Archivio mensile:ottobre 2013

festa halloween

Arriva Halloween: prepariamoci a celebrare la notte delle streghe

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Come ormai tutti sanno la sera del 31 ottobre non è una sera qualunque. Se fino a qualche anno fa per noi italiani quella data era semplicemente il giorno prima della festa di Ognissanti, oggi per grandi e piccini è soltanto Halloween, la notte delle streghe.

La festa di Halloween deriva dalla tradizione celtica del mondo anglosassone, ed è una delle feste più importanti dell’anno in America, in Irlanda e in Gran Bretagna. Eppure nel resto del mondo non ha storicamente avuto grande popolarità: in Italia soltanto dagli anni ’90 si è iniziato a celebrare Halloween, soprattutto grazie all’influenza dei film e delle serie TV americane, che mostravano frotte di bambini vestirsi in maschera e vagare di casa in casa per il classico “dolcetto o scherzetto”.

Se l’America ha reso popolare la festa di Halloween in tutto il mondo, le sue origini sono però in Europa, precisamente in Scozia e in Irlanda dove si celebra fin dal Medioevo.

Secondo alcuni, la tradizione deriva dalla festa pagana di Samhain, dedicata alla fine del periodo del raccolto. Quel che è certo è che il termine deriva da “All Hallows’ Eve”, ovvero la vigilia della festa cattolica di Ognissanti che si celebra il 1° novembre.

Secondo le dicerie popolari la notte del 31 ottobre era la notte in cui le anime dei defunti vagavano per la Terra, cercando di regolare i conti che avevano in sospeso con i vivi: da qui nacque l’usanza di mascherarsi, proprio per nascondersi dalle vendette degli spiriti.

Furono poi gli immigrati scozzesi e irlandesi a portare la festa in America nel 1800, facendola pian piano diventare quella che è adesso. Le usanze di Halloween di oggi sono ormai ben note: per l’occasione si intagliano zucche dal ghigno inconfondibile (le famose Jack-o’-lantern), i bambini girano per le case a chiedere dolciumi, mentre gli adulti organizzano feste in maschera o rimangono in casa a guardare film horror.

Qui in Italia inizialmente la festa di Halloween era considerata una moda esclusivamente per bambini, che ispirati dall’insegnante di inglese di turno, avevano la possibilità di farsi regalare dolcetti e di sbizzarrirsi con costumi a tema “orrorifico”.

Ma pian piano la mania del “dolcetto o scherzetto” ha iniziato a prendere piede, e ormai anche da noi il 31 ottobre spopolano eventi e feste di Halloween dedicate agli adulti. A Napoli ad esempio si organizzano tour guidati per i vicoli del centro storico, dove personaggi caratteristici del posto raccontano le storie più cupe legate a quei luoghi.

Per tanti altri italiani invece, Halloween sarà l’occasione di partecipare ad una festa in costume, a casa o in qualche locale, in cui ovviamente ci si dovrà sbizzarrire a trovare il costume più originale.

Per risolvere questa delicata missione, e riuscire a sfoggiare un costume degno di questo nome, si possono seguire più strade: chi non è amante del fai da te e preferisce comprare un costume già pronto, può recarsi in un negozio di costumi, o cercarne uno su internet, anche su Kijiji.

Ma con un po’ di impegno e un pizzico di fantasia è possibile crearsi anche da soli il proprio costume, usando materiali poco costosi e di facile reperibilità. Per esempio, basta semplicemente avere una felpa marrone, dei guanti, e del cotone per imbottirli per creare un vestito da alce, adatto a grandi e piccini:

 

Con una felpa nera ed un vecchio ombrello nero, si può invece fare un semplice ma perfetto costume da pipistrello:

 

 

Ma usando cartone, colla, scotch e molta fantasia è possibile creare anche costumi veramente originali, che non richiedono un impegno troppo eccessivo, come ha fatto ad esempio questa coppia, travestita da Google Maps…

 

 

…o questa ragazza travestita da profilo Facebook!

 

 

Con un po’ di trucco e qualche vestito ripescato dall’armadio, è possibile poi impersonare facilmente divi del cinema muto…

…o persino famosi ritratti

Oppure potreste scegliere di preparare un costume di Halloween per il vostro gatto…

 

Insomma, non c’è che dire, trovare un costume di Halloween veramente originale può essere semplice e divertente. Se poi volete preparare una festa al meglio, perché non cercate tra i gadget e le decorazioni a tema in vendita su Kijiji?

 

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Paese che vai, Kijiji che trovi

Il mondo degli annunci di seconda mano è parte di un mercato in continua evoluzione.

Un mercato globale con miliardi di prodotti in offerta!

 

Kijiji, magari con nomi diversi, si trova in decine di paesi e offre  prodotti di seconda mano che per un qualche motivo è difficile trovare fuori dai paesi di origine. Per trovarli, potrebbe servirvi un traduttore automatico come Google translate e molta pazienza. Ma – se siete determinati a fare gli affari migliori – i vostri orizzonti sono molto più vasti di quello che immaginate.

Vi faccio un paio di esempi:

  • Siete dei fan di Tin Tin, il famoso fumetto simbolo del Belgio? 2dehands.be (2ememain.be nella versione in lingua francese) è il sito perfetto per cercare memorabilia sul loro eroe nazionale.
  • I Beatles sono la vostra passione sin da piccoli? Cercate i loro vinili là dove sono usciti il primo giorno, la magica Inghilterra. Gumtree.com è il posto giusto per scorrere tra milioni di offerte musicali.

 

E potremmo continuare per settimane:

Dalle canotte ufficiali di Michael Jordan su eBay classifieds, alle scarpe da tango su Alamaula Argentina.

 

L’elenco completo dei nostri siti lo trovate in questa pagina. Nessuno vi impedisce di fare affari a livello mondiale.

Buona ricerca!

souvenir inutili: come sconfiggere la piaga

Alzi la mano chi ama i souvenir. Probabilmente il 90% di quelli che avete ricevuto sarà finito dritto nel cestino (o rimesso in vendita su Kijiji).

Nonostante ci piaccia avere un sito ricco di annunci, vorremmo anche un mondo nel quale i regali possano essere apprezzati da chi li riceve.

Ecco alcuni suggerimenti:

Considerate la cultura del paese in cui vi trovate, quando fate shopping. Da un lato, questo vi permetterà di apprezzare un’esperienza più autentica, dall’atro, vi permetterà di trovare regali e souvenir finalmente interessanti.

Qualche esempio: prendiamo quei paesi dove funziona il mercato dell’usato. il nord Europa è famoso in tal senso. Trovate qualcuno del posto dove trovare un mercato delle pulci o una vendita collettiva di prodotti locali differenti da quelli tipicamente italiani.

Diciamo che siete in vacanza in Belgio: una birra trappista è d’obbligo (ma solo se avete bagaglio da stiva). Oppure cercate online qualche oggetto usato dentro un sito che si occupa di compravendita di prodotti di seconda mano (questa la versione francese). Una guida in francese alla produzione delle gallette, o un manuale per fare il cioccolato perfetto. Un amico goloso saprà sicuramente come farne uso.

Siete a Cuba? Un portasigari è il regalo adatto da portare indietro.

Da un viaggio attraverso gli Stati Uniti, tornate con una giacca da motociclista, o una Moleskine in pelle per il vostro migliore amico.

Diciamo basta alle bolle con la neve o alle t-shirt dell’hard rock cafe’. Non e’ difficile. Insieme possiamo costruire un mondo migliore.

 

dolce forno

Il Dolce Forno: il sogno di tutti i piccoli aspiranti cuochi

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Tutt’oggi non è ancora chiaro se i nostri giocattoli preferiti da bambini abbiano influenzato le nostre scelte di vita da adulti. Non sappiamo se effettivamente chi da piccolo giocava con l’Allegro Chirurgo oggi conduca operazioni a cuore aperto, se chi giocava con i soldatini sia diventato generale e chi preferiva le Barbie estetista.

Eppure è molto più facile dire che chi da piccolo ha avuto la fortuna di giocare con il mitico Dolce Forno, ha sviluppato anche da adulto la passione per la cucina. Lo confermano i racconti di tutti i bambini degli anni ’80 che da piccoli si divertivano a impastare, infornare e servire dolci e “pasticci” vari in miniatura, con il sogno di diventare un giorno esperti cuochi.

Il Dolce Forno era un giocattolo semplice ma geniale: si trattava a tutti gli effetti di un vero forno miniatura, comprensivo di due lampadine da 100 W (successivamente ridotte a 60) per scaldare l’impasto, e di un libro di ricette.

Anche se era un giocattolo, il Dolce Forno era in grado di cucinare effettivamente crostatine, pizzette e dolcetti vari. Molto spesso gli aspiranti cuochi si lanciavano in ardite sperimentazioni culinarie, costringendo poi i malcapitati genitori all’assaggio dei risultati.

Alla faccia del politically correct, il Dolce Forno era rivolto essenzialmente alle bambine, che volenterose di imitare le abilità culinarie delle mamme si preparavano ad un futuro di perfette massaie. Per questo il giocattolo attirò anche qualche critica tra chi vedeva discriminati i maschi che desideravano fare i piccoli chef.

Erano comunque altri tempi: per la precisione era il 1978 quando la ditta milanese Harbert lanciò in Italia questo prodotto, già venduto negli Stati Uniti dal 1963 dalla Kenner con il nome di “Easy-Bake Oven”. La Herbert sparì di scena già a metà degli anni ’80, ma il Dolce Forno continuò ad essere prodotto dalla Giochi Preziosi fin negli anni ’90 inoltrati.

Oltre al mitico Dolce Forno originale, esistevano diverse varianti pensate per far sbizzarrire i piccoli cuochi con pietanze di ogni tipo. Grande successo ebbe anche il Dolce Gelato, versione estiva che permetteva di far raffreddare creme a base di latte, frutta e altri ingredienti in un cilindro metallico riempito di ghiaccio e sale.

Altre varianti famose prodotte dalla Harbert sono state poi Dolce Cioccolatino, Dolce Crepes, e Dolce Forno ’90. Le aziende concorrenti poi cercarono più volte di insidiare il successo del Dolce Forno con diversi prodotti simili: a partire da Mr. Golosone della Giochi Preziosi, fino a Nouvelle Cuisine di Grazioli e Friggi Friggi sempre di Giochi Preziosi, che però non prevedevano la possibilità di cucinare cibo vero.

La domanda che in tanti si pongono ancora oggi è se il Dolce Forno venga ancora prodotto. In America perlomeno lo storico “Easy-Bake Oven” non è mai uscito di produzione, ed anzi gode di grande successo ancora oggi anche grazie alle nuove linee lanciate di recente.

In Italia invece sono stati fatti ultimamente dei tentativi di rilanciare la mania del forno per bambini: uno con il Dolce Forno di Dragon Ball, dedicato ai maschietti, e uno con il Magico Forno Disney Princess, prodotto dalla Smoby e dedicato alle bambine.

Insomma, il Dolce Forno è un gioco che affascina ancora, educativo e divertente, capace di attirare i più piccoli e di far venire la nostalgia ai grandi. Chi fosse interessato a recuperarlo può cercare tra gli annunci di Kijiji, dove se ne trovano diversi a prezzi convenienti!

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La Top 5 dei migliori film horror anni ‘70: viaggio tra i classici del brivido

film horror esorcista

Grandi notizie per gli appassionati di film horror: da oggi arriva in vendita nei negozi l’edizione speciale in Blu-ray del film “L’esorcista”, il capolavoro del terrore che quest’anno festeggia i 40 anni dalla sua uscita al cinema.

Il grande classico del 1973 uscirà con un cofanetto speciale di tre dischi, che comprendono la versione cinematografica originale, la versione estesa senza tagli, e una serie di contenuti speciali. Le celebrazioni del 40° anniversario dell’Esorcista erano iniziate già lo scorso 19 giugno, quando nei cinema d’Italia era stata proiettata per un giorno la versione integrale digitale:

Se anche a distanza di 40 anni L’esorcista (reperibile a prezzi abbordabilissimi su Kijiji) è ancora capace di spaventare, all’epoca della sua uscita il suo impatto fu devastante: durante le prime proiezioni furono riportati diversi svenimenti, malori e attacchi di panico tra il pubblico.

Nonostante questo, il film ebbe un successo sensazionale, tanto da trovarsi tuttora nella classifica dei film con i maggiori incassi di tutti i tempi. La storia dell’esorcismo della piccola Linda Blair, e dello scontro tra Padre Merrin e il demone Pazuzu, impressionò talmente pubblico e critica da meritargli una nomination all’Oscar come Miglior Film, la prima volta nella storia per un film horror.

L’esorcista segnò un punto di svolta nella storia dell’horror e del suo rapporto con Hollywood: fino ad allora certi eccessi erano confinati ai b-movies, e mai in precedenza una produzione hollywoodiana aveva incluso scene tanto disgustose, blasfeme e terrificanti.

L’esorcista rappresenta la consacrazione al grande pubblico della gloriosa stagione degli horror degli anni ’70: in quel decennio infatti vennero girati alcuni dei più grandi classici di sempre del genere, film idolatrati e imitati più volte, realizzati da registi che oggi vengono considerati autentici maestri.

Oggi vogliamo ricordare degnamente alcuni di quei mitici cult, con la Top 5 di quelli che per noi sono stati i migliori film horror degli anni ’70:

1)      HALLOWEEN (1978)

“Halloween” è senz’altro il film di più grande successo del regista John Carpenter, uno dei maestri indiscussi del cinema horror. Quando si parla del film è immediato pensare al serial killer Michael Myers e alla sua enigmatica maschera bianca, o alla scream queen Jamie Lee Curtis qui nel suo primo ruolo da protagonista: ma Halloween soprattutto ha dato il via al filone dei film slasher, includendo una serie di cliché estetici e narrativi ampiamente imitati negli horror dagli anni ’80 in poi. A tutto questo va aggiunta poi l’incredibile atmosfera di terrore che Carpenter è riuscito a imprimere nel film, senza ricorrere ad effettacci splatter e con l’aiuto di una azzeccatissima colonna sonora:

http://www.youtube.com/watch?v=SlbCZylCH2A

2)      ZOMBI (Dawn of the dead, 1978)

Secondo capitolo della “saga dei morti viventi” di George Romero, che racconta lo sviluppo graduale dell’apocalisse zombie sulla Terra, questo film ne è sicuramente il capolavoro. Come gli altri episodi della serie, “Zombie” unisce momenti spaventosi e crude scene di violenza ad una forte critica sociale e ad una visione cinica e pessimista dell’umanità. In questo caso la satira di Romero è indirizzata alla società consumistica, di cui l’ambientazione del film in un centro commerciale è una chiara allegoria. Un cult assoluto per tutti gli amanti degli zombie movies, un b-movie “intellettuale” arricchito dalla colonna sonora degli italiani Goblin.

Dawn of the Dead 1978 movie poster

3)      NON APRITE QUELLA PORTA (The Texas Chainsaw Massacre, 1974)

Con la sua estrema crudezza, “Non aprite quella porta” è un film capace di terrorizzare genuinamente anche i più navigati spettatori di oggi. Nonostante la violenza sullo schermo sia più sottintesa che esplicita, le brutalità perpetrate da Leatherface, il protagonista dotato di sega elettrica e maschera di pelle umana, e dalla sua famiglia di campagnoli cannibali, non si dimenticano facilmente. Anche se veramente eccessivo per l’epoca, il film è considerato oggi un grande classico che ha influenzato più di una generazione di registi horror.

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4)      CARRIE – LO SGUARDO DI SATANA (1976)

Tratto dal primo romanzo di Stephen King, “Carrie” è stato il primo grande successo e l’unica incursione nell’horror del celebre regista Brian De Palma. Vero e proprio horror “al femminile”, il film è incentrato sulla timida adolescente Carrie, che scopre di avere poteri di telecinesi e li usa quindi per un’efferata vendetta contro le crudeli compagne di scuola. Indimenticabili la scena della doccia iniziale e il finale all’interno della scuola, due scene che dimostrano il talento dell’attrice protagonista Sissy Spacek, che le fruttarono anche una nomination all’Oscar.

carrie lo sguardo di satana

5)      PROFONDO ROSSO (1975)

In questa classifica non poteva mancare almeno un rappresentante del cinema horror italiano degli anni ’70, un periodo estremamente prolifico e creativo per il genere nel nostro paese, che ha visto alla ribalta grandi registi del calibro di Lucio Fulci e Dario Argento. Proprio del maestro romano “Profondo rosso” rappresenta il capolavoro, un momento di passaggio nella sua cinematografia dal primo periodo “giallo” agli horror successivi. “Profondo rosso” si colloca proprio a metà strada, presentandosi come una detective story sulla ricerca di un serial killer, ma che comprende delitti efferati e atmosfere decisamente inquietanti. Una prova ne è la colonna sonora ad opera dei mitici Goblin, entrata nella leggenda alla pari del film:

Questi sono secondo noi i film degli anni ’70 che ogni appassionato di film horror non può mancare di aver visto. Voi ne avete in mente altri? Fatecelo sapere, e nel frattempo magari andate a recuperare qualche capolavoro del brivido nella sezione Film di Kijiji o scoprite i migliori film del decennio successivo nella nostra Top 10 degli Horror Anni 80.

orologi casio e swatch

Quando a dirci l’ora erano solo gli orologi Swatch e Casio: una rivalità anni 90

orologi swatch casio

Gli orologi da polso sono da sempre molto più che un semplice strumento per controllare l’ora. Se oggi per questo scopo basta avere un telefono cellulare, l’orologio da polso rimane un accessorio tuttora capace di essere uno status symbol e di dire molte cose sulla personalità (e anche sulla disponibilità economica) di chi lo indossa.  

Ma non serve comprare un costoso Rolex per avere un orologio con stile e personalità. Lo sanno bene tutti quanti hanno vissuto gli anni ’80 e ’90, in cui impazzava una lotta senza quartiere per la supremazia nel mercato degli orologi da polso tra due marchi che proponevano accessori allo stesso tempo cool e funzionali a un prezzo contenuto: Casio e Swatch.

La rivalità tra orologi Swatch e Casio per accaparrarsi i polsi dei giovani di tutto il mondo in larga parte continua ancora oggi: i due marchi sono indubbiamente i più conosciuti nel settore, e il successo di entrambi è ancora ampio.

Ma è proprio nel periodo compreso tra il 1983, anno di nascita della Swatch, e la fine degli anni ’90 che nacque e si sviluppò il dualismo tra questi due grandi marchi, che proponevano due filosofie completamente agli antipodi. Entrambe le case produttrici riflettevano una tendenza generale del periodo, in cui da accessorio “serio” e destinato agli adulti, l’orologio divenne un oggetto di stile rivolto anche e soprattutto ai giovani.

Ma gli orologi Swatch e Casio non potrebbero essere più diversi. Da una parte la precisione e la tecnologia all’avanguardia dei giapponesi Casio, con tecnologia al quarzo e schermo digitale, dall’altra lo stile unico e inconfondibile degli svizzeri Swatch, rigorosamente a lancette.

È proprio in questo scontro tra mentalità e culture diverse, quella del Giappone e quella della Svizzera, quella digitale e quella analogica, quella della funzionalità e quella dello stile, che si concretizza il dualismo tra orologi Casio e Swatch.

Tra i due, Casio fu il marchio che nacque prima, già nel 1946 a Tokyo come produttore di calcolatrici e altri gadget elettronici. La Casio, il cui nome deriva da quello del fondatore Tadao Kashio, si lanciò nel mercato degli orologi nel 1974 con il Casiotron, un orologio digitale con calendario incorporato.

Da allora la Casio continuò senza sosta nella produzione di orologi da polso digitali dotati delle tecnologie più all’avanguardia. Oltre a questo, tratto distintivo degli orologi Casio, in particolare dei leggendari G-Shock, divenne la massima resistenza ad ogni tipo di urto possibile, che li rese estremamente popolari tra alpinisti, pompieri, soldati e quanti altri dovessero trovarsi in situazioni estreme.

I G-Shock sono tuttora la linea di orologi di più largo successo della Casio: rivestiti di gomma dura e con schermo a cristalli liquidi, non avevano solo una grande funzionalità ma anche uno stile unico, che li rese col tempo dei veri propri oggetti di moda.

Tra i Casio G-Shock più ambiti dai collezionisti ricordiamo almeno il primo modello uscito, il Casio DW-5000C, il Frogman, uno dei modelli a edizione limitata, e il DW-5600, uno dei modelli più resistenti capace di funzionare persino nello spazio.

casionasa

L’anno in cui vennero lanciati i G-Shock era il 1983, un anno di svolta per il mondo degli orologi da polso perché fu proprio quello in cui debuttarono sul mercato gli orologi Swatch.

La Swatch nacque in un contesto del tutto particolare: l’industria degli orologi svizzera attraversava un periodo di crisi, proprio a causa della nuova tecnologia al quarzo usata dai concorrenti giapponesi. Per mantenere viva la secolare tradizione orologiaia della Svizzera, l’imprenditore Nicolas G. Hayek decise quindi di puntare su un prodotto fortemente innovativo, stiloso, giovanile ed economico e con una forte identità di brand.

Il risultato furono i mitici orologi Swatch che tutti ormai conoscono: orologi in plastica, piccoli, leggeri, colorati e dal design accattivante, di cui fin da subito si produsse un gran numero di diverse linee proprio per incentivare il collezionismo.

Col tempo la Swatch divenne un leader mondiale nel settore, aprì diversi “Swatch Store” esclusivi, e lanciò innumerevoli linee ed edizioni limitate, alcune disegnate da artisti e celebrità del calibro di Moby, Keith Haring, e Renzo Piano.

Lo Swatch disegnato da Renzo Piano

Lo Swatch disegnato da Renzo Piano

Tra i modelli più curiosi prodotti dalla casa svizzera ricordiamo gli orologi Swatch Skin, vincitori del Guinness dei Primati per l’orologio di plastica più sottile, gli Swatch Paparazzi con connessione internet, e gli Swatch Bijoux incastonati di Swarovski.

Voi cosa preferite, lo stile unico degli Swatch o la sofisticata tecnologia dei Casio? Tra gli annunci di Kijiji si trovano entrambe le marche, e magari troverete l’orologio più adatto a voi!

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Kinder Sorpresa: la Top 5 delle migliori sorpresine anni 90

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photo: Alan Howden

Chi da bambino non ha mai comprato un Kinder Sorpresa? Siamo sicuri che molti tra gli adulti di oggi ricordano ancora come se fosse ieri il brivido di rompere quel mitico ovetto di cioccolato, aprire la confezione di plastica gialla e scoprire quale fosse la sorpresa al suo interno.

Gli ovetti Kinder, dal loro lancio sul mercato nel 1974, hanno accompagnato l’infanzia di tre diverse generazioni, e sono ancora oggi sulla cresta dell’onda. Per quanto il cioccolato al latte dell’ovetto fosse delizioso e causasse non pochi incubi di sedute dal dentista tra le mamme d’Italia, il vero pezzo forte non erano altro che le sorprese.

L’idea per gli ovetti Kinder venne al patron Michele Ferrero dalle uova di Pasqua: i Kinder Sorpresa ne erano semplicemente una versione più piccola, pensati con lo scopo di “dare la Pasqua tutti i giorni” ai bambini.

Il segreto del successo degli ovetti Kinder sta tutto qui. I bambini potevano divertirsi grazie alle sorprese componibili, giochi che comunque richiedevano una preparazione meticolosa da parte dello staff della Ferrero, pensati per sviluppare al meglio la creatività e le abilità manuali dei più piccoli.

Fu poi nel 1991 che avvenne la svolta nel mondo delle sorpresine Kinder, con l’introduzione delle “serie” di miniature dipinte a mano e in un pezzo unico. Le miniature fin dai loro inizi erano dei veri gioiellini di artigianato, ben rifinite esteticamente ma allo stesso tempo molto divertenti.

Con il lancio delle miniature a fianco delle tradizionali sorprese componibili esplode la mania del collezionismo delle varie serie di personaggi, sia tra i bambini che tra gli adulti (almeno anagraficamente…).

Le miniature sono sicuramente le sorpresine che noi bambini di una volta ricordiamo più volentieri quando si parla di ovetti Kinder. Oggi quindi vogliamo fare un tuffo nel passato e ricordare quelle che secondo noi sono state le serie più mitiche della nostra infanzia, quelle il cui ricordo suscita in noi un sorriso.

Happypotami (1991)

Quella dei simpatici ippopotami fu la prima serie in assoluto lanciata dalla Ferrero per il nuovo corso di sorpresine Kinder. Già da questa serie si può intuire quale sarà la formula vincente per i personaggi delle serie Kinder: buffi animali antropomorfi con un tema ben preciso. In questo caso i piccoli ippopotami si cimentano in varie attività sportive, dal pugilato di Rocky Box alle flessioni di Happy Hop. E come non ricordare il mitico spot dell’epoca, che presenta gli Happypotami sulle note di “Perché è un bravo ragazzo”?

Gnomi Burloni (1992)

Questa fu la prima di diverse serie dedicate ai piccoli abitanti del bosco. In questo caso gli gnomi sono rappresentati come gran lavoratori che zappano, scavano e muovono carriole, in pieno stile Biancaneve, anche se non mancano personaggi “burloni” come Otto Strambotto. Tra le serie successive dedicate ai piccoletti barbuti ricordiamo “Nani al bagno” e “I nani e le stagioni”.

I Gagliardi Coccobulli (1995)

Da Mike Macho a Susi Suadente, da Danny Dance a Stefy Cuffietta, in questa classica serie la fanno da protagonisti dei coccodrillini in versione cool. A metà tra “Grease” e “Alvin Superstar”, i Coccobulli ballano, vanno in skateboard e indossano occhiali da sole, mostrandosi come la serie di animaletti più alla moda di tutte.

Fantasmini (1996)

Prima serie di miniature a tema “horrorifico”, i piccoli fantasmi più che spaventare divertono, trovandosi in situazioni strane come Ugo Asciugo che scambiato per un lenzuolo viene steso ad asciugare, o Berto Tremor che si spaventa leggendo un libro. Un altro grande classico che ha prodotto uno storico spot:

Miaogizi (1997)

Quale miglior ambientazione per una serie di gattini se non l’Antico Egitto, dove il gatto era un animale sacro? Ed infatti i mici vi si trovano completamente a loro agio, infornando pizze nelle piramidi come Medin Ah Pizz, o facendosi venerare come faraoni come Tutanmangion. Manco a dirlo, anche i Miaogizi danno il meglio di sé in questo spot vintage:

Noi ne abbiamo citate solo 5, ma di serie dal 1991 ne sono uscite ben 106, tutte molto ambite dai collezionisti. Per non parlare poi delle serie di giochi smontabili, che annoverano grandi classici come i Peanuts, i Flinstones, i Puffi o i Looney Toones.

Se anche voi volete ampliare la vostra collezione, perché non iniziate cercando su Kijiji?

Una dream car per pochi: la parabola dell’Alfa Romeo Montreal

Quando nel 1967 fu organizzata l’Esposizione Universale di Montreal, che avrebbe dovuto radunare in un unico show il meglio della scienza e della tecnica a livello planetario, soltanto una casa produttrice fu scelta per rappresentare il mondo automobilistico.

La prescelta, l’italianissima Alfa Romeo, decise di voler reincarnare “la massima aspirazione dell’uomo in fatto di automobili”. La casa automobilistica lombarda arrivò quindi in terra canadese con il prototipo di una vettura unica: l’Alfa Romeo Montreal.

Stiamo parlando di un modello dalla linea futuristica per l’epoca, ma anche un’auto dalla storia del tutto particolare e costellata di alti e bassi, che in pochi anni la portarono da essere un sogno di ogni automobilista a un clamoroso flop di vendite.

Unica nel suo design, la Montreal è stata da molti definita l’auto più esotica di sempre della casa torinese, ed è a tutt’oggi considerata un gioiello tra collezionisti e fan del Biscione.

L’estetica è certamente uno dei motivi per cui ai tempi dell’Expo la Montreal fu venerata come una vera e propria dream car, con un impatto talmente forte sul pubblico da costringere l’Alfa a far partire la produzione in serie di questo modello, originariamente destinato a rimanere soltanto un prototipo.

Il merito principale del suo gran successo iniziale è nel design della carrozzeria, ideato da Marcello Gandini per Bertone. I tratti distintivi della Montreal erano infatti il fronte basso con delle “palpebre” che coprivano parzialmente i fari, e quel tocco inconfondibile dato dalle sei feritoie laterali dietro le portiere.

Nata come un coupé sportivo due posti, nella linea e nelle prestazioni su strada la Montreal ricordava però più una Gran Turismo, anche perché il motore usato inizialmente per il prototipo fu il più performante bialbero a disposizione dell’Alfa, il 1600 cc della Giulia.

Quando finalmente iniziò la produzione in serie, nel 1970, la prima modifica rispetto ai prototipi canadesi riguardò proprio il motore. I vertici dell’azienda si preoccuparono di trovare delle componenti meccaniche adeguate allo stile da sportiva della Montreal, per evitare di trovarsi con una vettura sottopotenziata per la strada e buona solo per le esposizioni.

Il risultato fu un motore da 8 cilindri a V, derivato da quello della Tipo 33 stradale, con una cilindrata definitiva di 2593 cc. Per fare posto ad un motore tanto ingombrante si dovettero approntare delle modifiche alla carrozzeria, che provocarono qualche attrito tra l’Alfa e la Bertone.

Il compromesso che si trovò fu l’installazione di una finta presa d’aria al centro del cofano per ampliare lo spazio, cosa che però rese diverso il look complessivo della Montreal.

La Montreal che venne prodotta e messa in vendita dal 1970 al 1977 era comunque una vettura molto performante, di cui il motore era proprio l’elemento di punta: poteva raggiungere una velocità massima di 220 km/h, e aveva una potenza di 200 CV.

Era una vettura destinata ad una fascia medio alta di popolazione, per via anche del prezzo di più di 5 milioni di vecchie lire che la metteva in diretta competizione con bolidi d’epoca del calibro della Citroen SM e della Porsche Carrera.

Purtroppo però, all’unicità dello stile e alle alte prestazioni della Montreal non corrispose un successo di vendite. Già quando iniziò la produzione in serie nel 1970, il gusto degli automobilisti era cambiato, e l’auto non sembrava più così innovativa. Col tempo poi, complice anche la crisi petrolifera del 1973, il pubblico si orientò sempre più verso vetture piccole ed economiche, a scapito di vistose sportive come l’Alfa Romeo Montreal.

Il record di produzione di Montreal si ebbe nel 1972 con 2377 unità, ma questo fu solo il canto del cigno: già l’anno successivo se ne costruirono solo 302, per un totale di 3917 vetture nell’arco di 7 anni.

La Montreal comunque, nonostante la sua breve parabola, fece in tempo a ritagliarsi uno spazio importante nella cultura popolare. Testimonianza ne è la sua comparsata nel poliziesco “Contratto marsigliese” del 1974, in cui la Montreal guidata da Michael Caine sfida nientemeno che una Porsche 911:

L’Alfa Romeo Montreal è un bolide che solletica tuttora il palato dei collezionisti. Lo sapete che su Kijiji se ne trovano diverse a prezzi abbordabili?

Beverly Hills 90210: essere teenager negli anni ‘90

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 Giovani, carini, ricchi e tremendamente glamour: così erano i protagonisti di Beverly Hills 90210, la mitica serie televisiva che più di ogni altra ha incarnato il vero spirito degli anni ’90.

Tutti quelli che erano adolescenti in quegli anni la ricordano ancora con affetto: le sue appassionanti vicende di amore, amicizia e tradimenti, unite alla presenza di diversi sex symbol dell’epoca tra gli attori protagonisti, hanno reso la serie indimenticabile, con quella sigla che sa evocare un’epoca più di mille parole:

Certo, di tempo ne è passato: a pochi giorni dal ventitreesimo anniversario del primo episodio, e dal compleanno di Luke Perry, ora 47enne, una foto di Perry sul set di una serie tv britannica ci mostra quanto siamo distanti ora, nel 2013, dalla spensieratezza di quegli anni ’90 californiani:

Distante anni luce dal rocker di mezza età che vediamo nella foto, Perry fu una vera e propria icona maschile di Beverly Hills nei panni del giovane ribelle Dylan McKay, il bel tenebroso appassionato di surf, donne e moto, ed è forse proprio il suo il personaggio che più di tutti è rimasto nella leggenda.

L’altra icona maschile era senza dubbio Brandon Walsh, interpretato da Jason Priestley, altro volto storico che incarnava il perno morale della serie, un esempio positivo e modello di comportamento che non mancava però di affascinare con la sua bellezza.

Il nutrito cast femminile poteva contare invece su splendide attrici del calibro di Shannen Doherty, Jennie Garth e Tori Spelling, nei panni rispettivamente della gemella di Brandon, Brenda Walsh, della frivola Kelly Taylor e dell’innocente Donna Martin.

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Beverly Hills 90210 è stato lo show che forse ha incarnato più di tutti lo stile e l’atmosfera spensierata degli anni ’90, in particolare quella degli ambienti lussuosi frequentati dai giovani californiani. Beverly Hills è infatti un ricco sobborgo di Los Angeles, popolato da diverse celebrità, e 90210 è il suo codice postale.

La serie racconta vicende di adolescenti (anche se alcuni membri del cast originario sfioravano i 30 anni), ed infatti proprio ad un pubblico di adolescenti era rivolta. Nelle prime stagioni toccava spesso anche temi sociali molto delicati per i giovani, come quelli della droga, dello stupro e delle ragazze madri, cercando di offrire dei modelli di comportamento positivi.

Col tempo, da teen drama la serie mutò sempre più verso il genere della classica soap opera, arrivando ad incorporare elementi sempre più esagerati e sensazionalistici nelle trame, dalle sparatorie agli intrichi con mafia e FBI. Oltre a questo si aggiunse l’abbandono graduale dei membri del cast originario, che portò ad un notevole abbassamento dell’audience negli ultimi anni dopo i grandi fasti del periodo 1991-1994.

La serie, lanciata nel 1990, chiuse definitivamente nel maggio 2000: le due date spiegano molto semplicemente come Beverly Hills fosse un fenomeno in tutto e per tutto legato agli ’90.  Anche in Italia la serie fu trasmessa dal 1992 su Italia Uno ed ebbe enorme successo, tanto che le repliche sono tuttora in onda in diversi canali del digitale terrestre.

Ma l’universo della serie creata da Aaron Spelling non si limitò soltanto a Beverly Hills 90210. Negli anni sono stati prodotti altri 4 spin-off della serie originale, ambientati nello stesso contesto e che a volte includevano gli stessi personaggi. La prima fu “Melrose Place”, lanciata nel 1992, seguita da “Models Inc.” nel 1994, che contavano entrambe sulla presenza del personaggio di Kelly Taylor.

In anni recenti sono stati fatti poi due tentativi per rilanciare il franchise, con la nuova serie “90210” nel 2008 e la quinta stagione di “Melrose Place” nel 2009.

Per sfruttare il successo di Beverly Hills, negli anni sono stati prodotti diversi giochi, gadget e album di figurine ispirati alla serie. Lo sapete che si trovano ancora, insieme a cassette e DVD con gli episodi della serie, anche in vendita su Kijiji?

 

Lego vs Playmobil: sfida tra due pilastri della nostra infanzia

Come per l’eterna diatriba tra amanti dei cani ed amanti dei gatti, anche nel mondo dei giocattoli esiste una rivalità che continua da decenni, e che vede tuttora i sostenitori dell’una e dell’altra parte confrontarsi in accesissime discussioni.

Stiamo parlando della rivalità tra i fan dei Lego e quelli dei Playmobil, due marche di giochi ugualmente leggendarie. Quando si era bambini non c’erano vie di scampo: o si preferivano i mattoncini colorati o le figurine smontabili, ed era difficile trovare un compromesso tra i due.

Ancora oggi, sul web e anche tra chi anagraficamente dovrebbe essere entrato nell’età adulta, la discussione continua, con le due fazioni volte a dimostrarsi a vicenda la superiorità del proprio giocattolo del cuore.

Prima di lanciarci anche noi in un epico scontro come quello del video sopra, andiamo con ordine, e cerchiamo di capire quali sono gli elementi in comune e quelli che contraddistinguono i Lego dai Playmobil.

In linea di massima i Lego si sono da sempre fatti riconoscere per la loro estrema semplicità di gioco e versatilità, che permette di creare costruzioni di ogni tipo e dimensione a partire da elementi molto basilari, i famosi mattoncini colorati, permettendo così ai bambini di sviluppare doti tecniche e abilità visive e manuali.

I Playmobil al contrario hanno da sempre come punto di forza l’estrema cura e attenzione al dettaglio dei loro personaggi, versioni moderne di quello che potevano essere bambole e soldatini per i bambini di una volta, adatte a sviluppare in loro l’immaginazione e la fantasia usando gli omini con la massima libertà.

Tra i due comunque, sono senz’altro i Lego il giocattolo che ha avuto il maggior successo a livello internazionale. Gli antenati dei mitici mattoncini colorati erano dei blocchi in legno da assemblare, creati artigianalmente dal falegname danese Ole Kirk Christiansen negli anni ’30. Dopo la guerra, Christiansen insieme al figlio Godtfred iniziò a produrre i mattoncini in plastica, lavorando su alcune modifiche tecniche per renderli più facilmente incastrabili e smontabili.

Fu poi del 1963 il primo Lego come lo conosciamo oggi, fatto di plastica ABS. Da allora la compagnia iniziò la sua rapida ascesa, diventando infine il franchise famoso in tutto il mondo che è oggi. Negli anni sono stati prodotti una serie enorme di varianti e prodotti correlati ispirati ai mattoncini originali: si calcola che in 50 anni di produzione siano stati prodotti un totale di 400 miliardi di mattoncini.

I Playmobil nacquero invece in Germania, per iniziativa dell’inventore Hans Beck e della casa di giocattoli Brandstätter Group. Nonostante la somiglianza con gli omini di plastica prodotti dalla Lego, non si deve pensare che i Playmobil ne fossero una spudorata imitazione. Nel 1974, infatti, l’anno del lancio dei Playmobil, la Lego si limitava esclusivamente a produrre mattoncini colorati. I Playmobil nacquero quindi con un intento esplicitamente diverso rispetto ai “cugini” danesi, quello di sviluppare l’immaginazione e promuovere la libertà di gioco dei bambini.

Il tempo premiò questo approccio regalando alla casa tedesca un successo notevole, non solo tra i bambini ma anche tra i collezionisti che cercarono di accaparrarsi ogni set presente sul mercato. Col tempo le due società allargarono il raggio dei loro prodotti, andando a competere in prima persona con diversi tipi di giochi, a partire dalle ricostruzioni di noti film e scenari storici, fino ad arrivare ai film e ai videogiochi prodotti negli ultimi anni.

Sia per i Lego che per i Playmobil sono stati realizzati diversi film con la tecnica dello stop motion dai rispettivi fan, ed entrambi i franchise hanno realizzato un film ufficiale (quello del Lego uscirà nel 2014).

Entrambi i marchi hanno poi diversi parchi divertimento a tema sparsi per il mondo: Lego ha Legoland, presente in sei nazioni, mentre Playmobil ha creato cinque FunPark ufficiali.

L’impatto sulla società e sulla pop culture di Lego e Playmobil non finisce certo qua: si potrebbe andare avanti ore ad elencare la serie di canzoni, video musicali, libri, record del mondo, dipinti ed opere d’arte ispirati ai due mitici marchi…

E voi, preferivate fare i piccoli ingegneri con i Lego o scatenare la fantasia con i Playmobil?

In entrambi i casi, gli annunci di Kijiji permettono di trovare tantissimi modelli a prezzi più che abbordabili: che la ricerca abbia inizio.