Archivio mensile:dicembre 2013

musica anni 90 boy bands

Adolescenza e musica anni 90: boy e girl bands che hanno segnato un’epoca

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Idoli delle ragazzine di tutto il mondo, sogni d’amore e modelli da imitare, interpreti di alcuni dei più grandi successi della musica pop di tutti i tempi. Questo in poche parole sono state le boy band e le girl band che imperversavano durante gli anni ’90.

Chi è stato ragazzino in quegli anni li ricorderà sicuramente, che fosse stato un loro fan o meno: le hit di Backstreet Boys, Spice Girls, e di tutte le altre boy e girl band, impazzavano su MTV, alla radio, e in generale si sentivano più o meno ovunque.

La formula di questi ragazzi terribili della musica anni 90 era più o meno sempre la stessa. Per le boy band si trattava di un gruppo di ragazzi (da 3 a 6) che cantavano all’unisono melodie pop orecchiabili, e ballavano in maniera coreografata. Ogni membro della band doveva rappresentare un diverso “stereotipo” di ragazzo (il romantico, il bel tenebroso, il timido, e così via): tutti avevano però in comune il fatto di essere belli e impossibili, per fare presa sulle teenager.

Per le girl band il concetto era simile, ma al femminile: l’esempio più classico erano le Spice Girls, 5 ragazze ognuna con un carattere diverso, molto attraenti ma allo stesso tempo un modello da imitare per le ragazzine.

All’interno della musica anni 90, le boy e girl band ebbero un successo esplosivo, e le loro hit sono ancora oggi nella memoria di milioni di loro fan dell’epoca.

Oggi vogliamo fare un viaggio in quel mondo fatto di mèches, pizzetti, sguardi languidi, e look tremendamente anni ’90, ricordando le 10 band più in voga dell’epoca.

1)      Backstreet Boys

La boy band per eccellenza, quella di più grande successo e simbolo di un’epoca. I Backstreet Boys sono la boy band dai più alti incassi di tutti i tempi, con 130 milioni di dischi venduti. Non tutti sanno però che cantano ancora insieme: dal 1993 a oggi si sono sciolti solo per due anni, e a luglio 2013 è uscito il loro ottavo disco.

2)      Spice Girls

Le 5 “ragazze speziate” inglesi sono state un fenomeno planetario di fine millennio, e di gran lunga la girl band più rappresentativa della musica anni 90. Negli anni le Spice Girls hanno battuto numerosissimi record di vendite, arrivando a diventare la band britannica più popolare di sempre dopo i Beatles. Dopo l’addio di Geri Halliwell, si sono sciolte nel 2000, e sono tornate insieme per un attesissima reunion nel 2007.

3)      Take That

La prima boy band a scalare le classifiche negli anni ’90, hanno dominato la prima metà di quel decennio, fino all’addio di Robbie Williams nel 1996. Al contrario delle altre boy band, era Gary Barlow, un membro del gruppo, a scrivere le loro canzoni. I Take That sono tornati alla formazione originale nel 2010 con il ritorno di Williams.

4)      All Saints

Promosse dall’industria discografica come “rivali” delle Spice Girls, il quartetto femminile delle All Saints in realtà aveva uno stile ben diverso. Più che su i balletti e le coreografie, puntavano su canzoni pop delicate e dalla scrittura più complessa. Scioltesi nel 2001, si sono riformate nel 2006 e dovrebbero fare da spalla ai Backstreet Boys nel loro tour del 2014.

5)      ‘N Sync

Un’altra boy band americana di grande successo, con tre album all’attivo tra il 1997 e il 2001. Di loro si ricorda soprattutto la presenza di Justin Timberlake, che avrà poi una fortunata carriera da attore e da solista. Si sono sciolti nel 2002 e non sono più tornati insieme.

6)      5ive

Una boy band della scuola britannica che produsse tre album dal 1998 al 2001. Rispetto ai loro epigoni, il loro stile era più aggressivo, con diverse influenze rock e hip-hop. Si sono sciolti nel 2001 e riformati nel 2012 grazie al reality show “The Big Reunion”.

7)      Hanson

Una boy band atipica, composta da tre giovanissimi e biondissimi fratelli dell’Oklahoma. Negli Hanson c’era un solo cantante, e tutti e tre suonavano uno strumento (piano, chitarra, e batteria). Non si sono mai sciolti, e dal 1993 ad oggi hanno pubblicato 11 album.

8)      Destiny’s Child

L’anima black delle girl band americane, le Destiny’s Child avevano uno stile molto più R&B che strettamente pop. Star del gruppo era Beyoncé Knowles, icona femminile che fu l’unica a rimanere nella band dall’inizio alla fine. Si sono sciolte ufficialmente nel 2006 dopo 16 anni di carriera.

9)      Vengaboys

Non proprio una girl o una boy band, ma un gruppo olandese di pop dance anni ’90 formato da due uomini e due donne. Non mancavano comunque di ballare e coreografare le loro canzoni, e le loro hit fecero infiammare le dancefloor di fine millennio. Dopo la rottura nel 2004, si sono riformati nel 2007.

10)   Ragazzi Italiani

La risposta italiana alle boy band dei paesi anglosassoni, i Ragazzi Italiani si imposero all’interno della musica anni 90, facendo battere più di qualche cuore ed arrivando anche a Sanremo nel 1997. Attivi fino al 2004, oggi la loro memoria rimane viva in alcuni simpatici fan club dedicati.

http://www.youtube.com/watch?v=36nF6BCX7zE

I 10 migliori videogiochi anni 80: viaggio agli albori delle sale giochi

Con le console più moderne, dalla PS4, alla Xbox One, alla Nintendo Wii, abbiamo a disposizione videogiochi di un livello straordinario. Le grafiche e l’esperienza di gioco dei moderni videogame sono più realistiche che mai, portando i videogiochi quasi al livello di delle opere d’arte.

Ma la stessa passione che proviamo oggi, la provavamo già 30 anni fa, quando giocavamo ai migliori videogiochi anni 80.

La nostalgia per quelle istituzioni del mondo dei videogame non ci ha mai abbandonato, ed se capita l’occasione una partita a Tetris o a Mario Bros la si fa tuttora volentieri.

Ma all’epoca le console casalinghe erano ancora poco diffuse, e per giocare si doveva andare nelle sale giochi, a spendere l’intera paghetta in gettoni da 500 lire per dei videogame che sembravano degli ingombranti mobili. Ma come dimenticare quelle sfide appassionanti tra amici, che duravano interi pomeriggi e che hanno segnato la nostra gioventù?

Per questo oggi vogliamo ricordare quelli che secondo noi sono stati i migliori videogiochi anni 80. Vista oggi la loro grafica può sembrare semplice, ma all’epoca era più che sufficiente per renderci prigionieri delle sale giochi: noi ragazzi dell’epoca dopo tanti anni li portiamo ancora nel cuore.

1)      Pac-Man (1980)

Il gioco più iconico di sempre del mondo delle sale giochi, campione di vendite ed icona pop, col suo giallo protagonista inseguito dai fantasmini. Un classico intramontabile.

pacman

2)      Mario Bros. (1983)

Il primo capitolo di una delle saghe di videogame più fortunate di sempre vedeva i fratelli Mario e Luigi alle prese con i mostri che invadevano le fogne. Innumerevoli i sequel prodotti, tra cui la mitica serie di Mario Kart.

super mario bros

3)      Frogger (1981)

Uno dei tanti giochi semplici ma geniali di quegli anni, che consisteva nel portare delle rane a casa facendogli attraversare una strada piena di macchine e altri pericoli. Facile a dirsi, molto più difficile a farsi.

4)      Donkey Kong (1981)

Precursore dei videogiochi a piattaforme e di un’altra fortunatissima serie, Donkey Kong vedeva Jumpman (antenato di Mario) sfidare uno scimmione per salvare una principessa dalle sue grinfie.

donkey kong

5)      Pole Position (1982)

Pioniere dei videogiochi di corse, la fortuna di Pole Position si deve al fatto che nelle sale giochi compariva completo di un volante e di una leva del cambio. Grande successo dei primi anni ’80 e precursore del genere.

pole position videogioco

6)      Q*bert (1982)

Lo scopo del gioco? Far saltare il nasuto protagonista su dei cubi che compongono una piramide, facendogli cambiare colore prima di essere raggiunto dai nemici. Il risultato? Uno dei giochi di più grande successo di sempre.

7)      Street Fighter (1987)

Il più classico picchiaduro d’annata, ha dato vita al filone dei giochi di lotta uno contro uno, oltre che ad una fortunatissima serie di film e videogame. Il primo gioco a introdurre le “mosse speciali” tutte da scoprire.

street fighter 1987

8)      Arkanoid (1986)

Un altro gioco semplice nel concetto ma ad alto rischio dipendenza. In Arkanoid bisognava distruggere un blocco di mattoncini, con una sfera guidata da una piattaforma in movimento.

arkanoid videogioco

9)      Centipede (1981)

Erede del mitico sparatutto anni ’70 Space Invaders, in Centipede bisognava sparare a un’orda di temibili insetti, tra cui dominava un terribile millepiedi assassino.

10)   Tetris (1984)

Chiudiamo con uno dei giochi più famosi e a più alto pericolo dipendenza di sempre. Popolarissimo sia come arcade che per console, un puzzle senza tempo che quasi tutti hanno provato almeno una volta nella vita.

tetris videogioco

Questi sono secondo noi i migliori videogiochi di quella splendida generazione. Se vuoi riprovare di nuovo il brivido di quelle epiche sfide, puoi cercare tra gli emulatori presenti online, o magari puoi recuperare un cabinato originale dell’epoca tra gli annunci di Kijiji!

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Mai Dire Gol: amarcord della TV anni 90

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In un’ipotetica classifica dei migliori programmi di sempre della TV italiana, ognuno di noi inserirebbe qualcosa di diverso. C’è chi vorrebbe includere il leggendario Carosello, chi La Corrida di Corrado, e chi magari non potrebbe rinunciare ad un reality come X-Factor o il Grande Fratello.

Tra tutti i programmi dedicati a vaste fasce di pubblico, ce n’è uno dal format atipico e irriverente, che non rientrerebbe in nessuna categoria. Questo programma sapeva trasformare le domeniche sera di fine millennio in qualcosa di più di un triste preludio alla settimana lavorativa.

Stiamo parlando di Mai Dire Gol, il leggendario show creato dalla Gialappa’s Band: con la sua formula unica di sport e comicità, “Mai Dire” è diventato un vero cult della televisione, che in tanti anni di programmazione non ha mai smesso di regalare risate a volontà.

Mai Dire Gol è stata l’incarnazione più riuscita di un prolifico filone di programmi che avevano come caratteristica comune la presenza della Gialappa’s Band, il trio di commentatori fuori campo che rendevano inconfondibile ognuno dei loro show.

Il terribile terzetto della Gialappa’s è formato da Carlo Taranto, Marco Santin, e Giorgio Gherarducci, e con il loro stile hanno rivoluzionato il modo di fare televisione. Venuti dalla radio, hanno preso da questo mondo l’idea delle voci fuori campo, che commentavano “in diretta” quello che andava in onda in televisione, sulla falsariga dei commenti “in tempo reale” alle partite durante le radiocronache.

I Gialappa’s con il loro stile si mettevano dalla parte dello spettatore, commentando e deridendo gli sketch comici e gli assurdi spezzoni tratti dalla TV “seria” che gli si presentavano davanti agli occhi, con un tono cinico e sferzante.

Ma naturalmente gran parte del successo dei loro programmi è merito del materiale che solo in seguito commentavano. Su Mai Dire Gol trovavano posto i migliori comici dell’epoca, e venivano mostrati degli spezzoni veramente esilaranti di programmi italiani e stranieri.

In un certo senso il formato di Mai Dire Gol ricorda un YouTube ante litteram, ed è forse proprio per questo che i migliori spezzoni di quella mitica trasmissione sono ancora popolarissimi sul web.

Il primo programma condotto dalla Gialappa’s, in onda come poi diverrà la regola su Italia1, era Mai Dire Banzai, in onda nel 1989 e nel 1990. In questa trasmissione il trio commentava spezzoni tratti dal programma giapponese Takeshi’s Castle, in cui i concorrenti si sfidavano in assurde prove di resistenza al limite del masochismo.

Ma il loro successo vero e proprio arrivò nel 1990 con Mai Dire Gol, che presto diventò una trasmissione di punta della TV italiana degli anni ’90. Nato come collezione di video divertenti riguardanti il calcio, col tempo Mai Dire Gol prese sempre più la forma di un varietà, riempiendosi di sketch comici spassosissimi.

Il commento della Gialappa’s rendeva lo show spettacolare anche per chi non era appassionato di calcio, anche se molti spezzoni riguardavano questo sport, a volte per prendere in giro un presunto “fenomeno” della Serie A…

http://www.youtube.com/watch?v=kIp6N6Y1Snw

…altre per farsi beffe dei giornalisti sportivi e dei loro problemi con i nomi stranieri.


All’improvviso uno sconosciuto di CAPICOLLO2

In altre occasioni gli spezzoni riguardavano altri sport, come ad esempio il pattinaggio sul ghiaccio nell’incredibile favola di Stephen Bradbury:

http://www.youtube.com/watch?v=u7wUockPJM0

Ma un altro grande punto di forza di Mai Dire Gol era la presenza dei migliori comici italiani degli anni ’90, con dei personaggi che sono ormai entrati nella leggenda. Molti di loro furono lanciati al successo proprio grazie a questa trasmissione, come ad esempio accadde ad Aldo, Giovanni e Giacomo, che qui vediamo in un leggendario episodio della “TV svizzera”.

Mai Dire Gol fu un trampolino di lancio anche per Daniele Luttazzi, poi diventato uno dei più famosi comici italiani, che all’epoca interpretava il professor Fontecedro:


Fontecedro – Geometria non ha basi solide by proma1979

Lo stesso vale per Fabio De Luigi, che su Mai Dire Gol interpretava tanti personaggi memorabili, come l’Ingegner Cane, Carlo Lucarelli, e il nobile Guastardo.

http://www.youtube.com/watch?v=JSHr5gfBkKM

Col tempo sono nati tanti spin-off della trasmissione originale, sempre con la Gialappa’s come mattatori indiscussi. Dal 1991 al 1993 andò in onda Mai Dire TV, altra trasmissione cult in cui il trio sbeffeggiava una serie di assurdi ed improbabili personaggi pescati in piccole televisioni locali.

Dal 1999 al 2001 andò in scena Mai Dire Maik, parodia dei quiz alla Mike Bongiorno. Nel 2000 iniziò invece Mai Dire Grande Fratello, in cui la Gialappa’s si faceva beffe dei concorrenti del reality più famoso d’Italia.

Mai Dire Gol chiuse ufficialmente i battenti nel 2001, a causa della perdita dei diritti televisivi per il calcio da parte di Mediaset. A raccoglierne il testimone nel 2002 fu Mai Dire Domenica, programma completamente incentrato sui comici, che venne trasmesso fino al 2008, prendendo occasionalmente il nome di Mai Dire Lunedì e Mai Dire Martedì.

Anche se non è mai riuscito ad arrivare ai livelli di Mai Dire Gol, anche in Mai Dire Domenica sono comparsi tanti dei migliori comici nostrani, come ad esempio Antonio Albanese nei panni di Cetto La Qualunque.

Per non parlare poi dei finti trailer di Mai Dire Cinema, firmati da Maccio Capatonda e amici:

A distanza di più di vent’anni dalla sua comparsa nei palinsesti, Mai Dire Gol rimane una delle nostre trasmissioni di riferimento, e lo spazio a nostra disposizione non ci basterebbe per citare tutti i momenti e i personaggi migliori del programma: da Felice Caccamo a Carcarlo Pravettoni, dal Conte Uguccione ad Arrigo Sacchi…

Se vuoi comunque rivivere i fasti di “fenomeni parastatali” come Ian Rush o Stephen Bradley, cerca tra gli annunci della sezione Sport di Kijiji!

cinepanettone vacanze di natale

Il cinepanettone: storia di un fenomeno del cinema italiano

vacanze di natale boldi

C’è una tradizione che da oltre vent’anni con l’arrivo del Natale viene portata avanti nel nostro paese, che rappresenta un segno inconfondibile dell’arrivo delle festività. Non stiamo parlando dell’apparizione nei palinsesti TV di “Una poltrona per due”, né della ressa del 24 dicembre per comprare i regali di Natale last minute.

Stiamo parlando dell’uscita al cinema del famigerato cinepanettone, uno degli inconfondibili film di Natale che sono ormai diventati una tradizione nel panorama del cinema italiano.

Quest’anno però la formula del cinepanettone è diversa da quella a cui siamo abituati da anni.

In “Colpi di fortuna”, uscito lo scorso 19 dicembre, non ci sono vacanze a Cortina o in altre località esotiche; rimane invece protagonista l’inossidabile Christian De Sica, in un film in tre episodi che cerca di rinverdire i fasti della commedia all’italiana.

L’ultima fatica di Neri Parenti segnerà ufficialmente la fine della trentennale avventura dei cinepanettoni. Con il divorzio ormai ufficializzato tra De Sica e la Filmauro di Aurelio De Laurentiis terminerà una delle partnership di più grande successo nella storia del cinema italiano, capace di entrare anche nel Guinness dei Primati come la serie di film più prolifica di sempre.

Adorati dal pubblico, disprezzati dalla critica, i cinepanettoni sono stati croce e delizia del cinema italiano, e hanno influenzato nel bene e nel male la società degli ultimi trent’anni.

Regolarmente campioni di incassi nel periodo natalizio, la formula dei cinepanettoni è ormai nota a tutti: la comicità demenziale e ricca di volgarità, la location vacanziera in un paese esotico o in una rinomata località sciistica, la presenza di tante celebrità e volti noti del piccolo schermo.

Ma il tratto più distintivo del cinepanettone vero e proprio è il duo di attori protagonisti Massimo Boldi e Christian De Sica, che appaiono insieme in 9 dei 16 capitoli complessivi della saga. La collaborazione artistica tra i due comici è iniziata con “Vacanze di Natale ‘90”, il secondo film della serie, ed è proseguita fino al divorzio avvenuto nel 2006.

A firmare la maggior parte dei capitoli della serie è stato il regista fiorentino Neri Parenti, un veterano del genere. Ma gli iniziatori del filone sono stati i fratelli Carlo ed Enrico Vanzina, autori del primo “Vacanze di Natale ‘83”, e dei successivi episodi del 1990 e del 2000.

Nonostante l’enorme successo di pubblico, i cinepanettoni sono stati sistematicamente snobbati dai critici, che li hanno da sempre considerati un semplice prodotto commerciale, senza alcun merito artistico.

Ma se da un lato è vero che tutti i film di questa serie sono stati realizzati con l’unico obiettivo di sbancare al botteghino, non si può negare che i cinepanettoni ci dicano molto dell’Italia degli ultimi decenni.

Il mondo che appare all’interno dei film di Natale è un mondo di eccessi, in cui chi se lo può permettere passa le vacanze nelle località più esclusive, tra feste, champagne, e auto di lusso: il sogno e l’ideale da raggiungere degli italiani di oggi, secondo Vanzina and co.

Allo stesso tempo non manca la rappresentazione di certi vizi tipici dell’italiano medio, dalle corna, al razzismo, all’evasione fiscale. In effetti, i personaggi dipinti nei cinepanettoni corrispondono a diversi stereotipi che si possono trovare nel nostro paese: dal napoletano, al romano, al milanese, dal nobile di lunga tradizione, al cafone arricchito.

L’idea di fondo del cinepanettone è di puntare su una comicità il più possibile media, per essere apprezzati da una fetta di pubblico il più larga possibile.

L’avventura dei cinepanettoni inizia esattamente 30 anni fa, con il primo, storico film Vacanze di Natale ’83. Il primo capitolo è diventato ormai un grande classico, e vede la partecipazione di tanti volti noti della commedia italiana anni ’80: oltre a Christian De Sica, ci sono Jerry Calà, Mario Brega, Riccardo Garrone, e Guido Nicheli, che vediamo tutti insieme nella scena iniziale del film.

È solo 7 anni dopo però che la Filmauro realizza il potenziale commerciale dei film di Natale, e produce quindi Vacanze di Natale ’90, dando il via alla tradizione dei cinepanettoni. Il secondo capitolo è il primo ad avere come protagonisti il duo Boldi-De Sica, nei loro classici ruoli dell’imprenditore milanese e del playboy romano.

http://www.youtube.com/watch?v=388oW7kj_1Y

Vacanze di Natale ’95 è il primo film diretto da Neri Parenti, una tradizione che si consoliderà definitivamente negli anni 2000. Questo capitolo vede anche la partecipazione del divo di Beverly Hills Luke Perry, oltre alla solita dose di tormentoni dance dell’epoca.

Nel 2002 viene abbandonata definitivamente la location “sciistica” con Natale sul Nilo, il primo dei tanti cinepanettoni che vedono i nostri eroi in vacanza di volta in volta nelle località più esotiche del mondo. Natale sul Nilo ha segnato anche il record di incassi nella storia dei cinepanettoni, con più di 28 milioni di euro.

http://www.youtube.com/watch?v=wOtWLCjZ_YM

In seguito all’addio di Massimo Boldi, con Natale a New York del 2006, il successo dei cinepanettoni è andato un po’ calando. L’ultimo capitolo, Vacanze di Natale a Cortina del 2011, che ha visto De Sica e compagnia tornare nei luoghi del primo film, ha deluso le aspettative, e ha portato De Laurentiis alla drastica decisione di interrompere definitivamente la serie.

Una divertente parodia dei cinepanettoni è stata fatta in “Boris – Il film” del 2011, una satira dell’industria cinematografica italiana, in cui il protagonista va al cinema a vedere il fittizio “Natale al Polo Nord”.

Comunque la pensiate sui cinepanettoni, bisogna ammettere che questa serie ha segnato non solo il cinema italiano, ma anche la cultura e la società contemporanea. E se siete dei fan della serie, potete ritrovarne tutti gli episodi nella sezione Film di Kijiji!

Accogliere un cane in casa, ecco come!

accogliere un cane in casa, consigli

Un nuovo componente sta per aggiungersi in famiglia! L’arrivo di un nuovo cucciolo è sempre un momento di fest, ma anche di apprensione. Saprà adattarsi alla nuova casa? Crescerà sano e felice?

Le domande che si presentano sono molte: vediamo alcuni consigli e info utili per rendere semplice il suo arrivo e gradevole la sua permanenza.

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L’arrivo

Se avete già scelto il nome del vostro cucciolo usatelo sin dall’inizio per rivolgervi a lui. Non utilizzate mai il suo nome associato a un rimprovero o una minaccia: così eviterete che, col tempo, il cane scappi anziché accorrere al vostro richiamo.Anche se vi farebbe piacere poter avere il vostro cucciolo sempre al vostro fianco, magari a dormire sul letto o sul divano, dovrete invece destinargli subito una cuccia, uno spazio tutto suo, dove potrà restare tranquillo.

La cuccia

Di solito la prima notte è la più difficile per un cagnolino, ed è anche quella che troppo spesso fa arrendere chi, senza pazienza, decide subito che il cane non è in grado di adattarsi. Bisognerà escogitare alcuni accorgimenti per impedirgli di sentirsi solo e spaventato.

La cuccia non deve mai essere un luogo di punizione, ma un rifugio piacevole dove sentirsi protetto. Non mandatelo mai a cuccia dopo averlo sgridato. Per i primi tempi lasciate nella cuccia un indumento che conservi il vostro odore: il cucciolo si sentirà confortato. Anche il ticchettio di una sveglia, avvolta in un asciugamano, gli farà compagnia nelle ore notturne. Lasciategli un gioco adatto alla sua età, che lo aiuti a sviluppare i denti.

L’alimentazione

A parte l’uso di alimenti corretti e appositi per i cani in crescita, vi sono alcune norme che riguardano il pasto del cucciolo che è importante seguire fin da subito. I cuccioli mangiano 3-4 volte al giorno, ma questo non significa che debbano avere il cibo sempre a disposizione! Date il cibo a orari regolari, lasciate la ciotola per 15 minuti e poi ritiratela, anche se il cane non ha mangiato tutta la razione. Eventualmente, in caso di cani molto piccoli, anticipate l’ora del pasto successivo ma non lasciate il cibo a disposizione per ore. Distanziate di almeno un’ora il pasto del cane dal vostro. Non date bocconcini dalla tavola per nessuna ragione e cercate di non guardare il cane mentre mangia.

Meglio evitare di appoggiare la ciotola mentre il cane vi sta saltando addosso… se si agita troppo aspettate qualche minuto fingendo di nulla. L‘ideale è che il cucciolo impari a sedersi per avere la ciotola del cibo!

Come educare un cucciolo a fare i bisogni

Insegnare al proprio cagnolino a fare i bisogni fuori di casa non è un’impresa da poco. Prima di tutto, c’è da sapere che, così come un neonato, anche il cucciolo non ha la capacità di trattenersi. Spetta dunque al suo padrone insegnargli dove può fare pipì e dove invece proprio non può.

E’ importante portare fuori il cagnolino nei momenti in cui si presume ne abbia più bisogno. Fargli fare una passeggiata al risveglio, dopo i pasti, dopo il gioco o dopo aver bevuto, può facilitare l’apprendimento. Quanto più il cucciolo sporcherà fuori casa, tanto più semplice sarà per lui apprendere la cosa. L’evacuazione è un comportamento indispensabile e naturale, per questo motivo sgridare il cane quando fa i bisogni sul pavimento può generare in lui solo molta confusione. E’ bene tener presente che spingere il muso del cucciolo nelle proprie urine, picchiarlo o spaventarlo non solo non farà ottenere dei risultati, ma porterà solo il cane a diffidare del proprietario.

Invece è importante premiarlo con un biscottino ogni volta che fa i bisognini all’aperto.

Come salvare i mobili!

Il cucciolo ha bisogno di ‘mordicchiare’, è una necessità fisica e comportamentale. Per evitare che prenda di mira i mobili o che si impossessi di oggetti che potrebbero risultare pericolosi occorre proporgli le cose adatte e dissuaderlo dal volgere la sua attenzione ad altro. È un’ottima idea tenere una scatola dei giochi che non sia a disposizione del cucciolo in modo da avere sempre sottomano qualcosa che, dal suo punto di vista, sia prezioso. I cani sono particolarmente interessati a ciò che non possono avere!

Lasciate un paio di oggetti a disposizione del cucciolo, alternandoli tutti i giorni con altri sempre diversi. Se il cucciolo comincia a mordicchiare un mobile dite un “NO!” secco, chiamatelo a voi e poi dategli qualcos’altro da mordere, magari tolto dalla magica scatola dei giochi.

Collare e guinzaglio

Il cucciolo dovrebbe portare un collarino morbido fin dai primi giorni.
Meglio se di nylon, di stoffa o di morbidissima pelle. Il guinzaglio andrebbe stretto in modo da non creare fastidi di alcun genere e non impigliarsi o sfilarsi facilmente (tra collare e collo dovrebbe passare un dito). La prima volta che il cucciolo metterà il collare ne sarà infastidito e quindi procedete gradualmente, lasciandolo per pochi minuti mentre gioca o mangia. In seguito si potrà aumentare il lasso di tempo in cui viene indossato.

La stessa gradualità va usata col guinzaglio. Se il cucciolo si blocca quando il guinzaglio si tende, chiamarlo con dolcezza e premiarlo se si avvicina al nostro fianco. Progressivamente applicare il guinzaglio all’esterno, partendo dai luoghi più familiari (giardino, pianerottolo, strada davanti a casa). Naturalmente occorre portare fuori il cane fin primi giorni, quando arriva nella sua nuova famiglia, e quindi non si può aspettare che impari a seguire. Per questo è consigliabile l’uso dei guinzagli estensibili che consentono libertà di movimento e controllo allo stesso tempo.

Le prime passeggiate

È molto importante che il cucciolo si abitui fin dai primi giorni a vedere persone diverse e a fare varie esperienze. Occorre però rispettare i tempi e le attitudini del cucciolo. In generale è bene che i cani vengano lasciati liberi di interagire e non bisogna spaventarsi se qualche soggetto adulto ringhia a un cucciolo un po’ impertinente. L’educazione impartita ai cagnolini da soggetti adulti della stessa specie contribuisce alla crescita armoniosa e all’adattamento per la vita futura. Le passeggiate devono anche servire ad abituare i cuccioli ai rumori del traffico, ai bambini, a persone vestite in modo diverso e che si muovono in modo diverso.

Consigli per educare il proprio cane

Come si educa un cane? In che modo si stabilisce un rapporto uomo-padrone?
I cani, come i loro antenati lupi, sono animali sociali e gerarchici: questo significa che tendono a vivere in gruppo, e all’interno di questo gruppo stabiliscono una gerarchia.
Nel caso del cane che vive in famiglia, il gruppo è costituito da tutti gli elementi della stessa, per questo nella scala gerarchica tutti i membri dovrebbero essere dominanti nei confronti del cane in modo da ottenere l’obbedienza. Normalmente il cane, trovandosi in posizione di inferiorità rispetto all’uomo, può obbedire spinto da motivazioni differenti:

Per imposizione: quando il cane si sottomette al padrone perché teme la sua ira ed esegue gli ordini malvolentieri come risposta di difesa passiva. E’ la forma peggiore.

Per inibizione: il cane inibito accetta l’autorità indipendentemente dai meriti o dalle qualità del padrone. Esegue gli ordini di tutti gli umani in modo approssimato con la coda fra le gambe e soffre le richieste del padrone al di la delle sue intenzioni e dal tono di voce.

Per convenienza: quando il cane, al fine di raggiungere uno scopo accetta la supremazia del padrone come mezzo per ottenere un profitto. Dimostra partecipazione nei momenti di bisogno, rifiutando l’autorità del padrone quando questi non è necessario al suo benessere.

Per praticità: quando il cane accetta di buon grado l’autorità del padrone in quanto riconosce in lui la figura protettiva del capo branco. In tal caso il cane esegue gli ordini diligentemente perché così facendo risponde degnamente al suo ruolo, contribuendo a mantenere saldo l’equilibrio sociale del gruppo.
Questa è da considerarsi la forma migliore dove padrone e cane si intendono rispettandosi a vicenda.

Un buon padrone è protettivo e attento alle esigenze del proprio cane, ed è in grado di educarlo con opportuna intransigenza e coerenza: se un’azione non è ammessa, bisogna che sia sempre proibita.

Accogliere un cane adulto

Prestate molta attenzione ai suggerimenti che l’organizzazione dalla quale adottate il cane vi da in merito al suo addestramento e alla sua gestione – hanno una grande esperienza se si tratta di assicurare una buona sistemazione e un buon adattamento, con voi e con la casa.

I cani adulti possono necessitare di tempo per abituarsi al nuovo gruppo, prima di mostrarsi come sono veramente. Cambiare casa può essere un’esperienza traumatica: preparate una zona tranquilla in casa, dove il nuovo arrivato può sentirsi sicuro, con una coperta o un cuscino e le ciotole per acqua e cibo. Questo da al cane un posto dove rifugiarsi se si vuole isolare.

Se dovete presentare un cane adottato ad un altro cane adulto, non andranno d’accordo immediatamente. Lasciate che si conoscano piano piano, dando sempre al cane “locale” molte attenzioni, in modo che non veda il nuovo arrivato come una minaccia. Per facilitare lo spostamento in una nuova casa, è meglio mantenere il cibo al quale il cane era abituato prima che voi lo portaste a casa – è una cosa in meno alla quale abituarsi. Se decidete di cambiare marca, cercate di farlo più dolcemente possibile, poiché i cani sono spesso sensibili ai cambiamenti nella dieta. E’ normale che inizialmente il cane mostri qualche problema allo stomaco.

Robot anni 90 e in questo nostro ‘nuovo’ millennio.

photo: Jonathan McIntosh

photo: Jonathan McIntosh

Non ho mai amato i robottoni giapponesi, almeno, non in modo smodato, forse perché una buona parte di loro sono poco più che un’armatura super-tecnologica, involucro protettivo per uno o più piloti – appunto sono dei ‘mecha‘ (mi scuso per l’eventuale semplificazione).

Mi sono sempre interessato ai robot, questo sì. Quando ero bambino c’era qualcosa in loro che mi affascinava – il mio, adesso lo riconosco, era un interesse però frankensteiniano, lo stesso motivo per il quale tanti bambini della mia generazione riempivano un sottovaso con dei girini. Era quell’irrefrenabile desiderio di sentirsi in qualche modo capaci di creare la vita, quella delle rane, che sarebbe risultata da una veloce metamorfosi, veloce perché osservabile giorno dopo giorno da chiunque “ieri solo tre avevano le zampe, le zampe dietro, oggi due hanno anche quelle davanti; ecco la prima ranetta, ha ancora la coda”.

Si dovevano ‘gestire’ in modo corretto degli elementi esogeni agli anfibi stessi: l’acqua clorata del rubinetto avrebbe potuti ucciderli, i girini, se la loro popolazione fosse stata troppo numerosa sarebbero cresciuti gracili e con lentezza e una carestia avrebbe fatto conoscere loro il cannibalismo.

La relativa ‘autonomia’ di alcuni di loro, dei robot, è la cosa che ancora oggi suscita in me curiosità e il motivo, io credo, per il quale li invidiamo (e su questa cosa ritornerò più avanti), la differenza essenziale tra i robot e i girini è che il loro artefice è quel qualcuno che stabilisce il momento esatto nel quale la loro vita inizierà. Del resto la parola ceca robot compare per la prima volta in un’opera di fantasia nel 1920, in R.U.R..

I robot di R.U.R. sono esseri umani, in carne e ossa, prodotti però artificialmente, – sono esseri umani artificiali e, seppur in modo relativo, esseri autonomi. Vengono ‘accesi’ e rispondono, almeno fino a un certo punto, alle loro caratteristiche progettuali. Hanno ‘qualcosa in meno’, rispetto ai loro omologhi naturali, rispetto a noi; in R.U.R. è stato un ingegnere a ‘semplificare’ la loro natura, il suo scopo era quello di ottenere degli operai perfetti, operai che, irrimediabilmente (Frankenstein) si ribelleranno ai loro stessi padroni/creatori, e li aggrediranno. I robot che rapiscono la nostra fantasia (e i nostri incubi) o che almeno lo hanno fatto per tanti come me della generazione X, sono quelli di Terminator.

E il motivo è presto detto: Terminator rappresentava e rappresenta l’estremizzazione dei valori positivi (e la fragilità) della società di quegli anni. Esseri indistruttibili, implacabili, instancabili, forti fisicamente come non lo potremo mai essere, capaci di vedere nel buio, determinati come mai, nessuno di noi, lo sarà. Allo stesso tempo guardare Terminator genera in noi una certa inquietudine, e non è il fatto che quegli esseri metallici vogliano sterminarci, guardare quel film ci mette davanti a una cruda verità – ovvero che non saremmo mai tagliati per essere come quegli esseri di metallo.

Sperimentiamo nei loro confronti sentimenti contrastanti se, per puro caso in essi ci immedesimiamo, loro sono ciò che potremmo essere noi se rinunciassimo alla nostra stessa natura: macchine efficienti, infallibili, immortali, immortali come una caffettiera, un computer o una lampadina. I robot della fantasia ci fanno comprendere, per la loro estraneità al nostro mondo, quello che noi stessi siamo. Ovvero un mondo emozionale.

Negli anni ’50 il filosofo tedesco Günther Anders parlava proprio di questo, in una parte del suo celebre saggio “L’uomo è antiquato”. All’inizio di questo splendido libro egli racconta il seguente aneddoto: Anders è in ospedale, al capezzale di un amico morente e l’ultimo desiderio di questa persona, l’ultimo frutto di quell’agonia, si esprime nel desiderio da parte dello stesso di essere uguale a una lampadina, questa persona invidia una lampadina. Una lampadina conclude il suo ciclo quando raggiunge il limite della sua obsolescenza programmata, una lampadina può essere sostituita da un’altra, identica – e poco importa che cosa fosse stata l’altra lampadina, la cosa importante è ciò che una lampadina è capace di fare, e che lo faccia con le modalità che il suo disegno prevede – del resto la suddivisione del lavoro punta proprio a questo, a non dipendere da individui unici.

Le applicazioni robotiche future saranno sempre più svariate, e sempre più robot faranno parte della nostra vita quotidiana, anzi già lo fanno, è che sono a noi invisibili, segregati in inaccessibili centri di produzione, già quest’oggi – e forse pochi lo sanno – robot antropomorfi possono lavorare i materiali più disparati, una delle società con le quali collaboro, T&D Robotics, è specializzata in robot capaci di scolpire marmo e granito (di recente abbiamo clonato una scultura di Modigliani, per un progetto benefico) – ma queste sono mere estensioni della volontà umana – sono strumenti molto potenti al servizio della creatività: del design, dell’architettura, dell’arte, strumenti che migliorano le condizioni di lavoro e riducono i tempi di produzione.

Con macchine di questo tipo è possibile clonare statue ed elementi architettonici o creare qualcosa di nuovo, di inedito – qualcosa che è stato modellato digitalmente, non con la creta. Il mio sogno è che un giorno, attraverso queste tecnologie, e ad altre, come le stampanti 3D, chiunque, domesticamente, possa estrapolare qualcosa dal mondo digitale e introdurlo nella nostra realtà – che ogni confine della creatività sia sospeso, e pensate che oggi è sufficiente un modello 3D, come quello di un personaggio di un Video Game, per ottenere dello stesso una statua alta anche sei metri.

Esistono anche altri robot, figli di quel desiderio frankensteiniano e di quella invidia di cui ho già parlato… Sono le meraviglie tecnologiche di Boston Dynamics, di recente acquistata da Google – creature che mimano posture e movimenti degli esseri umani e degli animali, esseri capaci di avanzare su un campo di battaglia sulle loro gambe e di rimettersi in piedi, se lanciati a terra da un’esplosione…

francesco terzagoLo Scrittore: Francesco Terzago è nato a Verbania nel 1986, riassume la sua attività letteraria sul blog Vermena.Per T&D Robotics, leader internazionale di integrazione robotica, si occupa di Comunicazione.Ha collaborato con numerosi siti letterari: AbsolutePoetry, Poesia2.0, Scrittori Precari, Samgha e Nuovi Argomenti.

Per la poesia è presente in: Italian Poetry Review della Columbia University, Le Voci della Luna, ALI e Generazione Entrante di Ladolfi editore. Online si possono leggere suoi interventi su: Smemoranda, Critica Impura, Nazione Indiana, Glamour e il Bo. Ha vissuto in Cina per un paio d’anni occupandosi di promozione della Lingua e della Cultura Italiana, tra le altre cose insegnando alla School of Fine Arts di Guangzhou. Assieme a Jacopo Benassi sta stendendo un reportage riguardante il sud della RPC, il Guangdong.

Le sue pubblicazioni accademiche (Politecnico di Milano, Università di Bologna) riguardano il diffondersi della Street-Art nella Repubblica Popolare Cinese e la poesia di strada. Fa parte del comitato di ricerca Inopinatum, della Sapienza di Roma, per lo studio dell’Arte Urbana.

steven spielberg film

Steven Spielberg: i migliori film di un maestro del cinema

picture: George BiardÈ un giorno importante quello di oggi per gli appassionati di cinema di tutto il mondo: si festeggia infatti il 67esimo compleanno di Steven Spielberg, uno dei registi più importanti nella storia del cinema.

Spielberg è nato il 18 dicembre 1946 a Cincinnati, in Ohio, da genitori ebrei. Più tardi nel corso della sua vita si spostò nel New Jersey, in Arizona, e infine in California, dove prese inizio definitivamente la sua carriera da regista.

Fin dalla più tenera età Steven Spielberg è stato un vero appassionato di cinema, e iniziò a girare filmini amatoriali dall’età di 12 anni. Col passare degli anni Spielberg ha avuto una carriera veramente unica, tanto che a tutt’oggi lo si può considerare il regista più famoso, e sicuramente uno dei migliori, di tutti i tempi.

A partire dal film Lo squalo del 1975 la carriera di Spielberg è stata un continuo susseguirsi di successi, a livello commerciale ma anche artistico. È stato infatti il regista che forse più di ogni altro è riuscito a coniugare grandi exploit al botteghino con continui elogi da parte della critica.

Quello di Spielberg al giorno d’oggi è un nome che è diventato quasi sinonimo di cinema. Oltre ad essere uno dei personaggi più ricchi ed influenti del mondo di Hollywood, Spielberg è universalmente ammirato per la sua tecnica registica sopraffina e per le sue grandi capacità di storytelling.

In tre occasioni diverse, un film da lui diretto ha battuto il record dei maggiori incassi di sempre: prima Lo squalo nel 1975, poi E.T. nel 1982, infine Jurassic Park nel 1993.

Oltre a questo, Steven Spielberg ha collezionato due premi Oscar come regista, uno per Schindler’s List nel 1993, uno per “Salvate il soldato Ryan” nel 1998, oltre ad innumerevoli nomination.

Spielberg è un regista poliedrico, che nella sua lunga carriera si è avvicinato ai generi più diversi, dalla fantascienza alla commedia, dal drammatico al film di guerra. In comune a tutti i suoi lavori c’è comunque un certo gusto per il fantastico, per l’avventura, e un largo uso degli effetti speciali, anche se non in maniera tale da essere l’unico punto di forza del film.

In generale, i protagonisti dei film di Spielberg devono portare a termine un’impresa incredibile, rischiosa, e avventurosa, che sia recuperare l’Arca dell’Alleanza come ne I predatori dell’arca perduta, o salvare la vita di più di mille ebrei come in Schindler’s List.

Di Steven Spielberg abbiamo già parlato nelle nostre classifiche dei migliori film anni ’80 e dei migliori film con Leonardo DiCaprio. Ma la sua filmografia è molto ampia: andiamo quindi a vedere quali sono, oltre a quelli già citati, i migliori film diretti da Spielberg, da ritrovare tutti nella sezione Film di Kijiji.

LO SQUALO (1975)

Il primo grande successo di Steven Spielberg divenne rapidamente all’epoca della sua uscita il film dai più alti incassi di sempre. Unica incursione di Spielberg nei territori dell’horror, il film è la storia di uno squalo gigante che terrorizza una tranquilla cittadina balneare, e dell’avventurosa spedizione in mare di tre coraggiosi per catturarlo. Lo squalo ha avuto anche il merito di lanciare lo standard dei blockbuster hollywoodiani, carichi di azione e di effetti speciali.

http://www.youtube.com/watch?v=pctp_jc-URo

I PREDATORI DELL’ARCA PERDUTA (1981)

Le avventure dell’archeologo Indiana Jones alla ricerca dell’Arca dell’Alleanza sono diventate un grande classico del cinema d’avventura. I predatori dell’arca perduta è un film adrenalinico, divertente, e mozzafiato, che ha dato vita negli anni ad altri 3 sequel, tutti diretti da Spielberg. Il primo film della serie rimane comunque il più riuscito, con le sue location esotiche, le sue improbabili trappole, e i suoi epici scontri.

http://www.youtube.com/watch?v=pR86Msq8X6A

SCHINDLER’S LIST (1993)

Il capolavoro di Spielberg, in cui il regista affronta il tragico tema dell’Olocausto. Schindler’s List è la storia vera di un industriale tedesco, che nel corso della Seconda Guerra Mondiale riuscì a salvare dallo sterminio più di mille ebrei assumendoli nella propria fabbrica. Un racconto toccante e struggente, girato interamente in bianco e nero, ad eccezione della simbolica scena della bambina col cappotto rosso.

SALVATE IL SOLDATO RYAN (1998)

Uno dei tanti film di Spielberg ambientati all’epoca della Seconda Guerra Mondiale, Salvate il Soldato Ryan racconta di un gruppo di militari americani alla ricerca di un soldato disperso in Europa, in seguito allo sbarco in Normandia. Il film si ricorda soprattutto per la spettacolare sequenza iniziale, e per il realismo delle scene di combattimento.

LINCOLN (2012)

L’ultima fatica di Steven Spielberg è un epico biopic dedicato al Presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln, e in particolare alla sua ultima battaglia per l’abolizione della schiavitù. Un film intenso che si focalizza sulla sfaccettata figura del Presidente Lincoln, interpretato da un magistrale Daniel Day-Lewis, in una performance che gli varrà l’Oscar come Miglior Attore.

 

 

stan barrett auto più veloce del mondo

La prima auto più veloce del mondo: il mistero della Budweiser Rocket

Attualmente il record di velocità di sempre per un veicolo terrestre appartiene al britannico Andy Green, che nel 1997 stabilì il primato sfrecciando all’incredibile velocità di 1227 km/h. In quell’occasione Andy Green infranse il muro del suono, il limite cosiddetto Mach 1.

Per raggiungere un simile risultato Andy Green si mise alla guida del ThrustSSC, un mastodontico veicolo di tre ruote alimentato dal motore di un jet, nell’aspetto più simile a un’astronave che ad un’automobile.

Le statistiche ufficiali oggi indicano Green come il primo pilota nella storia a superare la velocità del suono in un veicolo su ruote. Eppure una leggenda vuole che questo pazzo record fosse già stato battuto 18 anni prima, grazie ad un team di maniaci della velocità e ad un temerario pilota a bordo dell’auto più veloce del mondo.

Il pilota in questione era Stan Barrett, un coraggioso stuntman che il 17 dicembre 1979, esattamente 34 anni fa, tentò di infrangere il muro del suono in una folle corsa entrata nella leggenda a tutti gli effetti.

Barrett quel giorno si mise alla guida del Budweiser Rocket, quello che era né più né meno che un razzo su tre ruote. Questo incredibile veicolo era alimentato da un motore a razzo che poteva sprigionare una potenza di 48.000 cavalli e, per un’ulteriore spinta, montava anche un missile Sidewinder da altri 12.000 cavalli.

stan barrett auto più veloce del mondo

L’impresa era stata voluta da un manipolo di folli. Oltre a Stan Barrett, la mente del progetto era il regista e stuntman Hal Needham, un appassionato di velocità che aveva provato a battere il record da solo pochi mesi prima.

Obiettivo dichiarato di Needham era arrivare a infrangere la velocità del suono a bordo dell’auto più veloce del mondo: per questo si affidò al costruttore William Fredrick per assemblare la sua rocket car, e riuscì a ingaggiare come sponsor la Budweiser che pose il proprio nome sul veicolo.

Il primo tentativo alle pianure di sale di Bonneville non fu un successo: l’auto non riusciva a sostenere velocità così alte, anche a causa delle condizioni del terreno. Lo scenario per la seconda e decisiva prova fu trovato nella base dell’aeronautica americana di Edwards, all’interno di un lago prosciugato. Il muro del suono da battere, a causa delle condizioni dell’aria, era di 1176 km/h.

È a questo punto che la vicenda di Stan Barrett e del Budweiser Rocket assume i tratti del mistero. A tutt’oggi non è ancora stato provato se effettivamente lo stuntman riuscì a superare la barriera del suono.

Naturalmente Barrett e il suo staff sostengono di sì. Gli strumenti di misurazione presenti sul posto non riuscirono a registrare l’effettiva velocità del veicolo, ma registrarono al suo posto una velocità di 60 km/h di un camion che passava nei paraggi.

Perciò la velocità di Barrett fu calcolata tramite una stima fatta dal personale della base militare, e fu identificata in 1190 km/h, ovvero Mach 1.01.

La mancanza di una registrazione ufficiale fece sì che questo record non venisse mai riconosciuto dalla Federazione Internazionale dell’Automobile, l’organo preposto alle misurazioni ufficiali. Oltre a questo, c’erano altri elementi nell’impresa di Barrett che non tenevano conto delle direttive imposte dalla FIA: il tracciato troppo breve della corsa, e il fatto che il veicolo avrebbe dovuto correre due volte in direzioni opposte.

Oggi la controversia riguardo al record di Stan Barrett del 1979 è ancora aperta. Alcuni credono che il record non sia mai avvenuto, soprattutto perché alcuni testimoni dell’evento dicono di non aver sentito il “bang supersonico”, il boato che accompagna solitamente questo tipo di eventi.

Ma quanti hanno assistito di persona alla corsa di Barrett affermano che il veicolo viaggiò ad una velocità mai vista prima. In questo filmato, realizzato da una TV americana, si possono vedere delle immagini dell’evento: a voi giudicare se il record sia avvenuto o meno.

Anche se la validità del record rimarrà per sempre un mistero, è innegabile che Barrett sia riuscito a spingersi a velocità altissime a bordo di quella che era l’auto più veloce del mondo per l’epoca: si stima che abbia percorso i 9 km del tragitto in una manciata di secondi.

L’impresa di Barrett è quindi entrata nella leggenda a tutti gli effetti, al di là dell’esistenza del record. Non si può che ammirare un pilota così temerario, capace di spingersi ai limiti delle possibilità umane.

Forse non troverete l’auto più veloce del mondo, ma anche la sezione Auto di Kijiji è piena di bolidi che quantomeno vi faranno sfrecciare per le strade della vostra città!

la febbre del sabato sera

La Febbre del Sabato Sera: John Travolta nel film simbolo della disco music

la febbre del sabato sera

Poche correnti musicali nate e morte nel giro di pochi anni hanno avuto un impatto così forte sulla società contemporanea come la disco music.

La mania della disco raggiunse l’apice nella seconda metà degli anni ’70, per poi spegnersi rapidamente con l’arrivo degli anni ’80. Ma l’immaginario di quell’epoca, fatto di pantaloni a zampa di elefante, capelli impomatati, e sfere da discoteca, rimane vivo ancora oggi nella memoria collettiva.

La disco music di quegli anni ascoltata oggi può forse sembrare datata. Ma bisogna ammettere che senza di essa probabilmente non ci sarebbe stata la musica elettronica contemporanea, e forse non sarebbero nemmeno esistite le discoteche così come le intendiamo oggi.

Ma se l’era della disco continua ad avere un’influenza così grande anche nel mondo di oggi, merito è anche e soprattutto del film che più di ogni altro l’ha celebrata, rendendo immortale in tutto il mondo il mito delle discoteche anni ’70. Questo film è naturalmente La febbre del sabato sera, il classicissimo con John Travolta che proprio il 16 dicembre del 1977 apriva nei cinema.

La febbre del sabato sera è un vero monumento al mondo della disco music. Dal look inconfondibile di John Travolta nei panni di Tony Manero, ai balletti e alla colonna sonora a cura dei Bee Gees, tutto di quel film è diventato icona di un’epoca, anche per chi è troppo giovane per averla vissuta in prima persona.

Ma questo film non è soltanto un vuoto contenitore di musiche e stili in voga in quegli anni. È anche uno specchio fedele del contesto sociale in cui nacque e si sviluppò il mito della disco, cioè i quartieri operai di New York della metà degli anni ’70, popolati principalmente da ispanici ed italoamericani.

Ed infatti il protagonista Tony Manero è un italoamericano di 19 anni, che lavora come commesso in un negozio di vernici. Il lavoro di Tony è noioso e senza prospettive, ma la sua vera passione si scatena il sabato sera, quando il giovane dà sfogo alle sue doti di ballerino nella discoteca 2001 Odyssey.

Fin dalla sequenza iniziale è chiaro lo spirito del film, e chi è veramente Tony Manero. Tony è un ragazzo che vive per il divertimento, per le belle donne, e per la discoteca, dove è considerato da tutti il re della pista da ballo.

La febbre del sabato sera reincarna il clima che si respirava negli anni della disco music: la spensieratezza e la voglia di divertimento a tutti i costi, e la discoteca come rifugio dalla banalità di una vita monotona e senza prospettive.

Naturalmente le scene del film che hanno avuto più successo sono proprio le scene di ballo in discoteca, e ci mancherebbe. John Travolta era infatti un ballerino provetto, e nel film non perde un’occasione per mettere in mostra le sue incredibili doti.

Impossibile dimenticare poi il suo leggendario completo bianco, con gilet, pantaloni a zampa di elefante, e camicia bianca aperta, che Travolta sfoggia nella famosa scena di ballo in coppia con Karen Lynn Gorney.

La febbre del sabato sera non è stato un film importante solo perché ha incarnato lo spirito della disco music. Oggi lo si ricorda anche per aver lanciato a livello planetario la carriera di John Travolta, che dopo questa interpretazione divenne un’ambitissima star di Hollywood.

Prima del 1977 Travolta era conosciuto soprattutto per un ruolo minore nel film Carrie, e per la serie TV Welcome Back, Kotter (in Italia distribuita come “I ragazzi del sabato sera”). In seguito al successo mondiale de La febbre del sabato sera, Travolta fu chiamato ad interpretare un altro musical diventato col tempo un cult: Grease del 1978, dove poté nuovamente dare sfoggio alle sue doti di ballerino.

Travolta vestì nuovamente i panni di Tony Manero nel 1983 per Stayin’ Alive, sequel de La febbre del sabato sera, diretto da Sylvester Stallone che non si dimostrò però all’altezza del precedente.

La carriera di John Travolta proseguì fra alti e bassi fino al 1994, quando Quentin Tarantino lo volle nel cast del suo capolavoro Pulp Ficton. Questo film fece ridiventare Travolta una celebrità di primo piano, ancora una volta grazie al ballo e alla scena con Uma Thurman, chiaro omaggio a La febbre del sabato sera.

Tornando al cult del 1977, inutile negare che gran parte del suo successo fosse dovuto anche alla sua colonna sonora, piena zeppa di hit firmate dai Bee Gees e da altre leggende della disco music. La colonna sonora del film vendette più di 15 milioni di copie, e restò in vetta alle classifiche americane per 24 settimane consecutive.

Difficile dire se sia stato più La febbre del sabato sera ad aver alimentato la mania della disco music, o se al contrario sia stata la moda del genere ad aver contribuito al successo del film. Quel che è certo è che rimane un grande simbolo di quegli anni, da vedere se si vuole veramente capire cosa sia stata l’era della disco.

Se anche a te è venuta voglia di ripercorrere le orme di Tony Manero, e di scatenarti al ritmo dei classici della disco music, cerca una copia del film o la sua colonna sonora tra gli annunci di Kijiji!

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Tradizioni natalizie del mondo

Ospiti amici in arrivo dall’estero e vuoi che si sentano a loro agio? Cerchi disperatamente di aggiungere qualcosa di nuovo alle immutabili tradizioni natalizie della tua famiglia?
Non temere. Con i nostri “suggerimenti dal mondo” il tuo Natale sarà un’esperienza unica.

Cominciamo dall’Europa

In Danimarca, il tempo in inverno è freddo e buio. E’ per questo il natale danese, chiamato Jul, ruota attorno alle centinaia di candele accese in ogni casa e agli altrettanti bicchieri di glögg, un vino dolce caldo e delizioso con mandorle e uvette. Come in molte altre nazioni, le famiglie decorano le loro case e le riempiono del profumo di dolci tradizionali.

In Spagna, passare il tempo con famiglia e amici è la priorità delle feste. Lo spagnolo medio si ritrova attorno al caminetto di una casa in campagna, oppure a sciare sui Pirenei o nella Sierra Nevada, godendosi la neve e le ferie.

 

In Francia, il 24 sera si festeggia il “reveillon”. Le famiglie si trovano a tavola per mangiare ostriche, paté e salmone. La portata principale è il pollo con le castagne.

Ovviamente, è d’obbligo chiudere una vasta selezione di formaggi e una torta chiamata “buche”. Dopo cena, o la mattina dopo, ci si scambiano i regali e vengono distribuiti i giocattoli per i bambini.

 

In Olanda. Sinterklaas (Santa Claus) apre la stagione delle feste, arrivando a metà novembre con i suoi aiutanti dalla Spagna. I bambini ricevono i loro regali da Sinterklaas nella notte del 5 dicembre, quando i genitori li nascondono nelle loro scarpe. Dopo la grande eccitazione del Sinterklaas, il natale in Olanda è molto tranquillo, e comprende un albero di natale, un buon pranzo in famiglia e un pomeriggio a pattinare sul ghiaccio.

 

In Belgio, il momento principale delle feste è la cena in famiglia alla vigilia di Natale. E’ importante accertarsi che la cucina abbia tutto quello che serve per cucinare gli aardappel kroketjes (crocchette di patate), speculoos (dolci speziati) and cougnou (un pane tipico con la forma del Gesù bambino).

 

Il Natale in Australia è un po’ differente da quello al quale siamo abituati. Con temperature di 30 gradi, è una festa molto lontana dalle tradizioni europee. Gli australiani la spendono principalmente all’aperto, in spiaggia, o al parco a fare un barbecue.

babbo natale al sole

Non il tuo tipico Natale al freddo

 

Anche in Sudafrica, Natale significa estate. Il pranzo del 25 dicembre è a base di carne, con un dessert molto particolare chiamato “malva pudding”. Città del capo è la destinazione principale per i turisti che raggiungono il paese per le vacanze, e le attività natalizie includono il campeggio, il golf, e le visite alla città.

 

In Argentina, la tradizione natalizia impone di lanciare palloncini in cielo di notte. In Messico, le posadas fanno le veci del presepe italiano e in Colombia la gente scende per strada e mette le candele ai bordi delle strade.

 

Nel freddo Canada gli alberi non mancano, e gli abitanti scelgono personalmente il proprio albero di Natale nella foresta. Alcuni lo tagliano con le loro accette. Il giorno di Natale viene passato – sorprendentemente – all’aperto, pattinando sul ghiaccio con la cioccolata o alla guida di una motoslitta.

 

Negli Stati Uniti, infine, si fa gara a chi illumina e decora meglio la propria casa. E’ una competizione serrata a cui partecipano tutti.
Il resto è tutto shopping nei grandi centri commerciali: prima, durante, e dopo le feste.

 

Quale di queste tradizioni vorresti incorporare nel tuo Natale italiano? No, mi spiace, non portai portarti a casa l’Estate australiana…