Archivio mensile:gennaio 2014

pontiac kitt

Le migliori auto della TV: la top 10

Tra le migliori auto usate in TV ci sono tanti modelli leggendari per diversi motivi, macchine sportive dalle grandi prestazioni, o auto iconiche perché hanno incarnato in pieno lo stile di un’epoca o di una serie. Noi oggi vogliamo stilare la nostra personale top 10 delle migliori auto della televisione, ricordando i nostri modelli preferiti dei telefilm di ieri e di oggi.

1)      1982 Pontiac Firebird Trans Am (Supercar)

pontiac kitt

Poco da fare, non si può stilare una classifica delle migliori auto della TV senza mettere al primo posto KITT. L’auto più futuristica della TV anni ’80 era una Pontiac Firebird Trans Am del 1982 modificata, con motori V8 da 145 e 165 CV a seconda del modello usato. KITT (sigla che stava per Knight Industries Two Thousand) era completa di tutte le funzionalità più avveniristiche: poteva parlare e si guidava da sola, aveva il turbo, una barra scanner che le permetteva di “vedere”, e persino il senso dell’olfatto. Era così che all’epoca ci si immaginava le auto del futuro: abbastanza per rendere KITT un cult assoluto dei telefilm anni ’80.

2)      1969 Dodge Charger “Generale Lee” (Hazzard)

general lee blog

Hazzard è stato un altro telefilm in cui la vera protagonista era una quattro ruote, col tempo entrata nella leggenda. Naturalmente parliamo della Dodge Charger del 1969 guidata dai cugini Bo e Luke Duke nel corso della serie, soprannominata affettuosamente “Generale Lee”. L’auto si ricorda per il suo aspetto inconfondibile, con vernice arancione, bandiera confederata sul tetto, e clacson che suonava le prime note di Dixie. La Generale Lee poi era spesso protagonista di incredibili inseguimenti e salti nel vuoto, da cui le vere Dodge Charger finivano sempre distrutte: nel corso della serie ne sono state usate più di 300.

3)      1975 Ford Gran Torino (Starsky e Hutch)

ford gran torino starsky

Una Gran Torino in vendita su Kijiji

La Ford Gran Torino del 1975 rossa e bianca utilizzata dagli sbirri anni ’70 Starsky e Hutch nell’omonimo telefilm è entrato nella leggenda almeno quanto i due protagonisti. Soprannominata “Striped Tomato”, la Gran Torino era un modello ambitissimo all’epoca, e poteva vantare un motore V8 con una potenza di 165 CV, e una velocità massima di 180 km/h. L’ideale per gli inseguimenti mozzafiato in cui Dave Starsky e Ken Hutchinson finivano coinvolti in ogni episodio, senza dimenticare quel suo stile unico perfettamente in linea con la moda anni ’70.

4)      1986 Ferrari Testarossa (Miami Vice)

ferrari testarossa miami vice

Per continuare il binomio vincente tra poliziotti e macchine di classe, non si può non citare la Ferrari Testarossa del 1986 guidata da Don Johnson in Miami Vice. Questo gioiello della casa di Maranello vantava un motore V12 boxer da 390 CV per 290 km/h di velocità massima: niente di meglio per incarnare lo stile sfarzoso di questo telefilm anni ’80, fatto di villette ed abiti all’ultimo grido. La leggenda narra che fu lo stesso Enzo Ferrari a donare due Testarossa bianche ai produttori dello show, dopo che questi avevano usato senza il suo permesso la replica di una Daytona Spider basata in realtà su una Corvette C3.

5)      1955 Lincoln Futura “Batmobile” (Batman)

batmobile 1966

Tra i vari modelli di Batmobile utilizzati dal Giustiziere Mascherato nelle sue varie apparizioni al cinema e in televisione, il più iconico è forse quello della mitica serie cult del 1966, in cui ad interpretare Batman era Adam West. In un telefilm così kitsch e in stile cartone animato, anche la Batmobile non poteva che essere un’auto sopra le righe: si trattava infatti della Lincoln Futura del 1955, una concept car creata a Torino dalla Carrozzeria Ghia interamente a mano, in un pezzo unico all’esorbitante costo di 250.000 dollari. Il designer George Barris riuscì ad accaparrarsela per un solo dollaro, e in tre settimane la trasformò nella originale Batmobile.

6)      1979 Ferrari 308 GTS (Magnum P.I.)

ferrari magnum pi

Un’altra sontuosa Ferrari per un altro inconfondibile tutore della legge della TV anni ’80, il baffuto investigatore privato Magnum P.I., alias Tom Selleck. Magnum scorrazzava per le Hawaii a bordo di una Ferrari 308 GTS semi-convertibile, sotto la cui carrozzeria pulsava un cuore V8 3 litri da 255 CV, capace di raggiungere i 100 km/h in 6,5 secondi. Sicuramente un gran tocco di stile per Tom Selleck, che con Magnum P.I. rese popolare non solo le camicie hawaiane, ma anche questa fantastica vettura.

7)      1976 Mini 1000 (Mr. Bean)

mini mister bean

Il simpaticissimo e pasticcione Mr. Bean non poteva certo guidare una macchina sportiva: molto più adatta a lui una piccola Mini, simbolo dell’ironia tipicamente britannica di questo indimenticabile personaggio. La Mini di Mr. Bean era quasi un personaggio a sé, ed era spesso protagonista di numerose gag: in un episodio addirittura il nostro eroe riesce a guidarla seduto su una poltrona legata al tetto, usando un bastone per i pedali. Si trattava di una Mini 1000 British Leyland del 1976 da 42 CV, verde con cofano nero.

8)      1978 Ford F-350 Stair Car (Arrested Development)

macchina arrested development

In quella che è stata una delle sitcom più divertenti degli ultimi anni, la scelta del veicolo è perfettamente in linea con la comicità surreale che attraversa tutta la serie. Alla famiglia Bluth, dopo che la compagnia di famiglia è fallita, non rimane che guidare una “stair car”, un’auto con scale incorporate per far salire i passeggeri sul proprio jet privato. L’auto, una vera mascotte di Arrested Development, è in realtà una Ford F-350 modificata: nel corso della serie se ne sono usati due modelli, uno del 1978 ed uno della metà degli anni ’80.

9)      1968 Volkswagen T2a (Lost)

furgone lost

Un omaggio da parte dei creatori di una delle serie più popolari di sempre al mitico furgoncino Volkswagen, che su Lost fa la sua comparsa in diverse occasioni. Recuperato dal sopravvissuto Hugo Reyes nel mezzo della foresta dell’isola, viene sistemato e diventa una prova dell’esistenza dell’organizzazione Dharma, per diventare poi una presenza fissa quando i protagonisti si ritrovano negli anni ’60. Il furgoncino in questione è un Volkswagen T2 del 1968, il modello dal parabrezza bombato e da 48 CV di potenza.

10)   1971 Lancia Fulvia HF 1.6 (Romanzo Criminale – La Serie)

lancia fulvia

Tante sono le gloriose macchine anni ’70 e ’80 che fanno la loro comparsa nella serie italiana Romanzo Criminale, attentissima a ricostruire scenari e ambienti dell’epoca. Noi abbiamo scelto di inserire in questa lista la Lancia Fulvia HF 1.6 turchese del 1971 che guida il Dandi, alias Alessandro Roja, durante l’ascesa della Banda verso il potere. La HF 1.6 era un coupé da 120 CV, detta anche “Fanalone”, e compare anche in questa mitica scena:

I migliori film di Christian Bale: la top 5

 

christian bale

photo credits: Asim Bharwani

Il 30 gennaio 1974 nasceva a Haverfordwest nel Galles, da genitori inglesi, Christian Bale, che sarebbe diventato negli anni uno degli attori dallo stile più unico nel panorama delle star di Hollywood.

Tra i grandi attori di oggi, c’è chi, come George Clooney, appare sempre in ruoli piuttosto simili, e chi, come Leonardo DiCaprio, è più poliedrico nelle interpretazioni. Christian Bale appartiene sicuramente alla seconda categoria: uno dei suoi punti di forza è la capacità di interpretare ruoli estremamente diversi tra loro, non solo caratterialmente ma addirittura fisicamente.

A soli 40 anni, l’attore inglese può già vantare una carriera lunghissima: il suo primo ruolo da protagonista risale al 1987, quando Steven Spielberg lo volle nel suo kolossal “L’impero del sole”.

Al contrario di tanti giovani attori, il successo non diede alla testa del giovane Christian, anzi col tempo riuscì a consolidare la sua fama e ad imporsi da adulto come uno dei talenti più genuini della sua generazione. A conferma di questo, è arrivata di recente la sua prima nomination agli Oscar come Miglior Attore Protagonista, per il suo ultimo film “American Hustle”.

Ma quello che è più impressionante nella carriera di Christian Bale, sono sicuramente le incredibili trasformazioni fisiche a cui si è sottoposto nel corso degli anni per interpretare ruoli diversi. Il suo corpo ha subito drastiche perdite di peso e altrettanto repentini aumenti, spostandosi da un ruolo all’altro: veri e propri sacrifici da record, che dimostrano il forte impegno con cui Christian Bale affronta il suo lavoro da attore.

Per festeggiare i suoi 40 anni, andiamo a ripercorrere i 5 film più significativi della carriera di Christian Bale, da ritrovare tutti nella sezione Film e DVD di Kijiji.

Il cavaliere oscuro (2008)

In realtà bisognerebbe includere anche gli altri due film della trilogia di Batman di Christopher Nolan: “Batman Begins” del 2005, e “Il cavaliere oscuro – Il ritorno” del 2012. Ma Il cavaliere oscuro è l’episodio migliore della saga, non fosse altro che per la presenza del compianto Heath Ledger nei panni del Joker. Il Batman interpretato da Christian Bale è sicuramente il più riuscito tra i vari uomini pipistrello: Bale dipinge il supereroe di Gotham City come un personaggio umano e complesso, all’interno della versione più dark della saga targata DC Comics.

L’uomo senza sonno (2004)

http://www.youtube.com/watch?v=_YK6JQkk36w

Un thriller psicologico in cui Bale interpreta l’operaio Trevor Reznik, che da più di un anno non riesce a dormire a causa di un ricordo che lo tormenta. L’uomo senza sonno si ricorda soprattutto per l’incredibile perdita di peso di Christian Bale per prepararsi al ruolo dell’emaciato Reznik: nel giro di 4 mesi, con una dieta composta solo di una tazza di caffè e una mela al giorno, Bale perse 27 kg, arrivando a pesarne appena 55. Si tratta del record della più grande perdita di peso per un ruolo cinematografico nella storia, anche se Bale riguadagnò più di 30 kg per interpretare Batman l’anno successivo.

American Psycho (2000)

Quello del banchiere psicopatico Patrick Bateman è stato il primo ruolo importante da protagonista per Christian Bale da adulto, che ha fatto conoscere definitivamente al mondo le sue doti di attore. Tratto da un romanzo cult di Bret Easton Ellis, questo film è una satira dark e truculenta del mondo dell’alta finanza negli anni ’80, un’era in cui narcisismo, vanità, e assenza di valori, la facevano da padrone. American Psycho all’epoca della sua uscita divise la critica, ma oggi è considerato un cult a tutti gli effetti, soprattutto grazie alla performance sopra le righe di Christian Bale.

The Fighter (2010)

In questo film Christian Bale interpreta l’ex-pugile tossicodipendente Dicky Eklund, un ruolo che gli varrà il suo primo Oscar come Miglior Attore Non Protagonista. The Fighter è la storia vera di Micky Ward, un pugile interpretato da Mark Wahlberg, e della sua scalata verso il successo, con Bale nei panni del suo fratellastro in un’altra delle sue ormai consuete grandi performance. Ancora una volta Bale dovette affrontare una forte perdita di peso per questo ruolo: questa volta però di “soli” 20 kg.

American Hustle (2013)

L’ultimo film da protagonista di Christian Bale, uscito a gennaio nelle sale italiane, è una commedia brillante che racconta di una controversa operazione dell’FBI durante gli anni ’70. Bale in American Hustle interpreta Irving Rosenfeld, mago della truffa costretto suo malgrado a collaborare con la polizia federale, un ruolo che per adesso gli è valso la nomination all’Oscar come Miglior Attore. E tanto per non smentirsi, anche questa volta Bale va in scena dopo aver cambiato sostanzialmente il suo peso, in questo caso aumentato a 94 kg per vestire meglio i panni del sovrappeso Rosenfeld.

Le carte Magic the Gathering: il fantasy da giocare

carte magic the gathering

Se nel corso degli ultimi 50 anni epiche storie di draghi, stregoni, hobbit, folletti, e di centinaia di altri personaggi hanno fatto breccia nella cultura popolare, è anche grazie ai  giochi di carte collezionabili, di cui il mitico Magic: The Gathering è stato l’iniziatore e l’esempio più eclatante.

Se i successi di Dungeons and Dragons, il Signore degli Anelli e dell’Hobbit hanno esposto il fantasy a grandi pubblici, va anche ricordato che Magic è molto più che un semplice passatempo: con più di 12 milioni di giocatori nel mondo, è il gioco di carte collezionabili più venduto, davanti a Yu-Gi-Ho! e alle carte dei Pokemon.

Per molti le partite a Magic sono una vera passione: esistono giocatori professionisti che si sfidano in tornei nazionali ed internazionali, a volte anche con in palio sostanziosi premi in denaro.

Il segreto di questo grande successo è nella formula innovativa di Magic, che unisce l’immediatezza dei giochi di carte al fascino di poter completare una collezione.

Il gioco è immerso poi in un immaginario fantasy sfaccettato e molto dettagliato, che tra incantesimi, creature, e dimensioni parallele, non può che scatenare la fantasia dei giocatori.

Le origini

A ideare Magic fu il Dr. Richard Garfield, inventore di giochi, matematico, e discendente del presidente americano James A. Garfield. La prima idea per lo sviluppo di un gioco di carte da collezionare gli venne nel 1991, mentre stava completando un dottorato in matematica combinatoria.

Fu solo nel 1993 però che Garfield riuscì finalmente a perfezionare il gioco, e a farlo distribuire da quella che all’epoca era una piccola ditta di giocattoli, la Wizards of the Coast.

Il successo di Magic fu immediato e andò oltre ogni più rosea aspettativa: nel giro di soli due mesi venne venduta l’intera tiratura iniziale di 2,6 milioni di carte, costringendo la Wizards a lanciare immediatamente una seconda serie.

Era nato il fenomeno delle carte collezionabili, che dalla metà degli anni ’90 come una vera mania si sprigionò dall’America al resto del mondo, Italia compresa. La Wizards nel 1997 brevettò questo sistema di gioco innovativo, che si stava ormai diffondendo a macchia d’olio.

Già nel 1993 uscì il primo set di espansioni del gioco, Arabian Nights, e da allora fu un susseguirsi di revisioni e nuovi set pubblicati a cadenza regolare. È del 1996 invece il primo Pro Tour, la competizione ufficiale per giocatori di carte Magic professionisti.

È poi notizia recente che la Hasbro ha in cantiere una saga di film ispirata alle carte Magic sullo stile di altre trilogie fantasy come Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.

Come giocare a Magic

Magic è un gioco veramente complesso, ma non complicato da giocare. Se i fondamenti del gioco si possono metabolizzare facilmente, quello che colpisce è l’incredibile ricchezza di carte, set, e temi che caratterizzano Magic.

Ad oggi sono stati prodotti 16 set base di Magic, a cui fanno da contorno 62 set di espansione, per un totale di più di 8000 tipi diversi di carte in circolazione dal 1993 ad oggi. I set sono ambientati in diverse dimensioni parallele del Multiverso, ognuna popolata da differenti creature fantastiche e mitologiche.

L’idea di base di una partita a Magic è che i due sfidanti interpretano la parte di due maghi, detti anche viandanti dimensionali, in grado di spostarsi tra diversi piani del Multiverso. I due viandanti si sfidano a colpi di magia, finché uno dei due partecipanti non perde tutti i 20 punti vita con cui inizia il gioco.

Per fare questo, ogni mago deve usare le proprie carte, che si dividono in terre, cioè le carte che producono il mana (una specie di “carburante” magico), e magie, che costituiscono attacchi verso l’avversario. Le magie costituiscono la parte più sostanziosa delle carte, e ne sono presenti di innumerevoli tipi e categorie, ognuna con i suoi punti di forza e di debolezza.

La chiave per vincere una sfida con le carte Magic sta nella composizione del mazzo: ogni giocatore infatti assortisce il proprio mazzo prima di giocare, cercando di inserire il mix più efficace di terre e magie per sconfiggere l’avversario.

Per non dilungarci troppo nei dettagli del gioco, consigliamo a chi volesse imparare di visionare questa serie di video disponibili su YouTube dedicati ai principianti:

Chi invece conosce già i fondamentali di una partita di Magic, può trovare alcune utili strategie per la composizione del proprio mazzo a questa pagina.

Naturalmente a Magic è possibile giocare non solo tra amici o nei negozi di giocattoli dedicati, ma anche online tramite il sito ufficiale della Wizards of the Coast.

MTG 5 wide

Collezionare carte Magic

Magic: The Gathering è nato come gioco di carte collezionabile, ed è quindi normale che si sia sviluppato un grande mercato dell’usato attorno alle carte più rare.

Se le carte Magic normali hanno un valore molto basso, gli esemplari più rari possono raggiungere quotazioni anche di diverse centinaia di euro. Il record per il prezzo più alto mai pagato per una carta Magic appartiene all’americano Darren Adams, che nel 2005 pagò 20.000 dollari per una rarissima Black Lotus della serie Beta.

Tra gli esemplari più ambiti dai collezionisti ci sono le misprint (carte con errori di stampa), le P9 appartenenti al primissimo set prodotto dalla Wizards, e alcuni pezzi rarissimi ideati da Richard Garfield in persona: la Proposal, usata per la proposta di matrimonio di Garfield alla sua fidanzata, la Splendid Genesis, e la Fraternal Exaltation, uscite per celebrare le nascite dei suoi due figli.

Naturalmente, se vuoi ampliare la tua collezione o provare per la prima volta questo epico gioco, puoi trovare tante carte Magic anche tra gli annunci di Kijiji!

hulkster hogan

La carriera di Hulk Hogan: il wrestling dell’età dell’oro

hulk hogan iron sheik

Il 1984 è stato un anno che ha visto tanti importanti eventi sportivi: prima le Olimpiadi invernali di Sarajevo, poi gli Europei di calcio in Francia, per finire con i Giochi Olimpici estivi svoltisi a Los Angeles.

Ma in quello stesso anno ha avuto luogo anche un altro evento che può definirsi epocale per tutti gli appassionati di wrestling, uno sport sicuramente controverso ma che nonostante tutto continua ad avere un grande seguito di pubblico.

Esattamente 30 anni fa infatti, il 23 gennaio 1984, Hulk Hogan conquistava la sua prima cintura di campione della World Wrestling Federation, dando inizio a quella che sarebbe diventata a tutti gli effetti una vera e propria età dell’oro del wrestling.

Hulk Hogan conquistò il titolo contro Iron Sheik, il malvagio wrestler iraniano che aveva come mossa distintiva la Camel Clutch, una temibile presa a cui il biondo lottatore americano riuscì a sottrarsi, vincendo così il titolo nella cornice del Madison Square Garden. La vittoria di Hulk Hogan rappresentava il trionfo dei valori americani contro i minacciosi stranieri, in particolare contro quei “cattivoni” degli arabi.

Ma questa vittoria fu importante soprattutto perché cementò in maniera indelebile la fama di Hulk Hogan, un personaggio unico nel suo campo che definire leggenda è dire poco.

L’incredibile Hulk

Hulk Hogan, al secolo Terry Gene Bollea, non è stato solo il wrestler più famoso di tutti i tempi, ma anche uno dei più longevi. Ancora oggi infatti “l’incredibile” Hulk, quando le ginocchia e la schiena glielo permettono, torna occasionalmente sul ring per qualche incontro di wrestling alla vecchia maniera: qualcosa di incredibile, a 60 anni suonati.

Ma il picco della sua fama il biondo wrestler originario della Florida, alto 2 metri per 130 kg di peso, lo raggiunse tra gli anni ‘80 e i ‘90. In particolare fu durante i suoi primi anni con la WWF che Hulk scolpì per sempre il suo nome nella storia del wrestling.

Erano questi infatti gli anni della cosiddetta Hulkamania, in cui Hulk era il beniamino delle folle ed una vera star di livello internazionale. Dal 1984 al 1988 Hulk detenne il titolo di campione della WWF ininterrottamente, perdendolo solo contro l’altrettanto leggendario André The Giant.

hulkamania hulk hogan

Hulk riguadagnò la cintura di campione l’anno successivo contro “Macho Man” Randy Savage. Fino al 1993 Hulk ottenne quattro titoli, ma proprio in quell’anno la WWF fu travolta da un brutto scandalo legato agli steroidi, e il wrestler fu costretto ad abbandonare la federazione che lo aveva lanciato verso il successo.

Negli anni ’90 Hulk combatté nella neonata federazione rivale World Championship Wrestling, dove vinse 6 titoli dal 1994 al 1999. In quegli anni il wrestler reinventò in parte il proprio personaggio, facendosi chiamare “Hollywood” Hulk Hogan e modificando parzialmente il proprio look: per la prima volta Hulk interpretava un cattivo.

hollywood hulk

È del 2003 il suo ritiro ufficiale, dovuto a motivi di salute, ma da allora in realtà Hulk è comparso sul ring in diverse occasioni, dimostrando di non aver perso lo smalto e di poter dare ancora filo da torcere agli avversari più giovani.

Hulk Hogan la star

Qual è stato il segreto del successo di Hulk Hogan? Sicuramente una grossa parte ha giocato il suo inconfondibile aspetto fisico: oltre alla sua stazza, il suo look sopra le righe, con il biondo baffo a manubrio, la bandana, e il completino giallo e rosso, l’ha reso un personaggio unico.

Naturalmente Hulk era anche un validissimo combattente: tra le sue mosse tipiche c’erano Body Slam, Big Boot, Atomic Drop, e la Leg Drop con cui era solito finire i suoi avversari. Hulk ripeteva spesso ai suoi fan i suoi 4 “domandamenti”, ovvero consigli di vita: allenarsi, dire le preghiere, mangiare vitamine, e credere in se stessi.

Fin dai suoi esordi comunque Hulk Hogan aveva l’istinto della star. È del 1982 la sua apparizione in Rocky III, il terzo capitolo della saga di Stallone in cui Hulk si produce in un incredibile combattimento.

Di recente invece Hulk e la sua famiglia sono stati protagonisti del reality show Hogan Knows Best, incentrato sul rapporto con i suoi figli adolescenti, e andato in onda anche in Italia su MTV.

Ma il successo di Hulk Hogan negli anni ’80 è chiaramente legato anche all’ascesa della WWF (ora chiamata WWE), la federazione di wrestling di Vince McMahon che in quegli anni divenne un marchio internazionale. Se Hulk era forse il volto di punta della WWF, a fargli da spalla in quegli anni c’erano tanti altri wrestler divenuti leggendari.

Le altre leggende della WWF

Tra i mitici wrestler degli anni ‘80 impossibile non ricordare André The Giant, gargantuesco lottatore francese di ben 2 metri e 24 di altezza, che vinse il titolo nel 1988 proprio contro Hulk Hogan.

andre the giant

Come dimenticare poi “The Million Dollar Man” Ted DiBiase, lottatore che interpretava il ruolo del miliardario anni ’80, cattivo e dalla caratteristica risata malefica?

Altro volto noto di quel periodo era “Macho Man” Randy Savage, detentore due volte del titolo di campione WWF, e dal pacchianissimo e inconfondibile look.

macho man randy savage

Acerrimo nemico di Hulk Hogan era invece “Rowdy” Roddy Piper, lottatore che si presentava sul ring in kilt e cornamusa facendo finta di essere scozzese (in realtà veniva dal Canada).

roddy piper

Tante altre ancora sono state le leggende del wrestling anni ’80 e ’90 che ancora oggi ricordiamo con entusiasmo: da Ultimate Warrior a Big Boss Man, da Earthquake a Brutus “The Barber” Beefcake

Chi in quegli anni è stato bambino ricorderà sicuramente le action figure degli Eroi del Wrestling, che rappresentavano tutti i migliori lottatori della WWF, con cui era possibile simulare epici combattimenti anche all’interno di un ring venduto a parte.

Gli Eroi del Wrestling sono stati un giocattolo popolarissimo tra gli anni ’80 e i ’90, e ancora oggi le action figure sono preda ambita dai collezionisti. Lo sai che tra gli annunci di Kijiji se ne trovano ancora diversi?

friends serie tv

Friends: la serie TV dal sapore anni 90

friends serie tv

Da Seinfeld a Willy il principe di Bel Air, da Frasier a Otto Sotto Un Tetto, le sitcom anni 90 sono state un vero punto di svolta nella storia del genere: la classica formula della commedia familiare si allargò in questi anni per comprendere nuovi scenari e innovazioni di scrittura.

L’esempio più eclatante del nuovo modello di sitcom anni 90 è Friends, uno degli show più indimenticabili di sempre, che nei suoi 10 anni di produzione dal 1994 al 2004 ebbe un impatto fortissimo e un meritatissimo successo.

Da molti citata come una delle sitcom più riuscite di sempre, certo è che è stato un telefilm veramente rappresentativo degli anni 90, ma capace di divertire e appassionare ancora oggi. Friends ha sicuramente influenzato molte serie TV trasmesse oggi, stabilendo un nuovo standard nel mondo delle sitcom.

Il segreto del successo

Fino agli anni 80 le sitcom erano incentrate sulle vicende di una famiglia. Ma con show come Seinfeld dagli anni 90 si pensò di usare la stessa struttura, fatta di personaggi e ambienti fissi e gag ricorrenti, per raccontare di un gruppo di amici.

Ed era proprio questa l’idea di base di Friends: sei amici che vivono a New York, giovani, carini, e in carriera, che condividono ambizioni, avventure, e delusioni, così come due appartamenti.

Un concetto in fondo semplice, che però non avrebbe dato vita ad uno show così unico non fosse stato per una serie di altri elementi. Prima di tutto la scelta dei personaggi, veramente azzeccata, e degli attori che li interpretavano, capaci di sprigionare un’incredibile alchimia dentro e fuori dal set.

A questo va aggiunta l’ottima scrittura degli episodi e della serie nel suo insieme. I creatori David Crane e Marta Kauffman, insieme al loro team di sceneggiatori, riuscirono a ideare una serie dall’umorismo maturo, originale, ma allo stesso tempo legato alla vita di tutti i giorni, a cui il pubblico poteva relazionarsi.

E che dire poi della storica sigla, la mitica “I’ll Be There For You” dei Rembrandts?

I personaggi

Gran parte del successo di una sitcom dipende anche da quanto sono riusciti i suoi personaggi: sono questi che devono creare un senso di familiarità con il pubblico, farlo affezionare a loro e farlo appassionare alle loro vicende.

Ed infatti i sei “friends” protagonisti sono stati forse il vero punto di forza della serie. Tre uomini e tre donne, tutti amici e a volte innamorati tra loro, che avevano come punto di ritrovo prediletto la coffee house Central Perk.

Ross, interpretato da David Schwimmer, era il membro del gruppo più romantico: paleontologo di professione, contava diversi matrimoni falliti e una turbolenta relazione con Rachel.

david friends

Suo grande amico fin dall’infanzia era Chandler, ovvero Matthew Perry, un contabile sarcastico e dalla battuta pronta che finì per sposarsi con la sorella di Ross, Monica.

friends chandler

A dividere l’appartamento con Chandler c’era Joey, interpretato da Matt LeBlanc, un attore di telenovele un po’ sempliciotto e dal grande fascino sulle donne.

joey friends

Tra le donne del gruppo c’era invece Rachel, interpretata da Jennifer Aniston, che nel corso della serie ha intrattenuto relazioni con Ross e con Joey, e che era in generale decisamente sfortunata con gli uomini.

friends aniston

Sua coinquilina era Monica, la sorella di Ross interpretata da Courteney Cox, cuoca di professione e affetta da varie manie che nel corso della serie si sposò con Chandler.

friends monica

Infine c’era Phoebe, ovvero Lisa Kudrow, musicista eccentrica, svampita, e un po’ hippy, che era protagonista di diverse stranezze nel corso della serie.

friends phoebe

Un cast veramente ben assortito, capace di creare un alchimia palpabile tra di loro. Tutti gli attori erano infatti buoni amici anche al di fuori del set: a testimonianza del loro legame, basti pensare che insistettero con la produzione per essere pagati tutti e sei lo stesso stipendio.

Friends e How I Met Your Mother

Friends ha avuto ottimi ascolti, e l’ultimo episodio, andato in onda il 6 maggio 2004, è stato il quarto finale di una serie più visto nella storia della TV.

Oltre a questo, l’influenza di Friends sul mondo delle sitcom è stata indubbia. Ne è un esempio lo show “How I Met Your Mother”, una serie di grande successo che ha raggiunto attualmente la sua nona stagione.

How I Met Your Mother è stato un po’ per gli anni 2000 quello che Friends è stato per gli anni 90: lo specchio di una generazione di giovani a cavallo dei trent’anni che vive a New York.

Ma le somiglianze non finiscono qui: tanti dicono che How I Met Your Mother si sia ispirato fortemente a Friends anche nella struttura, e in rete si trovano diversi articoli che spiegano questa idea nel dettaglio…

Anche se fosse così comunque, i protagonisti di Friends di certo non se la sono presa a male. A proposito, lo sapete che fine hanno fatto oggi Ross, Rachel, Joey, e compagnia?

Se eri anche tu un appassionato di Friends negli anni 90, su Kijiji è possibile recuperare tanti DVD con tutti gli episodi della serie, se per caso te ne mancasse qualcuno da vedere!

audrey hepburn

Audrey Hepburn: vita di una diva tra cinema ed eleganza

audrey hepburn

Il 20 gennaio del 1993 si spegneva nella sua casa di Losanna, in Svizzera, Audrey Hepburn, una delle dive più amate di sempre nella storia del cinema, icona di classe e di eleganza come mai nessun’altra attrice è mai riuscita ad essere.

Audrey morì all’età di 63 anni per un cancro diagnosticato solo pochi mesi prima. La sua morte fu un duro colpo per i suoi tantissimi ammiratori sparsi per il globo, e fu allo stesso tempo un grave lutto per il mondo di Hollywood, che perdeva una delle personalità più sensibili e genuine nel panorama delle star del cinema.

Con un numero piuttosto limitato di film all’attivo, quasi tutti concentrati tra gli anni 50 e i 60, e di cui si ricordano soprattutto due classici come Vacanze Romane e Colazione da Tiffany, il volto di Audrey Hepburn è tuttora scolpito nella leggenda.

Oltre alle sue grandi doti attoriali, la Hepburn fu amata per le sue grandi qualità umane anche al di fuori del set, per il suo candore e la sua bontà d’animo, per il suo aspetto così naif, per la sua vena umanitaria che la spinse a dedicare gli ultimi anni della sua vita al volontariato. Ma Audrey Hepburn è considerata in tutto il mondo anche un’icona di stile, grazie soprattutto all’inconfondibile mise sfoggiata in Colazione da Tiffany.

Un’infanzia difficile

Vista l’eleganza del suo portamento, non sorprenderà probabilmente sapere che Audrey Hepburn avesse origini aristocratiche. Sua madre infatti era la baronessa olandese Ella van Heemstra, mentre suo padre era un notabile inglese di nome Joseph Hepburn-Ruston.

Audrey nacque a Bruxelles nel 1929, e crebbe bilingue in inglese e in olandese. Col tempo imparò con facilità anche il francese, il tedesco, lo spagnolo, e l’italiano, oltre a studiare balletto dall’età di 5 anni.

Ma un’esperienza che segnò profondamente la giovane Audrey fu la Seconda Guerra Mondiale: in quel periodo si trovava in Olanda con la madre, e le violenze e le privazioni perpetrate dai nazisti ebbero un impatto fortissimo sulla sua personalità. Oltre a questo, la malnutrizione del periodo della guerra ebbe un effetto sul suo fisico, che rimase molto magro per tutta la sua vita.

È nata una stella

Finita la guerra, Audrey si spostò a Londra dove iniziò ad avere qualche piccola parte in produzioni teatrali e televisive come membro del coro femminile. Fu proprio in uno di questi ruoli che fu notata dalla scrittrice Colette, che la volle come protagonista dello spettacolo di Broadway Gigi.

L’arrivo alla notorietà fu tanto rapido quanto improvviso. Nel 1953, meno di due anni dopo il suo debutto a Broadway, Audrey recitò come protagonista al fianco di Gregory Peck in Vacanze Romane, nei panni di una principessa che si perde tra le bellezze di Roma.

La scelta di scritturare un’attrice allora sconosciuta come protagonista si rivelò vincente, ed infatti la Hepburn vinse il suo primo ed unico Oscar come Migliore Attrice per la parte. La sua improvvisa notorietà la portò a recitare in tanti classici film del periodo, tra cui Sabrina, Cenerentola a Parigi, e La storia di una monaca.

Ma fu con Colazione da Tiffany, nel 1961, che Audrey riuscì definitivamente ad entrare nella storia come la meravigliosa e leggendaria attrice che era. In questa commedia di Blake Edwards, Audrey interpreta una frequentatrice dei salotti mondani di Manhattan, alle prese con diversi spasimanti e con un vero amore.

Del film è rimasta impressa soprattutto la sequenza iniziale, in cui la Hepburn con un elegantissimo tubino nero fa colazione guardando le vetrine della gioielleria Tiffany.

Simbolo di eleganza

Se Audrey Hepburn è riuscita ad imporsi come icona di femminilità, lo si deve in primo luogo al suo aspetto fisico, alla sua figura magra e slanciata, e al suo viso candido e innocente dai grandi occhi vispi.

Ma l’eleganza di Audrey è rappresentata alla perfezione dal tubino nero di Givenchy che indossa proprio in Colazione da Tiffany. Questo vestito in raso italiano, unito ai lunghi guanti, al bocchino da sigaretta, e ai grandi occhiali da sole che lo accompagnavano, è rimasto indissolubilmente legato all’immagine della diva, ed è considerato uno dei capi di abbigliamento più iconici nella storia del cinema.

Uno dei modelli originali creati per il film fu venduto all’asta da Christie’s nel 2006, per l’incredibile cifra di 467.000 sterline. Si trattava all’epoca del prezzo più alto mai pagato per un vestito di un film: gran parte del ricavato venne usato per finanziare la costruzione di una scuola in India.

audrey hepburn

Audrey e l’UNICEF

A testimonianza di quanto Audrey fosse una vera diva anche e soprattutto al di fuori del set, basti pensare al suo impegno umanitario, che fu la sua attività principale negli ultimi anni della sua vita.

Scioccata dai suoi ricordi d’infanzia della guerra, Audrey collaborò attivamente con l’UNICEF per aiutare bambini in difficoltà in diverse parti del mondo. Nel suo ruolo di ambasciatrice dell’UNICEF viaggiò in Etiopia, Guatemala, Sudan, Vietnam, Somalia, e in molti altri paesi, donando grandi risorse per le popolazioni locali.

Il suo impegno umanitario fa capire quanto Audrey Hepburn fosse una vera signora anche nella vita reale, non soltanto un’icona di stile, ma soprattutto un esempio di umanità e di buon cuore.

Super fumetti in film: 8 super-pellicole da vedere o rivedere

film supereroi

Se il Dottor Destino si decidesse a prestarmi la sua macchina del tempo, la userei per incontrare il me stesso bambino e dirgli: “tranquillo, un giorno i tuoi sogni si realizzeranno”. Magari sceglierei come punto (anzi momento) di arrivo il periodo delle vacanze estive, a Riccione, quando non vedevo l’ora di accompagnare la mamma a casa per preparare il pranzo, perché durante il tragitto tra la spiaggia e il nostro appartamento c’era il momento magico della tappa in edicola, per scoprire quali nuovi fumetti avevano fatto capolino sugli scaffali (ero avido lettore sia delle storie Marvel/Editoriale Corno sia di quelle DC/Editoriale Cenisio).

Ai tempi anche la sola idea di vedere un giorno i miei eroi di carta trasposti sul grande schermo sembrava quanto mai remota. Certo, c’era il film di Superman del ‘78, ma gli effetti speciali, pur ottimi per l’epoca, non riuscivano a rendere la magia, la grandeur, l’azione frenetica delle tavole in quadricromia. Certo, solo un anno prima dell’esordio di Christopher Reeve con la calzamaglia rossa e blu mi si era quasi staccata la mascella alla proiezione di un certo Guerre Stellari, ma dall’alto della mia esperienza di appassionato di fantascienza di 8 anni proclamavo con sicumera che un conto era far volare astronavi, seppur enormi e bellissime, su uno sfondo nero (qui Lucas mi ha subito voluto smentire con la battaglia di giorno, sulla neve, all’inizio dell’Impero Colpisce Ancora), ma la tecnologia non avrebbe mai raggiunto livelli tali da consentire di mostrare uomini che si allungano o si infiammano, che saltano di grattacielo in grattacielo appesi a ragnatele ecc.

L’era digitale ha cambiato tutto. Non c’è ora superpotere che non sia replicabile in computer graphic. E le storie? Anche loro sono spesso all’altezza delle aspettative del nerd che c’è in me. Non tutte, forse. Quasi sempre con modifiche anche sostanziali alle mitologie consolidatesi in oltre 50 anni di nuvole parlanti. Ma in fondo per rendere bene un’opera letteraria sul grande schermo bisogna tradirla, almeno un po’.

Per quei pochi che hanno letto fin qui, è giunto il momento di tener fede al titolo dell’articolo e passare alla personalissima classifica dei miei film di super-eroi preferiti. Ho citato solo un titolo per personaggio, quindi un solo Batman (sorry Tim Burton) ecc. ecc.

1)    Avengers

Il sogno di bambino divenuto realtà. Il film di supereroi perfetto. Punto. Ogni inquadratura sembra una vignetta.

2)   Il Cavaliere Oscuro – Il Ritorno

Il terzo capitolo della trilogia di Nolan. Il più Milleriano. Il più cupo. Il più politico. Il più bello. E che finale.

3)   L’Uomo d’Acciaio

L’incarnazione cinematografica di Superman più realistica e fedele ai comics (in particolare alla serie Terra Uno). E quando vola, come nel quasi ugualmente bello film del ‘78, di nuovo crediamo che un uomo può volare.

4)   Kick-Ass

Dal grande fumetto di Millar e Romita Jr un grande film. Colonna sonora da urlo, risate e ultra violenza. E con Chloe Moretz/Hit Girl nasce una stella.

5)   Watchmen

Ricreare l’atmosfera della serie originale di Moore e Gibbons, capolavoro dell’arte sequenziale e della letteratura in generale, è impresa ardua. Ma questo film ci va quanto meno vicino. E il carisma di Rorschach arriva anche sul grande schermo: “Nessun compromesso, neanche di fronte all’Apocalisse!”.

6)  Spider-Man 2

Sam Raimi ci regala sequenze da brivido, come la lotta sul treno tra Spidey e Doc Ock (un bravissimo Alfred Molina). Il migliore della trilogia. Dopo Avengers, il film che nell’impostazione delle inquadrature più ricorda i comics (a esser sinceri sotto questo aspetto è ancora meglio il recente reboot, però come film non c’è storia).

7)   Iron Man

Un gran bel film, con ritmi da commedia brillante e un grandissimo Robert Downey Junior, probabilmente il miglior attore ad aver interpretato uno dei nostri beniamini dai costumi attillati (lui ha un’armatura però).

8)   Captain America

Il film non è niente di speciale, ma Cap è il mio personaggio preferito quindi lo inserisco d’imperio nella lista 🙂 E poi ha fatto da apripista per Avengers. E poi il sequel, The Winter Soldier, promette un gran bene col ritorno di Bucky nelle vesti del Soldato d’Inverno, che in quanto a carisma sta a Cap come Rei stava a Kenshiro.

Mi fermo qui, con una carrellata veloce di altri film che, in my humble opinion, meritano senz’altro la visione: L’Incredibile Hulk (quello con Ed Norton mi raccomando), X-Men 2 e X-Men l’Inizio, gli altri Batman di Nolan e i due di Tim Burton, il primo Spider-Man di Raimi, Thor 1 e 2, Iron Man 3, i due Hellboy di Del Toro (autore del sommo Pacific Rim, ma qui parliamo di supereroi americani, non di robottoni giapponesi), i primi due Superman a cavallo tra gli anni ‘70 e ‘80, Kick-Ass 2…

Per quanto riguarda il 2014 appena iniziato, nutro grandi speranze per il sequel di Capitan America e, soprattutto, per X-Men “Giorni di un Futuro Passato”, che riunisce il cast di tutte le pellicole degli Uomini (e Donne) X finora realizzate, e si ispira a una delle più belle saghe dei mutanti di casa Marvel, realizzata nei primi anni ’80 dal dream team composto da Chris Claremont e John Byrne.

 

andrea rigonLo Scrittore

Andrea Rigon: Mi piace definirmi uno che lavora col computer. Per il resto, apprezzo la buona lettura e scrittura, la narrativa per immagini (sul grande e piccolo schermo come negli albi a fumetti), lo scoprire e riscoprire altri luoghi, la buona tavola (troppo ahimè) e la tecnologia. http://www.pandra.it

corvette viva las vegas

Chevrolet Corvette nei film: la top 10

Emblema dell’auto sportiva a stelle e strisce, la Chevrolet Corvette è da decenni un sogno anche per gli italiani. E proprio oggi questa mitica sport car americana festeggia il suo anniversario: il 17 gennaio del 1953 infatti la Corvette C1 faceva la sua prima apparizione al salone Motorama organizzato dalla General Motors.

Da allora la Corvette ha saputo imporsi in America e nel resto del mondo come una delle auto sportive più stilose e desiderate di sempre. Ed anche nel mondo del cinema se ne sono accorti: la Corvette negli anni è stata infatti protagonista di tante memorabili scene in classici vecchi e nuovi del grande schermo. Andiamo quindi a ripercorrere i 10 migliori momenti di questo gioiellino della Chevrolet al cinema.

1)      L’estate della Corvette

Che ci fa Luke Skywalker alla guida di una Corvette Stingray C3 del 1973? Questo deve aver pensato il pubblico americano nel 1978 vedendo l’eroe di Guerre Stellari Mark Hamill protagonista di questa commedia, che in Italia passò quasi inosservata. Nel film Hamill è un liceale che passa l’estate alla ricerca della sua Corvette rubata, un modello profondamente modificato. Al di là della qualità del film, piuttosto modesta, “L’estate della Corvette” è da ricordare per la sua protagonista a 4 ruote: uno dei modelli più iconici, più performanti, e più spudoratamente americani di sempre, nell’unico film nella storia esplicitamente dedicato al bolide di casa Chevrolet.

estate della corvette

2)      Con Air

Fa sempre male agli appassionati di motori vedere distrutta una bella auto d’epoca, tanto più se l’auto in questione è una Corvette Sting Ray C2 del 1967, probabilmente il modello più riconoscibile e rivoluzionario di sempre. È proprio questo quello che succede però in “Con Air”, quando una banda di supercattivi composta, tra gli altri, da John Malkovich, Nicolas Cage, e Steve Buscemi, decidono di “prendere in prestito” la Corvette di un agente della DEA agganciandola ad un aereo dirottato. Inevitabile che la Stingray faccia una brutta fine, ancora più triste se si considera che si trattava di un modello originale e non di una replica.

3)      XXX

Un’altra scena sconsigliata ai deboli di cuore e agli amanti delle auto sportive: questa volta a finire distrutto è un modello più moderno, una Corvette C5 del 1998. Nel film l’auto appartiene al senatore Dick Hotchkiss, ma viene rubata da Xander Cage, alias Vin Diesel, e fatta saltare giù da un dirupo in segno di protesta. Ma mentre Vin Diesel indossa un paracadute, la Corvette purtroppo no, e non può che schiantarsi al suolo in una delle tante esplosioni di un film ricco di adrenalina e testosterone.

4)      Voglia di tenerezza

Non un film d’azione questa volta ma una commedia romantica, vincitrice anche dell’Oscar come Miglior Film, incentrata sulla relazione tra una madre e una figlia, e sulla storia d’amore tra l’astronauta in pensione Jack Nicholson e la donna di mezza età Shirley MacLaine. Questo non vuol dire che la scena in cui compare la Corvette non sia spettacolare, specialmente considerata la qualità del modello. Si tratta infatti di un modello speciale color argento della Corvette C3, la Silver Anniversary Edition uscita nel 1978 per celebrare il 25° anniversario della Corvette. In questa scena Jack Nicholson la guida con i piedi e la parcheggia in riva al mare, con il risultato di sentirsi nuovamente giovane: come dargli torto?

voglia di tenerezza corvette

5)      Animal House

corvette animal house

In un film ambientato negli anni ’60 come questo grande cult con John Belushi (di cui abbiamo parlato anche in passato), non poteva mancare una Corvette di prima generazione: per la precisione una C1 del 1959 8 cilindri convertibile, con tettuccio rimovibile. Un auto di lusso e di grande fascino per l’epoca, ed infatti a guidarla nel film è lo sciupafemmine del gruppo Delta, Eric “Otter” Stratton, che dimostrava così di conoscere i gusti delle ragazze anche in fatto di automobili. La Corvette nel film non ha un ruolo di primo piano, ma è rimasta comunque impressa nella memoria dei fan: addirittura ne è stata messa in vendita una versione in formato modellino.

animal house corvette

6)      Mr. Deeds

Che cosa fareste se aveste improvvisamente tra le mani un miliardo di dollari? Non sappiamo quanti risponderebbero: “comprare a tutti quelli che conosco una Corvette nuova fiammante!”. Eppure è proprio questo quello che fa l’inguaribile ottimista Mr. Deeds, ovvero Adam Sandler, in questo poco conosciuto remake di un classico di Frank Capra, quando si ritrova improvvisamente miliardario. I modelli in questione sono delle Corvette C5 del 2002 rosse: un modello dalle linee ancora più accattivanti del solito. E poi, come dice Steve Buscemi: “Corrono questi accidenti!”.

7)      2 Fast 2 Furious

Ancora un altro schianto impressionante per un’altra povera Corvette, questa volta una C5 convertibile grigio scuro del 2002. A discolpa degli autori di “2 Fast 2 Furious” però va detto che il ribaltamento della Corvette non era previsto nello script originale: fu anzi un imprevisto altamente rischioso, che quasi costò la vita allo stuntman Sam Maloof. All’interno della vettura infatti non era prevista una roll-bar, la struttura protettiva in acciaio presente all’interno delle auto nei film d’azione per la sicurezza degli stuntman nelle scene più pericolose. Maloof riuscì a salvarsi grazie alla sua prontezza di riflessi, nascondendosi sotto il cruscotto e riuscendo ad uscire dall’auto completamente illeso.

8)      Apollo 13

corvette apollo 13

La Corvette Stingray C3 Coupe del 1970 che guida Tom Hanks in “Apollo 13” non è un semplice omaggio ad un bolide d’epoca, ma è un dettaglio storico che ci ricorda una storia veramente accaduta. Per anni infatti la Corvette è stata “l’auto degli astronauti”, grazie ad un accordo commerciale stipulato tra la General Motors e la NASA. Tutto cominciò quando Alan Shepherd, il primo americano nello spazio, fu visto guidare la sua Corvette C1 all’addestramento per astronauti. La GM colse la palla al balzo per farsi pubblicità, e cominciò a rifornire gli astronauti del Progetto Mercury di Corvette nuove di zecca.

9)      Viva Las Vegas

Questo classico film del 1964 con Elvis Presley come protagonista, vede il Re nei panni di un pilota da corsa che cerca di guadagnarsi le attenzioni della bella Ann-Margret. Nel film compaiono tre Corvette C2, che pur non avendo un ruolo di primo piano, sono comunque ammantate da un’aura di leggenda: una di queste infatti è la mitica Corvette 7 11, una Sting Ray del 1963 con motore a iniezione appartenuta al leggendario pilota Gary Pickens. In quegli anni la 7 11 faceva la voce grossa in tante competizioni ufficiali; ancora oggi, quando non si trova in esposizione, partecipa a competizioni dedicate alle auto d’epoca con buoni risultati.

corvette viva las vegas

10)   Austin Powers – La spia che ci provava

austin powers corvette

I film della saga di Austin Powers non sono certo conosciuti per la loro sobrietà. Ed infatti nella rappresentazione di Mike Myers degli anni ’60 trova posto anche una delle Corvette più appariscenti di sempre: una C2 Sting Ray Spider del 1966 con un’enorme bandiera americana a stelle e strisce dipinta sulla carrozzeria. A guidarla è l’agente segreto della CIA Felicity Ladà, interpretata da un’Heather Graham più conturbante che mai. Non certo un’auto che un agente segreto userebbe per non dare nell’occhio, ma d’altronde quante cose hanno una logica nei film di Austin Powers?

Al cinema come nella realtà, la Corvette è da decenni un’auto iconica, simbolo di classe, velocità e sfrontatezza. Se volete riassaporare ancora meglio il suo mito, cercatene un modello tra i tanti annunci presenti su Kijiji!

video advertising kijiji

Ti serve un idraulico? La campagna di video advertising di Kijiji

Ti serve un idraulico? Hai bisogno di liberare spazio in casa? O vuoi rivendere regali di Natale poco graditi o addirittura doppi?

C’è Kijiji e la sua nuova campagna di video advertising. Piccole divertenti pillole di vita quotidiana che ti strapperanno una risata e ti aiuteranno a conoscerci meglio.

Possiamo garantirti che troverai l’idraulico di cui hai bisogno su Kijiji. Non possiamo garantirti che non piacerà anche a tua moglie.

La campagna di video advertising di Kijiji ti aiuterà a scoprire tutto quello che Kijiji può fare per te.Ad esempio nella sezione lavoro puoi trovare tanti liberi professionisti della tua città: idraulici, elettricisti, ingegneri per certificazioni energetiche, le risposte alle tue necessità del momento.

In un clic.

Segui tutti gli spot di Kijiji sul nostro canale YouTube >> www.youtube.com/user/Kijijitalia

super nintendo giochi

Super Nintendo: la regina delle consolle anni 90

super nintendo giochi

I pomeriggi degli anni 80 e 90 passati nelle sale giochi a sfidarsi ai grandi classici dei videogiochi arcade sono tuttora indimenticabili, ma l’arrivo dei primi videogiochi non si limitò a quegli spazi. Proprio in quegli anni, infatti, si andavano diffondendo le prime, mitiche consolle casalinghe.

Una su tutte era la Super Nintendo Entertainment System, spesso abbreviata con l’acronimo SNES, ma conosciuta dai più semplicemente come Super Nintendo. Si tratta di una delle consolle più influenti di sempre, che ha rivoluzionato il mondo dei videogiochi a partire dai primi anni 90.

Un’istituzione anche tra i videogiocatori di oggi, il Super Nintendo viene ricordato, oltre che per le grafiche a 16 bit e per innovazioni tecniche come il formato audio a 8 canali, anche e soprattutto per i mitici giochi che aveva a disposizione: tra novità e serie già esistenti reinventate, tanti sono i giochi della SNES che hanno lasciato un segno indelebile tra i gamer del periodo, tutti rigorosamente in formato cartuccia.

Novità a 16 bit

Il Super Nintendo debuttò in Giappone nel 1990, ed arrivò in Italia due anni dopo, nel 1992. La nuova consolle a 16 bit usciva per rispondere all’esigenza della Nintendo di riguadagnare la leadership nel mercato dei videogiochi.

Negli anni ‘80 infatti la Nintendo era protagonista indiscussa nel mercato delle consolle casalinghe, grazie all’altrettanto glorioso NES (Nintendo Entertainment System), che proprio di recente ha compiuto 30 anni.

Quella mitica consolle a 8 bit lanciata nel 1983 era stata una vera pioniera del genere, salvò il mercato dei videogiochi dal rischio di un fallimento, e con 62 milioni di unità fu la consolle più venduta dell’epoca.

Sul finire degli anni ’80 però iniziarono a imporsi sul mercato nuove, più moderne consolle con un’innovativa grafica a 16 bit.

La prima fu la TurboGrafx-16 della NEC, ma la più conosciuta è senz’altro il SEGA Mega Drive, che presto si impose come la principale concorrente della Nintendo nel mercato delle consolle casalinghe.

La Nintendo si vide quindi costretta a ridisegnare il fortunatissimo NES, con una nuova versione a 16 bit che in Giappone prese il nome di Super Famicom.

La guerra delle consolle

Appena uscito sul mercato, il Super Nintendo si rivelò un successo clamoroso: in Giappone la prima fornitura di 300.000 unità fu venduta nel giro di poche ore, causando scompiglio tra la gente, appelli alla sicurezza da parte del governo giapponese, e minacce di furti da parte della Yakuza.

Ma fu solo con la diffusione della SNES nel resto del mondo che ebbe inizio quella che è stata definita come “la guerra delle consolle” tra Nintendo e SEGA.

La SEGA presentava il suo Mega Drive come la consolle più “cool”, con grafiche sofisticate e giochi pensati per un pubblico di adulti, uno su tutti la serie del riccio Sonic.

La Nintendo invece puntava tutto sulla qualità dei suoi giochi, dal nuovo capitolo di Super Mario alla versione per consolle di classici arcade come Street Fighter 2. Inizialmente la scelta di giochi disponibili era limitata, ma l’idea di dare inizialmente il gioco di punta Super Mario World in omaggio con la consolle si rivelò vincente.

Nel lungo periodo fu il Super Nintendo ad aggiudicarsi la guerra delle consolle, con 49 milioni di esemplari venduti ad oggi, contro i 40 milioni del Mega Drive.

Il successo della SNES continuò ben al di là dei primi anni ’90, quando le consolle erano già nell’era dei 32 bit.

Con l’uscita di Donkey Kong Country nel 1994, il Super Nintendo riuscì a tenere testa alle nuove consolle con grafica 3D come la PlayStation e il Sega Saturn, a testimonianza della qualità dei suoi giochi.

Le migliori “cartucce”

I videogame del Super Nintendo sono stati indubbiamente il suo punto di forza e il segreto del suo successo. Questo video prova a fare il riassunto di tutte le uscite migliori, mostrando 100 giochi in 10 minuti:

Caratteristica peculiare in tempi in cui le consolle non potevano leggere né CD né DVD, erano le cartucce su cui erano installati i giochi: la loro capacità massima di 117.5 Mbit (l’equivalente di 14 Megabyte) fa sorridere se comparata ai giochi di oggi, per cui servono ormai svariati Gigabyte.

cartucce super nintendo

E quella stessa capacità massima non fu mai usata per intero, visto e considerato che i giochi più complessi usciti per SNES, quali Tales of Phantasia e Star Ocean, occupavano 48 Mbit, ovvero 6 Megabytes.

Campione di vendite tra i giochi della SNES fu Super Mario World, nuovo capitolo nella saga dell’idraulico più famoso di sempre, dove apparve per la prima volta il drago Yoshi. Super Mario World si trovava in omaggio con l’acquisto delle prime consolle, e vendette in totale più di 20 milioni di copie.

super mario world

Un’altra fortunata uscita fu Super Mario Kart, il primo capitolo della mitica saga di cui abbiamo già parlato nelle pagine di questo blog.

Al secondo posto nella classifica delle vendite si posizionò invece Donkey Kong Country, reinvenzione di un’altra fortunatissima saga anni 80 che riuscì a vendere 9 milioni di copie.

Mai celebrato a dovere, Donkey Kong Country fu in realtà rivoluzionario perché portò per la prima volta ai grandi pubblici delle grafiche 3D pre-renderizzate su cui Rare, la casa produttrice, aveva coraggiosamente investito. A testimonianza dell’influenza di questo titolo, i modellini di Donkey Kong furono usati fino al 2002 per tutti i titoli Nintendo in cui era stato incluso lo scimmione.

donkey kong super nintendo

Non dimentichiamo poi grandi giochi di lotta come il classico della Capcom Street Fighter 2

street fighter 2 super nintendo

e Mortal Kombat 2 che sollevò grandi polemiche negli USA sulla violenza nei videogame.

mortal kombat 2

Infine, menzione speciale va data ai tanti ottimi RPG che uscirono per il Super Nintendo, dal terzo capitolo di The Legend of Zelda, a grandi novità come Chrono Trigger.

Il Nintendo SNES oggi

Anche se il ricordo della Nintendo SNES è legato indissolubilmente agli anni ’90, tanti sono ancora gli estimatori del gaming vecchia scuola che amano cimentarsi con questa consolle. Naturalmente molti conservano ancora la loro vecchia SNES, magari usando immagini ROM dei giochi dell’epoca per sostituire le vecchie cartucce.

Sul web sono presenti poi tanti emulatori dei giochi della SNES, da quelli che permettono di giocare online a quelli da scaricare sul proprio PC o Mac, ed è bello pensare che grazie a loro, alle consolle e giochi di seconda mano tuttora reperibili ed ai siti dedicati, il Super Nintendo vivrà ancora a lungo.