o il martedì grasso, è bene non farsi trovare impreparati. Nel caso non abbiate ancora un travestimento pronto, vi proponiamo 10 costumi di Carnevale insoliti e originali, da costruire in casa o da recuperare magari proprio tra gli annunci di Kijiji.

1)      Costume di Ghostbusters

costume ghostbuster

Se siete un gruppo di almeno 4 amici, potete sfoggiare un costume ispirato ai mitici Ghostbusters, gli indimenticabili acchiappafantasmi del film con Bill Murray. Un costume che con un po’ di pazienza e buona volontà si può anche fare in casa, magari dopo esservi accaparrati uno zainetto protonico.

2)      Costume da Pimp americano

costume pimp

Un personaggio iconico e stravagante, il caratteristico “pimp”, ovvero il pappone americano dal look rigorosamente anni 70, è sicuramente un costume ironico e l’ideale per farsi notare. Se non avete in casa dei vestiti dell’epoca da utilizzare, si può facilmente trovare anche sul web.

3)      Costume da WC

costume wc

Un altro grande classico del Carnevale è quello di travestirsi da oggetto della vita di tutti i giorni. Cosa c’è di meglio quindi di un bel costume da WC, adatto a tutti quelli che non si prendono troppo sul serio? Anche questo è un costume per gli amanti del fai da te, e disponibile già pronto anche via Internet.

4)     Costume da Indiano di New Orleans

costume da indiano

Gli amanti dei costumi tradizionali ed elaborati, in cerca di un’alternativa originale ai costumi settecenteschi veneziani, possono prendere ispirazione dagli “indiani” di New Orleans. Secondo la tradizione, il giorno di martedì grasso nella città americana è d’uso sfilare per le strade con questi abiti sgargianti e rigorosamente fatti a mano.

5)      Costume da Omino dei Lego

costume da lego

Se siete degli amanti dei mitici mattoncini Lego e adorate il fai da te, potete provare ad assemblare un costume come questo. Armandosi di cartone, scotch, polistirolo, e tanta buona volontà è possibile trasformarsi in un classico omino in plastica dei Lego.

6)      Costume di Assassin’s Creed

costume da assassin's creed

I costumi di Carnevale ispirati ai personaggi dei fumetti sono sempre molto gettonati. Uno dei più originali è senza dubbio quello di Ezio Auditore, il killer medievale protagonista della serie Assassin’s Creed. Un costume di grande impatto, soprattutto se indossato a Venezia o nelle altre città in cui è ambientato il videogame.

7)      Costume da Zombie elegante

costume zombie elegante

L’ideale per una festa di Carnevale dove è richiesto l’abito scuro. Se siete stanchi dei soliti zombie dal look trasandato e anche un po’ stracciato, potete impersonare questo elegantissimo morto vivente: il giusto mix tra vestito di classe e costume a tema horror, da scovare magari tra gli annunci presenti sul web.

8)      Costume da Barack Obama

costume barack obama

Impersonare una celebrità è un’altra scelta molto comune tra i costumi di Carnevale. Uno dei VIP più gettonati è senza dubbio il presidente americano Barack Obama: con un po’ di fantasia è possibile mettersi nei suoi panni in maniera originale, ricalcando il celebre manifesto della sua prima campagna elettorale.

9)      Costume da Struzzo

costume struzzo

Il costume adatto per far rimanere tutti a bocca aperta è sicuramente quello da “guidatore” di struzzi. Naturalmente chi lo indossa non è veramente in sella a un volatile peluche, ma ha le gambe infilate all’interno di quelle dello struzzo. Le gambe umane invece sono finte, per un effetto finale a dir poco spettacolare.

10)   Costume da Cavallo

costume da cavallo

Restando in tema di animali, non si può non citare una maschera che negli ultimi anni è diventata tremendamente di moda, grazie soprattutto ad Harlem Shake e alla sua popolarità su Internet. La maschera da cavallo è grottesca e divertente al tempo stesso, e vi garantiamo che non vi farà passare inosservati.

Il costo di crescere un bambino e le soluzioni per (soprav)vivere

L’opinione di Giada Lopresti, mamma blogger sensibile al tema del riciclo e dell’usato. Leggi tutti i suoi consigli su Mamma che vita

mamma che vita, il blog

“Crescere un figlio non è mai facile soprattutto dal punto di vista economico. E’ statisticamente provato che la spesa più alta che si affronta durante gli anni di mantenimento di ogni figlio è indubbiamente maggiore nel primo anno di vita: pannolini, prodotti per la cura, prime pappe, continui cambi di abiti, latte artificiale, puericultura, accessori, passeggini, ecc… [Vedi l’infografica qui] Sotto alcuni aspetti, si può cercare di risparmiare e ammortizzare la spesa, come i pannolini lavabili invece degli usa e getta, il latte in polvere invece del latte liquido, preparati in casa invece degli omogenizzati. Ma non tutto si può “sostituire”.  Esistono quindi delle ottime soluzioni da poter sfruttare, che vanno incontro soprattutto ai “poveri neo-genitori” che faticano a permettersi lo stretto necessario per il dignitoso mantenimento della prole: l’usato, il riciclo e lo scambio ( o baratto).

Le possibilità per poter sfruttare queste occasioni sono infinite e vanno dai mercatini di città o delle fiere di paese al più comodo divano di casa utilizzando il proprio pc e girando sul web. Il web soprattutto è una fonte infinita di informazioni su questi argomenti e da la possibilità in pochi click di poter confrontare centinaia di proposte trovando quella che corrisponde al meglio alle proprie esigenze.

Giada, mamma blogger di Mamma che Vita

Giada, la nostra mamma blogger, con il suo piccolo Cesare.

Per esperienza personale, è da oltre 10 anni che utilizzo internet per vendere o scambiare merce usata e sono sempre rimasta molto soddisfatta dei risultati ottenuti. Le cose poi sono notevolmente cambiate con l’inizio della mia gravidanza. Quando aspetti un bimbo ancora non hai idea dell’aspetto economico che ti si prospetta nei mesi a venire e vai incontro ad un mondo nuovo dove vuoi  che tutto sia il meglio. Ma quando poi ti scontri con la realtà, dove la crisi economica non ti permette di arrivare alla fine del mese, ti rendi conto di quanto è utile acquistare il necessario da un’altra mamma che fondamentalmente quelle cose non le ha usate poi molto. Dopo la nascita di mio figlio tutto o quasi quello che ho utilizzato nei primi sei mesi di vita è rimasto praticamente nuovo e l’ho rimesso in vendita o come merce di scambio sulle principali testate web di aste e annunci  e su app dedicate e nate per il baratto. Il risultato è semplice: tutti rimangono soddisfatti, hai dato nuova vita ed utilità ad un oggetto e soprattutto l’impatto ambientale che hai creato con questo gesto è quasi pari a zero.

Insomma, questo “movimento” continuo di oggetti tra persone può essere solo un bene sia per la comunità che per l’ambiente e trovo che sempre più genitori dovrebbero proporre questa soluzione per tutti quegli oggetti che possono essere in qualche modo riutilizzati sotto altra forma o da altre persone. D’altronde non ha senso riempirsi la cantina di cose quasi nuove che non sai se userai ancora: regalale, riciclale e crea altre cose, scambiale con cose che ti servono o vendile per poter comprare qualcosa che in quel momento può essere più utile di un oggetto che ti prende polvere su uno scaffale.

Lo scambio, il riciclo, l’usato sono soluzioni che possono aiutare ad accontentare e far felici tutti.”

E noi di Kijiji non possiamo che essere d’accordo con Giada.

 

snorky

Gli Snorky: un mitico cartone anni 80 tra successo e fallimento

 snorky

Belgio: paese la cui fama internazionale è dovuta soprattutto alla splendida Grande Place di Bruxelles, ai canali di Bruges, all’Unione Europea e ad una tradizione di grandi birre.

Eppure ci sarebbe qualcos’altro degno di menzione dalle parti di Bruxelles, ovvero una tradizione di disegnatori che ha avuto un’influenza mondiale.

Non sono in tanti a ricordare che questo paese diede i natali a Hergé, padre di Tin Tin, e Peyo, creatore dei Puffi. Ancora meno si ricorderanno poi di Nicolas Broca e Freddy Monnickendam, rispettivamente disegnatore e produttore degli Snorky, anch’essi di origine belga.

Questo è in parte dovuto al minor successo degli Snorky rispetto ai cugini blu, che cominciarono la loro esistenza in modo piuttosto travagliato.

Tutto cominciò quando Monnickendam, direttore della SEPP, società che inizialmente gestiva anche i Puffi, ebbe varie divergenze con Peyo, che voleva che la versione animata del fumetto restasse il più possibile simile all’originale.

Non potendo trasformare i Puffi in ottica più commerciale, Monnickendam decise quindi di competere con loro andando ad acquistare i diritti degli Snorks ed affidando la produzione televisiva ad Hanna & Barbera.

Arrivati sugli schermi americani nel 1984, gli Snorky non debuttarono in Italia (sul canale Italia1), prima del 1986, con la serie dal titolo ‘Arrivano gli Snorky’, che continuò per un totale di 108 episodi.

Chi erano gli Snorky?

Gli Snorky erano creaturine d’acqua salata, che vivevano felicemente in un villaggio chiamato Snorkylandia sito nelle profonditá del mare.

Questi animaletti respiravano sott’acqua grazie al famoso boccaglio sulla testa (lo Snorkel) che, a seconda delle emozioni del momento, emetteva degli strani suoni.

Nel cartone gli Snorky reincarnavano abitudini proprie degli esseri umani, e non era raro vederli andare a scuola, in discoteca, e addirittura a pattinare sott’acqua!

Tuttavia, le loro vite erano messe in pericolo dalla minaccia di cattivoni determinati a conquistare Snorkylandia e ad annientare la popolazione.

Tra di loro vi era Lattugone, in inglese “Bigweed”, capo della malavita che gestiva con I suoi fedeli aiutanti, tra cui Lattugona.

lattugone

Temibilissimi erano poi l’oscuro Grande Snorky Vampiro e il dottor Stranosnorky, nemici ancor più misteriosi del Lattugone…

grande snorky vampiro

 

 

stranosnorky

Purtroppo, però, il maggiore nemico degli Snorky fu il successo: l’influenza dei più famosi e fortunati Puffi costrinse la casa produttrice a mandare in onda soltanto due delle quattro serie televisive che erano state inizialmente pensate.

Per non scordare tutti gli altri i protagonisti di questo sfortunato cartone anni 80, noi vogliamo ricordarne ancora altri, come Superstellino, il protagonista indiscusso che indossava dei pantaloncini blu ed era fidanzato con la dolce Bollicina, di colore rosa e con un completino verde dello stesso colore dei suoi laccetti per capelli.

superstellino

Acerrimo nemico di Superstellino, Ciuffino era l’altro protagonista della serie, con il nome ispirato al suo inconfondibile ciuffo blu. Ciuffino aveva un carattere difficile e non perdeva occasione per prendere in giro gli altri abitanti di questo divertente mare di avventure.

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Tra gli altri protagonisti ricordiamo anche il Grande Glu Glu, governatore di Snorkylandia…

grande glu glu

E Ricciolo, che parlava solo attraverso il suo inconfondibile suono.

riccioolo

E voi, quali personaggi degli Snorky preferivate? Se ne sentite la mancanza, ricordate che il merchandise e gli episodi per collezionisti sono ora facilissimi da trovare su Kijiji!

 

Costruzioni Lego: la top 10 delle più incredibili

Proprio oggi esce nei cinema italiani The Lego Movie, il primo film dedicato ai mattoncini giocattolo più famosi di sempre. Il film racconta le avventure di alcune “minifigure”, gli inconfondibili personaggi dei Lego, e si preannuncia divertentissimo per gli adulti come per i bambini.

D’altronde è difficile trovare qualcuno che da piccolo non abbia mai giocato con i Lego. Si tratta di un giocattolo senza tempo, in grado di stimolare la creatività dei bambini adesso come una volta. Dai loro inizi negli anni 30 come blocchi in legno, passando per la grande rivalità con i Playmobil, i mattoncini Lego hanno attraversato decenni di storia.

Ma naturalmente i Lego non hanno appassionato solo i bambini. Anche tanti adulti, a volte veri e proprio artisti, negli anni si sono cimentati in imprese incredibili usando i mitici mattoncini, creando costruzioni Lego titaniche ed estremamente fantasiose. Oggi vi presentiamo i 10 migliori esempi di Lego Art provenienti da tutto il mondo, che sicuramente vi lasceranno a bocca aperta.

1)      La torre Lego più alta del mondo

Lego tower story body 2

Lego Tower story body 1

Il record mondiale per la torre di Lego più alta del mondo appartiene attualmente alla scuola Red Clay Consolidated School di Wilmington, nel Delaware. Gli alunni della scuola superiore hanno assemblato una torre di più di 34 metri di altezza, usando circa 420.000 mattoncini. Nuovi tentativi per battere questo record vengono fatti regolarmente, ma per adesso la Red Clay può fregiarsi di questo ambitissimo primato.

2)      2004 Volvo XC90

volvo in lego

Questo SUV della casa svedese è stato ricostruito interamente in mattoncini Lego. La Volvo XC90 del 2004 si trovava all’ingresso del parco Legoland della California, e faceva parte di una partnership tra Lego e la casa svedese per promuovere la guida sicura.

3)      Allianz Arena

lego allianz arena

Questa incredibile replica in Lego dell’Allianz Arena, lo stadio del Bayern Monaco, si trova al Legoland di Günzburg, in Germania. Lo stadio è stato costruito seguendo il progetto originale degli architetti Herzog e de Meuron: per terminarlo ci sono volute 4.209 ore di lavoro e più di un milione di mattoncini Lego. All’interno contiene 30.000 minifigure e un’illuminazione a LED.

4)      USS Intrepid

USS Intrepid

A detenere il record per la nave in Lego più lunga mai costruita da una persona singola è questa portaerei in Lego della lunghezza di ben 7 metri, realizzata da Ed Dibent. Si tratta della riproduzione in scala 1:40 della USS Intrepid, una portaerei della marina statunitense durante la Seconda Guerra Mondiale. In proporzione, la nave è più lunga di tre letti matrimoniali.

5)      Monna Lego

monna lisa lego

Un omaggio a Leonardo da Vinci costruito dall’esperto Lego-artista Eric Harshbarger. Questo mosaico rappresentante la Gioconda misura 182 cm di lunghezza per 243 di altezza, ed è stato assemblato usando più di 30.000 pezzi. La costruzione Lego pesa circa 20 kg ed è stato realizzato usando solo i 6 colori base dei mattoncini Lego: bianco, nero, blu, verde, rosso, e giallo.

6)      Casa in Lego a grandezza naturale

casa lego

 

James May, il conduttore britannico di Top Gear, ha costruito nel 2009 con l’aiuto di 1000 volontari una casa in Lego a grandezza naturale, completa di toilette e doccia calda funzionanti, e persino di uno scomodissimo letto. La casa era alta 6 metri ed è stata costruita con più di 3 milioni di mattoncini: purtroppo non avendo trovato un acquirente è stata smantellata nel giro di pochi giorni.

7)      Motore V8

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Un piccolo gioiellino di meccanica e di creatività. Questa replica di un motore V8 a 32 valvole non solo è rifinita nei minimi dettagli, ma funziona veramente. Se non ci credete date un’occhiata a questo video: lo mettereste nella vostra auto?

8)      X-Wing Fighter

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Questa replica del famoso caccia di Guerre Stellari X-Wing Fighter può vantare il record di più grande modellino in Lego mai costruito. Per ultimarlo ci è voluto un team di 32 costruttori impegnati per un anno intero: il modellino è composto di 5.335.200 mattoncini, pesa 20 tonnellate, e misura 13 metri in lunghezza così come in apertura alare.

9)      Chitarra in Lego

chitarra lego

Quella in foto non è l’unica chitarra in Lego mai costruita, ma è una delle tante chitarre fatte interamente di mattoncini che funzionano come un vero strumento musicale. Tutte le componenti della chitarra sono in Lego, a parte ovviamente le corde: a giudicare da questo video anche questo strumento può regalare grandi virtuosismi!

10)   Lego-Brücke

ponte lego

Anche se il materiale che compone il Lego-Brücke di Wuppertal, in Germania, è in realtà cemento armato, ci piace pensare che si tratti di veri mattoncini Lego giganti. Si tratta in realtà di un omaggio al nostro giocattolo preferito da parte dell’artista Martin Heuwold, che ha ridipinto un ponte ferroviario riconvertito a passaggio pedonale. Siamo sicuri però che in molti hanno pensato che fossero reali!

Vedere queste fantastiche costruzioni Lego è abbastanza per farvi riaccendere la passione per i mattoncini Lego? Se è così, su Kijiji potete trovare tantissimi set Lego tutti da costruire per scatenare la vostra immaginazione!

costi mantenimento bambino infografica

Figlio mio quanto mi costi!

Mantenere un bambino nel suo primo anno di vita costa tantissimo, ma l’usato può correre in aiuto dei “poveri neo-genitori”.

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L’aumento del costo della vita, la crisi economica e una buona dose di consumismo hanno portato ad una crescita esponenziale dei costi nel momento in cui si decide di avere un bambino. Crescere un figlio è diventato un vero e proprio investimento: per portarlo alla maggiore età la famiglia arriva a spendere circa 170 mila euro!

Secondo l’annuale rapporto elaborato dall’Osservatorio Nazionale Federconsumatori sui costi del mantenimento di un bambino, il primo anno di vita è quello che pesa di più sulle tasche dei neo-genitori, che si trovano inghiottiti in un vero e proprio vortice di spese che oscillano tra i 6.349 euro e i 13.844.

I pannolini, le pappe e i lettini sono i prodotti su cui si spende di più, a cui vanno aggiunti passeggini, trii, sdraietta, fasciatoio, seggiolone, etc… E quando la mamma deve tornare al lavoro i costi salgono ancora: se non si ha la fortuna di avere un aiuto dai nonni, la babysitter o l’asilo nido sono una tappa obbligata.

Risparmiare si può?

La risposta è sì! Come noi di Kijij ben sappiamo, l’usato e il riciclo sono ottime soluzioni di risparmio in generale e si applicano perfettamente al primo anno di vita dei bimbi. Lettini, culle, passeggini e seggioloni sono voci di spesa ingenti che possono essere ridotte notevolmente grazie all’usato. Non ci credete?
Noi abbiamo fatto un po’ di calcoli confrontando il prezzo nuovo di alcuni articoli per bambini e il prezzo di seconda mano su annunci Kijiji e abbiamo ottenuto un risparmio potenziale di 855 euro!

E tu cosa ne pensi?
L’infografica di Kijiji sui costi del mantenimento di un bambino riassume tutti i dati e offre un interessante spaccato sulle spese che i neo-genitori si trovano ad affrontare.

Infografica sui costi di mantenimento di un figlio

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set di baywatch santa monica

Baywatch: sognando la California negli anni 90

set di baywatch santa monica

Nessuno può negare che i telefilm degli anni 90 avessero qualcosa di speciale. Certo, le serie di oggi come Lost e Breaking Bad ci appassionano per le loro trame elaboratissime, ma gli show di quel periodo avevano qualcosa di semplice eppure unico.

Se telefilm come Friends e Otto sotto un tetto ci facevano ridere a crepapelle, altri come il mitico Baywatch ci facevano sognare. Quelle stupende spiagge della California, popolate da donne e uomini bellissimi, in cui tutti prendevano la vita alla leggera, non potevano che farci volare con l’immaginazione e farci desiderare di essere là.

Ed infatti questo show dallo stile così tipicamente anni 90 ha avuto un successo planetario. Baywatch può vantare infatti il Guinness dei Primati di telefilm più visto nel mondo: è stato trasmesso in 148 paesi del mondo, tradotto in 41 lingue, e visto in totale da più di un miliardo di telespettatori. Si stima che l’80% della popolazione mondiale abbia visto la serie almeno una volta.

Ma a cosa è dovuto questo incredibile successo? Siamo sinceri, quando si pensa a Baywatch la prima cosa che salta alla testa non è la spiaggia di Santa Monica, o la trama di qualche episodio, ma piuttosto l’immagine di Pamela Anderson e delle altre bellezze della serie che corrono sulla spiaggia al rallentatore con il loro inconfondibile costume rosso.

Questa, per milioni di persone in tutto il mondo, è stata l’immagine dell’America degli anni 90. Facile capire come possa essere stato un successo.

Uno show da record

Eppure un telefilm cult come Baywatch ha rischiato di sparire nel nulla dopo una sola stagione. Nel 1989 la NBC lo cancellò dai palinsesti, dopo che la prima stagione aveva registrato ascolti modesti, e dopo che lo studio di produzione GTG andò in fallimento.

Fu necessario l’intervento della star del telefilm e produttore esecutivo David Hasselhoff per far tornare in vita la serie. Baywatch tornò in onda in varie TV locali nel 1991, proseguendo ininterrottamente fino al 1999.

L’idea di fondo della serie era molto semplice. Si trattava della storia di un gruppo di guardaspiaggia nella contea di Los Angeles, alle prese in ogni episodio con salvataggi di bagnanti, e a volte con minacce serie come gli squali o il terremoto.

A fare da protagonista c’era il mitico David Hasselhoff, già famoso come protagonista di Supercar, nella parte di Mitch Buchannon, il leader dei guardaspiaggia. Ma il pubblico maschile senza dubbio ricorda meglio le componenti femminili del team di bagnini: oltre alla prorompente Pamela Anderson nei panni di CJ Parker, c’erano bellezze del calibro di Erika Eleniak, Yasmine Bleeth, e Gena Lee Nolin.

Naturalmente anche il cast maschile annoverava tra le sue fila diversi sex symbol, tra cui David Charvet e Jeremy Jackson. In generale, Baywatch era un trionfo di fisici scolpiti, silicone, e forme prorompenti in costume da bagno: spesso questo era abbastanza per attirare il pubblico.

Tra le puntate più memorabili, vogliamo ricordarne una: quella della sesta stagione in cui fa una comparsata l’eroe del wrestling anni 90 Hulk Hogan, accompagnato dal suo compare “Macho Man” Randy Savage.

Pamela Anderson, diva e sex symbol

Inutile girarci intorno, Baywatch non avrebbe avuto lo stesso successo non fosse stato per la presenza di Pamela Anderson, vero e proprio sex symbol degli anni 90.

La bionda modella canadese arrivò sul set nel 1992, interpretando la parte di CJ Parker, bagnina coraggiosa e dalla filosofia New Age. Fu con questo ruolo che Pamela divenne una celebrità a livello mondiale: sicuramente ad oggi rimane lei la presenza più riconoscibile dello show.

pamela anderson baywatch

Grazie al successo di Baywatch l’iper-siliconata Pamela Anderson divenne in tutto il mondo un simbolo della tipica bellezza americana. Il gossip sulle sue storie d’amore, e sui suoi matrimoni con Tommy Lee e Kid Rock, iniziò a riempire le pagine della cronaca rosa.

Oggi, a 46 anni, dopo vari scandali e relazioni burrascose, Pamela Anderson continua ad essere un sex symbol, dopo una lunga carriera da attrice e modella. Anche il comico Sacha Baron Cohen l’ha voluta nel suo film Borat in una divertentissima scena.

Al di là dell’importanza di Pamela comunque, Baywatch ha incarnato sogni e desideri di tantissimi negli anni 90: il mito dell’America e delle spiagge della California, il divertimento, e lo stile di vita da favola. Se volete rivivere di nuovo questo sogno, cercate gadget e DVD di Baywatch su Kijiji!

 

Maggiolino Volkswagen: la storia e i migliori modelli, dagli anni 50 ad oggi

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Il Maggiolino Volkswagen fin dagli anni 50 si è imposto come una delle auto più iconiche e popolari di sempre. E proprio oggi infatti la mitica utilitaria tedesca celebra un importante anniversario: il 17 febbraio del 1972 infatti il Maggiolino batteva il record della Modello T per il più alto numero di auto mai prodotte, tagliando il traguardo dei 15 milioni di esemplari.

I numeri aiutano a rendersi conto dell’incredibile successo del Maggiolino. La Volkswagen Tipo 1 (il suo nome “ufficiale”) è stata in produzione dal 1938 al 2003, sfornando in 65 anni di vita la cifra record di 21 milioni di esemplari.

Voluto da Hitler negli anni 30 per diventare una vera “auto del popolo” (in tedesco appunto “Volkswagen”), il Maggiolino ha iniziato la produzione a pieno regime dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, e si è affermato definitivamente in Europa e nel mondo a partire dagli anni 50. Lo storico stabilimento tedesco di Wolfsburg ne interruppe la produzione nel 1978, spostandola in Brasile e in Messico dove continuò per altri 25 anni.

Una storia lunghissima e incredibile per un’auto che ha saputo conquistare milioni di automobilisti, e che si è ritagliata un ruolo importante nella cultura popolare. Facciamo ora un breve excursus tra i principali modelli nella decennale storia del Maggiolino, da ritrovare tutti nella sezione Auto di Kijiji.

Maggiolino originale (1938-1953)

maggiolino originale

La fabbrica di Wolfsburg aprì ufficialmente i battenti nel 1938, ma ci vollero ancora diversi anni prima che si realizzasse il sogno di Hitler di rendere il Maggiolino una vera auto del popolo. Fino al 1945 la fabbrica produsse principalmente veicoli militari, e solo una manciata di veicoli civili destinati all’élite nazista. Il Maggiolino originale era stato progettato da Ferdinand Porsche, e prevedeva fin dal principio il caratteristico motore posteriore, il raffreddamento ad aria, e l’inconfondibile design “bombato”.

Maggiolino Tipo 1 1953-1957

volkswagen maggiolino

Un Maggiolino Tipo 1 del 1953

È dal 1945 che l’auto divenne conosciuta come Volkswagen Tipo 1, per tutti semplicemente il Maggiolino. Negli anni 50 l’auto conobbe il primo boom di vendite, prima in Germania, poi progressivamente nel resto d’Europa e del mondo. Dal 1953 il Maggiolino iniziò a subire le prime modifiche al design originale di Ferdinand Porsche: una su tutte il passaggio dal lunotto posteriore diviso in due pezzi ad un pezzo unico ovale. I modelli prodotti in questi anni vennero conosciuti come Zwitter, ed avevano generalmente una cilindrata da 1200 cc.

Maggiolino 1967

Nel 1967 la carrozzeria e il motore del Maggiolino vennero aggiornati per venire incontro alle esigenze del pubblico e ai nuovi standard stradali. I fari anteriori divennero verticali, i paraurti più grandi e robusti, e in generale le dimensioni aumentarono. La cilindrata standard del motore divenne quella da 1500 cc, la potenza aumentò da 37 a 39 kW, e l’impianto elettrico passò da 6 a 12 volt. Il Maggiolino del 1967è stato un modello unico anche per tanti piccoli particolari di design e accessori, soprattutto nella versione base del Tipo 119.

Maggiolone (1971-1979)

Maggiolone era il nuovo soprannome con cui venne conosciuta la nuova generazione di Maggiolini in voga negli anni 70, ufficialmente il Volkswagen 1302 e il Volkswagen 1303. I nuovi modelli si differenziavano dai precedenti sia per il design che per le parti meccaniche. Il modello 1302 cambiò il design della parte anteriore, definita ora “a naso allungato”, per fare spazio alle modifiche nella meccanica, in particolare l’avantreno con schema MacPherson dotato di molle e ammortizzatori. Il modello 1303, in vendita dal 1972, si distingueva invece per il parabrezza curvo e per diverse modifiche nel design interno ed esterno.

Maggiolino Cabriolet (1949-1980)

maggiolone 1303

Un Maggiolino Cabrio 1.6 del 1976

Fin dagli anni 30 Ferdinand Porsche aveva realizzato dei prototipi cabrio di Maggiolino. Fu solo nel 1949 però che ne partì ufficialmente la produzione da parte della carrozzeria Karmann. I Maggiolini cabrio avevano le stesse specifiche tecniche e lo stesso aspetto delle normali berline, ma vennero prodotti e commercializzati separatamente. La produzione terminò nel 1980: in totale ne furono prodotti più di 300.000 esemplari.

Volkswagen New Beetle (1997-2011)

volkswagen new beetle

Un New Beetle 1.9 TDI del 2001

Degno successore della tradizione del Maggiolino, o una semplice reinvenzione che non ha niente a che fare con il vecchio modello? Sicuramente il New Beetle introdotto nel 1997 giocava sul fattore nostalgia, ed è impossibile non riconoscere una forte ispirazione nel design. Rispetto allo storico Maggiolino, il New Beetle cambiò la filosofia del “tutto dietro”, portando il motore davanti e una trazione integrale anteriore. Nel 2011 è stato sostituito dal nuovo Volkswagen Maggiolino A5, una versione ancora più sportiva del New Beetle.