Archivio mensile:settembre 2013

Il mito di James Dean: la breve vita di un eterno ribelle

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Too fast to live, too young to die: “troppo veloce per vivere, troppo giovane per morire”. Così cantavano in una famosa canzone gli Eagles riferendosi alla morte del mitico James Dean.

Ed infatti questa leggenda del cinema americano aveva solo 24 anni all’epoca del tragico incidente stradale in cui perse la vita. Quell’imprevedibile fatalità terminò prematuramente la vita del giovane attore che in pochi mesi, con solo tre ruoli da protagonista alle spalle, era diventato un idolo dei teenager, e allo stesso tempo lo proiettò per sempre nella leggenda lasciando scolpita nella storia la sua immagine di eterno ribelle.

Era il 30 settembre 1955 quando James Dean guidava la sua Porsche 550 Spyder sulla strada che portava a Salinas, in California. Dean era un pilota da corsa professionista e grande appassionato di alta velocità, e quel weekend voleva proprio partecipare ad una corsa automobilistica. Purtroppo lungo il tragitto la Spyder, con a bordo anche il meccanico Rolf Wutherich, si scontrò con una Ford Custom proveniente dalla direzione opposta, uccidendo sul colpo James Dean e ferendo gravemente Wutherich e l’autista della Ford.

Per molti anni si è creduto che l’alta velocità fosse responsabile della morte di James Dean, ma una ricostruzione recente ha provato che l’attore stava guidando entro i limiti, dato che pochi minuti prima aveva preso una multa proprio per eccesso di velocità.

La morte di James Dean non ha fatto altro che consegnare per sempre al mito la figura del giovane attore. Essa, nella sua tragicità, riflette in pieno l’unicità e le contraddizioni che lo hanno accompagnato in vita. L’icona di James Dean rimarrà per sempre quella del “ribelle senza una causa”, incompreso, arrabbiato e complesso, simbolo di una generazione di teenager che faticavano a riconoscersi negli ideali dei propri padri.

Dean incarnava questo personaggio sia sullo schermo che nella realtà. Fuori dal set era un ragazzo schivo e introverso, amante della velocità e degli eccessi. Il suo sguardo malinconico, i capelli pettinati all’indietro, l’indimenticabile look con giubbotto rosso, jeans e t-shirt bianca, sono tutti elementi che fanno parte dell’immagine iconica del personaggio che sopravvive ancora oggi.

L’indimenticabile look di James Dean è quello che compare in “Gioventù bruciata”, il film che più di tutti ha contribuito ad alimentarne il mito. Come suggerisce il titolo originale inglese “Rebel without a cause”, il film racconta della ribellione di un giovane teenager contro tutto e tutti, a partire dai genitori, senza un reale motivo ispiratore ma solo come sfogo per la propria rabbia adolescenziale.

L’interpretazione di Dean è istintiva e nervosa, largamente improvvisata, così come negli altri due film che l’hanno visto protagonista, ed è rimasta uno dei tratti distintivi dell’attore. “Gioventù bruciata” è uno dei due film di James Dean, insieme a “Il Gigante”, uscito nelle sale dopo la sua morte, nell’autunno del 1955.

La carriera di James Dean era iniziata solo pochi anni prima, nel 1951 con uno spot della Pepsi Cola. Dopo diverse piccole apparizioni in film e serie TV, Dean si fa notare interpretando a teatro “L’immoralista” di André Gide, attirandosi le attenzioni del regista Elia Kazan che lo sceglie come protagonista di “La valle dell’Eden”.

Nel suo primo ruolo da star Dean già veste i panni di un adolescente ribelle, in conflitto costante con il fratello e con il padre, di cui cerca inconsciamente l’approvazione. “La valle dell’Eden” è l’unico film uscito mentre Dean era ancora in vita, nel marzo del 1955. La nomination all’Oscar come Miglior Attore però gli arriverà postuma l’anno successivo, per la prima volta nella storia.

Un’altra nomination all’Oscar postuma gli arriverà per “Il gigante”, film del 1956 in cui Dean recita al fianco di attori del calibro di Rock Hudson ed Elizabeth Taylor. Qui Dean sveste per una volta i panni dell’adolescente per interpretare un ricco petroliere di mezza età, anche se comunque il suo personaggio mantiene il carattere aggressivo e combattente del “rebel without a cause”.

Della vita di James Dean si raccontano tante storie e leggende, alcune verificate, molte altre probabilmente nate anche per speculare sulla sua tragica morte. Ben documentata è sicuramente la sua passione per i motori, che purtroppo gli fu fatale. Prima della Porsche Spyder, Dean fu possessore di una moto Triumph Tiger T110 e di una TR5 Trophy, ispirandosi al suo idolo Marlon Brando, e tra le auto di una Porsche Super Speedster 23F.

Ma la 550 Spyder in cui perse la vita è quella più ammantata di un’aura di leggenda. L’auto sul fianco aveva dipinta la scritta “Little bastard”, un nomignolo dato a James Dean di cui non è chiara l’origine. Dopo l’incidente, l’auto fu esibita in giro per l’America negli anni immediatamente successivi, anche in alcune campagne per la sicurezza stradale, ma andò dispersa nel 1960: nel 2005 il Volo Auto Museum ha offerto 1 milione di dollari ha chiunque fosse riuscito a recuperarla, ma finora nessuno si è fatto avanti.

Negli anni, molti sono stati i film e i documentari dedicati alla figura di James Dean. E’ storia di questi giorni che il regista Anton Corbijn stia preparando un nuovo film sul leggendario attore, con Robert Pattinson e Dane DeHaan nel ruolo di James Dean.

Se volete prepararvi al meglio per il film e rivivere la leggenda di questa icona del cinema, Cercate tra i film, i poster e gli oggetti dedicati a James Dean in vendita su Kijiji.

mondiali di ciclismo firenze 2013

Mondiali di Ciclismo: la top 5 delle edizioni più memorabili

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Gli appassionati di ciclismo, così come tutti gli abitanti di Firenze, ne sono già al corrente da tempo: in questi giorni nel capoluogo toscano va in scena l’86esima edizione del Campionato del Mondo di ciclismo su strada, che vedrà atleti da tutto il mondo battagliare per un titolo iridato in una delle diverse categorie.

La sede ufficiale dei Mondiali di Ciclismo 2013 è Firenze, ma in realtà la competizione toccherà anche altre città toscane come Pistoia, Lucca e Montecatini Terme. Nonostante i diversi punti di partenza, tutte le gare termineranno al Nelson Mandela Forum di Firenze, e passeranno per la splendida cornice del Duomo nella città dei Medici.

Le strade del capoluogo toscano sono già state invase dai ciclisti a partire da domenica 22 settembre, e il Mondiale si protrarrà fino a domenica 29. L’evento è suddiviso in due tronconi principali: le gare a cronometro, che si sono svolte fino a mercoledì 25, e le corse in linea, a partire da oggi fino a domenica, in cui i ciclisti dovranno partire tutti contemporaneamente.

Sia le corse in linea che quelle a cronometro sono distinte tra gare maschili e femminili, e sono divise poi ulteriormente in tre categorie in base all’età degli atleti: le prove Élite, senza limiti di età, le Under 23 e le prove Junior per i ciclisti con meno di 19 anni.

Il clou della competizione arriverà proprio questo weekend, in particolare domenica con la corsa in linea Uomini Élite da Lucca a Firenze. Le gare a cronometro disputate finora hanno visto il trionfo del tedesco Tony Martin nella categoria Uomini Élite per il terzo anno consecutivo, mentre l’Italia si è dovuta accontentare del settimo posto di Marco Pinotti.

Per il momento la nazionale azzurra è ancora a secco di medaglie. Ma l’Italia ha alle spalle una lunga storia di successi all’interno dei Mondiali di Ciclismo, che già in 12 passate edizioni si sono svolti in territorio italico. Noi oggi vogliamo ripercorre le edizioni più memorabili, quelle dove i ciclisti di casa nostra hanno ottenuto i più grandi successi.

Nürburgring 1927: Alfredo Binda

È questa la prima di tre vittorie nella categoria professionisti per la leggenda del ciclismo Alfredo Binda, un record condiviso con Rik Van Steenbergen, Eddy Merckx e Oscar Freire. Questa edizione del mondiale, la prima in cui gli atleti vennero divisi tra Dilettanti e Professionisti, fu un dominio azzurro, con Girardengo e Piemontesi piazzati rispettivamente al secondo e terzo posto. Binda vinse anche l’edizione del 1930 di Liegi e quella del 1932, per diventare in seguito commissario tecnico della gloriosa nazionale di Coppi e Bartali.

San Cristóbal 1977: Francesco Moser

Anche la finora unica edizione venezuelana del mondiale è un trionfo per i ciclisti azzurri. A farla da padrone è Francesco Moser: il leggendario “Sceriffo” trentino si aggiudica l’oro nella gara in linea Professionisti. Al terzo posto, dietro al tedesco Thurau, troviamo Franco Bitossi, mentre nella categoria Dilettanti, l’Italia ottiene primo e terzo posto nella gara in linea con Claudio Corti e Salvatore Maccali, e l’argento nella cronometro a squadre.

Stoccarda 1991: Gianni Bugno

Con questo scatto nei secondi finali della gara Gianni Bugno si aggiudica l’oro nella gara in linea Professionisti, lasciando sui gradini più bassi del podio due leggende come Rooks e Indurain. In totale l’Italia terminerà il mondiale del 1991 con tre medaglie, contando un altro oro nella cronometro a squadre e un argento di Rebellin nella categoria Dilettanti. Quella tedesca sarà la prima di due vittorie consecutive nel mondiale per Bugno, che è stato definito come l’ultimo dei grandi corridori “antichi”, capace di dominare qualsiasi tipo di gara su strada.

Zolder 2002: Mario Cipollini

Con un grande sforzo corale l’Italia si aggiudica l’oro nella gara in linea della categoria Élite, facendo trionfare “Super Mario” Cipollini. Il 2002 è un’annata gloriosa per il ciclista, così come per la squadra azzurra, che nel mondiale belga porta a casa 3 ori, un argento e un bronzo. Trionfi nella gara in linea Under 23 per Francesco Chicchi e, tra le donne, nella cronometro individuale Juniors per Anna Zugno e Tatiana Guderzo, rispettivamente prima e seconda. Da segnalare anche il bronzo di un allora giovane Vincenzo Nibali nella cronometro Juniors.

Varese 2008: Alessandro Ballan

Nell’ultima edizione disputata in Italia prima di quest’anno è Alessandro Ballan a conquistare il titolo iridato, con un micidiale scatto a 3 km dal traguardo con cui distanzia di molto il gruppetto degli inseguitori, tra cui i compagni Damiano Cunego e Davide Rebellin, classificatisi poi rispettivamente secondo e quarto. Il trionfo del ciclista veneto coincide anche con l’ultima edizione del mondiale fino ad oggi in cui l’Italia si classifica prima nel medagliere: a supportare Ballan e Cunego ci sono l’oro di Adriano Malori nella cronometro e l’argento di Simone Ponzi nella gara in linea, entrambi nella categoria Under 23.

In occasione dei Mondiali di Ciclismo, anche voi volete prendere in mano la bicicletta e iniziare a pedalare? Perché non iniziate cercando una bella bici da corsa tra gli annunci di Kijiji?

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27 anni di Dylan Dog: ripercorriamo la carriera dell’indagatore dell’incubo

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Il 26 settembre 1986 usciva nelle edicole “L’alba dei morti viventi”, il numero 1 della celebre serie a fumetti “Dylan Dog”. Nel giorno in cui si celebra il suo 27esimo compleanno possiamo dire che Dylan Dog ha scritto la storia, ed è tuttora un’istituzione, del mondo dei fumetti italiano.

Oggi la fortunatissima serie edita dalla Sergio Bonelli Editore è arrivata al traguardo del numero 325, in uscita da domani nelle edicole e dal titolo “Una nuova vita”. Dal prossimo numero si prospettano enormi cambiamenti nell’universo “dylaniato”: il nuovo curatore Roberto Recchioni ha annunciato infatti un restyling della serie, su cui però vige ancora il massimo riserbo.

Nella grande tradizione dell’arte fumettistica italiana Dylan Dog occupa un ruolo del tutto particolare. La serie è stata fin dai suoi esordi un grande successo di vendite: nel suo periodo di massimo splendore negli anni ’90 ha tagliato più volte il traguardo di fumetto più venduto in Italia, mentre oggi si colloca al terzo posto dietro a due mostri sacri come Tex Willer e Topolino.

Gli elementi che hanno contribuito al successo di Dylan Dog e alla sua importanza storica sono tanti. Le vicende del mitico indagatore dell’incubo e del suo assistente Groucho si inseriscono all’interno del genere horror, ma allo stesso tempo ne travalicano i confini. Ogni storia ha un taglio diverso, a volte più ironico, a volte grottesco o truculento, e non è raro trovare incursioni in generi diversi come il giallo, la fantascienza o il racconto d’amore.

Gran parte del successo della serie va riconosciuto alla genialità del suo creatore Tiziano Sclavi, autore poliedrico e di profonda cultura, che ha saputo trasporre a pieno la sua fantasia e la sua visione del mondo nelle storie di Dylan Dog. Grande appassionato di cinema e letteratura, Sclavi ha inserito nelle storie di Dylan Dog da lui sceneggiate una miriade di citazioni ad altre opere, che impreziosiscono il fumetto e che ne sono rimaste una caratteristica costante anche nei numeri successivi.

Così come il detective Dylan è un personaggio complesso, che ha diverse fobie e un passato di depressione e alcolismo, lo stesso Sclavi ha dovuto combattere più volte nel corso della sua vita con gli stessi fantasmi. Non a caso dopo le prime storie il suo contributo alla serie si è fatto sempre più sporadico, lasciando il passo a una serie di altri grandi sceneggiatori.

La complessità di Dylan Dog si rivela anche nel fatto che i mostri che combatte negli episodi della serie non sono fini a se stessi, ma rappresentano i “demoni” della vita quotidiana, i lati oscuri che ogni persona deve fronteggiare e combattere: anche in questo senso Dylan Dog è un “indagatore dell’incubo”.

La serie comunque può essere apprezzata a vari livelli, anche semplicemente per la freschezza delle storie e l’originalità dei suoi personaggi. Il protagonista della serie è ovviamente Dylan Dog, detective dal look inconfondibile e dalla tipica espressione “Giuda ballerino!”, che vive a Londra al numero 7 di Craven Road e guida uno scassato maggiolino Volkswagen.

A fargli compagnia è il suo assistente Groucho, sosia del noto comico Groucho Marx che spara continuamente freddure e doppi sensi di dubbio gusto. Groucho rappresenta il lato comico della serie, utile per stemperare la tensione all’interno della narrazione, ma allo stesso tempo è diventato un personaggio iconico, di cui si sono rimaste leggendarie le battute alla pari delle vicende di Dylan.

Sclavi scelse di ambientare il fumetto a Londra per via dell’atmosfera cupa della capitale britannica, nonostante non fosse mai stato all’estero. Craven Road invece è un omaggio al regista horror Wes Craven: il caso vuole che a Londra esista veramente una Craven Road, e che al numero 7 sia situato un bar che dal 2013 è stato ribattezzato “Cafe Dylan Dog”.


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(NB: Su Google Streetview il cafè Dylan Dog non è ancora presente, essendo stato aperto solamente quest’anno).

Le avventure dell’indagatore dell’incubo sono state anche trasposte in versione cinematografica nel 2011, con il film “Dylan Dog”, prodotto negli Stati Uniti. Nel film molte cose sono diverse rispetto ai fumetti, a partire dalla mancanza dell’assistente Groucho e dell’ambientazione spostata a New Orleans: il film in generale è stato giudicato molto negativamente dalla critica e dallo staff che produce Dylan Dog, accusato di aver venduto i diritti con troppa leggerezza.

Ben più interessante è invece “Dellamorte dellamore”, film del 1994 tratto da un romanzo di Sclavi del 1983 in cui compare un prototipo del personaggio di Dylan Dog, il becchino Francesco Dellamorte, interpretato proprio da quel Rupert Everett che fu di ispirazione per il volto del detective londinese.

Le collane edite da Sergio Bonelli negli anni per la serie di Dylan Dog sono diverse. Oltre alla serie regolare, storie inedite compaiono anche nelle collane speciali “Speciale Dylan Dog”, “Almanacco della Paura”, “Albo Gigante Dylan Dog” e “Maxi Dylan Dog”. Le ristampe attualmente in produzione invece sono tre: la “Ristapa” mensile, la “Collezione Book” e la “Granderistampa” bimestrale da tre storie ciascuna.

Proprio gli albi della serie regolare, delle edizioni speciali e delle ristampe si trovano tutti in vendita tra gli annunci di Kijiji, per i collezionisti e per tutti quelli che vogliono riscoprire queste avventure da brividi.

bugatti veyron

La strana storia della Bugatti: l’auto francese dall’anima italiana

photo: PSParrot

Bugatti Veyron. credits: PSParrot

 

Nessuna casa di automobili può dire di aver avuto una storia tanto travagliata quanto quella della Bugatti. Queste auto da sogno, da sempre ammantate di un’aura di leggenda, hanno vissuto tempi bui e momenti di grande splendore, passando per le mani di una serie di proprietari da diversi paesi europei.

Nonostante questo la casa alsaziana è riuscita a toccare negli anni picchi di eccellenza insuperati a livello di ingegneria, design e sfarzo. Bugatti è infatti ancora oggi in tutto il mondo sinonimo di un mondo esclusivo e per pochi, ma in cui chi riesce ad entrare può aggiudicarsi il meglio in circolazione.

Tratto caratteristico della storia della Bugatti è stato quello spirito multiculturale che da sempre la contraddistingue. Nel tempo si sono avvicendati proprietari francesi, italiani e tedeschi, ma le auto hanno sempre mantenuto quello stile unicamente italiano, vedendo i migliori designer del Bel Paese collaborare alla realizzazione delle auto dandogli il loro tocco personale.

La Bugatti nasce proprio per iniziativa di un italiano, il milanese Ettore Bugatti, che nel 1909 fonda la storica fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, zona che allora si trovava in Germania ma che oggi fa parte della Francia. Ettore proveniva da una famiglia di artisti, e si era già fatto un nome come disegnatore di automobili alsaziane come Mathis e Deutz.

La vena artistica di Ettore Bugatti si rifletteva anche sulle sue creazioni, che combinavano a una fina tecnica ingegneristica un design unico. La prima macchina ad uscire dagli stabilimenti di Molsheim fu la Tipo 13 Brescia, prodotta dal 1910 al 1926 in diverse cilindrate.

Bugatti Tipo 13, credits: Craig Howell

Bugatti Tipo 13, credits: Craig Howell

Presto lo stile elegante, le elevate prestazioni e i prezzi alti della Bugatti fecero sì che le auto si facessero un nome soprattutto tra clienti di alto rango. Per seguire questo trend, Bugatti nel 1927 sfornò la Tipo 41 Royale. La Royale venne prodotta esclusivamente per essere venduta a re e capi di stato: era infatti una vettura dalle dimensioni enormi e con un motore impressionante per l’epoca, un otto cilindri da 12.763 cc, oltre ad avere diverse parti placcate in oro.

La Royale era l’auto più costosa del suo periodo, ma non ottenne però il successo sperato: dei sei esemplari prodotti ne furono venduti solo tre.

Ma le più grosse soddisfazioni per la Bugatti arrivarono dal mondo delle corse, in cui le alsaziane facevano il bello e il cattivo tempo. Con la mitica Tipo 35 e le sue derivate la Bugatti vinse più di 1000 corse nel giro di 7 anni, dal 1924 al 1931. Tra i suoi più grandi successi ci furono la vittoria nel Campionato del Mondo dei Gran Prix nel 1926, e le sei vittorie consecutive nella Targa Florio dal 1925 al 1929. Nel 1939 invece una Tipo 57S Tank si aggiudicò la 24 Ore di Le Mans.

Proprio nel 1939 però iniziano i problemi per la casa francese. Il figlio di Ettore Bugatti, Jean, morì in un incidente testando la nuova Tipo 57 e da allora le fortune della casa cambiarono in peggio. Con la seconda guerra mondiale, lo stabilimento di Molsheim fu requisito dai nazisti, che costrinsero Ettore a venderla a metà del suo valore.

Finita la guerra, Ettore Bugatti rientrò in controllo della fabbrica, ma la casa non riuscì più a riprendersi: i modelli che produceva erano obsoleti e dal design antiquato, e non attiravano più il gusto del pubblico. La fabbrica quindi chiuse i battenti nel 1952.

Per tanti anni il sipario restò calato su quelle gloriose auto d’epoca, ma il loro mito rimaneva ancora vivo nella memoria di molti. Per questo, dopo alcuni tentativi di revival falliti, ci pensò un imprenditore italiano a far tornare in vita la leggenda della Bugatti.

Nel 1987 l’imprenditore Romano Artioli acquista il marchio Bugatti e annuncia di volerne riprendere la produzione aprendo uno stabilimento a Campogalliano, in provincia di Modena. La storia di questa nuova società, la Bugatti Automobili SpA, durerà pochi anni, dato che già nel 1995 dichiara bancarotta. Ma nei suoi pochi anni di vita gli si deve riconoscere il merito di aver riportato alla ribalta il marchio con una nuova generazione di Bugatti, di cui si ricorda soprattutto la mitica EB110.

Bugatti EB 110, photo: Andrew Basterfield

Bugatti EB 110, photo: Andrew Basterfield

 

Nel 1998 è la volta del gruppo Volkswagen di appropriarsi del marchio Bugatti. Questa volta si mette all’opera sulla nuova Bugatti il designer Giorgetto Giugiaro, producendo una serie di concept cars che fanno presagire l’arrivo di una macchina da leggenda. Ed infatti nel 2005 esce la Veyron EB 16.4, un vero e proprio capolavoro tra le supercar.

La Veyron è a tutt’oggi la vettura da strada in produzione più veloce al mondo. Grazie al suo mastodontico motore W16 da 7.993 cc riesce a raggiungere i 431 km/h. È stata definita il Concorde delle automobili, e la trasmissione “Top Gear” l’ha incoronata “auto del decennio”.

Ovviamente anche la Veyron è un’auto destinata ad un pubblico estremamente esclusivo: la si trova in vendita infatti soltanto alla modica cifra di 1.400.000 euro.

Forse la Veyron non ci sarà, ma su Kijiji potete trovare varie sorprese nel settore motori: noi abbiamo appena scovato una EB 110, numero 48 su 88 esemplari prodotti. Quando si parla di rarità, si sa, la Bugatti è sempre in fuga.

 

La storia del caffé: riscoprendo una tradizione italiana

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Che mondo sarebbe senza il caffè? Per i tantissimi italiani che lo consumano ogni giorno, sicuramente un mondo più triste. Certo le prime colazioni e le pause in ufficio non sarebbero più le stesse senza quell’immancabile tazzina a ristorarci e a darci la necessaria carica di energia.

Che sia un espresso, un macchiato o un cappuccino, bevuto a casa o al bar, a colazione o dopo i pasti, il caffè è compagno inseparabile di ogni giornata per milioni di italiani. E proprio noi italiani possiamo vantare una serie di tradizioni unica al mondo per quanto riguarda il rito e la storia del caffé, oltre a una qualità e a una varietà nella preparazione che tutto il mondo ci invidia, e che rendono il nostro paese la vera patria del buon espresso.

Per ricercare le origini di questa mitica bevanda bisogna però spostarsi in Medio Oriente, precisamente nella città di Mokha, nello Yemen, dove all’incirca nel XV secolo inizia a diffondersi il consumo di una bevanda preparata con i semi di una pianta proveniente dall’Etiopia.

Questa pianta era la Coffea arabica, che insieme alla sua variante Coffea robusta viene usata ancora oggi in tutto il mondo per produrre i chicchi di caffè. Dall’Arabia, l’usanza di bere caffè si diffuse rapidamente in Egitto e nell’Impero Ottomano, in particolare ad Istanbul. Per l’arrivo in Italia del caffè bisogna ringraziare i mercanti della Repubblica di Venezia, che commerciando con il Vicino Oriente introdussero in Italia e nel resto d’Europa questa bevanda esotica. La parola italiana caffè ha origine proprio dal turco kahve, che a sua volta deriva dall’arabo qahwa.

Ben presto dall’Italia la moda del caffè si espanse al resto dell’Europa e agli Stati Uniti, e in molti paesi iniziarono a spuntare i locali detti “caffè” o “coffe house”, dove si incontravano spesso intellettuali e ricchi borghesi. Fa strano, quindi, pensare che inizialmente molti in Europa non videro di buon occhio questo prodotto arrivato dall’Oriente: anche in Italia all’inizio era malvisto in quanto bevanda musulmana, ma ci pensò Papa Clemente VIII nel 1600 a calmare gli animi dichiarando il caffè adatto ai cristiani.

Oggi nel mondo sono più di 70 i paesi che producono caffè, soprattutto in Africa, Sud America e nel Sud Est Asiatico. Il più grande produttore mondiale è il Brasile, che produce circa un terzo del caffè nel mondo, ma ci sono anche nazioni come Uganda, Ruanda ed Etiopia con economie basate quasi interamente sulla produzione e l’esportazione di caffè.

La nazione che ha invece il più alto numero di consumatori di caffè nel mondo è la Finlandia. Come molti sanno, fuori dall’Italia il caffè è spesso bevuto in maniera diversa che nel nostro paese. Negli Stati Uniti e nei paesi del Nord Europa ad esempio il caffè si beve comunemente in grandi quantità, mischiato ad acqua e “on the go” ovvero “da portar via”. Le grandi catene come Starbucks, che pur ispirandosi al caffè italiano non hanno trovato popolarità da noi, servono spesso il caffè in questa maniera.

Altri esempi della varietà di tipi di caffè bevuti nel mondo sono il “Turkish coffee”, in cui il caffè macinato è versato nella tazza insieme all’acqua calda, e il “café sua da”, di origine vietnamita, dove il caffè va mischiato a ghiaccio e latte caldo. Chi ama i sapori forti può invece provare l’Irish coffe, in cui al caffè è mischiato del whisky.

Naturalmente alla storia del caffè va di pari passo la storia delle macchine usate per prepararlo. In Italia già due secoli fa era molto diffusa la “napoletana”, che dopo essere stata messa a bollire sul fuoco doveva essere ribaltata per far filtrare l’acqua attraverso il caffè, e che è usata ancora oggi soprattutto nella zona di Napoli.

Ma l’invenzione che più di tutte ha rivoluzionato il modo di bere caffè è stata senza dubbio la moka. Disegnata e prodotta da Alfonso Bialetti nel 1933, la moka ha avuto enorme successo a partire dal dopoguerra, grazie al figlio Renato che lanciò una grande campagna pubblicitaria con protagonista la sua caricatura, il famoso “omino coi baffi”.

Da allora la moka è entrata nelle case di tutti gli italiani, rivoluzionandone le abitudini: divenne infatti possibile preparare il caffè comodamente in casa, senza il bisogno di andare al bar. Col tempo sono entrate in produzione anche le moke elettriche, simili nel design alle moke tradizionali ed equipaggiate con un timer, che insieme alle altre macchine da caffè si trovano in vendita anche su Kijiji.

Quello per il caffè è un amore sempre forte anche col passare degli anni, ma quali sono le conseguenze per la salute? La discussione tra chi sottolinea gli effetti positivi e quelli negativi del caffè sulla salute è sempre accesa, e non mancano studi scientifici a supporto di entrambi.

Se da un lato è dimostrato che il caffè provoca dipendenza, e che un uso smodato può causare tachicardie e problemi allo stomaco, è altrettanto vero che questa bevanda ha diversi effetti benefici sull’organismo, ad esempio sulla pressione sanguigna, sulle emicranie e sulla memoria, a patto ovviamente che lo si usi in maniera moderata.

I Puffi tornano al cinema: viaggio nel magico mondo degli omini blu

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Uno dei più grandi classici tra i cartoni animati per l’infanzia torna protagonista sul grande schermo: esce infatti oggi nelle sale “I Puffi 2”, il sequel del primo film uscito nel 2011 dedicato al mondo dei mitici omini blu.

“I Puffi 2” sarà ancora una volta un mix di attori reali e personaggi creati in computer grafica: nel cast torneranno Neil Patrick Harris e Hank Azaria nel ruolo di Gargamella, oltre al Grande Puffo e a tutti gli altri piccoli protagonisti della fortunata serie. Questa volta l’azione si sposterà a Parigi, dove i Puffi dovranno fare i conti con i Monelli, dispettose creature agli ordini dello stregone Gargamella.

Il grande successo del primo film sui Puffi anche in Italia testimonia come l’amore per le mitiche creaturine del bosco non sia mai venuto meno. Dalla loro prima apparizione in televisione nel 1981, i Puffi sono stati fedeli compagni di avventura per migliaia di bambini, e si sono conquistati un posto speciale nella memoria di tutti.

Per risalire alle loro origini bisogna tornare in Belgio, precisamente a Bruxelles, nel 1958, l’anno in cui le creature azzurre compaiono per la prima volta in un episodio del fumetto “John & Solfamì”. Il loro creatore è il fumettista Peyo, pseudonimo di Pierre Culliford, che gli diede i natali con il nome originale in francese di “Schtroumpfs”.

La leggenda vuole che questo insolito nome abbia avuto origine in occasione di una vacanza al mare di Peyo, che durante una cena chiese a un amico “passami lo…schtroumpf”, non ricordandosi il nome del sale. Per prenderlo in giro l’amico gli rispose: “eccoti lo schtroumpf, e quando avrai finito di schtroumpfarlo, rischtroumpfalo al suo posto!”. Da quel momento i due iniziarono a usare quel termine senza senso in qualsiasi contesto, dando vita a quello che sarebbe diventato poi il linguaggio parlato dai Puffi.

I Puffi diventarono protagonisti di un fumetto dal 1959, con dei racconti in uscita sulla rivista “Spirou”. Ben presto arrivarono poi anche in Italia, sul “Corriere dei piccoli” a partire dal 1964, dove presero il nome di “Puffi” per l’assonanza con l’aggettivo “buffi”.

Nel 1981 i Puffi sbarcarono anche in televisione, con un cartone animato prodotto dalla Hanna-Barbera che li portò presto ad un successo eclatante in tutto il mondo. In Italia furono inizialmente trasmessi da alcune TV private, finché nel 1982 Fininvest non acquistò la serie iniziando a trasmetterne le puntate su Canale 5 e Italia 1. Per i nostalgici, le puntate originali dei Puffi sono tuttora visibili sul canale Boing del digitale terrestre.

Ed è proprio facile essere dei nostalgici: le puntate dei Puffi in onda al pomeriggio su Bim Bum Bam erano un appuntamento irrinunciabile per migliaia di bambini italiani. Di loro sono rimaste indimenticabili le sigle iniziali targate Five Records e cantate da Cristina D’Avena, come ad esempio la mitica “Noi Puffi siam così”:

Il grande successo dei Puffi ha fatto sì che nel corso degli anni acquisissero un’aura di cult, e che nascesse una gran schiera di collezionisti ed appassionati degli omini blu. I collezionisti potevano sbizzarrirsi con i pupazzetti e i giocattoli a loro dedicati, molti dei quali si ritrovano ancora in vendita online.

Gli appassionati invece hanno dedicato ore ed ore a ricostruire ed interpretare in mille modi il mondo dei Puffi. C’è chi ad esempio ha tentato di analizzare i Puffi sotto i diversi aspetti genetici, fisiologici e socio-economici che li contraddistinguono. Addirittura alcuni studiosi hanno tentato di affibbiare un’appartenenza politica ai Puffi, etichettandoli a turno come allegorie di destra o di sinistra.

Anche il linguaggio dei Puffi è finito nel mirino degli studiosi: Umberto Eco ha dedicato un saggio alla semantica della lingua puffa, disquisendo sui diversi utilizzi del termine “puffo” come verbo, sostantivo o aggettivo a seconda del contesto.

Per restare in ambiti più quotidiani, l’universo dei Puffi non ha influenzato solo insigni accademici ma anche persone comuni, come ad esempio i gelatai che hanno ideato nei primi anni ’90 il gusto cosiddetto “puffo”. Il gelato al puffo era un gelato di colore azzurro acceso che spopolava tra i bambini negli anni ’90: la sua ricetta però non comprendeva chissà quali ingredienti segreti, ma semplicemente un colorante blu con aggiunta di aroma all’anice.

Il mondo dei Puffi stimola ancora oggi accese discussioni in rete. Una leggenda metropolitana ad esempio racconta che nell’ultimo episodio della serie televisiva si rivelasse che i Puffi erano in realtà frutto dell’immaginazione di Gargamella durante un sogno, e che le televisioni avessero deciso di censurare quest’ultima puntata per non turbare la sensibilità del giovane pubblico. Non ci sono comunque conferme che avvalorano questa ipotesi e questa quindi non rimane altro che una leggenda…

In attesa di tornare bambini andando a vedere “I Puffi 2” al cinema, tra gli annunci di Kijiji potete ripescare i cari vecchi episodi di quella mitica serie televisiva.

intro moda

Milano Moda Donna 2013

È stato Gucci a inaugurare nella cornice di Palazzo Marino il 18 settembre l’edizione 2013 della Milano Moda Donna, kermesse dedicata alle proposte dei brand più importanti del fashion per la primavera/estate dell’anno che verrà. Per sette giorni la metropoli lombarda si trasformerà come di consueto in una passerella a cielo aperto, accogliendo modelle, stilisti, giornalisti e fashion-addicted da tutto il mondo.

Per festeggiare l’evento, abbiamo chiesto a Popularity Reference di contattare i più seguiti fashion blogger d’Italia ponendo loro una domanda: come coniugare al meglio le novità della moda con il vintage e il second-hand, di cui si trova un grande assortimento su Kijiji.it, un fenomeno di successo che spinge celebrità e non a spulciare i mercatini e a rovistare nei bauli della nonna?

Le risposte sono arrivate numerose, e tra tutte abbiamo scelto per voi le più interessanti.

 

Una risorsa in casa: gli armadi della mamma e della nonna, ma senza esagerare!

  • Alessia Cipolla: “Fate un esperimento semplice, aprite l’armadio di vostra madre o quello di vostra nonna e cercate un capo da reinterpretare al giorno d’oggi. Sarete stupite di vedere che la differenza non sarà poi troppa e che per avere stile basta solo saper inventare”
  • La Zitella Acida: “Il vintage spesso sembra solo un espediente per svuotare gli armadi della nonna. Come per molte altre cose (tipo le catene di fast fashion) bisogna saper cercare, avere tanta pazienza e idee chiare

 

Vintage: il fascino di una storia da raccontare, con un occhio al risparmio

  • Alessia Cipolla: “Usato vuol dire vissuto, avere un capo che ha un esperienza, una storia e che inevitabilmente grazie ai cicli della moda, tornerà a calcare le passerelle vere, quelle di ogni giorno”
  • Patrizia Finucci Gallo: “Sono un’appassionata di abiti vintage perché possiedono una storia. In qualche modo, quando  indossi un capo usato, assecondi il percorso che ha vissuto. Lo rendi tuo per restituirlo alla contemporaneità
  • Giorgio Schimmenti: “Essendo un amante del vintage, non posso che dire sì, l’usato può rivivere. Prendete le gonne a ruota ad esempio, un classico degli anni ’50, di certo frugando tra gli armadi delle nonne ne troverete qualcuna, che sia a tinta unita o a fantasia poco importa, quest’inverno sono di gran tendenza, e perché comprarne una nuova quando si può averne una originale e con una storia da raccontare?
  • Isotta Zanardi: “Oggi il vintage è ormai diffuso e non è più sinonimo di soffitte polverose e bauli della nonna, questo perché permette di avere capi unici risparmiando

Ago, filo e… tanta creatività

  • Amanda Marzolini: “Ogni  volta che ho qualcosa di utile, faccio una prova, e per esempio se si tratta di una gonna o di jeans spesso li accorcio, rifacendo l’orlo, capita anche per tute in denim o salopette con gonna. Controllo che tutti i dettagli e le cuciture siano in ordine e creo un nuovo look con pochi euro. A volte non mi basta accorciare, ma personalizzo aggiungendo decorazioni, ricami, pietrine o paillettes. Tempo fa ad esempio ho preso una mia vecchia felpa e un tessuto anni ’40 della nonna e da quel tessuto floreale ho ricavato rose sagomate con cui creare decorazioni sulla felpa

rose sagomate per decorazioni

  • Mariagrazia Ceraso: “Posso reinventare un vecchio abito anni ’50 con una maxi collana che lo impreziosisca. Un cappello a tesa larga di seconda mano può vedere nuova vita se ad esso ci aggiungo una catena dorata lungo tutto il perimetro della cupola. Delle vecchie decolletè della mamma, se ancora in buono stato, possono rivivere con delle apposite spille per scarpe, magari a forma di bocca rossa.Un esempio? Questo pantalone con farfalle era di mia madre”

pantalone con farfalle

Stile ricercato e personale: capi vintage abbinati a must-have di stagione

  • Giorgio Schimmenti: “Tra i capi must have, da acquistare nei mercatini vintage o da rubare ai nostri genitori ci sono i capi spalla, dai trench ai blazer, per arrivare a quelle giacchine anni ’60 dalle maniche strutturate e dalle stampe geometriche, così fashion da essere a mio parere capi senza tempo. Basta sperimentare, abbinare capi vintage a must have di stagione, per creare look insoliti ed originali!”
  • Isotta Zanardi: “Il consiglio che dò a chi vuole fare acquisti vintage azzeccati è di scegliere capi chiave: tubini anni 60, blazer anni 80, borse classiche e gioielli basici perchè facilmente riadattabili con tocchi up to date che non passano mai di moda!”
  • Pamela Soluri: “La moda oggi ha lo sguardo rivolto al passato e un abito o una blusa bon ton magari datati ‘60’s o ‘70’s o ancora meglio se griffati, unici e introvabili, diventano glamour se mixati con capi più attuali in contrasto, per uno stile ricercato e tutto personale.”
  • Mariagrazia Ceraso: “Cercare al mercatino capi di seconda mano ad un prezzo stracciato, oggi è molto semplice, il difficile sta nel far rivivere quei capi. Credo che l’importante sia abbinare il capo vintage con uno di estrema tendenza, molto attuale.”
  • Marika Rusconi: ”…il modo per rendere attuale un abito usato è accostarlo ad accessori di tendenza che riescano ad aggiornare l’outfit senza snaturare l’abito della sua aria ” vissuta” capace di conferire al look un carattere interessante.”

 

Outfit originale e unico? Il punto forte sono gli accessori

  • Patrizia Finucci Gallo: “In qualche modo, quando  indossi un capo usato, assecondi il percorso che ha vissuto. Lo rendi tuo per restituirlo alla contemporaneità. Tuttavia, pur mantenendo i tratti originali, occorre sdrammatizzare il tutto, altrimenti il rischio è di invecchiare immediatamente insieme al capo. Il punto forte sono gli accessori, scarpe e borse rendono magicamente attuale e originale l’outfit.”
  • La Zitella Acida: “Ciò che preferisco personalmente nel vintage sono i bijoux: hanno quell’allure difficile da replicare nella bigiotteria attuale. Inoltre di recente ho (ri)scoperto l’uso dei turbanti: è un peccato vedere che una volta era azzardato lasciare casa senza un copricapo e ora si abbia sempre il timore di sembrare troppo stravaganti. Ne ho almeno un paio di cui uno realizzato in tessuto vintage degli anni ’60, ideale per un bad hair day!”
  • Antonietta Bonanno: “Esaltate le fantasie retrò con accessori moderni e molto colorati e rimodellate la silhouette indossando una cintura che enfatizzi il giro vita.”
  • Mariagrazia Ceraso: “E se abbiamo un foulard della nonna? Cingerlo intorno alla testa e creare un simpatico ed orientale turbante, è la suluzione più attuale.”

 

Hanno risposto per Kijiji i fashion blogger: Patrizia Finucci Gallo di PFG style, Giorgio Schimmenti di GFD, Isotta Zanardi di Dot your i, Alessia Cipolla di Dans La Valise, Pamela Soluri di Tr3nDyGiRL, La Zitella Acida di Ma ti sei vista?, Antonietta Bonanno di My Vintage Curves, Mariagrazia Ceraso di Venus at her mirror, Marika Rusconi di Fashion Smile e Amanda Marzolini di The Fashion Amy.

Arriva GTA 5: tra novità e storia, viaggio nella leggendaria saga Rockstar

GTA 1

Se Grand Theft Auto non è la saga di videogame più “cool” di sempre, poco ci manca. Il suo incredibile successo e la sua influenza sul mondo dei videogiochi e sulla pop culture sono dati oggettivi, e non stupisce quindi che anche l’uscita di GTA 5, il nuovo capitolo, abbia creato un’attesa senza precedenti. A catturare gran parte di questo clamore, si sa, è anche l’attitudine sfrontata del gioco, per nulla politically correct: in passato Rockstar è già stata portata in tribunale dall’avvocato Jack Johnson, che ha varie volte fatto causa (senza successo) per oltre 1 bilione di dollari.

Grand Theft Auto V è ufficialmente in vendita da oggi nei negozi di tutto il mondo, Italia compresa. Già nel giorno precedente alla messa in vendita si sono registrate lunghissime code davanti ai negozi di videogiochi, e i preordini online sono andati alle stelle. Merito questo anche di un’azzeccata campagna promozionale, che ha contribuito a far crescere l’attesa per quello che si prospetta come l’ennesimo successo della Rockstar Games. Il primo annuncio dell’uscita di un nuovo GTA è stato dato nell’ottobre 2011, e ad esso hanno fatto seguito una serie di trailer ufficiali.

Come per le precedenti uscite, anche per GTA 5 si prevedono grandi novità a livello di trama, grafica e gameplay. La prima è senza dubbio l’introduzione di tre diversi protagonisti tra cui scegliere, le cui vicende si intrecceranno tra loro. Un’altra importante novità è l’incredibile allargamento dell’universo del gioco: teatro dell’azione sarà ancora una volta la città di Los Santos, alter ego di Los Angeles già nota ai fan della saga, ma in versione molto più estesa e dettagliata che nei precedenti capitoli.

Proprio la cura dei dettagli che compongono l’universo-GTA sarà portata ancora un gradino avanti nel nuovo capitolo: tra le altre cose, sarà possibile infatti navigare su Internet, incontrare celebrità e investire in borsa.

L’incredibile libertà di movimento all’interno del gioco è da sempre uno dei punti di forza della serie di GTA. Fin dall’inizio i giochi sono stati concepiti come un “open world”, un mondo virtuale in cui è possibile compiere un gran numero di azioni, incorporando elementi da diversi generi di videogame, dai giochi di guida agli sparatutto. Naturalmente gran parte delle azioni da compiere riguardano il crimine e la violenza, due elementi che da sempre hanno caratterizzato la saga e che negli anni hanno alimentato enormi controversie, fino alle accuse lanciate al gioco di incitare e glorificare la violenza.

Un altro elemento che ha contribuito al successo di GTA è sicuramente la colonna sonora che in ogni capitolo accompagna l’azione, con un enorme repertorio di brani dei più famosi artisti rock, pop, hip-hop e dance di sempre.

E ad ulteriore prova di quanto sia diventato importante questo gioco nell’immaginario collettivo, tantissimi sono anche i cameo di star del cinema e della tv che hanno prestato la loro figura e voce a personaggi della serie: da Phil Collins, che appariva in Vice City Stories (edizione solo per PSP), a Jenna Jameson, che in Vice City donava la sua voce a Candy Suxxx in Vice City, per finire poi con Chris Penn in GTA San Andreas ed il mitico Kyle McLachlan di Twin Peaks in GTA 3.

Per celebrare degnamente questo pilastro dell’arte videoludica, ripercorriamo ora le tappe principali della leggendaria saga di Grand Theft Auto.

 

Grand Theft Auto (1997)

Il primo capitolo della saga, con la sua grafica semplicistica in 2D, può apparire molto datato a chi è abituato alle versioni più moderne. Eppure all’epoca della sua uscita fu acclamato come un’opera innovativa, dato che già permetteva un’ampia libertà di movimento e una “licenza” di causare morte e distruzione per le strade di Liberty City, epigono di New York. Nel primo GTA erano già presenti anche le altre due leggendarie location delle uscite successive, cioè Vice City e San Andreas.

 

Grand Theft Auto: London, 1969 (1999)

Unico capitolo della saga ad essere ambientato in una città reale, questa variante del primo GTA ebbe grande successo nel Regno Unito. Grazie alla rievocazione ironica della Swingin’ London degli anni ’60, tra mods, personaggi in stile James Bond e frasi in dialetto cockney, il gioco è presto diventato un cult.

 

Grand Theft Auto III (2001)

È con il terzo capitolo della saga che avviene la svolta definitiva, che fa entrare di diritto la serie di GTA nella leggenda. La grafica passa dal 2D al 3D, e con essa l’intero universo del gioco viene ricreato. Il gameplay viene finalmente inserito in un mondo virtuale a tutto tondo, in cui esistono delle missioni da portare a termine ma che permette anche massima libertà di azione. Fino ad allora nessuno si era mai spinto tanto in là nello sviluppare un mondo completo nei dettagli ed esplorabile: è naturale quindi che GTA 3 sia considerato un punto di svolta nella storia dei videogame. Tra le curiosità che lo riguardano, GTA 3 fu il primo gioco della serie a implementare un veicolo volante, un piccolo aeroplano col quale era difficilissimo non precipitare.

In modo ancora più unico, questo fu anche l’unico capito della serie a dover fare i conti con il buon senso: in segno di rispetto in seguito agli attentati dell’11 settembre, la carrozzeria per le auto della polizia fu modificata da blu e bianca in nera e bianca, mentre una missione speciale che coinvolgeva un terrorista di nome Darkel fu eliminata dalla Rockstar.

 

Grand Theft Auto: Vice City (2002) e Grand Theft Auto: San Andreas (2004)

Le due varianti di GTA 3 hanno avuto se possibile un successo ancora più ampio del loro predecessore. GTA Vice City è ambientato nel 1986 nella città di Vice City, chiaro riferimento a Miami, ed è influenzato pesantemente dal film “Scarface”, oltre che dai film, dalla musica e dallo stile degli anni ’80, che vengono parodiati costantemente. GTA San Andreas è invece ambientato nello stato di San Andreas, ispirato alla California e al Nevada, in cui si trovano le città di Los Santos, San Fierro e Las Venturas. San Andreas con più di 27 milioni di copie vendute è il videogioco per PlayStation 2 più venduto di sempre, e probabilmente il capitolo più conosciuto della serie. Non vi bastano questi numeri? Un’ultima curiosità è che la malefica parola “F**K” è usata in questo capitolo 365 volte. Una per ogni giorno dell’anno.

 

Grand Theft Auto IV (2008)

 

Con GTA 4 la serie entra nel mondo della grafica HD, compiendo un ulteriore salto di qualità. La trama si raffina ulteriormente, introducendo la possibilità di compiere scelte morali in certi punti della vicenda, provocando diversi sviluppi della narrazione. A livello di gameplay, la novità più importante è data dalla possibilità di giocare in multiplayer online in missioni cooperative e competitive. Lo scenario è ancora una volta Liberty City, qui curata fin nei minimi dettagli grazie all’enorme lavoro di ricerca svolto dalla casa produttrice sulla vera New York.

Infine, se siete arrivati a questo punto dell’articolo e siete dei veri fan di GTA, pensiamo che meritiate un bel premio: quale modo migliore di inaugurare il nuovo capitolo della serie che con i trucchi per GTA 5? Eccoli qui a seguito per Xbox 360 e PS3:

 

Trucchi e Cheat GTA 5 – Xbox 360

 

Effetto Codice
Evoca camion della spazzatura B, RB, B, RB, D-Pad Left, D-Pad Left, RB, LB, B, D-Pad Right
Evoca limousine RT, D-Pad Right, LT, D-Pad Left, D-Pad Left, RB, LB, B, D-Pad Right
Evoca aeroplano acrobatico B, D-Pad Right, LB, LT, D-Pad Left, RB, LB, LB, D-Pad Left, D-Pad Left, A, Y
Evoca moto Enduro (“Sanchez”) B, A, LB, B, B, LB, B, RB, RT, LT, LB, LB
Evoca Porsche 911 (“Comet”) RB, B, RT, D-Pad Right, LB, LT, A, A, X, RB
Evoca elicottero B, B, LB, B, B, B, LB, LT, RB, Y, B, Y
Evoca auto da golf (“Caddy”) B, LB, D-Pad Left, RB, LT, A, RB, LB, B, A
Evoca aereo pesticida D-Pad Right, D-Pad Left, RB, RB, RB, D-Pad Left, Y, Y, A, B, LB, LB
Evoca auto “Rapid GT” RT, LB, B, D-Pad Right, LB, RB, D-Pad Right, D-Pad Left, B, RT
Evoca paracadute D-Pad Left, D-Pad Right, LB, LT, RB, RT, RT, D-Pad Left, D-Pad Left, D-Pad Right, LB
Aumenta livello ricercato RB, RB, B, RT, D-Pad Left, D-Pad Right, D-Pad Left, D-Pad Right, D-Pad Left, D-Pad Right
Abbassa livello ricercato RB, RB, B, RT, D-Pad Right, D-Pad Left, D-Pad Right, D-Pad Left, D-Pad Right, D-Pad Left
Attacchi esplosivi corpo a corpo D-Pad Right, D-Pad Left, A, Y, RB, B, B, B, LT
Modalità ubriaco Y, D-Pad Right, D-Pad Right, D-Pad Left, D-Pad Right, X, B, D-Pad Left
Corsa veloce Y, D-Pad Left, D-Pad Right, D-Pad Right, LT, LB, X
Cambia il tempo RT, A, LB, LB, LT, LT, LT, X
Auto scivolose Y, RB, RB, D-Pad Left, RB, LB, RT, LB
Movimento al rallentatore (Può essere usato fino a 4 volte. Ogni utilizzo diminuisce la velocità, e la quinta volta il trucco viene disabilitato). Y, D-Pad Left, D-Pad Right, D-Pad Right, X, RT, RB
Ricarica abilità speciale A, A, X, RB, LB, A, D-Pad Right, D-Pad Left, A
Caduta dal cielo LB, LT, RB, RT, D-Pad Left, D-Pad Right, D-Pad Left, D-Pad Right, LB, LT, RB, RT, D-Pad Left, D-Pad Right, D-Pad Left, D-Pad Right

Trucchi e Cheat GTA 5 – PS3

 

Effetto Codice
Evoca camion della spazzatura Circle, R1, Circle, R1, Left, Left, R1, L1, Circle, Right
Evoca moto PJC-600 R1, Right, Left, Right, R2, Left, Right, Square Right, L2, L1, L1
Evoca limousine R2, Right, L2, Left, Left, R1, L1, Circle, Right
Evoca aeroplano acrobatico Circle, Right, L1, L2, Left, R1, L1, L1, Left, Left, X, Triangle
Evoca moto Enduro (“Sanchez”) Circle, X, L1, Circle, Circle, L1, Circle, L1, R2, L2, L1, L1
Evoca Porsche 911 (“Comet”) R1, Circle, R2, Right, L1, L2, X, X, Square, R1
Evoca elicottero armato Circle, Circle, L1, Circle, Circle, Circle, L1, L2, R1, Triangle, Circle, Triangle
Evoca auto da golf (“Caddy”) Circle, L1, Left, R1, LT, X, R1, L1, Circle, X
Evoca aereo pesticida Right, Left, R1, R1, R1, Left, Triangle, Triangle, X, Circle, L1, L1
Evoca auto “Rapid GT” R2, L1, Circle, Right, L1, R1, Right, Left, Circle, R2
Evoca paracadute Left, Right, L1, L2, R1, R2, R2, Left, Left, Right, L1
Aumenta livello ricercato R1, R1, Circle, R2, Left, Right, Left, Right, Left, Right
Abbassa livello ricercato R1, R1, Circle, R2, Right, Left, Right, Left, Right, Left
Attacchi esplosivi corpo a corpo Right, Left, X, Triangle, R1, Circle, Circle, Circle, L2
Modalità ubriaco Triangle, Right, Right, Left, Right, Square, Circle, Left
Corsa veloce Triangle, Left, Right, Right, L2, L1, Square
Cambia il tempo R2, X, L1, L1, L2, L2, L2, Square
Auto scivolose Triangle, R1, R1, Left, R1, L1, R2, L1
Movimento al rallentatore (Può essere usato fino a 4 volte. Ogni utilizzo diminuisce la velocità, e la quinta volta il trucco viene disabilitato). Triangle, Left, Right, Right, Square, R2, R1
Ricarica abilità speciale X, X, Square, R1, L1, X, Right, Left, X
Caduta dal cielo L1, L2, R1, R2, Left, Right, Left, Right, L1, L2, R1, R2, Left, Right, Left, Right

 

Mentre il tanto agognato GTA 5 è già reperibile su Kijiji, non scordatevi nemmeno di rispolverare gli altri capitoli della saga: ci sono ben oltre 1000 annunci!

Grandi auto al cinema: Bullitt e la Ford Mustang di Steve McQueen

credits: Wapster

credits: Wapster

Quando il mondo del cinema incontra quello dei motori, spesso i risultati sono esplosivi. Tante volte nella storia del grande schermo è capitato che particolari modelli di automobili abbiano riscosso fama internazionale in seguito alla loro apparizione in un film di successo, e viceversa che alcune pellicole fossero ricordate soprattutto per le protagoniste a quattro ruote che vi prendono parte.

È questo è esattamente il caso di “Bullitt”, film poliziesco del 1968 con Steve McQueen come protagonista, che viene ricordato ancora oggi principalmente per la spettacolare scena di inseguimento in cui una Ford Mustang GT la fa da padrone. Due miti, quello della Mustang e quello di Steve McQueen, che hanno tratto reciproco beneficio dall’apparizione nel film: l’immagine del più grande ribelle del cinema americano alla guida della leggendaria muscle car è diventata infatti un’icona.

“Bullitt” è un poliziesco senza compromessi, permeato dell’atmosfera cinica e violenta tipica dei thriller di quegli anni. Oggi però lo si ricorda più che altro per quegli emozionanti 10 minuti e 53 secondi in cui la Ford Mustang dell’ispettore Bullitt, il protagonista interpretato da McQueen, si ritrova braccata dai sicari alla guida di una Dodge Charger 500. Con le ripide vie di San Francisco a fare da sfondo, ben presto i ruoli si invertono, ed è Bullitt a mettersi a inseguire i banditi fino a farli finire fuori strada causando un incidente mortale.

Ci sono diversi motivi per cui la scena dell’inseguimento di “Bullitt” è entrata nella leggenda. Prima di tutto la tecnica registica sopraffina con cui è stata girata la scena: grazie alle numerose riprese in soggettiva e al montaggio serrato, talmente ben curato da meritare al film il suo unico Oscar, la sequenza è veramente mozzafiato.

Per realizzare quest’unica scena ci vollero ben cinque settimane di riprese, e l’utilizzo di due Mustang e due Dodge. In buona parte dell’inseguimento è lo stesso McQueen a guidare la Mustang: una scelta obbligata se si considera che la star era celebre per le sue doti di pilota da corsa.

Proprio la presenza del “King of Cool” Steve McQueen fu un altro elemento di successo del film, nonostante nelle parti più pericolose della corsa ci fosse il suo stuntman di fiducia Bud Ekins al volante.

Ma naturalmente l’inseguimento non sarebbe stato lo stesso senza i due bolidi che ne sono i veri protagonisti, la Ford Mustang GT e la Dodge Charger 500. In particolare la Mustang ha un ruolo di primo piano, anche per via di un accordo commerciale tra la produzione e la Ford, che fornì le auto a scopo promozionale.

La vettura della casa di Detroit era stata lanciata 4 anni prima, nel 1964, ed era andata incontro ben presto a un gran successo di vendite, che ne hanno fatto uno dei modelli di Ford più venduti di sempre, in produzione ininterrottamente fino ad oggi.

La Mustang fu la prima auto in assoluto a rientrare nella categoria delle “pony car”, vetture analoghe alle muscle car ma più leggere e compatte. Le Mustang scatenarono la mania delle pony car nel mercato americano, e produssero diversi tentativi di imitazione: dalle Chevrolet Camaro alle Plymouth Barracuda, fino alle prime Dodge Challenger.

Il modello di Mustang usato nel film era una Highland Green Mustang Fastback del 1968, un modello che faceva ancora parte della prima generazione delle vetture di casa Ford, ma che aveva già iniziato a subire alcune modifiche rispetto ai primi modelli, tra cui l’allargamento del corpo della vettura e l’innesto di un nuovo motore V8.

È interessante poi notare come la Dodge Charger guidata dai cattivi nel film, sebbene concepita sulla scia del successo delle Mustang, fosse in realtà più potente rispetto al modello guidato da McQueen, tanto che durante le riprese il pilota doveva spesso rallentare per impedire alla Mustang di rimanere indietro.

La leggenda alimentata dal successo di “Bullitt” ha fatto sì che nel corso degli anni si sviluppasse l’interesse dei collezionisti nel reperire le vetture originali usate nel film. Purtroppo le due Dodge e una delle due Mustang sono andate distrutte, mentre la rimanente, dopo essere stata venduta a un dipendente della Warner Bros per soli $2500, è ora di proprietà di un anonimo che la conserva in un fienile in Ohio, nascosta agli occhi del pubblico e inaccessibile.

I fan di “Bullitt” e della Mustang possono però consolarsi con i due modelli celebrativi prodotti dalla Ford negli ultimi anni, la Mustang GT Bullitt Edition del 2001 e la Ford Mustang Bullitt del 2008, dal design ancora più simile all’originale, oltre che con le numerose Mustang d’epoca reperibili sul mercato dell’usato.

 

 

MotoGP di Misano: le 5 sfide più emozionanti di sempre

 

Misano_World_Circuit_Marco_Simoncelli

 

Se c’è una zona dell’Italia il cui territorio è legato indissolubilmente al mondo del motociclismo di casa nostra, questa è sicuramente la Romagna. Sono romagnoli tanti tra i più grandi piloti italiani di sempre, da Loris Capirossi a Marco Melandri, da Andrea Dovizioso a Marco Simoncelli, mentre altri come Valentino Rossi e Alex De Angelis sono nati in zone limitrofe e cresciuti tra le piste della zona. Non dimentichiamo poi che anche la mitica Ducati ha origine da queste parti, a Borgo Panigale nei pressi di Bologna.
Non è un caso quindi che proprio in Romagna si tenga uno dei Gran Premi che fanno parte del Motomondiale, il GP di San Marino e della Riviera di Rimini, che dal 2007 si svolge al Misano World Circuit di Misano Adriatico. Il circuito ha ospitato il suo primo Gran Premio nel 1980, e da allora è entrato subito nel cuore degli appassionati di motociclismo grazie al suo tracciato insidioso che permette però alte dosi di spettacolarità.
Il Misano World Circuit è tornato ad ospitare stabilmente il Motomondiale dal 2007, diventando il secondo circuito nel territorio italiano in cui si svolge un Gran Premio. Dal 2012 è stato intitolato alla memoria di Marco Simoncelli, l’indimenticabile pilota prematuramente scomparso in un incidente nel circuito di Sepang, che viveva a pochi chilometri da Misano.
Purtroppo anche Misano ha visto nel corso della sua storia alcuni gravissimi incidenti sul suo tracciato, tra cui nel 2010 la caduta in cui perse la vita il pilota giapponese Shoya Tomizawa, in corrispondenza del famigerato “Curvone”.
Ma il circuito di Misano si ricorda anche e soprattutto per le epiche sfide a cui ha fatto da teatro nel corso degli anni. Diverse leggende del motociclismo hanno vinto a Misano, spesso spianandosi la strada per un titolo iridato, scrivendo pagine importanti della storia di questo sport. Oggi vogliamo ricordare quelle che, secondo noi, sono state le vittorie più emozionanti di sempre al Misano World Circuit.
1981: Marco “Lucky” Lucchinelli

Il primo Gran Premio di sempre nella storia del circuito vede trionfare proprio un pilota italiano, il leggendario “Lucky” Lucchinelli in sella a una Suzuki. Quello del 1981 fu il primo e unico Mondiale vinto dall’istrionico centauro toscano, anche grazie alla vittoria nella categoria 500 di quello che allora si chiamava semplicemente GP di San Marino.
1990: Wayne Rainey

La vittoria del pilota americano a Misano, che allora ospitava il GP d’Italia, diede inizio alla striscia di 3 titoli mondiali consecutivi che proiettarono Rainey e la sua Yamaha direttamente nella leggenda. Una tragica ironia ha voluto che proprio a Misano terminasse improvvisamente la carriera da motociclista di Rainey, con un grave incidente che dal 1993 lo ha costretto su una sedia a rotelle.
2007: Casey Stoner

Nell’anno in cui il Motomondiale torna in Romagna, l’australiano Stoner domina il Gran Premio e chiude definitivamente i giochi per la sua trionfale parata verso il titolo iridato. Resta l’amaro in bocca per i piloti “di casa” Rossi, Melandri e Capirossi, ma il trionfo di Stoner porta comunque un marchio romagnolo, quello della Ducati Desmosedici di cui è alla guida. Un trionfo, quello della casa bolognese, per adesso unico al GP sammarinese.
2008: Valentino Rossi

Finalmente arriva anche il turno del Dottore di vincere nella “sua” Misano. Davanti al pubblico di casa, Rossi mette un sigillo importante sulla sua vittoria al Motomondiale, distanziando di 75 punti Stoner che in questa gara cade all’ottavo giro. Gara dei record questa per Valentino: a Misano infatti eguaglia il record di Giacomo Agostini di 68 vittorie nella massima cilindrata, e regala all’Italia il successo numero 700 in un Gran Premio.
2012: Jorge Lorenzo

Nell’ultimo GP finora disputato è lo spagnolo Lorenzo a dominare incontrastato, avviandosi a conquistare il suo secondo titolo. La concorrenza non impensierisce mai lo spagnolo, con Stoner out per infortunio e Pedrosa coinvolto in un incidente col connazionale Barbera. Ne approfitta l’inossidabile Valentino Rossi, che in una stagione sfortunata con la sua Ducati riesce a guadagnare un insperato secondo posto.
L’edizione 2013 del GP di San Marino si svolge proprio questo weekend. Quali sono i vostri pronostici? Riuscirà Lorenzo a insidiare il dominio di Marc Marquez? Se in attesa della gara volete ripercorrere le storiche sfide che hanno caratterizzato il Motomondiale, su Kijiji potete trovare tanti giochi, DVD e memorabilia ispirati alla MotoGP.